Piazza Sant’Antonio
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L’edificazione della chiesa di Sant’Antonio abate è da ricondursi al 1623, come testimonia l’atto rogito del notaio Giuseppe Aiutamicristo conservato presso l’Archivio di Stato di Enna.
Tuttavia, in documenti seicenteschi custoditi presso l’Archivio Comunale di Cerami si fa menzione di una “chiesa vecchia di Sant’Antonio”. Tali documenti fanno riferimento alla chiesa di Sant’Antonio abate che iniziò ad essere edificata sotto il barone Vincenzo Gerolamo Rosso, barone che ereditò il feudo di Cerami nel 1516.
È da pensare che l’attuale chiesa sia stata edificata nello stesso luogo in cui sorgeva la chiesa preesistente ed i motivi che portarono ad una nuova edificazione sono da rintracciare nell’incremento del culto del santo Abate. Testimonianza di questa diffusione del culto è la fondazione nel 1600 della Confraternita di Sant’Antonio abate, che ancora oggi ha sede nella suddetta chiesa; è proprio grazie ai proventi ricavati dall’affitto dei terreni della Confraternita che fu possibile innalzare questo edificio di culto.
Da documenti presenti nell’archivio parrocchiale sappiamo che i lavori proseguirono nel corso del Seicento, ma si dovrà attendere il 1774 per indire il concorso per l’esecuzione degli stucchi decorativi; concorso che fu vinto da Giuseppe Sciacchitano da Capizzi.
Un ulteriore concorso fu indetto nel 1854 per la realizzazione di un nuovo campanile e ad aggiudicarsi i lavori nel 1855 fu mastro Ambrogio Castellana, la cui firma è ancora oggi leggibile in una delle balaustre che sormontano la torre campanaria.
L’esterno
Il prospetto centrale presenta una facciata a salienti, in stile tardo barocco, a cui si addossa la torre campanaria.
La facciata denuncia all’esterno la divisione interna della tre nevate dichiarandone anche l’altezza. I due lati spioventi della facciata sono privi di decorazioni e presentano una finestra rettangolare per lato così da illuminare la corrispettiva navata interna; due paraste culminanti in bugnato raccordano questi due lati con il portale centrale realizzato in pietra arenaria locale che si presenta invece riccamente decorato, racchiuso da lesene con motivi fitomorfi.
Il portale è inoltre fiancheggiato da quattro colonne binate, scanalate e poggianti su due basamenti su cui figurano decorazioni zoomorfe e su queste colonne si innestano dei capitelli corinzi che sorreggono un timpano ad ellisse spezzato. Un tempo sul timpano completavano l’apparato decorativo due angeli in pietra bianca posti specularmente, uno da molto tempo caduto, l’altro a seguito dei lavori di restauro condotti nel 2020 è stato rimosso ed è oggi custodito all’interno della chiesa. Al secondo ordine al centro del timpano è presente una finestra ad arco tutto sesto sormontata da un frontone triangolare decorato con una testa d’angelo a basso rilievo. Culmina l’intera partizione di facciata un fregio composto da metope floreali e triglifi e su di esso una cornice a gocciolatoio su cui si innesta il frontone.
A fiancheggiare la chiesa, la già menzionata torre campanaria che presenta una pianta quadrangolare e si eleva in altezza su tre ordini, ognuno con un cornicione di pietra attorno, posti su un basamento. Al centro del secondo ordine vi è una finestra ovale inscritta in un rettangolo e nell’ordine superiore un arco a tutto sesto su ogni lato, sfonda l’apparato architettonico per ospitare le campane presenti però solo su due lati. Culmina la torre campanaria una cuspide a cupola a sesto rialzato innestata su un tamburo ottagonale anche se originariamente e fino al 1940 a culminare la torre era una cuspide a campana rivestita da piastrelle smaltate policrome.
L’interno
La Chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate separate da arcate a tutto sesto poggianti su tre colonne in pietra per lato ed un pilastro a delimitazione del transetto.
