FRANCIA – RIGAUD. Chiesa di Sant’Antonio abate e della Trasfigurazione

Place de l’église
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Il comune di Rigaud fin dal 1388 ha seguito con la contea di Nizza le vicende storiche prima della contea e poi del ducato di Savoia; in seguito, dopo il Congresso di Vienna dal 1915, le sorti del Regno di Sardegna, per essere nel 1860 annesso alla Francia.

Una prima cappella, dedicata nel 1200 a San Salvatore, fu ampliata e trasformata in chiesa durante il Secondo Impero. Furono poi costruite la sacrestia ed il campanile. La base e il muro sud di piccole dimensioni risalgono al primitivo edificio.
La navata misura 25 x 7 metri e brilla d’oro e stucchi del barocco piemontese.
All’interno della chiesa sono conservate varie opere d’arte.

La statua in legno dorato di sant’Antonio abate del XVI secolo, classificata Monumento Storico, ha perso gli oggetti che aveva nelle mani.

 

La pala dell’altare maggiore, olio su tela di 290 x 190 cm, raffigura: “(Pietà) Vergine col Cristo morto circondati da Sant’Apollonia, Sant’Antonio abate, Santa Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista”. Opera di ignoto della seconda metà del XVII secolo.
Sant’Antonio abate è posto a destra al centro della tela, tiene la mano destra sul cuore e la sinistra regge il bastone cui è appeso un campanello.

 

 

La pala della “Vergine del Rosario“ fu dipinta nel 1614 da un certo Vicarius e testimonia un arcaismo ingenuo ereditato dalla tradizione medievale.
Un’altra pala d’altare raffigura la “Madonna che consegna lo scapolare a San Pasquale”, ed è del XVI secolo.
Una croce processionale in argento punzonato del 1519 i cui medaglioni rappresentano la Trasfigurazione, Dio Padre e due Santi.

 

Link:
https://rigaud.jimdo.com/visiter-rigaud/l-%C3%A9glise-de-saint-antoine/

https://www.pop.culture.gouv.fr/notice/palissy/PM06000784

 

CALVAGESE DELLA RIVIERA (BS), frazione Calzago della Riviera. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è posta su di un rilievo e si accede ad essa tramite una scalinata frontale. Via Sant’Antonio abate, 17
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La chiesa fu costruita nel 1613 per volontà di Giovanni Antonio Castellini e fu inizialmente dedicata a S. Antonio abate e S. Carlo Borromeo.
Nel XVI secolo fu edificato il campanile, con la caratteristica pianta triangolare.
La chiesa fu ristrutturata nella seconda metà del XX secolo.

Presenta un impianto a capanna, con il fronte dotato di portale centrale arricchito da una lunetta che risulta tamponata, mentre a coronamento vi è un timpano aggettante interrotto da una finestra quadrangolare.
A fianco vi è la sacrestia e il campanile a pianta triangolare.

L’interno è ad aula unica con copertura in legno a vista a due falde.
Il presbiterio, rialzato e quadrangolare, ha copertura voltata a botte, e termina in un fondale absidale piano addossato al quale vi è l’altare maggiore.
Dietro l’altare, un dipinto raffigura sant’Antonio circondato da animali.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/57523/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

FREGONA (Tv), fraz. Ciser. Chiesetta di Sant’Antonio abate

Via Borgo Ciser, 52-70, 31010 Ciser TV.

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La Chiesetta  fu costruita nel 1910.

 

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

TERAMO. ex ospedale psichiatrico e cappella di Sant’Antonio abate

Via A. Saliceti, 16
 https://maps.app.goo.gl/dDDLQgwnV1ixCQQR6

 

«Sub anno Domini millesimo trecentesimo vigesimo tertio, Pontificatus Sanctissimi Patri et Domini, Domini Ioannis, Pape XXII». Con queste parole inizia il documento, redatto presso il Palazzo Vescovile del tempo dal regio notaio Lorenzo di Nicola Angelo e datato 28 febbraio 1323, che segnò la nascita di quello che poi divenne il complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate. Il documento recava, come attesta lo storico e canonico aprutino Nicola Palma, la bolla del Vescovo Niccolò degli Arcioni con la quale questi concesse al teramano Bartolomeo Zalfoni taluni privilegi per la sua meritoria opera di apertura di un luogo di ricovero e assistenza per i bisognosi della Città, a cui diede la denominazione di Ospizio di Sant’Antonio abate e per le finalità del quale mise a disposizione alcune sue case site nell’attuale zona di Porta Melatina. Il Vescovo indicò Bartolomeo Zalfoni quale «hospitalario» di Sant’Antonio abate e ricondusse alla «divina inspirante gratia» la lodevole iniziativa di realizzare un luogo di ricovero e assistenza per i malati e i poveri, «acciocché potessero al presente e in avvenire servire il Signore e pregarlo con maggiore devozione e tranquillità per i benefattori e per la redenzione dei loro peccati».
Una grande lapide in marmo, un tempo posta nell’atrio dell’ingresso principale del complesso ospedaliero e oggi trafugata, ricordava l’episodio.
Nei secoli la struttura fu ampliata e ristrutturata più volte.

