OCCIMIANO (AL). ex oratorio di Sant’Antonio abate

Via Roma, 31 (ex 27) non lontano dalla chiesa parrocchiale di S. Valerio
https://maps.app.goo.gl/mai6415s8gb4AGJT9

Dell’origine dell’edificio, esistente nel 1493, si hanno sufficienti indizi probanti, da un lato, nel frammento di fascia con mattoni a scaletta, conservatosi all’esterno del fianco meridionale, dall’altro, nel tracciato stesso dell’abside, poligonale, mantenuto si anche dopo l’evidente rimaneggiamento delle parti superiori dei muri. Al riguardo, manca qualsiasi riferimento specifico perfino nelle “Risposte ai quesiti di Monsignor Vescovo Francesco Icheri di Malabaila in occasione della Visita Pastorale di Occimiano” (Archivio Parrocchiale di Occimiano, mazzo “Atti visita Pastorale”), dove peraltro la chiesa è menzionata come antica nel novero di quante sottoposte alla giurisdizione della Parrocchia.
La chiesa era sede di una confraternita: «La chiesa di S. Antonio abate (confraternita), officiata dei monaci Antoniani» (Novarese C., Memorie storiche sul comune di Occimiano, fasc. I, Torino 1895. Ripubblicato da British Library, Historical Print Editions, 2011) e don Turiano (parroco di Occimiano all’inizio del XX secolo), in una memoria conservata in parrocchia, ricorda che la confraternita di S. Antonio o dei Disciplinanti venne fondata nel 1627.
A giudicare dalle caratteristiche formali di talune sue parti, tuttavia, l’edificio dovette subire nel 1650 una generale riplasmazione, come mostra soprattutto la configurazione della facciata, di lontana ascendenza manieristica.
Alcuni interventi decorativi (gli stucchi in due cappelle) risalgono probabilmente alla metà del Settecento.

La chiesa non è officiata dagli anni ‘50 del XX secolo, sconsacrata e adibita a magazzino, dopo essere stata brevemente fruita come luogo di riunione.

Sopra il portale vi era un dipinto murale raffigurante la Crocifissione [Grignolio I., Ancora a zonzo per il Monferrato, Casale M.to 1980, p. 76], di recente fattura ma oggi illeggibile.
Interno a navata unica a pianta rettangolare con 4 cappelle laterali e abside poligonale. Soffitto dipinto con motivi floreali, un calice con l’ostia, una tortora tra le nuvole, l’occhio di Dio (soggetti presenti anche nella navata sinistra della Parrocchiale sopra il fonte battesimale). Si conservano ancora la balaustra in mattoni, il coro con una serie di stalli posti a semicerchio (secolo XIX), la cantoria collocata in controfacciata, dipinta di colore azzurro, con motivi floreali, strumenti musicali e il rigo. L’organo, attribuito ai fratelli Giovanni Battista e Francesco Maria Concone (secolo XVIII), fu rimodernato nel 1897 da Paolo Mentasti [Occimiano 1997, p. 54; ICCD 0100137679].

 

Allegata scheda dei Beni Culturali con descrizione e fotografie d’epoca dell’interno. Si ignora la situazione attuale.
Occimiano_SAA_scheda BAA–ICCD14919767_0100015976.pdf

Bibliografia:
Occimiano, Un itinerario religioso attraverso Occimiano, a cura della classe III e IV della Scuola elementare di Occimiano (ins. F. Barbesino, L. Giorcelli, C. Garlandi), «Quaderni del Gruppo Archeologico Casalese “L. Canina”», n. 6, 1997, pp. 51-60.

Link:
Occimiano SAA scheda BAA–ICCD14919767_0100015976_

https://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=54

NORCIA (PG). Monastero benedettino di Sant’Antonio abate

Via delle Vergini, 13
https://maps.app.goo.gl/WepWS41v7S4F3ggA8

Il monastero risale al 1400, sicuro è il riconoscimento nel 1406 della comunità femminile Benedettina. L’edificio fu costruito a ridosso delle mura castellane, la sua struttura fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1567 e del 1703. Nel 1808 la comunità assorbì quella di Santa Caterina ampliandosi e nel 1865, in seguito alle leggi sulla soppressione degli ordini religiosi, il monastero fu inglobato dal demanio; alle religiose, dedite all’insegnamento, fu concesso di restare con l’obbligo di adottare programmi della scuola statale. L’edificio fu riscattato dalle Benedettine nel 1889, nel 1930 fu aperta una scuola magistrale femminile e nel 1946 un collegio femminile. Nel 1970 fu ampliato il monastero con l’acquisizione dei ruderi dell’attiguo monastero di Santa Maria della Pace, un tempo appartenuto alle Clarisse. Di recente sono stati eseguiti ampi restauri e trasformazioni che lo hanno reso un ambiente moderno, confortevole e accogliente, ma a causa del sisma del 2016 non è ancora agibile e le suore vivono in un prefabbricato.

