PISA. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza V. Emanuele II, 18
https://goo.gl/maps/3DoYnMDEi1A4w36X7

 

Nel 1341, l’abate di San Paolo a Ripa d’Arno concesse ai monaci dell’ordine di San Basilio il permesso di costruire la chiesa di Sant’Antonio con l’annesso monastero. I monaci vi abitarono dall’anno della fondazione fino al 1470.
Nel 1475, papa Sisto IV assegnò il complesso conventuale ai Servi di Maria, provenienti dalla chiesa di Sant’Andrea in Kinzica, demolita dai fiorentini per costruire la nuova fortezza.
Nel corso del XVII secolo il convento fu notevolmente ingrandito.
Alla fine del XVIII secolo, la chiesa fu completamente restaurata e riconsacrata il 6 settembre 1795.

Nel 1866, a seguito della soppressione degli ordini religiosi, il convento di sant’Antonio fu adibito a scuola pubblica e la ricca biblioteca trasferita in quella dell’università. Nel dicembre del 1869, la chiesa di Sant’Antonio fu sommersa dall’esondazione dell’Arno.
Nel 1879, la proprietà dell’edificio passò al Demanio che, a sua volta, la cedette al Comune di Pisa con l’obbligo di tenerla aperta per il culto.
Durante la prima guerra mondiale la chiesa fu requisita e adibita a magazzino per il grano. Nel 1924, la chiesa subì un nuovo intervento di restauro.

Il 31 agosto 1943, la chiesa fu bombardata e distrutta: rimasero in piedi solo la facciata inferiore e il campanile del XVIII secolo.
Nella seconda metà del XX secolo, la chiesa fu ricostruita su progetto degli architetti Pediconi e Paniconi nelle forme che aveva assunto nel XVIII secolo e consacrata dall’Arcivescovo di Pisa Mons. Ugo Camozzo il 16 ottobre 1955. La parrocchia venne istituita l’8 dicembre 1955.

La facciata risulta suddivisa in due ordini sovrapposti da un’aggettante cornice modanata: la parte inferiore, opera di Lupo e Giovanni di Gante e Simone di Matteo da Siena (1399 – 1410), è rivestita in lastre di marmo bianco interrotte da sottili fasce in marmo grigio e ospita tre archeggiature a tutto sesto impostate su colonne, di cui la centrale coincidente con il portale principale strombato. Nella parte superiore, intonacata e tinteggiata, due lesene tripartiscono il prospetto: al centro capeggia lo stemma dei Servi di Maria realizzato in stucco, frutto di ristrutturazioni settecentesche, mentre ai lati si inseriscono due finestroni rettangolari ciechi. Al vertice il profilo è concluso da un frontone mistilineo.

Internamente la navata unica è caratterizzata da pareti dipinte a fasce bicrome ed è illuminata da una serie di monofore a ogiva con vetrate policrome.
Sul retro del cortile, il vasto murale Tuttomondo di Keith Haring, ultima opera pubblica dell’artista (1989) .

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=66414&Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abat%E2%80%A6

Data compilazione scheda: 17-2-20022
Rilevatore: AC

CAMPO LIGURE (GE). Cappelletta di Sant’Antonio abate

Via Valle Calda, 60 (Strada provinciale 456, da Campo Ligure verso Rossiglione)
https://goo.gl/maps/fbs8XzUsbgb7cFLv8

 

L’antica cappella campestre è dedicata a Sant’Antonio abate, patrono della Congregazione dei Contadini.
Ne faceva menzione nel 1607 il vescovo monsignor Camillo Beccio, che diceva di essa “chiesa di Sant’Antonio in capo alla terra”, cioè presso i confini del Feudo.
Nel 1744 un altro vescovo, monsignor G. B. Rovero scriveva: “Sant’Antonio Abbate: Chiesa piccola distante dal luogo un 4° di miglio con un piccolo quadro dove è il Santo Titolare. Ha suo altare…”.
Nel 1752 il vescovo monsignor Ignazio Marucchi aggiungeva: “avendo la detta cappella innanzi un portico coperto, a dovere”.
Tutto corrisponde perfettamente alla situazione odierna.

L’interno della cappella è stato restaurato alla fine degli anni Novanta del secolo XX, sia per quanto riguarda la parte muraria sia per qual che concerne le decorazioni interne, riprese e restituite all’antico splendore ad opera di Carla Macciò.

