CAVASO DEL TOMBA (TV), frazione Caniezza. Oratorio di Sant’Antonio abate

Via San Pio X / Via S. Antonio, località Paveion
https://maps.app.goo.gl/zZT8JAw5Ct3DVWG89

 

L’attuale oratorio di Sant’Antonio abate fu costruito negli anni ’20 del Settecento in sostituzione di quello con lo stesso titolo distrutto dall’esondazione del torrente denominato “Val dei Damini”, che era posto a sud/est dal presente ad una distanza di circa 400 metr
A metà del XX secolo fu ridimensionata la sacrestia con l’arretramento del muro fronte strada per dare spazio alla realizzazione del marciapiede.
Nel 1987 furono eseguiti interventi di restauro al tetto, all’interno ed all’esterno dell’oratorio, viene sostituito e messo a norma l’impianto elettrico, e vengono restaurati i serramenti e le finiture dell’edificio.
Nel 1997 furono restaurati i muri esterni dell’oratorio.

La facciata è molto sobria, presenta un timpano triangolare con oculo vetrato, la porta d’ingresso principale con stipiti e architrave in pietra bianca sopra la quale è presente una finestra semicircolare e, lateralmente, due finestre quadrate con inferriate.
Sulla copertura, in corrispondenza del lato nord della sacrestia, è posta una campanella azionata mediante fune.
L’oratorio ha pianta rettangolare, sul cui lato nord è ricavato l’altare con arco a tutto sesto e soffitto a botte, mentre sul lato est è stata ricavata la sacrestia a pianta rettangolare. La copertura è a due falde simmetriche con struttura in legno e controsoffitto piano, mentre il manto di copertura è in coppi tradizionali.
L’attuale altare, datato 1630, è composto da dossale in legno intagliato, dipinto e dorato, di dimensioni 267 x 420 x 35 cm. È probabile che l’altare appartenesse all’Oratorio distrutto, considerata la sua ricchezza decorativa, e derivi dalla produzione della produzione della bottega dei Ghirlanduzzi, artisti intagliatori.

 

Il 17 gennaio, in occasione della festività di S. Antonio abate, vengono benedetti gli animali, il pane, il sale e il fuoco domestico.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/69204/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

MOENA (Tn), Passo San Pellegrino. Chiesa di sant’Antonio abate del deserto.

La chiesetta si trova presso il Passo.
https://goo.gl/maps/Pq9vLtYEW7B1HssEA

 

Vedi: https://chiesedifiemme.org/parrocchie/moena/san-pellegrino/

CISON DI VALMARINO (TV), località Campomolino. Oratorio di S. Antonio abate e della B. Vergine della Salute

Via Campomolino, 15
https://goo.gl/maps/cL6hjfhz7WHP2Jm39

L’Oratorio è una piccola costruzione con l’esterno intonacato di colore rosa.
Sul lato sinistro vi è un piccolo campanile con una cella campanaria. Quest’ultima ha delle monofore su ogni lato, la struttura è rettangolare ed è incorporata nell’edificio sacro. Sul lato a sud vi è una finestra che, assieme alla lunetta sul lato a nord e alle aperture sul fronte dell’oratorio danno luce all’edificio.
L’interno presenta due vani separati da una parete ad arco.
Sopra l’altare una pala raffigura la “Madonna con il Bambino, Sant’Antonio di Padova e San Giuseppe.”
Ai lati trovano spazio due dipinti novecenteschi. All’esterno dell’oratorio troviamo una cassetta per le offerte datata 1862.
L’edificio religioso viene aperto solo nei giorni delle messe per la festa di s. Antonio, il 17 gennaio ed il 21 novembre per quella della Beata Vergine.

 

Link:
https://www.microturismodellevenezie.it/scheda/cison-di-valmarino-oratorio-santantonio-e-beata-vergine-della-salute/

MIANE (TV), borgo Vergoman. Oratorio di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/q7viwtaWAC5t3tVRA

 

Nella cinquecentesca chiesetta di Sant’Antonio abate si possono ammirare opere di Gerolamo Frigimelica Roberti e di Rossi nonché il moderno Sant’Antonio abate (1991) dipinto da Ernani Costantini.

Tra le opere d’arte e gli arredi sacri sono da citare l’altare ligneo barocco, in legno dipinto e decorato, con il paliotto raffigurante i Santi Pietro, Paolo e Antonio, attribuito al pittore Rossi di Belluno, primo maestro del Tiziano e la pala raffigurante la Vergine con Bambino e Sant’Antonio abate, di scuola Tizianesca.
Nel 2013, durante alcuni lavori di ristrutturazione della chiesetta, sono stati scoperti alcuni affreschi databili al XV secolo.


Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

FALZE’ DI PIAVE (Tv), borgo Chiesuola. Oratorio campestre Sant’Antonio abate

https://goo.gl/maps/7Vct7sHvazDtY6Vs8

(su un pannello esplicativo all’interno della chiesa si legge:…)

L’oratorio campestre di Chiesuola, oggi intitolato a Sant’Antonio, è l’edificio di culto più antico del paese, perché uscito quasi indenne dalle offese della Grande Guerra. Non ci sono notizie precise sull’epoca della sua fondazione, che comunque risale al basso Medioevo: l’originario stile romanico ha subito qualche modifica ed ampliamento nei secoli seguenti.
Fino al ‘500 il suo nome nei documenti è sempre legato alla Beata Vergine: un documento del 1522 riporta la sua dedicazione solenne alla Madonna, nel 1544 è citato come “ecclesia S. Mariae de Falzedo“, nel 1550 come “Madonna de’ Beccari“; tale dicitura è strettamente legata alla secolare fiera di animali che si teneva sul posto, come testimonia un antico documento: nel 1224, infatti, Rambaldo VII e i suoi fratelli acquistano dal Comune di Treviso il “passo della Piave, il porto ed il mercato di Falzedo, con alcuni edifici e molte possessioni“.
Solo nel ‘600 la devozione popolare accosta al culto mariano quello del noto abate Sant’Antonio, protettore degli uomini, ma anche degli animali.

Nel 1649, l’allora parroco Giovanni Giacomo Ceresi, cittadino di Cremona, decide di trasportare dalla nuova chiesa parrocchiale ancora disadorna in “Questo più decente et honorevole luogo” l’immagine miracolosa della Madonna in trono con Bambino tra due angeli: all’interno di un dossale vi è l’affresco staccato della seconda metà del Quattrocento e attribuito alla bottega di Giovanni di Francia (Metz, 1420 – Conegliano 1490 circa)
Sulla parete destra dell’unica navata, invece, è venuto alla luce ed è stato recentemente restaurato l’affresco di una Madonna in trono con Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco, ulteriore conferma dell’antico culto mariano. Sotto l’immagine si riesce a distinguere ancora parte della scritta dedicatoria: “1515 a di 7 selebrio queste figure a farlo far ser Andrea de Sandona de Sarafin p(itor) v.oc… invoc…”. Si tratta dunque di un’opera datata 1515, commissionata da un devoto di nome Andrea, con ogni probabilità per ringraziare la Madonna dello scampato pericolo, dopo la peste del 1511, realizzata da un ignoto pittore locale vicino alle produzioni di ambito bellunese e feltrino.

Sant’Antonio abate, statua dedicata al santo, senza alcuna altra indicazione in merito (ndr).

All’interno della chiesa c’è una pietra con scritte paleovenete, estratta dall’angolo di nord-est dell’edificio.

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com