PONZANO VENETO (Tv), fraz. Merlengo. Chiesa di San Bartolomeo apostolo, con immagine di Sant’Antonio abate.

All’interno, sull’altare del Crocefisso, un dipinto rappresentante appunto la Crocifissione con ai piedi della croce un’immagine di Sant’Antonio abate ed altri santi.


Info:

Piazza Chiesa Merlengo, 15, 31050 Ponzano TV
Telefono: 0422 442244

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

POSITANO (Sa). Sant’Antonio abate su mattonelle, proprietà privata.

Pannello ceramico di 6 mattonelle (fig. 1) (h. cm. 60 – largh. cm. 40) rappresentante Sant’Antonio abate, realizzato da Gunther Studemann.
La iconografia del santo eremata resa da Studemann non si discosta dalla tradizione, con gli attributi codificati del tau sul mantello, il porcellino, il libro sovrastato da una fiamma (a simboleggiare il fuoco), il campanello che non è però sospeso ad un bastone, ma attaccato ad una croce. Colpisce anche il collare – dai vaghi uniformemente ovali con relativa pietra incastonata – dal quale pende una croce, che ricorda un’altra targa votiva lungo una scaletta interna della frazione Benincasa di Vietri sul Mare, dove il santo eremita presenta pari dignità e un collare desinente però al centro con un ciondolo.
Sant’Antonio abate, nato a Coma, attuale Qeman-al-Arons, nell’Alto Egitto nel 251, morì secondo la tradizione a 105 anni, nel 356, il 17 gennaio. giorno in cui nelle campagne del salernitano vengono accesi grandi foconi e si benedicono gli animali essendo il santo, tra l’altro, anche protettore del bestiame.
A Vietri sul Mare, il fuoco, che pure era simbolo della protezione di Sant’Antonio abate contro l’herpes chiamato infatti popolarmente “fuoco di Sant’Antonio”, assume un significato precipuamente legato all’attività di lavorazione dell’argilla.
Il Santo divenne così il nume che protegge il forno dove cuociono le ceramiche. “La fornace si accendeva quasi sempre il venerdì sera – mettendo una candela davanti alla mattonella sulla quale era dipinto Sant’Antonio, il padrone del fuoco” ricorda Irene Kowaliska.
La posizione di questo pannello in cucina, sopra i fornelli, indica perfetta conoscenza degli attributi del santo; in tal senso altre targhe votive con tale soggetto sono state rinvenute nelle “faenzere”, le fabbriche ceramiche vietresi. Nel Museo di Raito esistono due targhe votive, rispettivamente del 1772 (fig. 2) e del 1839 (fig. 3), che lo raffigurano e un’altra è in via Sciali a Vietri, di qualità inferiore rispetto a quella citata nella frazione Benincasa.
Sant’Antonio abate è ancora raffigurato a Positano su una mattonella murata in via degli Oleandri (vedi: https://www.santantonioabate.afom.it/positano-sa-via-degli-oleandri-santantonio-abate-su-mattonella/) e sicuramente Studemann la vide, essendone giunto dalla Germania nel 1924 e avendo lì esercitato inizialmente la sua attività di pittore.
Il pannello fu prodotto dalla fabbrica di Studemann “Fontana Limite” a Vietri sul Mare, come attesta la sottostante scritta in lettere maiuscole, probabilmente fra il 1926 e il 1928 considerato che il 1928 è l’ultimo anno di soggiorno italiano di Studemann e che è presente il graphos del pesciolino, che sostituisce la casa con cupola del graphos iniziale, accompagnato sempre dalle lettere ST.

in: Matilde Romito, Recupero di un patrimonio minore – Mattonelle e pannelli ceramici devozionali nel Salernitano, Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, pp. 34 – 37.

POSITANO (Sa). Via degli oleandri, Sant’Antonio abate su mattonella.

Mattonella quadrata (lato cm. 20) raffigurante Sant’Antonio abate, chiamato Sant’Antonio il Grande per la veneranda età in cui morì (105 anni), rispetto ai 36 anni di Sant’Antonio di Padova.
Il santo, aureolato, è rappresentato a mezzo busto: spicca la mancanza del maialino, mentre grande risalto è dato al libro sotto il braccio sinistro, quel “libro della natura” che – raccontano le sue biografie – fu l’unico che il santo sentì il bisogno di leggere nei suoi eremitaggi. Ad un filosofo che gli chiedeva come potesse privarsi della consolazione dei libri, vivendo nel deserto, Sant’Antonio abate rispose: “Il mio libro, o filosofo, è la natura delle cose create, e ogni volta che voglio leggere le parole di Dio, il libro è davanti a me”.
Il suo abito è preciso riferimento alla tenuta dei Fratelli Ospedalieri di Sant’Antonio, movimento che vide la fondazione di numerosissimi ospedali im concomitanza con il dilagare delle epidemie; gli ospedalieri infatti indossavano mantelli neri con una croce a forma di tau, suonavano campanelli per annunciare le loro missioni in cerca di elemosine e allevavano maiali. Canonici anche il bastone a forma di stampella con il campanello e il fuoco.
Colpisce la efficace resa fisionomica del volto del santo, dalle sopracciglia alle pieghe della fronte che ritroviamo, accentuate, nel pannello di eguale soggetto di Gunther Studemann che, vivendo a Positano, proprio di questa mattonella dovette prendere spunto per la sua realizzazione.
Cronologicamente la mattonella sembra potersi collocare tra il Settecento e l’Ottocento, con quel riquadro perimetrale in bruno che caratterizza gli esemplari di quest’epoca.
Grande interesse riveste la presenza di una mattonella simile in collezione privata a Grottaglie, a seguito dell’acquisto da un antiquario napoletano a Trani.
Fine XVIII – inizi XIX secolo.

in: Matilde Romito, Recupero di un patrimonio minore – Mattonelle e pannelli ceramici devozionali nel Salernitano, Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, pp. 10-11.

