CASTELNUOVO DI GARFAGNANA (LU). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via sant’Antonio
https://goo.gl/maps/PAUEw9EYJzukZxdGA

La prima testimonianza dell’esistenza dell’oratorio di Sant’Antonio è la relazione della visita pastorale del 1684 del Vescovo Giulio Spinola al cui a riguardo, si leggono le seguenti parole: “nella detta terra di Castelnuovo nel Borgo sotto questo titolo, che è a capo della piazza et ha la sua facciata verso settentrione (…) v’è davanti una colonna con piede di pietra macigna nel mezzo della strada (…) che ivi è stata piantata per servitio delle processioni et beneditione delle bestie nel giorno di Sant’Antonio abbate. La chiesa viene governata da una Congregatione a guisa di Compagnia. Solenizza la Festa di Sant’Antonio abbate, che è il titolo della chiesa, come ancora quella di S. Antonio di Padova”.
Con ogni probabilità la data di impianto dell’oratorio risale al secolo precedente. In seguito ad un periodo, iniziato nel 1770, in cui il piccolo edificio di culto a pianta rettangolare viene adibito all’accoglienza dei soldati di stanza, nel 1791 viene restaurato e riconsacrato dall’Arcivescovo Filippo Sardi. Tale avvenimento è ricordato da due iscrizioni su lastre di marmo murate lungo le pareti laterali dell’oratorio.

La configurazione attuale dell’edificio viene però raggiunta nel 1887 al termine dei lavori di restauro della fabbrica fra cui spunta il rifacimento della facciata secondo i canoni ottocenteschi. Un’iscrizione su una lastra di marmo collocata all’interno della chiesa testimonia di un intervento di restauro dell’oratorio datato 1932 curato da tale Amedeo Domenici e finanziato da castelnovesi facoltosi.

L’unico fronte visibile è il principale in quanto in adiacenza alle pareti laterali dell’oratorio sorgono delle civili abitazioni. La facciata intonacata presenta forma a capanna con il timpano incorniciato da modanature ben aggettanti decorate con volute e rosette. La porta di ingresso in posizione centrale è incorniciata con lastre di pietra serena e sormontata da un timpano curvo. In alto si aprono due finestre rettangolari rifinite nello stesso modo.
L’oratorio presenta pianta rettangolare.
Un statua di sant’Antonio è sull’altare maggiore.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/87099/Oratorio+di+Sant%27Antonio

ROSÀ (VI). Il Duomo di Sant’Antonio abate

Via Martiri della Libertà, 12
https://goo.gl/maps/XHpycuWKC8k26icY9

Verso il 1370 Francesco I da Carrara, signore di Padova e di Bassano, fece scavare un canale alimentato con acqua del Brenta che così veniva ad attraversare quei terreni incolti e inabitati rendendoli con l’irrigazione idonei alle colture e faceva arrivare anche nelle zone artigiani di Cittadella l’acqua per far girare le ruote idrauliche. Questo canale era la Rosta Carrarese, denominata in seguito Roggia Rosà. Questa fu l’antica roggia Rosada (in latino flumen rosatem) o Rosà. Il nome di Roggia Rosada deriva secondo una interpretazione dalla presenza di rose selvatiche lungo le sue rive. Fu quindi la roggia che attraversava il suo territorio a dare il nome all’abitato di Rosà e non viceversa.
Non si conosce con precisione la data di origine della chiesa di questo territorio, ma il suo titolare, Sant’Antonio abate, ci assicura che la sua origine è legata ai pellegrinaggi allora assai frequenti alla tomba del Santo posta presso la città francese di Vienne. Si sa solo che nel 1466 era già in costruzione.
Il luogo di culto era una chiesetta piccola e semplice con un campanile incorporato di fianco, dotata di 4 altari ai quali nel 1593 se ne aggiunsero altri due.
All’inizio del 1600, a causa dell’aumento della popolazione e per la necessità di allargare il cimitero, si ricostruì la chiesa sullo stesso posto della precedente però orientata diversamente, e più grande con i suoi sei altari già presenti e con uno nuovo dedicato alla Madonna del Rosario.
Tra il 1730 e il 1750 la chiesa venne allargata a tre navate: quelle laterali separate dalla centrale per mezzo di colonne monolitiche levigate di Possagno sormontate da capitelli corinzi. La chiesa venne poi completata con gli affreschi del soffitto del coro e della navata, nonché con le vetrate e la pavimentazione a quadroni.
Si costruì anche l’attuale altare Maggiore col il maestoso Tabernacolo progettato nel 1746 dal Cassetti e realizzato forse del tagliapietre Giovanni Bonato, sovrintendente e uomo di fiducia dei rosatesi.
Nel 1796, con l’arrivo di Napoleone, la facciata e la canonica risultavano terminate, mentre furono sospesi i lavori di completamento del campanile, alto 70 metri, inaugurato poi nel 1817; la chiesa sarà consacrata il 12 settembre 1819 dal vescovo di Vicenza Giuseppe Maria Peruzzi in occasione della sua visita pastorale.