Dopo l’Unità d’Italia, fu istituita in ogni Comune una Congregazione di carità, alla quale doveva essere affidata l’amministrazione di tutte quelle strutture sociali, ospedaliere ed assistenziali sino ad allora operanti nel territorio; quindi anche l’ospizio di Sant’Antonio abate passò sotto la cura di questo nuovo organismo.
Nel luglio 1881, su iniziativa dell’allora presidente della Congregazione di carità, Berardo Costantini, fu istituita in apposita sala al piano terra dell’edificio dell’Ospizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Tale reparto col tempo si ampliò sempre più e, dopo la costruzione del nuovo ospedale teramano nel 1925, l’ospizio fu dedicato solo alle attività manicomiali e assunse formalmente la denominazione di «ospedale psichiatrico». Nel 1968 confluì nell’Unità Sanitaria Locale di Teramo che ne è tuttora amministratrice e proprietaria.
L’ospedale restò in funzione per un totale di 675 anni, di cui 117 come ospedale psichiatrico a partire dal 1881 sino alla chiusura nel 1998.

Il 22 Novembre 2022 la Regione Abruzzo annunciò un bando europeo destinato all’intero recupero della struttura la quale, nel suo 75%, ospiterà la Cittadella della Cultura gestita dall’Università, per il rimanente sarà abilitata ad auditorium, piazzali comunali ed ad uno speciale distretto ASL per terapie neurologiche sperimentali.

 

All’interno del complesso, fu edificata la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, tuttora legata alla tradizionale cerimonia di benedizione degli animali che si tiene il 17gennaio.
L’edificio fu decorato successivamente in stile barocco e fungeva da cappella interna dell’Ospedale. Accessibile sia dall’interno che dall’esterno, è collegato al resto delle strutture da una scala a chiocciola. Alla chiesa è annessa una sagrestia. Attualmente fronteggia Via delle Recluse. All’interno della chiesa vi sono statue e quadri di s. Antonio abate di varie epoche.
Una statua a sinistra del presbiterio presenta il Santo che tiene con la mano sinistra un libro su cui è il fuoco, la destra ha perso il bastone che reggeva.

 

Link:
https://www.ospedalepsichiatrico.it/la-storia/

SACILE (Pn). Ex convento di Sant’Antonio abate.

L’ex convento di Sant’Antonio Abate si trova nell’omonimo borgo di Sacile che cominciò a svilupparsi in tarda età medievale fuori le mura dell’antica città, lungo la strada che conduceva verso la Marca Trevigiana: nei suoi pressi preesisteva una piccola chiesa dedicata al santo protettore degli animali, titolo che mantenne anche la chiesa che fu ricostruita nel 1674 a servizio del grande corpo di fabbrica conventuale.
Il convento femminile di Sant’Antonio abate di Sacile venne costruito nel borgo che già dal 1668 portava il nome del santo, demolendo e riedificando nel contempo la precedente chiesa dedicata al protettore degli animali da stalla e da cortile, in cui negli ultimi decenni del
Cinquecento si erano stanziati i canonici regolari.
L’insediamento, dove le monache dell’ordine di San Domenico si occupavano dell’educazione femminile dei ceti nobiliari, sorse per filiazione del monastero di Santa Maria Maddalena di Oderzo e le religiose vi si stabilirono nel 1677.
Le monache di regola domenicana, in numero di undici, vi si insediarono nel novembre del 1677, dopo una cerimonia presieduta in grande pompa dal patriarca Giovanni Dolfin, che ne aveva giurisdizione. L’attività dell’ordine domenicano era tradizionalmente legata all’insegnamento (vent’anni più tardi l’ordine troverà anche a Pordenone l’occasione per fondare un convento con istituto annesso) e le monache si premurarono subito di istituire un collegio-educandato per giovinette di buona famiglia.
Il convento crebbe nel corso del XVIII secolo sia per vocazioni che per l’importanza del collegio, ma anche per un’avveduta gestione delle rendite patrimoniali.
Soppresso nel 1806, in età napoleonica, e aggregato a quello delle Monache Domenicane di Conegliano, nel convento sacilese fu insediata la prima caserma cittadina dopo l’annessione al Regno d’Italia e, dal 1907, il distretto militare per la provincia di Udine e un deposito per il 79° e 80° Reggimento di fanteria di stanza, rispettivamente, a Udine e Conegliano.
La piccola chiesa di Sant’Antonio abate, annessa al convento, finì poi ridotta a stalla e in seguito demolita nei lavori di realizzazione di un nuovo prospetto dell’ex convento verso la strada.
Ancor’oggi poco conosciuto dagli stessi abitanti di Sacile, l’edificio si presenta per la parte visibile con un’anonima parata di finestre su due piani, interrotta da un largo portale carraio e da un poggiolo soprastante, prospiciente l’attuale via XXV Aprile: la struttura è ancora inaccessibile a più di vent’anni dalla dismissione dalle funzioni militari.

Info:
Via XXV Aprile, 6, 33077 Sacile PN
Telefono: 0434 787111