FREGONA (Tv), fraz. Ciser. Chiesetta di Sant’Antonio abate

Via Borgo Ciser, 52-70, 31010 Ciser TV.

https://maps.app.goo.gl/bzko8ivTrESBRpcr7

 

La Chiesetta  fu costruita nel 1910.

 

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

TERAMO. ex ospedale psichiatrico e cappella di Sant’Antonio abate

Via A. Saliceti, 16
 https://maps.app.goo.gl/dDDLQgwnV1ixCQQR6

 

«Sub anno Domini millesimo trecentesimo vigesimo tertio, Pontificatus Sanctissimi Patri et Domini, Domini Ioannis, Pape XXII». Con queste parole inizia il documento, redatto presso il Palazzo Vescovile del tempo dal regio notaio Lorenzo di Nicola Angelo e datato 28 febbraio 1323, che segnò la nascita di quello che poi divenne il complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate. Il documento recava, come attesta lo storico e canonico aprutino Nicola Palma, la bolla del Vescovo Niccolò degli Arcioni con la quale questi concesse al teramano Bartolomeo Zalfoni taluni privilegi per la sua meritoria opera di apertura di un luogo di ricovero e assistenza per i bisognosi della Città, a cui diede la denominazione di Ospizio di Sant’Antonio abate e per le finalità del quale mise a disposizione alcune sue case site nell’attuale zona di Porta Melatina. Il Vescovo indicò Bartolomeo Zalfoni quale «hospitalario» di Sant’Antonio abate e ricondusse alla «divina inspirante gratia» la lodevole iniziativa di realizzare un luogo di ricovero e assistenza per i malati e i poveri, «acciocché potessero al presente e in avvenire servire il Signore e pregarlo con maggiore devozione e tranquillità per i benefattori e per la redenzione dei loro peccati».
Una grande lapide in marmo, un tempo posta nell’atrio dell’ingresso principale del complesso ospedaliero e oggi trafugata, ricordava l’episodio.
Nei secoli la struttura fu ampliata e ristrutturata più volte.

Dopo l’Unità d’Italia, fu istituita in ogni Comune una Congregazione di carità, alla quale doveva essere affidata l’amministrazione di tutte quelle strutture sociali, ospedaliere ed assistenziali sino ad allora operanti nel territorio; quindi anche l’ospizio di Sant’Antonio abate passò sotto la cura di questo nuovo organismo.
Nel luglio 1881, su iniziativa dell’allora presidente della Congregazione di carità, Berardo Costantini, fu istituita in apposita sala al piano terra dell’edificio dell’Ospizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Tale reparto col tempo si ampliò sempre più e, dopo la costruzione del nuovo ospedale teramano nel 1925, l’ospizio fu dedicato solo alle attività manicomiali e assunse formalmente la denominazione di «ospedale psichiatrico». Nel 1968 confluì nell’Unità Sanitaria Locale di Teramo che ne è tuttora amministratrice e proprietaria.
L’ospedale restò in funzione per un totale di 675 anni, di cui 117 come ospedale psichiatrico a partire dal 1881 sino alla chiusura nel 1998.

Il 22 Novembre 2022 la Regione Abruzzo annunciò un bando europeo destinato all’intero recupero della struttura la quale, nel suo 75%, ospiterà la Cittadella della Cultura gestita dall’Università, per il rimanente sarà abilitata ad auditorium, piazzali comunali ed ad uno speciale distretto ASL per terapie neurologiche sperimentali.

 

All’interno del complesso, fu edificata la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, tuttora legata alla tradizionale cerimonia di benedizione degli animali che si tiene il 17gennaio.
L’edificio fu decorato successivamente in stile barocco e fungeva da cappella interna dell’Ospedale. Accessibile sia dall’interno che dall’esterno, è collegato al resto delle strutture da una scala a chiocciola. Alla chiesa è annessa una sagrestia. Attualmente fronteggia Via delle Recluse. All’interno della chiesa vi sono statue e quadri di s. Antonio abate di varie epoche.
Una statua a sinistra del presbiterio presenta il Santo che tiene con la mano sinistra un libro su cui è il fuoco, la destra ha perso il bastone che reggeva.

 

Link:
https://www.ospedalepsichiatrico.it/la-storia/

SACILE (Pn). Ex convento di Sant’Antonio abate.

