FRANCIA – AIX-EN-PROVENCE. Cattedrale, “trittico del roveto ardente” con immagine di s. Antonio abate di N. Froment, 1475-6

L’opera fu dipinta su una tela di lino ricoperta da una preparazione a gesso e incollata su assi di pioppo; misura in totale 305 x 410 cm.
Realizzato circa nel 1475-1476 da Nicolas Froment (Uzès, Francia, 1435 – Avignone, 1486)

Il grande trittico ad ante mobili fu commissionato nel 1476 dal re Renato d’Angiò (1409-1480) per la sua cappella funeraria nella chiesa dei Grands-Carmes ad Aix-en-Provence. Durante la Rivoluzione fu trasportato nel deposito degli Andrettes e dei Bénédictines, quindi installato, in virtù di una decisione prefettizia, nella grande navata della cattedrale di Saint-Sauveur (San Salvatore) il 21 settembre 1803.
Dopo un restauro fu reinstallato nella cappella Saint-Lazare della cattedrale alla fine di gennaio 2011.

Un trompe-l’oeil in grisaille sui pannelli (trittico chiuso) mostra l‘Annunciazione.

Aperto, il pannello di sinistra raffigura il re Renato con i suoi stemmi (Ungheria, Sicilia, Angiò e Aragona), inginocchiato, indossa l’abito dei canonici dell’Abbazia di San Vittore a Marsiglia. Intorno a lui sono i suoi santi patroni Maria Maddalena, Antonio abate, Maurizio.
Sul pannello di destra c’è sua moglie Jeanne de Laval inginocchiata davanti al libro di preghiere e circondata dai santi Giovanni Evangelista, Caterina d’Alessandria e Nicola di Myra/da Bari.
Il pannello centrale presenta la Madonna col Bambino sul roveto ardente dal Libro dell’Esodo con Mosè in primo piano a destra che guarda la visione. La città sullo sfondo a destra evoca Avignone, mentre il castello sulla sinistra può essere il castello di Saumur. La scena è ricca di simboli (le pecore, la vegetazione, i gesti, lo specchio, i vestiti, il sol levante, il fiume, le bestie e i colori, insieme alla roccia da cui spuntano dodici rami di fico. Il medaglione sul petto dell’angelo mostra Adamo ed Eva.

 

La figura di sant’Antonio abate  è in secondo piano, quindi visibile solo nella parte superiore, presenta barba bianca e saio con cappuccio. Il Santo tiene con la mano sinistra un bastone con terminazione a “L”, con la destra compie un gesto di protezione verso il Re.

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Trittico_del_roveto_ardente

https://www.cineclubdecaen.com/peinture/peintres/froment/triptyquedubuissonardent.htm

GRAN BRETAGNA – LONDRA. National Gallery, “Tramonto” con s. Antonio abate (?) di Giorgione

Olio su tela di 73,3 x 91,5 cm, databile al 1505-1508 circa

Opera di Giorgione, pseudonimo di Giorgio da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 circa – Venezia, 1510).

L’opera, che è nel museo londinese dal 1961, mostra un ampio paesaggio in cui sono inserite alcune piccole figure. Si tratta di san Giorgio su un cavallo impennato, che uccide il drago; di san Rocco e del suo assistente Gottardo, che si prende cura dell’ulcera sulla coscia del Santo. La presenza del santo protettore delle pestilenze (Rocco), farebbe pensare a un dipinto eseguito come ringraziamento per la fine della peste del 1504 in Veneto.

All’estrema destra si intravede poi sant’Antonio abate (?) in una caverna. La parte destra è comunque in larga parte dovuta ad un restauro della metà del XX secolo; agli anni trenta risale anche il poetico titolo con cui l’opera è conosciuta.
Solo le due figure in primo piano sono autentiche, san Rocco e san Gottardo; come sembra esserlo anche la sinistra creatura dal becco che emerge dall’acqua in primo piano a destra, sebbene il suo significato non sia chiaro.
Dopo la sua riscoperta negli anni ’30 del XX secolo, il dipinto ha subito diverse fasi di restauro. San Giorgio e il drago furono aggiunti per coprire una vasta area di danni, così come il mostro nel lago, e l'”eremita” nella grotta sulla destra fu ampiamente ridipinto. Tuttavia, il paesaggio lontano con la sua dissoluzione atmosferica della luce è la prova del lavoro di Giorgione.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Tramonto_(Giorgione)

https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/giorgione-il-tramonto-the-sunset

BERGAMO. Chiesa di Sant’Alessandro della croce, quadro con s. Antonio abate o Tentazioni, di E. Salmeggia, 1605

Sulla parete di sinistra del transetto sinistro della chiesa è posto un olio su tela di 350 x 225 cm, noto come “Sant’Antonio abate scaccia il demonio o Tentazioni di sant’Antonio abate”.

Il dipinto presenta nella parte inferiore destra un cartiglio con data e firma dell’artista: «AENEAS/SALMETIA/ MDCV» : Enea Salmeggia, 1605.
L’artista, Enea Salmeggia, detto il Talpino o Salmezza (Nembro BG, 1565-1570 – Bergamo, 1626), fu un pittore del tardo rinascimento.

Il Santo è dipinto in maniera insolita, come un giovane dalla fluente barba scura che indossa gli abiti monastici. Solo la fiamme posta ai suoi piedi è un suo consueto attributo.
Sant’Antonio è posto nella parte sinistra della tela con il libro delle scritture stretto sul lato sinistro mentre con la mano destra con le tre dita alzate, pare minacciare il diavolo che si trova sul lato opposto, anche con il piede e con l’avanzare del corpo mostra di voler scacciare il demone, raffigurato come un uomo di modesta statura, con la capigliatura ricciuta dove si nascondono due piccole corna, che indossa un drappo rosso e pare fuggire dal Santo.
La parte centrale della tela raffigura un teschio, la croce e una clessidra, oggetti di meditazione dei santi eremiti e simboli della morte per mezzo del martirio e il tempo che passa.