ROSA’. Duomo. Statua in facciata a sinistra

Nel 1925 in occasione dei festeggiamenti del IV° centenario dell’erezione a parrocchia, al tempo di Mons. Luigi Filippi, la chiesa subì vari lavori di restauro così descritti dalla Parrocchia S. Antonio abate in Rosà nel 2011: ”furono lavorate in marmorina le 34 lesene delle cappelle da Giulio Finato da Lobbia in Persegara; furono fatte le bussole delle porte, intagliate da Dalla Vecchia di Sant’Orso; fu rifatto parte del pavimento da Meneghetti di Bassano togliendo anche delle pietre tombali (in questa chiesa le tombe di famiglia erano una quindicina più altre appartenenti a congregazioni); furono ritoccati gli stalli del coro da Pietroboni di Bassano; furono rifatte le cornici (quelle attuali) alle pale di S. Bovo e della Circoncisione; fu sostituito il pulpito che era fissato a metà di una colonna vicino alla porta laterale nord (si saliva per una scaletta a chiocciola) con l’ambone lavorato da Aristide Stefani di Bassano; l’organo e la cantoria che erano situati sopra la porta principale in una specie di loggia in legno lavorato (si saliva per una scala interna, la cui entrata si trovava dove ora c’è il confessionale di sinistra), furono spostati nel presbiterio di fianco all’altare (a nord).
Nel 1965, con mons. Mario Ciffo, la chiesa potrà pregiarsi del titolo di “DUOMO” .

L’altare Maggiore attuale è opera dello scultore Giacomo Cassetti nel 1746. Nel 1763 vennero aggiunte ai lati del tabernacolo due sculture, a sx Sant’Antonio abate e a dx San Spiridione, e il “resurrexit” sulla sommità del Tabernacolo, opere di Giuseppe Bernardi, detto Torretti di Pagnano (TV) (1694 – 1774).
Le due statue, che sembrano delle sentinelle, hanno di curioso la posizione del pastorale: San Antonio abate (a sx) lo tiene con la destra perché non era vescovo ma solo abate e non poteva benedire, mentre San Spiridione (a dx), compatrono di Rosà, tiene il pastorale con la mano sinistra perché era vescovo e con la destra doveva benedire i fedeli.

Nella sacrestia, un reliquario riporta una chiara scritta “Antonij A.”

 

Fonte:
https://www.bassanodelgrappaedintorni.it/rosa-il-duomo-di-santantonio-abate/

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

CORDENONS (Pn). Parrocchia di Sant’Antonio abate con statua e vetrata dedicate a Sant’Antonio abate.

