CONFEDERAZIONE ELVETICA – MENDRISIO, località Meride – Monte S. Giorgio. Cappella di Sant’Antonio abate

Sul Monte San Giorgio
https://maps.app.goo.gl/Epo1ooibceCihfks7

 

Una prima Cappella, eretta nel Quattrocento, viene menzionata già nei primi documenti della Vicinia in Archivio (dal 1548) centro di devozione e festa popolare del mese di gennaio.
Significativa la posizione geografica della Cappella a Següree, dove si coltivava la segale che, se infettata da un fungo provocava l’ergotismo, la malattia detta “fuoco di sant’Antonio”.

Fu rimessa a nuovo nel 1850 con nuovo affresco del pittore Antonio Rinaldi da Tremona (committenza Famiglia Della Casa). Esposta a intemperie, il piccolo recinto sacro ebbe bisogno di un nuovo restauro nel 1933.

L’attuale affresco è opera del 1934 del pittore Clemente Nesurini da Gnosca e raffigura la “Vergine con il Bambino, san Francesco d’Assisi e sant’Antonio abate”, a destra con barba bianca, appoggiato a un lungo bastone a tau.

 

Link:
https://museoartesacrameride.ch/cappelle/

POLCENIGO (Pn). La chiesa di San Giacomo Apostolo, con immagine di sant’Antonio abate.

La prima citazione di una chiesa a Polcenigo, a cui era annesso un convento, risale al 1262 ed è contenuta nel testamento di Guecello II di Prata, mentre una seconda menzione è datata 1295 e si ritrova in un atto di donazione.
L’attuale parrocchiale di Polcenigo era anticamente parte dell’annesso convento francescano, il più antico della diocesi concordiese, in quanto nominato per la prima volta nell’agosto 1262. Il convento è stato fondato sul colle del castello di Polcenigo sicuramente grazie all’appoggio, se non addirittura per volontà diretta, dei giusdicenti locali, i di Polcenigo, dal Trecento anche “conti”.
Orientato ad est, il tempio si presenta con una faccia austera, alta e stretta, contrassegnata da una finestra rettangolare e da un frontone a timpano. L’antico ampio rosone, ora otturato, è stato posto in evidenza da recenti restauri, così come si è resa visibile l’altezza originaria dell’edificio, più basso dell’attuale di oltre due metri.
Il portale d’ingresso (fine ‘400 o inizi ‘500) è decorato a metà degli stipiti da due tondi a bassorilievo in pietra con il leone di San Marco e con l’effigie di san Giacomo reggente il modellino della chiesa, mentre sopra il portale è collocato il tipico stemma francescano (due braccia incrociate, una nuda e l’altra avvolta nel saio).
L’interno è costituito da un’unica navata slanciata, caratterizzata da nicchie laterali affiancate da semicolonne e da un presbiterio sopraelevato: armonioso complesso di orientamento ormai neoclassico, realizzato intorno alla metà del Settecento.

L’opera forse più interessante della chiesa è un affresco trecentesco raffigurante la Madonna col Bambino o Madonna allattane, collocato sul lato destro dell’arco trionfale. L’opera è stata attribuita ad un seguace o aiuto del pittore emiliano Vitale da Bologna, attivo in Friuli a metà del Trecento.
L’affresco, popolarmente detto Madonna del latte a motivo dell’iconografia, è stato staccato nel 1963 da un capitello posto al bivio fra via Gorgazzo e via Col Belit, dove era stato a sua volta trasportato, alla fine dell’Ottocento o ai primissimi del Novecento, dalla chiesa della Madonna della Salute (già Ognissanti).
La Madonna era stata dunque originariamente affrescata per Ognissanti ed è perciò databile post 1371, anno di costruzione della chiesa: circostanza che mette fuori gioco l’attribuzione a Vitale da Bologna, deceduto tra il 1359 e il 1361.

Sul lato sinistro dell’arco trionfale si rinviene un altro affresco ancora nella sua primitiva collocazione (forse a corredo di un antico altare), databile alla fine del Trecento o alla prima metà del Quattrocento e rappresentante San Giovanni evangelista e un Sant’Antonio abate, con il tradizionale maialino scuro e cintato (di un terzo santo, tagliato da modificazioni della parete, non s’intravvede altro che un lembo di veste). Anche per quest’opera si sono volute cogliere reminiscenze vitalesche, oltre che rapporti con attività di Tomaso da Modena.