La chiesa adiacente al monastero risale al XVI secolo; la facciata è in stile romanico e all’interno sono presenti decorazioni barocche, di pregevole valore artistico sono e le pitture del XV secolo e la statua lignea di Sant’Antonio abate, posto in una nicchia a sinistra. Il Santo tiene con la mano sinistra un bastone, le destra nel gesto di benedizione.

Link:
https://www.monasterosantantonionorcia.it/casa-religiosa/il-monastero/

https://www.vaticanoweb.com/monasteri/umbria/monastero_di_santo_antonio_abate.asp

PRECI (PG), frazione Collescille. Chiesa di Sant’Antonio abate

Località Collescille.
https://maps.app.goo.gl/T5NyEzRLcj7M1wMD8

Alcune fotografie sono reperibili in:
https://fotografie.cedrav.net/CHIESE SANTUARI EREMI ABBAZIE E CONVENTI /CHIESA DI SANT%27ANTONIO ABATE COLLESCILLE/

Non abbiamo notizie su questa chiesa, da non confondere con quella di Santa Maria Assunta.
Chi avesse informazioni, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it
Grazie.

PIETRAGALLA (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via delle Fornaci, 1
https://maps.app.goo.gl/tjEESbmJ4hgsYx3b8

La data di costruzione dell’edificio preesistente si colloca orientativamente tra il 1550 e il 1600. Un’epigrafe datata 1831, collocata sul lato sinistro della controfacciata, attesta che il sacello venne ricostruito fin dalle fondamenta grazie alle offerte dei cittadini.
Per intervento decisivo dell’Arciprete Domenico Antonio Gallucci si operò nell’agosto del 1914 una prima ristrutturazione della chiesa. Tra il 1951 e il 1952 fu rifatta la facciata, il soffitto e la copertura a capriate
Su sollecitazione del parroco Don Donato Zotta, nel 1960 si eseguirono altri lavori: il risanamento degli intonaci, la collocazione di grondaie e un nuovo manto di copertura.
Tra il 2002 e il 2004, nuovi lavori di restauro generale interessarono l’edificio; dal rifacimento del pavimento, la pitturazione e decorazione delle pareti, venne riconsolidata la struttura e rifatto il soffitto e la chiesa fu riaperta al culto nel 2004.

Si presenta con una facciata rivestita in pietra con unico portale i cui stipiti sono decorati da volute foliate. In alto al centro è presente un oculo entro cui è inserito un moderno orologio.

Internamente l’impianto planimetrico è rettangolare costituito da un’unica navata, terminante con abside piatta su cui è ubicato un maestoso altare maggiore rinascimentale dedicato a sant’Antonio abate e la cui statua settecentesca è collocata all’interno della nicchia.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/45804/Pietragalla+%28PZ%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

AVIGLIANO (PZ). Cappella di S. Lucia, già di S. Antonio abate, affreschi con s. Antonio abate

Nel centro cittadino, nei pressi della stazione ferroviaria,  vicino alla sede comunale, https://maps.app.goo.gl/Gu3RVnSSyDjkrmke9, si erge la cappella dedicata in origine a S. Antonio abate, poi a S. Lucia, che conserva al proprio interno l’ultimo ciclo noto di affreschi eseguiti da Giovanni Todisco di Abriola, attivo nel XVI secolo.

La cappella, edificata “extra moenia” nel 1566, apparteneva al capitolo ricettizio di S. Leonardo, intitolato a S. Maria del Carmine a partire dal 1811. Nel 1856, la Chiesa di Santa Lucia fu sottoposta a lavori di restauro e di ristrutturazione: l’interno dell’edificio, con i suoi affreschi, fu interamente coperto da calce. L’esistenza di questo importante patrimonio artistico fu riportata alla luce solo verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso. La chiesa fu nuovamente sottoposta a lavori di ristrutturazione e di restauro, che hanno riguardato una superficie di 27 metri quadrati, terminati nel 1983.

La facciata, a due spioventi, è impreziosita da un portale a tutto sesto riquadrato da due lesene scanalate. Sull’architrave è la dedica della cappella a S. Antonio e la data di edificazione.
Il portale è definito nella parte superiore da un fregio con piccole scanalature e da un’esile cornice tripartita.

L’edificio di culto è ad aula unica con un’ampia abside.
Sul presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano di calpestio, è collocata la mensa d’altare e ai lati la statua di S. Antonio abate a destra,  e quelle di S. Lucia e della Incoronata a sinistra. Il Santo  iene nella mano sinistra un libro con sopra il fuoco; nella destra il bastone a tau cui è appesa una campanella. Il maiale è ai suoi piedi.