All’interno della chiesa è collocata una statua lignea ed è installata una vetrata con la figura di Sant’Antonio abate

 

Info:
Via Pasch, 55, 33084 Cordenons PN – Telefono: 0434 932257
https://goo.gl/maps/bR94mgc4byDKEVqq9

CORDOVADO (Pn), fraz. di Saccudello. Chiesa di Sant’Antonio abate e Gottardo

https://goo.gl/maps/NARMEegL5ge2ytEs8

La località di Saccudello è ricordata come villa distinta da Cordovado già nella bolla di Urbano III del 1186. Alle soglie immediate dell’abitato c’era un bosco impenetrabile, frequentato sovente dai lupi: tra il 1633 ed il 1634 le cinque persone sbranate a Cordovado dai lupi furono aggredite tutte nel tratto che da Saccudello portava ai Feletti di Morsano.
La chiesa risale alla fine del ‘600, ha un’aula rettangolare con travi a vista (tre capriate), mentre il presbiterio è quadrato ed è più alto dell’aula, ha il soffitto in calce con motivi a stucco; dietro al coro si trova la sacrestia.
La facciata è liscia e priva di simmetria per la presenza di una sola finestra, posta a sinistra della porta d’ingresso, inquadrata in pietra e in alto si apre un occhio ovale.
Il campanile, posto sull’angolo destro dell’aula, è costituito da una torre a base quadrata con quattro monofore ogivali e corona merlata aggiunta in seguito.
Preziosa la statua di legno policroma di San’Antonio abate, alla maniera di Domenico da Tolmezzo, restaurata da Angelo Pizzolongo al tempo del restauro generale della chiesetta (1985-87).

Nel 1750 l’altare ligneo fu rifatto in pietra dal portogruarese Pietro Balbi, mentre la pala rappresentante Madonna con bambino fra i SS. Antonio abate, Antonio di Padova e Gottardo fu dipinta da Francesco Mestore da S. Marizza di Varmo. Il gonfalone era stato rinnovato nel 1743 e realizzato da Bortolo Serimi (Serini?) da Venezia.

Sant’Antonio abate è raffigurato anche in una pregevole vetrata.

Dal 1665 ha ancora attiva una confraternita, originariamente dedicata anche ai SS. Antonio abate, Antonio di Padova e Gottardo.

 

Info: www.borghibellifvg.it
https://www.parrocchiacordovado.it/s.antonio.html

Bibliografia:
AA.VV. Il Sanvitese, percorsi artistici, storici, naturalistici, Consorzio fra le Pro Loco del Sanvitese, 2005.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENEZIA, municipalità di Favaro Veneto. Antica Chiesa di Sant’Elena e Sant’Antonio abate di Tessera

Il sobborgo veneziano di Tessera si trova sulla terraferma, a ovest dell’abitato di quella che era la vecchia Tessera, anticamente Texaria.
Via Triestina, 141,
https://goo.gl/maps/y8y8fNDgVw8ELsAt7

A Texaria in epoca altomedievale vi era una pieve; nel 1740 c.a., in base ai ruderi scoperti da contadini il parroco di Favaro, Agnoletti, si definì che la chiesa pievana matrice sorgeva sull’odierna via Spigariola. La giurisdizione della Pieve di Tessera ebbe durata fino al secolo XIV e si estendeva su diverse chiese poi scomparse o ricostruite.
Una chiesa intitolata a Sant’Antonio abate, di incerta ubicazione fu probabilmente costruita nel secolo VIII o IX, e viene citata sino al 1350-1400, probabilmente in seguito fu demolita. Nei documenti si trova il toponimo “Riva di Sant’Antonio”.