 

Fonte:
https://guidartefvg.it/elenco/le-chiese-di-polcenigo/

Vedi anche: Le chiese di Polcenigo, San Giacomo, di Stefania Miotto e Alessandro Fadelli

Vedi anche: Madonna dell’Umiltà, Enrica Cozzi, in Splendori del Gotico nel Patriarcato di Aquileia, a cura di Maurizio Buora, Udine 2009, pag. 162.

VALLADA AGORDINA (BL). Chiesa di San Simon con varie immagini di s. Antonio abate

L’aula della chiesa di San Simon, di antichissima origine, è interamente decorata da un ciclo di affreschi del 1549, opera di Paris Paschalinus Bordón, o anche Pàris Bordone (Treviso, 1500 – Venezia, 1571), che illustrano i santi Simone e Pietro, Barbara; il Padre Eterno, la Natività, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti. Gli affreschi furono restaurati nel 1954.

In controfacciata, a destra della porta, la figura, incompleta, di Sant’Antonio abate, rappresentato con il torso parzialmente ruotato e con il capo rivolto all’indietro, con una folta barba canuta. Il Santo indossa una tunica ambrata che è in parte coperta da un ampio mantello viola. Con la mano sinistra probabilmente reggeva un bastone o una croce a “tau”. Il piede sinistro è rivolto verso l’osservatore; in secondo piano appare la testa di un maiale.


La chiesa conserva sull’altar maggiore un Flügelaltar in stile tardogotico, è il risultato della armoniosa e qualificata collaborazione di più artisti. G. Parusini ha attribuito la progettazione generale ad Andrè Haller da Bressanone e ha identificato tra gli autori anche il “Maestro di Heiligenblut”. Il Flügelaltar, in legno di abete rosso e di pino cembro dorato e policromato, fu realizzato tra il 1520 e il 1525 è costituito da un Corpus o Scrigno con due battenti incernierati, dall’Auszung, il coronamento, e il Sarg, o Predella, sempre richiudibile per mezzo di due sportelli. Alla base vi è la Natività; al centro la Madonna col Bambino tra i santi Simone e Giuda; sul coronamento Gesù crocifisso tra la Madonna e s. Giovanni.
Sulle portelle laterali sono scolpiti, a destra in alto, s. Antonio abate e sotto s. Caterina d’Alessandria e a destra s. Biagio e s. Giuliana. Nella predella altri Santi intorno alla Madonna col Bambino.
Sant’Antonio ha la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra tiene un libro rosso; un maiale spunta è ai suoi piedi, a sinistra. Vedi particolare nella foto in alto.


Durante le visita pastorale nel 1583, il vescovo Giovanni Battista Velier ordina di “proveder per lialtari che ciascuno di essi habbia un palio novo di qualche honorevolezza”. L. Serafini ha supposto che la pala raffigurante i “Santi Valentino, Antonio e Margherita” eseguita da Francesco Frigimelica il vecchio  (1570 circa – Belluno, dopo il 1649) sia stata la risposta a questa volontà. Il polittico è ora posto nel presbiterio. Al vertice destro dell’immaginario triangolo che congiunge i tre santi, santa Margherita indossa un candido velo e una scura tunica coperta in parte da un ampio manto ocra. Lungo il bordo del manto della Santa si può leggere la scritta frammentaria: “1595 C…P…NTUS…PINXIT…ISCUS FRIGGIMELLICA PICTO”. Questa datazione inserisce la pala di San Simon tra le prime opere eseguite dal pittore nel bellunese. Sant’Antonio abate si sostiene su un bastone con la mano destra mentre regge con la sinistra una lingua di fuoco. San Valentino regge con la mano destra un Vangelo e stringe con la sinistra un ramo di palma simbolo di martirio


