Nel centro cittadino, nei pressi della stazione ferroviaria, vicino alla sede comunale, https://maps.app.goo.gl/Gu3RVnSSyDjkrmke9, si erge la cappella dedicata in origine a S. Antonio abate, poi a S. Lucia, che conserva al proprio interno l’ultimo ciclo noto di affreschi eseguiti da Giovanni Todisco di Abriola, attivo nel XVI secolo.
La cappella, edificata “extra moenia” nel 1566, apparteneva al capitolo ricettizio di S. Leonardo, intitolato a S. Maria del Carmine a partire dal 1811. Nel 1856, la Chiesa di Santa Lucia fu sottoposta a lavori di restauro e di ristrutturazione: l’interno dell’edificio, con i suoi affreschi, fu interamente coperto da calce. L’esistenza di questo importante patrimonio artistico fu riportata alla luce solo verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso. La chiesa fu nuovamente sottoposta a lavori di ristrutturazione e di restauro, che hanno riguardato una superficie di 27 metri quadrati, terminati nel 1983.
La facciata, a due spioventi, è impreziosita da un portale a tutto sesto riquadrato da due lesene scanalate. Sull’architrave è la dedica della cappella a S. Antonio e la data di edificazione.
Il portale è definito nella parte superiore da un fregio con piccole scanalature e da un’esile cornice tripartita.
L’edificio di culto è ad aula unica con un’ampia abside.
Sul presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano di calpestio, è collocata la mensa d’altare e ai lati la statua di S. Antonio abate a destra, e quelle di S. Lucia e della Incoronata a sinistra. Il Santo iene nella mano sinistra un libro con sopra il fuoco; nella destra il bastone a tau cui è appesa una campanella. Il maiale è ai suoi piedi.
La calotta centrale dell’abside è ricoperta dal dipinto del Todisco che rappresenta la Vergine Maria mentre viene incoronata dalla SS. Trinità.
Gli affreschi del Todisco che ornano l’emiciclo dell’abside sono inseriti in un colonnato trabeato, anch’esso dipinto, costituito da cinque intercolonnii (gli estremi hanno una luce doppia rispetto ai tre interni). Le colonne sono lisce e sormontate da capitelli di tipo corinzio, con un abaco che sorregge la ricca trabeazione dorata. Continua nella parte superiore un’esile cornice su cui scorre e chiude la trabeazione un’ulteriore cornice dentellata, che separa gli affreschi dell’emiciclo da quelli del catino absidale.
Procedendo da sinistra si intravedono ancora, in basso, i frammenti di una epigrafe in gran parte illeggibile. Riportava il nome del frescante, Giovanni Todisco e la data di esecuzione degli affreschi, 1567, a seguito della committenza da parte della confraternita di S. Antonio, nell’anno in cui era procuratore per l’amministrazione dei beni della cappella, Pirro Antonio Guglielmi.
Sotto l’epigrafe dedicatoria e commemorativa corre una fascia, la cui continuità si interrompe in corrispondenza di una minuscola nicchia ricavata nella muratura. Prima della nicchia la fascia accenna a dirigersi verso l’alto, forse per congiungersi con quella orizzontale posta a chiusura di una piccola formella. In questo spazio ricavato è parzialmente leggibile la raffigurazione dei membri della confraternita di S. Antonio in processione ed in preghiera dietro al Crocifisso. Delle quattro formelle originariamente affrescate, nella prima campata risultano leggibili soltanto le due che volgono verso destra. La prima, più integra, raffigura uno dei miracoli compiuti da S. Antonio di Padova che guarisce la gamba di un uomo destinata ad essere amputata.
Nella formella sottostante, sulla cui parete è collocata una piccola acquasantiera in pietra, un frammento residuo dell’originario affresco rinvia all’episodio della predica di S. Antonio di Padova ai pesci. Nella campata successiva si erge, inserita in una nicchia, la figura di S. Antonio di Padova, chiaramente identificata dall’epigrafe “S. ANTONIO · DI · PADOVA”.
La campata centrale del colonnato (la terza da sinistra) è riquadrata da una cornice che racchiude motivi geometrici rappresentati da rombi, in ognuno dei quali si stagliano croci gigliate.
La quarta campata che volge verso destra e reca alla base l’epigrafe “S. PAVLO · PRIMO · EREMITA” raffigura il Santo aureolato, ben definito rispetto all’affresco descritto in precedenza.
La luce della quinta ed ultima campata di destra dell’emiciclo dell’abside è scandita da quattro formelle, tre delle quali presentano episodi affrescati. Le formelle superiori, delimitate dalla cornice modanata, sono separate tra loro da una parasta e da quelle inferiori dal fregio, poggiante a sua volta su un’altra lesena che separa le formelle inferiori. Nella formella superiore di sinistra è descritto l’ “incontro di S. Antonio abate con il centauro”. Il Santo aureolato, vestito con tunica, mantello e pazienza, regge il bastone e spalanca le mani. Il centauro, gli occhi rivolti verso l’alto, addita con la mano destra il cielo.
Nel riquadro della formella posta accanto è ben visibile, nuovamente, la figura aureolata di S. Paolo eremita (pure seduto su una roccia e con gli stessi abiti monacali della formella precedente) davanti alla grotta. Dialoga con S. Antonio abate, anch’egli seduto su una roccia, che ha le mani giunte in atteggiamento di preghiera, il bastone crocifero e il capo scoperto. Dal cielo un enorme uccello dal becco giallo soccorre l’eremita recandogli il pane.
La restante parte dell’affresco risulta ormai persa per la caduta dell’intonaco, così come l’intera formella sottostante, separata da un residuo tratto di fregio. La scena raffigurata nell’affresco della formella inferiore di sinistra risulta leggibile solo in parte. Si riferisce a S. Lucia, la cui immagine compare, ben leggibile, nell’affresco della parete destra dell’aula della cappella.
Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=2987530
https://www.lucania.one/chiese/avigliano/Tscritto/Todisco.htm
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19972/Chiesa+di+Santa+Lucia
Il Catalogo dei Beni culturali indica la presenza ad Avigliano (PZ) – ma senza la precisa localizzazione – di una statua lignea raffigurante sant’Antonio abate, seicentesca.
La statua, che misura 165 x 34 x 40 cm, è un’interessante realizzazione di un ignoto intagliatore meridionale, presumibilmente lucano, attivo nella prima metà del XVII secolo. I caratteri stilistici indicano che l’autore è con tutta probabilità un tardo epigono di Stefano da Putignano (notizie 1491 – 1530).
Il Santo è raffigurato in età avanzata, semicalvo e con lunga barba; indossa un saio marrone, con mantello e cocolla, con la mano destra regge un libro da cui si sprigiona una fiamma; con la sinistra tiene un lungo bastone cui è appesa una campanella; ai piedi è un maialino.
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700039407