In corrispondenza della navata centrale ma ad un livello più rialzato sta il presbiterio absidato, che, come il resto della chiesa, ha subito numerosi rimaneggiamenti. Testimonianze fotografiche e resti lignei testimoniano la presenza dell’altare, del coro e dell’organo, purtroppo distrutti dall’incuria e conservati solamente in parte, come il frontale dell’organo che oggi funge da cornice ai due dipinti dell’Addolorata e di San Giovanni Evangelista facenti parte del trittico della Crocifissione realizzato da Cesare di Narda nel 2013. Il trittico si completa con il dipinto del Crocifisso posto all’interno della nicchia che sormonta il frontale dell’organo. Nelle pareti del suddetto presbiterio figurano due affreschi databili alla prima metà del XVIII raffiguranti a sinistra “La visita di Sant’Antonio abate a San Paolo di Tebe eremita” (vedi sotto) e a destra “Sant’Antonio abate intercede contro il male” (vedi sotto).
A seguito dei numerosi rimaneggiamenti l’apparato decorativo dell’intero edificio si presenta ben diverso dall’originale; alcune delle colonne sono state levigate nel coronamento e modifiche dal punto di vista cromatico hanno subito non solo le pareti ma anche gli stucchi sulla volta della navata centrale e delle arcate.
La navata sinistra termina con un altare absidato dedicato a Gesù Buon Pastore, la cui piccola statua in legno databile al XVIII sec., è collocata in una struttura lignea in stile neoclassico. A sormontare la struttura, vi è una decorazione in stucco raffigurante un pellicano, simbolo del sacrificio eucaristico e stessa analogia simbolica è da individuare nel piccolo affresco all’interno di una cornice in stucco raffigurante “Mosè e la manna dal cielo” sulla volta di questa campata.
La suddetta campata presenta inoltre una nicchia che custodisce la statua cinquecentesca di San Vito Martire.
La navata destra invece culmina con l’altare dedicato a Sant’Antonio abate, la cui statua lignea firmata da Giuseppe Stuflesser, giunse a Cerami il 23 settembre del 1947 come donazione postbellica da parte della famiglia Intili L. Surgenti, così come si legge nel basamento (vedi sotto).
Nelle pareti delle due navate sono collocate cinque tele raffiguranti a sinistra: L’Addolorata, il Riposo durante la Fuga in Egitto e l’Immacolata Concezione; a destra: la Crocifissione e il Noli me Tangere. Una tela raffigurante la Anime del Purgatorio completava il ciclo pittorico della parete destra ma purtroppo se ne perdono le tracce nei primi anni Venti del Novecento.
All’interno della chiesa vengono inoltre custoditi il fercolo processionale seicentesco realizzato da Andrea Li Volsi e Santo Giuliano e la sua copia realizzata nel 2004.
Bibliografia di riferimento:
– G.M. Fascetto, La chiesa di Sant’Antonio Abate, in “Cerami una gemma tra i monti”, guida storico-artistica, Euno Edizioni, Leonforte, maggio 2023, pp. 53-60.
Siti internet di riferimento:
Pagina Facebook: Sant’Antonio-Cerami link: https://www.facebook.com/santantoniocerami
Rete Italiana per la Salvaguardia e valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate link: https://reteitaliana.santantuono.it/festa-di-santantonio-abate-a-cerami/
Note varie: La Venerabile Compagnia Confraternita Sant’Antonio abate
A zelare il culto del santo anacoreta nella cittadina ceramese è la Confraternita Sant’Antonio abate; fondata nel 1600, la seconda Confraternita del paese per fondazione è oggi un’associazione di fedeli laici aperta a tutti, ma non sempre è stato così: fino all’inizio del secolo scorso, infatti, il numero dei soci era limitato a cento e all’ammissione venivano esclusi gli “uomini di bilancia”, gli uomini di vile condizione e le donne. Oggi come allora, ogni singolo membro entra all’interno della Confraternita a seguito di una votazione a scrutinio segreto da parte dei confrati riuniti in assemblea; al fine del mantenimento delle secolari tradizioni che vedono tramandare di padre in figlio l’affiliazione alla Confraternita viene omessa la votazione per l’ammissione dei figli e delle figlie dei confrati che decidono di entrare in Confraternita in un’età compresa tra i 18 e i 25 anni.