La chiesa conserva anche quattro tavole della pala che sorgeva sull’antico altare dedicato a sant’Antonio, realizzate da Matteo Cesa tra il 1480 e il 1485. Le tavole dipinte a tempera grassa sono racchiuse entro una cornice intagliata con motivi quattrocenteschi (in realtà si tratta di un’elegante rifacimento della fine del XIX o XX secolo). Nel primo fornice San Valentino indossa una veste ed un ampio mantello; in mano regge un vangelo aperto e la palma del martirio. A destra sant’Antonio abate con accanto il nero suino che reca nella zampa un campanello, stringe con la mano destra un libro chiuso e con la sinistra un lungo bastone. Nel terzo fornice santa Margherita di Antiochia stringe con la mano sinistra la palma del martirio mentre ai suoi piedi giace il Male domato, rappresentato da un piccolo drago. A destra infine è rappresentato un vecchio frate intento a leggere il libro che regge con entrambe le mani. Dalla foggia e dal colore dell’abito talare potrebbe trattarsi di san Filippo Benizi, celebre monaco dell’Ordine dei Servi di Maria che allora possedevano un convento a Belluno. Il fondo oro e l’essenziale pavimentazione rosacea inseriscono i personaggi in una dimensione atemporale. Gli sguardi, tutti convergenti verso il centro potrebbero essere rivolti a una tavola centrale con la Madonna e il Bambino, oggi perduta.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Affreschi_di_San_Simon#Controfacciata

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Simon

CAVASO DEL TOMBA (TV), frazione Caniezza. Oratorio di Sant’Antonio abate

Via San Pio X / Via S. Antonio, località Paveion
https://maps.app.goo.gl/zZT8JAw5Ct3DVWG89

 

L’attuale oratorio di Sant’Antonio abate fu costruito negli anni ’20 del Settecento in sostituzione di quello con lo stesso titolo distrutto dall’esondazione del torrente denominato “Val dei Damini”, che era posto a sud/est dal presente ad una distanza di circa 400 metr
A metà del XX secolo fu ridimensionata la sacrestia con l’arretramento del muro fronte strada per dare spazio alla realizzazione del marciapiede.
Nel 1987 furono eseguiti interventi di restauro al tetto, all’interno ed all’esterno dell’oratorio, viene sostituito e messo a norma l’impianto elettrico, e vengono restaurati i serramenti e le finiture dell’edificio.
Nel 1997 furono restaurati i muri esterni dell’oratorio.

La facciata è molto sobria, presenta un timpano triangolare con oculo vetrato, la porta d’ingresso principale con stipiti e architrave in pietra bianca sopra la quale è presente una finestra semicircolare e, lateralmente, due finestre quadrate con inferriate.
Sulla copertura, in corrispondenza del lato nord della sacrestia, è posta una campanella azionata mediante fune.
L’oratorio ha pianta rettangolare, sul cui lato nord è ricavato l’altare con arco a tutto sesto e soffitto a botte, mentre sul lato est è stata ricavata la sacrestia a pianta rettangolare. La copertura è a due falde simmetriche con struttura in legno e controsoffitto piano, mentre il manto di copertura è in coppi tradizionali.
L’attuale altare, datato 1630, è composto da dossale in legno intagliato, dipinto e dorato, di dimensioni 267 x 420 x 35 cm. È probabile che l’altare appartenesse all’Oratorio distrutto, considerata la sua ricchezza decorativa, e derivi dalla produzione della produzione della bottega dei Ghirlanduzzi, artisti intagliatori.

 

Il 17 gennaio, in occasione della festività di S. Antonio abate, vengono benedetti gli animali, il pane, il sale e il fuoco domestico.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/69204/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

SPILIMBERGO (PN), fraz. Tauriano. Ancona della Madonna del Buon Consiglio.

A Tauriano, frazione di Spilimbergo (Pn), all’incrocio tra via Basaldella e via Tesis, due strade che già in antichità conducevano ai guadi sui fiumi Meduna e Cellina, si eleva un’ancona dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, detta anche di San Cristoforo o Anconuta, recentemente restaurata.
Il piccolo edificio, risalente al XVI secolo, è costituito da due parti visivamente riconoscibili anche dall’esterno: l’abside cinquecentesca con volta a botte ed il portico antistante aggiunto in epoca successiva. Come altri edifici del genere sparsi nelle località spilimberghesi e collocati sulle antiche vie di traffico, l’ancona era utilizzata come riparo dai viaggiatori e dai pellegrini che lasciarono numerose iscrizioni graffite sull’intonaco interno, alcune risalenti al XVI secolo.
La piccola cappella è particolarmente interessante per i dipinti che ricoprono la superfice interna e, in parte, quella esterna dell’abside. All’esterno, sulla parete sinistra (sud), all’interno di una nicchia rettangolare con una cornice a finto marmo, sono affrescati tre santi, San Nicolò al centro con alla destra San Foca e alla sinistra San Cristoforo, resti di una decorazione più ampia oggi perduta.
All’interno, una cancellata separa il portico dall’abside. Sulla parete destra si trova un’acquasantiera in pietra a parete, sostenuta da una mano scolpita. Vi sono scolpiti la data 1539, l’iscrizione “Aqua Santa” ed uno stemma che si ritrova anche sul semplice altare in muratura con al di sopra una fascia in pietra.
Sulla parete sinistra, a partire dall’esterno sono dipinti i Santi Lorenzo, Antonio abate il cui volto è perduto ma che è riconoscibile per il bastone, la campanella ed il maiale, e Sebastiano. Sulla parete di fondo è raffigurata la Madonna in trono col Bambino, tra San Pietro a sinistra e San Giovanni Battista a destra. Sulla parete di sinistra sono dipinti, a partire dall’esterno, San Rocco, San Gregorio Magno e Santo Stefano. Il soffitto è suddiviso in finti lacunari con rosette ed al centro un’immagine del Padreterno benedicente.

L’opera pittorica è attribuita a Marco Tiussi da Spilimbergo (1500 ca. – 1575 ca.), figlio di Gian Pietro da Spilimbergo, che apprese probabilmente i primi insegnamenti dal padre dopo la cui morte la famiglia si trasferì a Treviso dove, nel 1527 Marco è documentato presso la bottega dal pittore Domenico di Pasqualino. Il pittore ritornò in seguito a Spilimbergo dove la sua attività è documentata dal 1532 al 1573.
In passato l’opera del Tiussi è stata in alcuni casi affiancata o confusa con quella del Pordenone, cosa che ha creato una certa confusione nelle attribuzioni. In realtà il Tiussi fu un modesto interprete della pittura locale rispetto ai più famosi Pordenone e Amalteo, realizzando opere di carattere più popolaresco che talvolta sembrano quasi naïf, e che sono ispirate ai suoi modelli che furono il padre Giampietro e Pietro da S. Vito piuttosto che i citati grandi pittori rinascimentali. Le sue figure sono per lo più statiche, inserite entro ambienti sommariamente delineati, privi di riferimenti al paesaggio e sono noti documenti che citano le proteste di alcuni committenti che riferiscono di sue scarse capacità tecniche.
Vi sono indicazioni che ebbe diversi periodi di difficoltà economica e, forse per compensare i bassi compensi attribuiti ai suoi modesti lavori, la sua attività fu estremamente intensa, tanto che sono molte le sue opere pervenute a noi tanto in ancone e piccole chiese, che sulle facciate di case ed edifici pubblici. Quello che stupisce è che comunque accanto a questi incarichi di scarso valore e prestigio, venne chiamato ad operare anche in contesti più importanti ed in edifici prestigiosi accanto ad artisti ben più famosi e quotati.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe e Goi Paolo Secoli d’arte a Spilimbergo la splendida città del mosaico in Friuli nel Mondo Luglio 1998.
– Bergamini, Giuseppe Arte e artisti del Rinascimento a Spilimbergo In: Spilimbèrc: 61m Congres, 23 di setembar 1984 [Udin]: Societât filologjche furlane, 1984.
– Goi Paolo – Metz, Fabio – Ricerche sulla pittura in Friuli in: Il Noncello, n. 35 (1972).
– Dizionario dei Friulani https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/tiussi-marco/
– Sito Web Tauriano al link http://www.tauriano.com/ancona-di-vivaro.html

Info:
Via Basaldella all’altezza dell’incrocio con via Tesis. 33097 Tauriano di Spilimbergo (PN)
Gli affreschi della cappella sono visibili dal cancelletto che la chiude.

Data ultima verifica: agosto 2023

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.