La calotta centrale dell’abside è ricoperta dal dipinto del Todisco che rappresenta la Vergine Maria mentre viene incoronata dalla SS. Trinità.
Gli affreschi del Todisco che ornano l’emiciclo dell’abside sono inseriti in un colonnato trabeato, anch’esso dipinto, costituito da cinque intercolonnii (gli estremi hanno una luce doppia rispetto ai tre interni). Le colonne sono lisce e sormontate da capitelli di tipo corinzio, con un abaco che sorregge la ricca trabeazione dorata. Continua nella parte superiore un’esile cornice su cui scorre e chiude la trabeazione un’ulteriore cornice dentellata, che separa gli affreschi dell’emiciclo da quelli del catino absidale.
Procedendo da sinistra si intravedono ancora, in basso, i frammenti di una epigrafe in gran parte illeggibile. Riportava il nome del frescante, Giovanni Todisco e la data di esecuzione degli affreschi, 1567, a seguito della committenza da parte della confraternita di S. Antonio, nell’anno in cui era procuratore per l’amministrazione dei beni della cappella, Pirro Antonio Guglielmi.
Sotto l’epigrafe dedicatoria e commemorativa corre una fascia, la cui continuità si interrompe in corrispondenza di una minuscola nicchia ricavata nella muratura. Prima della nicchia la fascia accenna a dirigersi verso l’alto, forse per congiungersi con quella orizzontale posta a chiusura di una piccola formella. In questo spazio ricavato è parzialmente leggibile la raffigurazione dei membri della confraternita di S. Antonio in processione ed in preghiera dietro al Crocifisso. Delle quattro formelle originariamente affrescate, nella prima campata risultano leggibili soltanto le due che volgono verso destra. La prima, più integra, raffigura uno dei miracoli compiuti da S. Antonio di Padova che guarisce la gamba di un uomo destinata ad essere amputata.
Nella formella sottostante, sulla cui parete è collocata una piccola acquasantiera in pietra, un frammento residuo dell’originario affresco rinvia all’episodio della predica di S. Antonio di Padova ai pesci. Nella campata successiva si erge, inserita in una nicchia, la figura di S. Antonio di Padova, chiaramente identificata dall’epigrafe “S. ANTONIO · DI · PADOVA”.
La campata centrale del colonnato (la terza da sinistra) è riquadrata da una cornice che racchiude motivi geometrici rappresentati da rombi, in ognuno dei quali si stagliano croci gigliate.
La quarta campata che volge verso destra e reca alla base l’epigrafe “S. PAVLO · PRIMO · EREMITA” raffigura il Santo aureolato, ben definito rispetto all’affresco descritto in precedenza.
La luce della quinta ed ultima campata di destra dell’emiciclo dell’abside è scandita da quattro formelle, tre delle quali presentano episodi affrescati. Le formelle superiori, delimitate dalla cornice modanata, sono separate tra loro da una parasta e da quelle inferiori dal fregio, poggiante a sua volta su un’altra lesena che separa le formelle inferiori. Nella formella superiore di sinistra è descritto l’ “incontro di S. Antonio abate con il centauro”. Il Santo aureolato, vestito con tunica, mantello e pazienza, regge il bastone e spalanca le mani. Il centauro, gli occhi rivolti verso l’alto, addita con la mano destra il cielo.
Nel riquadro della formella posta accanto è ben visibile, nuovamente, la figura aureolata di S. Paolo eremita (pure seduto su una roccia e con gli stessi abiti monacali della formella precedente) davanti alla grotta. Dialoga con S. Antonio abate, anch’egli seduto su una roccia, che ha le mani giunte in atteggiamento di preghiera, il bastone crocifero e il capo scoperto. Dal cielo un enorme uccello dal becco giallo soccorre l’eremita recandogli il pane.
La restante parte dell’affresco risulta ormai persa per la caduta dell’intonaco, così come l’intera formella sottostante, separata da un residuo tratto di fregio. La scena raffigurata nell’affresco della formella inferiore di sinistra risulta leggibile solo in parte. Si riferisce a S. Lucia, la cui immagine compare, ben leggibile, nell’affresco della parete destra dell’aula della cappella.

Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=2987530

https://www.lucania.one/chiese/avigliano/Tscritto/Todisco.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19972/Chiesa+di+Santa+Lucia

 


Il Catalogo dei Beni culturali indica la presenza ad Avigliano (PZ) – ma senza la precisa localizzazione – di una statua lignea raffigurante sant’Antonio abate, seicentesca.

La statua, che misura 165 x 34 x 40 cm, è un’interessante realizzazione di un ignoto intagliatore meridionale, presumibilmente lucano, attivo nella prima metà del XVII secolo. I caratteri stilistici indicano che l’autore è con tutta probabilità un tardo epigono di Stefano da Putignano (notizie 1491 – 1530).

Il Santo è raffigurato in età avanzata, semicalvo e con lunga barba; indossa un saio marrone, con mantello e cocolla, con la mano destra regge un libro da cui si sprigiona una fiamma; con la sinistra tiene un lungo bastone cui è appesa una campanella; ai piedi è un maialino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700039407