Vicino al quinto miglio della via Emilia – Altinate (Orlanda) sorgeva la cappella di S. Elena Imperatrice di Torre di Texaria. La prima notizia riguardante la chiesa risale al 1089, quando Bertaldo de Carbonaria donava all’abbazia di Polirone (Mantova) un podere situato nella villa que dicitur Sancte Helene, nonché una parte dei suoi diritti sulla ecclesia Sancte Helene. Analoghe donazioni avvennero nel 1091 da Compagno e Melio, fratelli di Bertaldo, e nel 1095 da un quarto fratello. Nel 1105 i primi monaci si insediarono presso il luogo sacro, mentre nel 1122 il complesso passava definitivamente a Polirone e la chiesa di S. Elena divenne cappella “sine cura” dell’abate di S. Cipriano di Murano.
Sin dal 1130 la chiesa di S. Elena fu affidata ai Benedettini che nei pressi costruirono un convento che, nei quaderni delle decime degli anni 1297-1330, viene citato come sede di uno degli ospitali dell’Arcipretato di Mestre, per il ricovero di viandanti e pellegrini. Divenuto priorato, dalla fine del Duecento iniziò a decadere. Fu il Doge Pietro Gradenigo a decidere di restaurarla, nel 1300 circa, come da un sigillo ritrovato nella chiesetta.
Nel 1507, l’abate Giovanni Trevisan aveva ricevuto l’incarico di restaurare la chiesa ed il monastero di S. Elena di Tessera. Vi riuscì, con l’aiuto dei frati di San Cipriano di Murano e portò nella chiesa la pala di S. Antonio, che forse proveniva dall’omonima chiesa distrutta. Una lapide sulla porta d’entrata principale riporta la scritta in latino che ricorda il fatto: “Ferma il passo (o pellegrino), fui distrutta – ora risorgo per sempre – L’abate Giovanni Trevisan fa ora questo dono – Mi chiamo Elena (chiesa) come prima –Sono soggetta al (convento) di S. Cipriano, che l’ingegnosa gente di Murano venera.“
Si succedettero nel monastero  gli abati Vittore Trevisan, poi il nipote Giovanni e un altro pro-nipote, e infine avvenne la soppressione decretata nel 1588 da Papa Sisto V. I beni monastici di Terzo e Tessera d’allora furono associati alla mensa patriarcale di Venezia.

In una relazione della Curia del 1925 è detto che: “nel 1864, dal Demanio dello Stato il 28 maggio 1868 furono avocati i beni della Mensa di Venezia e, fra gli altri, i mappali n. 244 e 245 di Tessera di Favaro, attigui alla Chiesa di S. Elena e Antonio, che esso vendeva all’Asta ed erano il 6 luglio 1869 aggiudicati a Giacomo Checchin detto Badin fu Pasquale di Mestre, già fittavolo del Patriarcato” … “Nel Catasto 1899 S. Elena è segnata come Oratorio, di p.c. 18, con la lettera B del Comune di Favaro, sezione Terzo e col titolo di S. Antonio di Tessera”.

La chiesa è tuttora di proprietà privata.

Non è chiaro quando avvenne la doppia intitolazione; il culto di sant’Antonio abate era vivo nella popolazione tanto che, quando il 1 gennaio 1954 l’allora patriarca Angelo Roncalli concesse a Tessera di essere parrocchia autonoma da Favaro, i festeggiamenti avvennero il 17 gennaio festa del Santo. La nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta fu edificata tra il 1960 e il 1963.

LA TORRE
La torre cilindrica fu eretta dalla Repubblica Veneta forse tra il IX e XI secolo come vedetta contro i pirati. Su schema romanico-bizantino, simile alle torri di avvistamento di Ravenna, Pomposa e Caorle, e deve la sua conservazione al monastero benedettino che venne istituito già nel 1139, quando il vescovo di Treviso Gregorio Giustiniani consacrò chiesa e abbazia al nome di Sant’Elena, affidandone la cura all’Abate di  Polirone e la torre ne divenne il campanile.

La torre è alta 24 metri con una circonferenza alla base di 14 m presenta un basamento in conci di trachite su cui si eleva la muratura in “Altinelle” (laterizi largamente impiegati nel territorio di Venezia provenienti dalla demolizione della città romana di Altino, oggi nel comune di Quarto d’Altino VE, a circa tre miglia dall’antico abitato di Texaria), e si assottiglia verso la sommità dove si aprono le finestrelle della cella campanaria. All’interno si trovano due piccole campane bronzee una delle quali reca incisa la data di fusione: 1509.

Bibliografia:
Tessera: Storia della chiesetta di S. Elena e dell’Antica Torre, dintorni e contesto storico – cronologico. Un patrimonio da conservare, Commenti e sintesi di Paolo G. Vivian, In proprio 2010.  Reperibile in: http://betta-enrico.fiorentin.com/TESSERAstoriacoomentatadaPaolovivian.pdf

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Tessera
https://www.terraantica.org/?p=3293