L’ex convento di Sant’Antonio Abate si trova nell’omonimo borgo di Sacile che cominciò a svilupparsi in tarda età medievale fuori le mura dell’antica città, lungo la strada che conduceva verso la Marca Trevigiana: nei suoi pressi preesisteva una piccola chiesa dedicata al santo protettore degli animali, titolo che mantenne anche la chiesa che fu ricostruita nel 1674 a servizio del grande corpo di fabbrica conventuale.
Il convento femminile di Sant’Antonio abate di Sacile venne costruito nel borgo che già dal 1668 portava il nome del santo, demolendo e riedificando nel contempo la precedente chiesa dedicata al protettore degli animali da stalla e da cortile, in cui negli ultimi decenni del
Cinquecento si erano stanziati i canonici regolari.
L’insediamento, dove le monache dell’ordine di San Domenico si occupavano dell’educazione femminile dei ceti nobiliari, sorse per filiazione del monastero di Santa Maria Maddalena di Oderzo e le religiose vi si stabilirono nel 1677.
Le monache di regola domenicana, in numero di undici, vi si insediarono nel novembre del 1677, dopo una cerimonia presieduta in grande pompa dal patriarca Giovanni Dolfin, che ne aveva giurisdizione. L’attività dell’ordine domenicano era tradizionalmente legata all’insegnamento (vent’anni più tardi l’ordine troverà anche a Pordenone l’occasione per fondare un convento con istituto annesso) e le monache si premurarono subito di istituire un collegio-educandato per giovinette di buona famiglia.
Il convento crebbe nel corso del XVIII secolo sia per vocazioni che per l’importanza del collegio, ma anche per un’avveduta gestione delle rendite patrimoniali.
Soppresso nel 1806, in età napoleonica, e aggregato a quello delle Monache Domenicane di Conegliano, nel convento sacilese fu insediata la prima caserma cittadina dopo l’annessione al Regno d’Italia e, dal 1907, il distretto militare per la provincia di Udine e un deposito per il 79° e 80° Reggimento di fanteria di stanza, rispettivamente, a Udine e Conegliano.
La piccola chiesa di Sant’Antonio abate, annessa al convento, finì poi ridotta a stalla e in seguito demolita nei lavori di realizzazione di un nuovo prospetto dell’ex convento verso la strada.
Ancor’oggi poco conosciuto dagli stessi abitanti di Sacile, l’edificio si presenta per la parte visibile con un’anonima parata di finestre su due piani, interrotta da un largo portale carraio e da un poggiolo soprastante, prospiciente l’attuale via XXV Aprile: la struttura è ancora inaccessibile a più di vent’anni dalla dismissione dalle funzioni militari.

Info:
Via XXV Aprile, 6, 33077 Sacile PN
Telefono: 0434 787111

SAN LEO (RN), località Montemaggio. Convento e chiesa di Sant’Antonio abate

Via Montemaggio, 57
https://maps.app.goo.gl/kRkZKfZZ2MLHTMVv9

 

Il convento, che appartenne all’Ordine francescano dei Minori Osservanti, fu fondato con lettera apostolica di Papa Paolo III il 20 dicembre 1543. Nel 1554, ultimata la costruzione della chiesa, fu solennemente consacrata da mons. Francesco Sormani Vescovo di Montefeltro il 31 agosto 1567.
I tempi di realizzazione del convento furono lenti per mancanza di fondi sino alla donazione dello stesso Vescovo nel 1582. Tra il 1582 e il 1587 il convento fu ultimato e disposto per accogliere una comunità di dieci frati.
Nel secolo XVII, oltre ad ospitare visitatori e pellegrini, fu sede di una infermeria, di una biblioteca e di una prestigiosa scuola di studi filosofici. Le condizioni del complesso migliorarono notevolmente nel secolo successivo, come testimonia nel 1732 una relazione storica di P. Antonio da San Marino, guardiano del convento.
Oggi il Convento è gestito dalla Comunità Mondo X, mentre l’adiacente Chiesa è di proprietà comunale.

L’ingresso della Chiesa è preceduto da un nartece sorretto da sette colonne di riutilizzo, provenienti dal chiostro inferiore del convento.

L’interno è ad unica navata, ha ampia abside rettangolare, ed una cappella laterale dedicata al Santissimo Crocefisso. In sfarzoso stile barocco, ha ricchi fregi, eleganti cornici, dorature e pregevoli pitture momentaneamente custodite nel Museo d’Arte Sacra di San Leo, in attesa delle condizioni per poter essere ricollocate, in sicurezza, nel luogo di origine.
Sulla destra della Chiesa è inserita la cappella laterale del SS.mo Crocefisso; al suo interno sono custoditi: il crocefisso ligneo policromo, dono della duchessa di Urbino Lucrezia d’Este (m. nel 1598), attribuito allo scultore napoletano della seconda metà del 1500, Francesco Mollica e le spoglie della martire romana S. Apricia, portate dalle catacombe di Roma nel 1844.
Pregevole il soffitto a cassettoni lignei del 1707, con inserite 22 tele con Santi e Beati dell’ordine francescano (XVII-XVIII secolo).
Nella zona absidale, divisa dalla navata da una balaustra in marmo del secolo XVIII, spiccano l’altare maggiore intitolato a Sant’Antonio abate ed il coro ligneo, intagliato nel 1772 dai due maestri ebanisti urbinati Morcioni e Mazzaferri. Ai lati tre altari dorati, intitolati a Sant’Antonio di Padova, all’Immacolata Concezione e a San Giuseppe con pala attribuita al pittore Bartolomeo Giorgetti di Pennabilli (sec. XVII).
Fra gli ultimi due è situata una nicchia, dirimpetto all’altra, con la statua di San Vincenzo Ferreri. In alto, sopra al portone d’ingresso è posta la corale lignea decorata da Vincenzo Loppi nel 1782, sulla quale è situato un organo del 1725.

 

Link:
https://www.san-leo.it/monumenti-visita-san-leo/chiesa-e-convento-di-s-antonio-abate/

https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-e-convento-di-montemaggio?ldc

https://monasteriemiliaromagna.it/it/monastero/2897-chiesa-di-santantonio-abate-in-montemaggio-e-pertinenze

FOLLINA (TV), frazione Col. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Col
https://maps.app.goo.gl/bQBm5eS5yog9PhTH8


Non abbiamo notizie su questa chiesa. Chi avesse informazioni, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it
Grazie.