 

La chiesa di S. Alessandro della Croce, risalente forse al X secolo e più volte riedificata, è a Bergamo in Via Pignolo

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Antonio_abate_scaccia_il_demonio

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5638786/Talpino+%281605%29%2C+Tentazioni+di+Sant%27Antonio+Abate#action=ricerca/risultati&locale=it&view=griglia&pagina=2&liberadescr=enea+salmeggia&liberaluogo=&ambito=XD&dominio=&highlight=Salmeggia&highlight=Enea

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Alessandro_della_Croce

NEMBRO (BG). Chiesa di San Sebastiano con polittico di A. Marinoni, XVI secolo e affreschi del XV raffiguranti s. Antonio abate

Sopra l’altare maggiore, in marmo nero con inserti policromi, dentro una cornice di stucco di epoca barocca è posto il “Polittico di San Sebastiano”, un olio su tavola databile tra il terzo e il quarto decennio del XVI secolo. Solo nel 1979 l’opera fu attribuita al bergamasco Antonio Marinoni con la collaborazione, non certa, del fratello Bernardino o del figlio Ambrogio. Appartenevano ad una famiglia di pittori di Desenzano di Albino, attiva dagli ultimi anni del ‘400 alla metà del ‘500.

Il dipinto è organizzato su due registi, il più alto raffigura, da sinistra, S. Giovanni Battista, S. Maria Maddalena; la Madonna del latte col Bambino ed Angeli al centro, S. Caterina d’Alessandria e S. Bartolomeo. Il registro inferiore presenta a sinistra, S. Martino Vescovo, S. Rocco; al centro S. Sebastiano; a destra S. Cristoforo e S. Antonio abate.

Nella predella sono raffigurati Cristo benedicente fra Apostoli e Santi.

Sant’Antonio è raffigurato mentre legge un libro che regge con la mano destra; la sinistra tiene un bastone.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_San_Sebastiano_(Marinoni)


La chiesa, edificata nel XIV secolo e sicuramente esistente nel 1408, conserva AFFRESCHI di fine Trecento che si dispiegano sulle pareti a destra e a sinistra dell’ingresso. Le immagini votive dei Santi li mostrano con serena staticità nelle loro ricche ed eleganti vesti mentre reggono i loro attributi. Sulla parete a destra, in alto, sono raffigurati S. Francesco, un Santo Vescovo, una Madonna col Bambino, S. Cristoforo, S. Margherita, Incoronazione della Vergine e S. Stefano. Sotto S. Cristoforo che sprofonda le grandi gambe nell’acqua dove nuotano pesci e un polpo, seguono una tenera Madonna col Bambino e un’Adorazione dei Magi dove un re elegantissimo, quasi un ritratto (forse un donatore?), rende omaggio al Bambino, mentre S. Giuseppe dorme e una donna lava. Più in basso si vedono una Madonna col Bambino, frammenti di Cristo in Pietà dove è ben visibile una spada e alcuni Santi. Segue un’Orazione nell’orto che presenta Gesù insolitamente senza barba e delicati trifogli dipinti vicino al calice.

Sulla parte sinistra sono affrescati S. Antonio abate, un Evangelista, un S. Sebastiano (?) vestito, con calzature dalle punte allungate e un nastrino a cingere i lunghi capelli biondi.

Seguono l’Annunciata che regge un libro, S. Maddalena, una Madonna del Latte, un S. Alessandro che regge un vessillo e un altro  S. Antonio abate.  Vedi immagine sotto. I due sant’Antonio sono rappresentati nell’iconografia tradizionale.

La parete più interessante è quella dove in origine doveva trovarsi l’altare. Nonostante sia notevolmente danneggiata dall’apertura del portale d’ingresso e dalla finestra, sono ancora visibili brani della Passione di Cristo suddivisa in riquadri delimitati da scritte di cui sono leggibili solo alcune parole. Sono pitture diverse da quante finora ritrovate a Nembro, i soggetti sono resi con freschezza sia nei movimenti che nei colori e sono databili ai primi anni del ‘400. I vari episodi sono dipinti nella parte alta: Giuda che conta i soldi, il Bacio di Giuda e il taglio dell’orecchio, Gesù davanti a Caifa, Flagellazione, Gesù davanti a Ponzio Pilato. Più in basso scopriamo l’Incoronazione di spine, Gesù che incontra le Pie donne lungo la salita al Golgota e frammenti della Crocifissione che doveva occupare la parte centrale. A seguire Gesù deposto nel sepolcro e nell’ultimo riquadro l’Angelo che annuncia alle Pie donne che Gesù è risorto. Sulla stessa parete possiamo poi vedere Madonna col Bambino, una Crocifissione, Orazione nell’orto, S. Onofrio e un Santo Vescovo.

 

Link:
https://www.comune.nembro.bg.it/citta/chiese/chiese-00001/san-sebastiano/

https://www.itinerari.bergamo.it/chiesa-di-san-sebastiano-nembro/

BIANZE’ (Vc). Chiesa parrocchiale, Pietà e i santi Antonio abate e Lucia.

Secondo trittico defendetesco, ora nella sacrestia della parrocchiale, proveniente dalla Confraternita della Misericordia, attribuito alla bottega di Defendente Ferrari e risalente al 1510 c.

Bibliografia:
– Cinzia Lacchia, Massimiliano Caldera, Il polittico di Bianzè, Scalpendi Editore, Vercelli 2015, pp. 28-29.