GRECIA, isola di Creta. Monastero di Agia Triada, o di Tzagaroli con tavola dipinta e raffigurante sant’Antonio abate.

Il monastero di Agia Triada si trova sull’affascinante penisola di Akrotiri, circa 15 km a nord-est della città di Cania e molto vicino all’aeroporto internazionale di Chania.
Ci vogliono solo pochi minuti per raggiungere il monastero dalla città e ci sono un sacco di altre attrazioni incredibili nella zona, tra cui spiagge mozzafiato.
La distanza dalla capitale di Heraklion è di 150 km e si può certamente noleggiare una macchina per il monastero di Agia Triada Tzagaroli. È circondato da uliveti e vigneti, con alcuni villaggi situati intorno alla superba penisola.

Il monastero, il cui nome greco significa Santa Trinità, fu costruito nel XVII secolo da Geremia e/o Laurentio Zangaroli in sostituzione di una chiesa preesistente. Si trattava di due veneziani che si erano convertiti alla fede ortodossa e fatti monaci.
Il monastero divenne presto di notevole importanza; nel 1821, nel corso della repressione ottomana contro la ribellione dei cretesi, alla quale anche molti monaci presero parte, venne saccheggiato ed incendiato. Secondo alcuni testimoni oculari nella chiesa il calore sprigionato dalle fiamme fu così intenso che i candelieri di bronzo fondevano come cera.
Nei decenni successivi i monaci restaurarono pazientemente la chiesa cercando di riprodurne il più fedelmente possibile lo stato prima dell’incendio.
Oggi la comunità monastica è tuttora attiva ed è un punto di riferimento per molti fedeli cretesi.

La chiesa ha pianta cruciforme con tre cupole ed è costruita in stile bizantino. La chiesa principale è fiancheggiata da due cappelle minori, ognuna delle quali sovrastata da una cupola. La chiesa principale invece è dedicata alla Santa Trinità ed ha un nartece nella parte anteriore.
La facciata è ornata da due grandi colonne doriche e una più piccola colonna corinzia su ogni lato ed è sovrastata da un’iscrizione in greco che data 1631; il campanile risale invece al 1864.
Il cortile è circondato dagli edifici che ospitano le celle dei monaci e contiene una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, un frantoio, alcuni pozzi ed i locali destinati alla conservazione dei prodotti agricoli come una grande cantina per il vino.
Il monastero dispone di una biblioteca che custodisce vari libri rari, e di un museo dove è esposta una collezione di icone una raccolta di antichi codici.

Segnalazione e immagini: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

SALUDECIO (RN). Museo di Saludecio e del beato Amato, tela con s. Antonio abate del Centino, 1660

Il Museo, ordinato in alcuni ambienti annessi alla parrocchiale di San Biagio e inaugurato nel 2001, è caratterizzato da notevoli suppellettili sacre, argenterie, intagli, ebanisterie, arredi liturgici e tessuti, dipinti, elementi decorativi provenienti da altri luoghi di culto del territorio di Saludecio. Numerosi sono gli oggetti che si legano al culto del beato Amato Ronconi, patrono e protettore di Saludecio, il cui corpo si venera all’interno della chiesa stessa.

Il Museo conserva anche un dipinto raffigurante “Santi Antonio abate e Antonio di Padova in adorazione del Gesù Bambino” opera del 1660 di Giovan Francesco Nagli detto “il Centino” (XVII secolo) pittore documentato a Rimini tra il 1638 e il 1675.

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santi_Antonio_Abate_e_Antonio_da_Padova_in_adorazione_del_Gesù_Bambino

https://www.beniculturali.it/luogo/museo-di-saludecio-e-del-beato-amato

http://www.ilponte.com/il-museo-del-beato-amato-a-saludecio/

TREVISO. Musei Civici – Museo Santa Caterina, dipinto con s. Antonio abate di P. Bordon e affresco staccato del Pordenone