Il ramo maschile (confrati) e il ramo femminile (consorelle) partecipano attivamente, anche se in modo diverso, alla vita della Confraternita; solo il ramo maschile ad esempio, ha l’obbligo di partecipare a tutte le processioni del paese con l’abito tradizionale e per tale motivo ogni nuovo confrate, a differenza della consorella, dopo l’ammissione e dopo sei mesi di noviziato, sarà “professato”, ovvero presenterà al santo le proprie intenzioni e indosserà per la prima volta l’abito della Confraternita composto da: camice, visiera, cingolo e guanti di colore bianco e mantello di color celeste con fiori in tinta.
Il colore celeste dei mantelli dei confrati e delle insegne della Confraternita, che associato alla figura di Sant’Antonio abate può sembrare straniante, ha in realtà origine antichissime: furono i Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne, ordine ospedaliero e monastico-militare nato in Francia nel X sec., ad associare questo colore al Santo. Fin dalle origini, sull’abito e sul mantello degli ospedalieri di Sant’Antonio campeggiava un Tau di colore azzurro e tale segno diventerà in seguito anche il simbolo dell’ordine e influenzerà cromaticamente perfino l’iconografia di Sant’Antonio abate: non di rado in miniature del XIII e XIV sec. il santo viene raffigurato in abiti celesti o blu.
Oltre ad attività di carattere religioso, la Confraternita di Sant’Antonio abate intraprende anche altre iniziative di carattere sociale, caritatevole e di servizio del territorio e sotto la direzione del Confrate Superiore e del Consiglio di Amministrazione, la Confraternita organizza i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio abate.
Localizzazione e recapiti:
Confraternita Sant’Antonio Abate, Piazza Sant’Antonio, Cerami (En)
Email: santantoniocerami@gmail.com
Pagina Facebook: Sant’Antonio-Cerami link: https://www.facebook.com/santantoniocerami
Bibliografia di riferimento: Testo a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto
STATUA LIGNEA POLICROMA nell’altare dedicato al Santo
La statua di Sant’Antonio abate è una scultura lignea realizzata tra il 1946 e il 1947 e firmata al basamento da Giuseppe Stuflesser, scultore di Ortisei (Val Gardenia). L’opera giunse a Cerami il 23 settembre del 1947 come donazione postbellica da parte della famiglia Intili L. Surgenti, così come si legge nel basamento.
Autore: Giuseppe Stuflesser
Descrizione dell’opera: Il Santo è rappresentato con severo aspetto ieratico e indossa degli abiti che ricordano molto le vesti francescane: di color marrone sono infatti sia la tunica che il mantello, terminante sul retro con cappuccio, mentre per calzari vi sono dei semplici sandali ed anche il cingolo ai fianchi riporta i tre nodi francescani. Sulla parte interna del gomito, dietro al Vangelo aperto tenuto con la mano sinistra, si erge un argenteo bastone-pastorale a croce patriarcale (a doppia asta – doppio patibolum) su cui si aggancia una campanella, anch’essa in argento.
Particolare è la movenza della mano destra che non riporta il classico gesto benedicente, ma col palmo totalmente aperto e rivolto verso il fedele, parrebbe indicare un gesto di paterno ammonimento, ma interpretabile anche come un gesto atto a placare, verosimilmente il fuoco, inteso nella duplice forma: incendio e fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster).