 

Immagine da Google maps
Link:
https://www.comune.campo-ligure.ge.it/it/la-cappella-di-sant-antonio

BORZONASCA (GE), frazione Levaggi. Cappella di Sant’Antonio abate delle Canate

A ovest di Borzonasca, frazione Levaggi, sulla strada che porta a Recrosio, presso un bivio.
https://goo.gl/maps/6sg5W7a2XyfeUyWNA

 

Fin dall’epoca longobarda il territorio di Borzonasca fu una pertinenza monastica dell’abbazia di San Colombano di Bobbio (Piacenza) che fondò diverse celle monastiche nel territorio.

A  Borzone (Bresone, Brozono o Borzono), località dell’attuale comune di Borzonasca, i monaci fondarono fra il VII e VIII secolo il monastero di Borzone che nel 1184 fu elevato al titolo di abbazia, ed il territorio di Borzonasca fu inserito nell’allora diocesi di Bobbio fino al 1989 quando fu sottoposto nei confini della diocesi di Chiavari.

La cappella fu una delle prime celle dei monaci di San Colombano, risale al XII secolo e ora è intitolata a Sant’Antonio abate.

 

Link:
https://fuorigenova.cittametropolitana.genova.it/content/cappella-di-santantonio-0

Data compilazione scheda: 17-2-2022
Rilevatore: AC

CONFEDERAZIONE ELVETICA – MORCOTE. Chiesa di Sant’Antonio abate, con affresco

Canton Ticino. Morcote, Strada da Sora, 2
https://goo.gl/maps/5Bjq56m5EWbLzjRS8

L’edificio fu costruito probabilmente nel Duecento, e faceva parte di un ospizio dei Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne. Si raggiunge con una scalinata e offre un bel panorama sul Lago di Lugano (Ceresio) e contiene preziosi dipinti quattrocenteschi.
Caratteristica di questo luogo è che sant’Antonio non è  solo considerato un guaritore e protettore di animali e uomini, ma anche un intercessore tra Dio le anime dei peccatori che espiano in Purgatorio, al fine di abbreviare la loro pena. Concetto ben espresso un un affresco sulla parete di fondo e ritrovabile anche nella tradizione locale di fare offerte nella chiesa per le anime del Purgatorio.
Nel paese, esposto a epidemie per il continuo transito di viaggiatori e pellegrini, i frati Antoniani svolgevano quindi l’attività ospedaliera e quella di intermediari, con la celebrazione di messe di suffragio in cambio di oblazioni, per ridurre il tempo da trascorrere in Purgatorio.

Molto probabilmente agli inizi del Cinquecento cessò l’attività “ospedaliera” dei canonici a Morcote e la chiesa fu soltanto un edificio di culto, così ne parlò il vescovo di Como Ninguarda, che la visitò nel 1591.

Sopra la grande volta romanica c’era, fino al 1500, il castelletto, avamposto verso sud del castello del monte Arbostora, dimora del cappellano fino al 1863; poi fu realizzata una soprelevazione in forme neogotiche e divenne sede delle scuole.
Il tetto dell’oratorio subì modifiche di una certa importanza in relazione con il nuovo intervento. Nel 1941, sotto la direzione dell’architetto Cino Chiesa, furono effettuati restauri per il ripristino degli spazi interni e delle preziose pitture quattrocentesche.
Nel 2009 si concluse il primo importante progetto di restauro del complesso monumentale, realizzato grazie all’interessamento e al sostegno dell’ Associazione Amici dei Restauri” del complesso monumentale. Tale restauro, per riportare all’antico splendore gli affreschi quattrocenteschi dipinti sulle pareti della chiesa, nel corso del tempo degradati o celati da scialbi, velature e depositi di polveri, ha consentito anche di formulare nuove ipotesi sull’origine e sulla funzione dell’edificio sacro, importante per gli abitanti di Morcote (Cfr. Lurati in bibliografia).

Oggi la chiesa si presenta formata da quattro campate con volte a crociera e da due più piccole ai lati, come fossero due cappelle.
Gli affreschi tardogotici che ornano l’edificio risalgono alla seconda metà del secolo XV sono attribuibili alla bottega luganese di Cristoforo da Seregno, a suo nipote Nicolao, e a Lombardo da Giubiasco.
Nella campata est: san Francesco d’Assisi riceve le stigmate e, inferiormente, san Gerardo (?) che sfama due ammalati, san Sebastiano, san Gerardo (?), santa Lucia con committente inginocchiato, e altro Santo.
Sulla parete sud: santa Apollonia, san Francesco d’Assisi e santa Caterina d’Alessandria; nel registro inferiore: san Tommaso d’Aquino, san Pietro Martire e la Natività.
Nella campata ovest: santo Vescovo, Trinità, Madonna e una Santa; sulla parete sud: Dio Padre sopra la Crocifissione tra la Madonna in trono e san Bernardino da Siena.
Sul pilastro tra la campata centrale e la ovest, figura di sant’Antonio abate riconoscibile per il fuoco che tiene nella mano destra (vedi fotografia in basso).

Sulla parete di fondo, punto focale è la scena raffigurata sopra la mensa sacra, sui cui è una Tau, simbolo degli Antoniani.

Nel registro inferiore, sono raffigurati sei episodi della vita di sant’Antonio abate, purtroppo i due alle estremità sono molto rovinati.
Nel terzo riquadro da sinistra, la figura di san Nicola di Bari (nell’iconografia consueta, le vesti episcopali, le tre palle d’oro, il mare ai piedi; opera forse più tarda e di cui non è chiaro il motivo dell’inserimento nella serie di scene con sant’Antonio).
La raffigurazione nel registro superiore rappresenta un unicum nel coevo panorama pittorico e dedicata all’eremita taumaturgo e intercessore tra le anime dei peccatori e Dio. Numerose figurine nude (le anime dei defunti) si dibattono in una rete tesa dai diavoli e tentano di arrampicarsi per uscirne e raggiungere il Paradiso dove sta Dio Padre; alcune riescono a uscire dal luogo di pena, sorrette da angeli che le accolgono e le portano in volo al cospetto di Dio Padre. Però non tutte le anime riescono a liberarsi: alcune sono accalappiate dai demoni e sono trattenute nella rete, impossibilitate a uscirne.
Questa parte del dipinto è probabilmente una interpretazione di una visione di sant’Antonio, riportata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze: “Et ecce vidit quendam longum et terribilem caput usque ad nubes tollentem, si quosdam pennatos ad coelum volare cupientes extensis manibus prohibebat et alios libere pervolantes retinere non poterat. . Et maximum gaudium mixtum cum nimio dolore audiebat et intellexit animarum illum esse adscensum et diabolum prohibentem…” che significa: “ecco, vide alzarsi verso le nuvole una testa lunga e terribile, che impediva ad alcune creature alate di voler volare in cielo con mani tese, e non poteva far volare altri liberamente. E con grande gioia mista a grande dolore, udì e capì che era l’ascesa delle anime e il diavolo che la impediva…”.

Il dipinto può avere varie letture: una variante del genere letterario classico delle tentazioni di Sant’Antonio, con le insidie tese dai diavoli ai monaci; un’allegoria del giudizio universale, che descrive il duplice destino dei beati o dei dannati e insieme una raffigurazione del contrasto tra angeli e diavoli che si disputano le anime dei risorti. Infine, e più propriamente, la scena della rete può essere intesa come una metafora del Purgatorio: le anime dei purganti espiano la pena e, progressivamente alleggeriti dal carico dei peccati, ascendono verso la liberazione, simbolizzata dagli angeli che portano in cielo, a Dio, le loro anime. Quest’ultima interpretazione è rafforzata dalla presenza nella cappella di una cassetta per la raccolta di “Elemosina p(er) l’anime del purgatorio”, (vedi fotografia).
L’immagine della rete doveva essere particolarmente efficace a Morcote, che nel Quattrocento, quando apparteneva al ducato di Milano, aveva ottenuto il diritto di pesca su tutte le acque del lago.

Questi affreschi sono di buona qualità, eseguiti forse all’inizio del Quattrocento, da un pittore legato agli ambienti miniaturistici della Milano dell’epoca. Le scene sono da alcuni attribuite ad un certo Antonio Ripa, probabilmente imparentato con la famiglia Fossati importante in Morcote sin dal basso Medio Evo (un Antonio de Fossato e suo figlio Nicola, notaio, son ricordati in un’iscrizione di un affresco dell’inizio del Quattrocento tuttora esistente nella Chiesa di S. Antonio abate. La famiglia Fossati nei secoli successivi ha prodotto numerosi artisti molto noti e ampiamente lodati. (Cfr. Caratti in bibliografia.)

Bibliografia:
Lurati Patricia, La chiesa di Sant’Antonio abate a Morcote, Casagrande, Bellinzona CH, 2014-2017

Caratti Mario; Caratti Sergio, Morcote arte e storia, Ediz. italiana e tedesca, Salvioni, Bellinzona (CH) 2007

Info e immagini:
https://www.parrocchiamorcote.ch/santantonio-abate/

https://www.morcoteamicirestauri.ch/

https://www.yelp.com/biz_photos/chiesa-di-santantonio-abate-morcote?select=d_Q4a7l3wzFwa1dBklaSKQ

https://www.flickriver.com/photos/renzodionigi/5398389327/

Data compilazione scheda: 15-2-2022
Rilevatore: AC

PINZOLO (TN), frazione Sant’Antonio di Mavignola. Chiesa “vecchia” di Sant’Antonio abate

Via Corno di Cavento, 4
https://goo.gl/maps/t2R5afSUT6W6cJzf8

 

A poca distanza dalla nuova chiesa (vedi scheda) sorge l’edificio che risalirebbe alla fine del XIV secolo.
Di piccole dimensioni, 4,5 x 6 m, a pianta longitudinale, con la facciata e il portale rivolti ad occidente, costituito da un unico ambiente, in muratura di pietra locale, con volta a crociera, coperto da tetto a capanna aggettante di scandole di legno.
Nel 1540 la chiesetta venne affrescata dai pittori Baschenis, in particolare da Simone II, una prolifica famiglia originaria di Averara nel bergamasco, che operò in Trentino e nelle Giudicarie.
Nel 1558-59 la chiesa fu danneggiata da un incendio, ma subito riparata.

Gli affreschi esterni furono scialbati nel 1837 per esser poi riscoperti nel restauro del 1953, quando Luigi Battisti li restaurò.
Nel 1978-1979 fu rifatta la copertura e si realizzò un’intercapedine perimetrale per ovviare ai danni causati dall’umidità di risalita.
Nel 1980 Pierpaolo Cristani, sotto la direzione dell’architetto Michelangelo Lupo, operò un primo restauro degli affreschi interni.

Nel 2008 si provvide a un nuovo restauro generale, sotto la guida dell’architetto Roberto Paoli, con il rifacimento del manto di copertura; un intervento di consolidamento statico dell’edificio; la sostituzione della gradinata esterna e della pavimentazione; il restauro di serramenti, intonaci, apparati lapidei e di tutte le decorazioni ad affresco.

Lungo la facciata a capanna si aprono due finestre rettangolari simmetriche e il portale architravato, preceduto da una gradinata in granito e sormontato da una nicchia ogivale dipinta.
La facciata, al di sopra del portale, conserva gli affreschi attribuiti a Simone II Baschenis: nella grande lunetta gotica la Deposizione, e ai lati sei santi: Giovanni Battista, Vigilio, Valentino, sul lato a destra, in abito diaconale, Lorenzo, Stefano e Bartolomeo.
Sulla parte superiore centrale sant’Antonio benedicente che indossa gli abiti da vescovo; al suo fianco san Sebastiano con il pavone simbolo dell’immortalità e a destra san Rocco con il cane simbolo di fedeltà.

L’interno presenta una sola quota pavimentale, con l’unico altare in pietra addossato alla parete di fondo. Sopra l’altare un affresco di Simone II Baschenis, raffigura la Madonna in trono col Bambino a ai lati sant’Antonio abate e santa Barbara. L’affresco si salvò dalla scialbatura dell’Ottocento perché coperto dall’ancona, poi persa.

Le pareti laterali e la volta sono affrescate con dodici croci di consacrazione ed immagini sacre. Gli affreschi, secondo alcuni critici, furono realizzati da Cristoforo Baschenis il vecchio e rappresentano al centro Cristo Pantocratore con un cielo stellato e angeli, sopra i simboli dei quattro Evangelisti.

“La pittura dei Baschenis semplice dal punto di vista stilistico non ricerca effetti prospettici, né particolari sfumature cromatiche, ama invece i colori accesi, che sottolineano la vivacità delle scene ritratte. Gli affreschi della Chiesetta di S. Antonio sono uno degli esempi più felici tra quelli portati a termine dalla famiglia dei pittori itineranti bergamaschi, le mani che sono intervenute nel nostro Tempio Sacro sono quelle di Cristoforo Baschenis e Simone II, il frescante più noto e più capace, colui che ha affrescato la Danza Macabra nella Chiesa di S. Vigilio a Pinzolo.” Testo tratto da: https://www.ladigetto.it/Arte+e+Cultura/.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=6224

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_vecchia

https://www.campigliodolomiti.it/it/punti-di-interesse/chiesa-s-antonio-mavignola


NOTA

Un affresco del XVI secolo sul muro di un’abitazione di Pinzolo presenta un’immagine di sant’Antonio abate con bastone e campanella, forse opera dei Baschenis.
Immagine da:
https://www.unsertirol24.com/2021/01/03/tracce-di-fede-a-mavignola/

 

 

 

 

 

 



Data compilazione scheda
: 15-2-2022
Rilevatore: AC