Il dipinto, olio su tela, 202 x 120.5 cm, raffigura “Sant’Antonio abate tra san Vincenzo Ferrer e san Biagio”, realizzato a metà del XVI secolo da Paris Paschalinus Bordón, o anche Pàris Bordone (Treviso, 1500 – Venezia, 1571), pittore della Repubblica di Venezia del Rinascimento, che lavorò anche insieme a Tiziano, pur caratterizzandosi per una impostazione più marcatamente manierista e un vigore che lasciava trasparire la sua formazione provinciale.
Il dipinto proviene dal convento di S. Maria della Celestia a Venezia. Vedi foto in alto.
Sant’Antonio è rappresentato in trono, in abiti vescovili e bastone pastorale e non ha gli attributi tipici.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Paris_Bordon


 

Affresco staccato di 301 × 173 cm, raffigurante sant’Antonio abate, realizzato da Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto ‘Pordenone’ (Pordenone,1483/1484 – Ferrara, 1539).
L’affresco fu scoperto nel 1937 nella chiesetta di Sant’Antonio abate annessa a un piccolo ospizio per pellegrini in località San Giuseppe a Treviso. L’affresco fu staccato nello stesso anno perché la chiesa doveva essere demolita per costruire un cavalcavia ferroviario.
Il Santo è posto entro una nicchia centinata, veste saio marrone e mantello bruno, ai suoi piedi spunta il muso di un maiale nero e, a destra vi è una fiamma; si appoggia a un bastone a tau cui è appesa una campanella.

Link:

https://www.facebook.com/watch/?v=657061128186089

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/36543/Sacchis%20Giovanni%20Antonio%20de%27%2C%20Sant%27Antonio%20Abate

 

I Musei Civici trevigiani hanno tre sedi, il Museo Santa Caterina è sito nel complesso conventuale che fu dei Servi di Maria, di origine trecentesca.

GRAN BRETAGNA – GLASGOW. Kelvingrove Art Gallery and Museum, dipinto con s. Antonio abate di P. Bordon

Olio su tavola di 61 × 82,9 cm raffigurante “Madonna con il Bambino, i santi Girolamo e Antonio abate e un devoto”, realizzato nel 1525 circa da Paris Paschalinus Bordón, o anche Pàris Bordone (Treviso, 1500 – Venezia, 1571).
Sant’Antonio è dipinto a sinistra tra s. Girolamo e il devoto/committente cui tiene la mano destra sulla spalla. Il Santo ha la barba bianca, il saio marrone e il bastone.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://artuk.org/visit/venues/kelvingrove-art-gallery-and-museum-3305

VENEZIA. Palazzo della ex-schola de Sant’Antonio abate dei luganegheri, con statua di sant’Antonio abate.

La Scuola dei Luganegheri è un’architettura di Venezia, ubicata nel sestiere di Dorsoduro ed affacciata sul Canale della Giudecca.
La struttura risale al XVII secolo; fu acquisita dalla confraternita dei Luganegheri (salumai), fondata nel 1497 ed avente sede liturgica a San Salvador.
Nel 1681, la schola de luganegheri fece di questo palazzo la loro nuova sede, che fino ad allora era stata in una piccola scuola a Rialto, e ne curò il restauro.
Dopo la soppressione della schola, in seguito agli editti napoleonici del 1806, l’edificio venne inizialmente adibito a deposito, quindi a luogo per rappresentazioni teatrali e verso la fine dell’800, come magazzino di pellami. Ad oggi vi risiedono attività commerciali.
Si tratta di un edificio a due piani, caratterizzato al piano terra da quattro ingressi rettangolari sovrastati da monofore quadrangolari; il tutto è fortemente rimaneggiato ed oggi gli ingressi sono funzionali all’attività ristorativa di cui sono sede gli ambienti interni del pian terreno, un tempo adibito a ospitare gli animali da macellare.
Di maggior rilievo gli elementi che compongono la facciata al primo piano: due grandi monofore a tutto sesto con mascherone in chiave di volta poste alle estremità, tra le quali, incorniciata da due lapidi, si trova un’ampia nicchia, disegnata su modello delle monofore, contenente la statua di Sant’Antonio abate, protettore della confraternita.

Ai lati della statua, su altrettante grandi lapide sono incise due iscrizioni, da una parte:
SCUOLA DELL’ARTE
DEI LUGANEGHERI COMPRATA
CON IL DINARO DI
DETTA ARTE L’ANNO
MDCLXXXI
e poi dall’altra parte:
RISTAURATA A MIGLIOR
COMODO DE’ CONFRATELLI
DI DETTA ARTE NELL’ANNO
MDCLXXX