Nella parte bassa della statua, ai lati del santo e posti sul basamento, vi sono riprodotti in miniatura un bue e un cavallo, probabilmente delle aggiunte per rinforzare l’idea della speciale protezione del santo verso gli armenti.
Descrizione della statua a cura del Dott. Giacomo Michele Fascetto.
Siti internet di riferimento: Storytelling arrivo della statua a Cerami in occasione del 75° anniversario: https://www.facebook.com/santantoniocerami/photos/a.292285491239181/1423597014774684/
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto
STATUA IN TELA-COLLA, sostituita dalla statua ligne di Stuflesser.
La statua di Sant’Antonio abate è una scultura polimaterica in tela-colla realizzata da autore ignoto agli inizi del XVII secolo. Rimaneggiata più volte nell’arco dei secoli, venne definitivamente soppressa al culto nel 1947 a causa del suo cattivo stato di conservazione e sostituita da una nuova statua lignea opera di Giuseppe Stuflesser.
Bibliografia di riferimento: Descrizione della statua a cura del Dott. Giacomo Michele Fascetto.
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto
AFFRESCO RAFFIGURANTE SANT’ANTONIO ABATE CHE INTERCEDE CONTRO IL MALE
Notizie sull’opera: L’affresco è collocato sulla parete destra del presbiterio
Autore: Ignoto – Datazione: Prima metà del XVIII Sec.
L’affresco mostra al centro la figura di Sant’Antonio abate rappresentato in atteggiamento di silenziosa preghiera: con gli occhi rivolti al cielo da cui spiove la Luce, ossia Cristo (Gv 8,12), indica con la mano destra la città sullo sfondo, mostrandola di fatti al Signore e chiedendo per sua intercessione un gesto di paterna clemenza.
Il Santo è tipicamente abbigliato e accompagnato dai suoi tradizionali attributi iconografici: il bastone con la campanella, il maiale, il fuoco e il tau. Proprio quest’ultimo, in virtù di una sua singolarità merita una trattazione particolareggiata: posto sulla spalla sinistra, si discosta dalla forma tradizionale per sviluppare ad ogni estremità tre punte che ricordano delle fiammelle, confermate anche dalla colorazione rossa del tau.
Bibliografia di riferimento: Testo e ricerche a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto
AFFRESCO RAFFIGURANTE LA VISITA DI SANT’ANTONIO ABATE A SAN PAOLO DI TEBE EREMITA
Notizie sull’opera: L’affresco è collocato sulla parete sinistra del presbiterio
Autore: Ignoto – Datazione: Prima metà del XVIII Sec.
L’affresco vede protagonisti due dei primi anacoreti del deserto: Sant’Antonio abate e San Paolo di Tebe eremita, secondo uno schema iconografico molto diffuso e che trae origini dall’episodio narrato da Jacopo da Varazze (1230-1298) nella Legenda Aurea.
Si legge infatti che Antonio, invitato da un angelo, si mise alla ricerca di Paolo, un eremita più anziano di lui che da quarant’anni viveva in solitudine nutrito da un corvo che ogni giorno gli portava il pane.
Nell’affresco la scena è ambientata in un anfratto roccioso e i due santi sono intenti a condividere il pane portato dal corvo che sorvola ancora su di essi. Sant’Antonio è tipicamente abbigliato e regge nella mano destra il bastone, uno dei suoi tradizionali attribuiti, San Paolo invece indossa un ampio mantello rosso sul tipico abito di foglie di palma intrecciate. È probabile che l’autore dell’affresco abbia voluto inserire il mantello rosso in riferimento al mantello di Atanasio di cui parla San Girolamo nella “Vita Sancti Pauli primi eremitae”. San Girolamo riferisce infatti che San Paolo, all’avvicinarsi della sua morte, ricevette la visita di Sant’Antonio abate, a cui espresse il desiderio di ricevere il mantello che egli aveva avuto in dono dal vescovo Atanasio, per esservi sepolto.
Bibliografia di riferimento: Testo e ricerche a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto