FIRENZE. Galleria degli Uffizi, tavoletta con s. Antonio abate di F. Lippi, 1452-3

 

Tempera su tavola (57 x 24 cm ognuna) attribuite a Filippo Lippi, databili tra il 1452 e il 1453 circa.
Le quattro tavolette raffigurano: “La Vergine Annunziata e l’Angelo annunziante; Sant’Antonio abate e San Giovanni Battista”,


Non si conosce la provenienza e la destinazione originaria di queste tavolette, che sono agli Uffizi dal 1919. Le dimensioni fanno escludere l’uso come pannelli laterali di una pala d’altare, ma parrebbero piuttosto delle decorazioni per qualche oggetto ecclesiastico.
La qualità non è eccelsa, per cui sono state in passato riferiti alla bottega del Lippi. Sono presenti ridipinture e lo stato di conservazione non è ottimale. Attualmente la critica ritiene si possa trattare di opere autografe del maestro, del periodo del soggiorno a Prato del Lippi.

Sant’Antonio abate, di profilo, indossa saio e cappuccio, regge il mantello con la mano destra e tiene il bastone con la sinistra.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Vergine_annunciata,_Angelo_annunciante,_sant%27Antonio_Abate_e_san_Giovanni_Battista

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, due tavole con s. Antonio abate di G. Bellini

Giovanni Bellini (Venezia, 1430 – Venezia, 1516)

La “Vergine in gloria e santi” è un dipinto a olio su tavola di 350 x 225 cm), databile al 1510-1515 circa. Vedi immagine in alto.
Fu realizzato, probabilmente con l’ausilio della bottega, per la chiesa di Santa Maria degli Angeli a Murano. Dopo essere stata trasferita nella vicina chiesa di San Pietro Martire fu infine destinata alle Gallerie dell’Accademia.

L’iconografia è quella dell’Assunzione della Vergine, raffigurata in giovane età, che sembra ascendere sullo sfondo di un limpido paesaggio di colline e castelli tra angeli.
Al posto dei tradizionali Apostoli delle raffigurazioni dell’Assunzione, qui si trova, però, un gruppo di otto santi in estasi, che fa piuttosto pensare a un’apparizione in gloria di Maria. I Santi sono rappresentati su una specie di terrazza con pavimento a scacchiera, separata dal paesaggio tramite un parapetto e si identificano: Marco, Giovanni evangelista, Luca, Francesco d’Assisi (col saio e le stimmate), Ludovico di Tolosa (il vescovo giovane), Antonio abate, Agostino vescovo e Giovanni Battista.

La figura di sant’Antonio, al centro-destra del dipinto, ha la barba bianca e tiene il bastone.


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Vergine_in_gloria_e_santi


 

Il “Trittico di San Sebastiano” è un dipinto a tempera su tavola, pannello centrale 127 x 48 cm, pannelli laterali 103 x 45 cm, lunetta 59 x 170 cm, databile al 1464-1470 opera di Giovanni Bellini e collaboratori.

Quattro trittici (di San Sebastiano, di San Lorenzo, della Madonna e della Natività), furono realizzati tra il 1464 e il 1470 circa per la chiesa di Santa Maria della Carità a Venezia, che era stata ricostruita a metà del secolo e i cui altari erano stati eretti nel 1460-64.
Le opere furono smontate e ricomposte in epoca napoleonica, poi destinate alle Gallerie dell’Accademia, con attribuzione originaria ai Vivarini.
In alto, nella lunetta, si trova un’Annunciazione con al centro il Padre Eterno benedicente.
I tre scomparti inferiori mostrano a figura intera i santi Giovanni Battista, Sebastiano e Antonio abate.
Sant’Antonio, che indossa saio, mantello e cappuccio scuri, tiene nella mano sinistra il bastone e nella destra la campanella.


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Trittico_di_San_Sebastiano

PIOMBINO DESE (Pd). Chiesa arcipretale di san Biagio vescovo e martire, con immagine di sant’Antonio abate in una pala di altare laterale.

Primo cenno alla regola di Piombino, da annoverarsi tra le pertinenze della pieve di Trebaseleghe, istituita presumibilmente intorno al V-VI secolo, è da considerarsi la bolla di Papa Eugenio III indirizzata al vescovo di Treviso, Bonifacio, in data 3 maggio 1152.
Nel 1222 è istituita in duomo la prebenda della SS. Trinità di Piombino spettante all’Arcidiacono.
Nel 1297, Piombino è cappella, titolata a S. Biagio in data che non si conosce, di Trebaseleghe e “presbiter Desideratus” non paga la decima.
L’attuale edificio risale al periodo fra le due guerre.

Info:
Tel.: 049 9365185
Email: piombino@diocesitv.it
Sito web: www.parrocchiapiombinodese.it

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Trittico degli eremiti” e “Trittico di santa Liberata” con s. Antonio abate, di J. Bosch

Olio su tavola di 86,5 x 60 cm il pannello centrale, 86,5 x 30 ciascun pannello laterale.
Realizzato nel 1493 circa da di Hieronymus Bosch e firmato nel pannello centrale, in basso a destra.

Nella collezione di Domenico Grimani, quindi a Venezia nel 1500, il trittico è menzionato a Palazzo Ducale per la prima volta nel 1771 dallo Zanetti (Della pittura veneziana), in particolare nella Stanza dell’Eccelso Tribunale. Nel 1838 fu requisito dal governo austro-ungarico e portato nella Kaiserliche Galerie di Vienna, dalla quale fu passato al Kunsthistorisches Museumnel 1893; tornò a Venezia nel 1919 con i risarcimenti della prima guerra mondiale.

L’opera fu gravemente danneggiata forse durante un incendio, e la parte centrale fu pesantemente ridipinta, soprattutto nel paesaggio e nel cielo, nonché nella testa di Girolamo. La datazione si basa sulle analisi dendrocronologiche e conferma le ipotesi di Larsen, che lo considerava opera del 1490-1495.

I tre scomparti del trittico sono dedicati ad altrettante figure di anacoreti. Al centro si trova san Girolamo, rappresentato in ginocchio nel deserto in un paesaggio dominato da toni freddi e cupi, con una vegetazione sinistra e inospitale
Lo scomparto di destra mostra sant’Egidio che prega in una grotta dove si trova un rotolo che, secondo la Legenda Aurea, contiene tutti i nomi di coloro che saranno salvati per sua intercessione. In alto si distende un paesaggio luminoso, il più sereno dei tre pannelli, dominato da una rupe aguzza.

Il pannello di sinistra mostra sant’Antonio abate in un paesaggio notturno, con un villaggio in fiamme visibile in controluce, per effetto dei fuochi. Si tratta forse di un’allusione al “fuoco di Sant’Antonio”, o al suo potere di proteggere dagli incendi. Il Santo è rappresentato nei pressi di uno stagno, mentre attinge acqua con una brocca. Intorno a lui presenze demoniache tormentano le sue meditazioni ascetiche, come le due fanciulle svestite visibili oltre un tendaggio appoggiato a un ramo, allusive alle celebri “tentazioni” cui il santo è chiamato a resistere. Altre immagini tipiche di Bosch, come un diavolo-pesce sta versando vino da una brocca e qua e là si trovano altri demoni-grilli in pose grottesche e talora umoristiche: uno legge un messale, uno ha un becco lunghissimo e coda da pavone, uno è composto dalla sola testa di una suora con i piedi, che porta a spasso sulla testa una civetta col suo nido.


Link:

https://www.gallerieaccademia.it/trittico-degli-eremiti
https://it.wikipedia.org/wiki/Trittico_degli_eremiti


Sant’Antonio abate, pannello del “Trittico di santa Liberata
Olio su tavola di 104 x 119 cm. Databile al 1497 circa.
Trittico della martire crocifissa o Trittico di santa Liberata” , in passato ritenuta santa Giulia di Corsica. L’opera è firmata nello scomparto centrale in basso a sinistra “Jheronimus Bosch”.

Il trittico apparteneva alle raccolte di Domenico Grimani e fu lasciato in eredità alla Repubblica; già è citato in fonti manoscritte a Palazzo Ducale venne pubblicato per la prima volta a stampa nel 1771, nel trattato Della pittura veneziana dello Zanetti, come presente nella sala dell’Eccelso Tribunale. Nel 1838 fu requisito e trasportato a Vienna, dove rimase fino al 1919, quando fu restituito a Venezia.
Un incendio ha danneggiato l’opera, rendendone difficile la lettura, tuttavia l’autografia non è mai stata messa in dubbio. Le analisi riflettografiche hanno rivelato due donatori nei pannelli laterali, coperti a sinistra da una torre e a destra da una roccia.

Il pannello di sinistra raffigura s. Antonio abate, identificabile per le campanelle che ha in mano, con un mantello scuro, appoggiato a un parapetto. Sullo sfondo una visione infernale con le figure demoniache tipiche del pittore.

 

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://www.gallerieaccademia.it/trittico-di-santa-liberata#&gid=1&pid=5

USA – SAN DIEGO. Timken Art Gallery, dipinto del “Tormento di s. Antonio abate” di G.G. Savoldo, 1521-5

 

Olio su tavola di 70,53 x 119,38 cm, databile al 1521-1525 circa, di Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548).
Nella collezione del dr. William Dean, England, venduto da Sotheby’s, London, 27 aprile, 1960, lotto 91; acquistato da the Putnam Foundation, 1965.

Il dipinto, destinato originariamente a uno studiolo privato, è un evidente omaggio agli “stregozzi” di Hieronymus Bosch, del quale si conoscevano alcuni esempi a Venezia nelle collezioni del cardinal Grimani. Savoldo in particolare dovette ispirarsi al Trittico degli eremiti, dal quale riprese il motivo del tormento del santo che rifugge pregando verso sinistra, mentre a destra incombono una roccia popolata di demoni e una rappresentazione infernale con un incendio e con un labirinto con tanto di gironi. L’opera è un’importante testimonianza del gusto nell’area veneta nei primi decenni del Cinquecento, aperto agli stimoli più diversi e originali.
Nel dipinto spicca soprattutto il contrasto tra le due metà, quella destra dominata dal placido paesaggio pastorale, quella sinistra, dalla visione notturna e d’incubo. Mentre fugge, il Santo con le mani giunte indica un monastero.


Link:

https://www.timkenmuseum.org/collection/torment-of-st-anthony/#info-1

https://it.wikipedia.org/wiki/Tormento_di_sant%27Antonio_(Savoldo)