CANZO (Co). Basilica Prepositurale di Santo Stefano Protomartire.

L’edificazione della Basilica, detta anche Gésa granda, ebbe inizio nel 1728 sul luogo di una precedente costruzione, attestata dal 1398 in un documento testimoniante l’autonomia della parrocchia, dedicata allo stesso santo e già dotata nel 1574, durante la visita pastorale di san Carlo, dei cinque altari attuali.
All’interno, ad una navata, vi sono quattro altari minori: entrando, a destra quello del Crocifisso e a sinistra quello con la statua di san Bernardo, e in fondo, a destra quello con la statua di sant’Antonio abate, dal purcèll, e a sinistra quello con la statua della Madonna del Rosario.
Le tre magnifiche statue marmoree settecentesche sono opera di Elia Vincenzo Buzzi (1708 – 1780 ca), noto come autore delle due grandi statue dei transetti del duomo di Milano (Madonna dell’Albero e San Giovanni Buono); il crocifisso ligneo era già presente all’epoca della visita di san Carlo.
La statua di Sant’Antonio abate è una scultura in marmo bianco (ca. 1700 – 1749).

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

 

 

SEQUALS (PN). Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, con immagine di Sant’Antonio abate.

La Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo, posta in zona elevata, domina il Paese di Sequals e la sottostante piana. All’attuale edificio si accede attraverso una maestosa gradinata in pietra di 83 gradini. All’interno esso conserva opere risalenti al XVI secolo di Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca. – dopo il 1531), numerose pale ed opere in mosaico di epoca diversa.
La tradizione vuole che sul colle dove ora sorge la chiesa sorgesse una struttura fortificata. Della struttura difensiva rimane un’antica torre, in conci di pietra squadrati e non, trasformata in campanile nel XVII secolo e tracce dell’antica cortina sono ancora visibili nell’area (vedi https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/sequals-pn-centa/).
Si hanno notizie certe di un piccolo edificio sacro esistente prima del 1449, anno in cui la comunità fu eretta in parrocchia, svincolandola dalla dipendenza dalla pieve titolare di San Pietro in Travesio dalla quale si staccò ulteriormente nel 1500 quando il parroco si rifiutò definitivamente di andare a Travesio per la benedizione dell’acqua per la veglia pasquale.
In tale periodo la chiesa, che già conteneva il fonte battesimale datato 1497 prova evidente dell’autonomia parrocchiale, venne ampliata per rispondere all’aumento della popolazione.
Il 27 luglio del 1679 un fulmine danneggiò gravemente sia il campanile che la chiesa. Dopo molti anni venne deciso di costruire una nuova e più ampia chiesa nel luogo della vecchia. Ultimata entro il 1770, la chiesa divenne consacrata il 23 settembre 1810. Oggi si presenta a navata unica, con facciata con timpano sporgente ed oculo, scandita da quattro lesene con al centro il portale. L’ampia e luminosa navata è scandita dal ritmo delle lesene e da un cornicione su cui si imposta la volta, con lunette in corrispondenza delle aperture e delle sottostanti coppie di altari marmorei.
Della chiesa quattrocentesca si conserva il fonte battesimale di Giovanni Antonio Pilacorte, lo scultore proveniente da Carona che fu il principale protagonista della scultura in pietra in Friuli tra Quattrocento e primo Cinquecento e che operò ampiamente in zona. Alto 110 cm, esclusa la copertura lignea settecentesca, il fonte è collocato alla sinistra dell’ingresso ed è delimitato da una doppia balaustra chiusa da un cancelletto in ferro battuto.
Sul bordo la coppa reca la data del 1497 e la scritta “QVICUMQUE VULT SALVUS FIERI 0PORTET UT TENEAT CATHOLICAM FIDEM MCCCCLXXXXVII”, ovvero “chiunque voglia essere salvo è necessario mantenga la fede cattolica”, parole con cui inizia il “Credo di Fede Atanasiano”, attribuito a sant’Atanasio, arcivescovo di Alessandria d’Egitto.
Un esplicito richiamo ai Vangeli si ritrova nei quattro putti addossati al fusto a palma del fonte, dall’espressione sorridente e giocosa, che reggono con una mano la coppa del fonte e con l’altra i quattro Vangeli. Essi sono affiancati lungo la base dai simboli dei quattro evangelisti con figure a mezzo busto, accucciate o in piedi, con i nomi scritti ai piedi dei putti. La coppa è decorata da una fascia con sette testine di cherubini in bassorilievo, ognuno caratterizzato da una diversa espressione.
L’area battesimale è delimitata dalla doppia balaustra con l’Annunciazione (datata 1504), proveniente dalla chiesa di san Nicolò e qui ricomposta nel 1932, alle cui estremità vi sono due mezze figure a tutto tondo con l’Angelo annunciante, dalla lunga capigliatura e dalle vesti percorse da un ritmico panneggio, e la Madonna, dallo sguardo abbassato, le mani incrociate sul petto ed avvolta da un mantello che le copre il capo. Sulle due parti della balaustra corrono due iscrizioni, a sinistra «L(a) ETATVS • SV(m) • IN • 0(mn)ÌBVS •OPERIBus . TVIS/… TVARVM…» [Sono allietato in tutte le tue opere… delle tue… (dal salmo di Davide 142,5)] e, a destra, «…A OB SOLLICITVDINÉ(m) • M(agistri) • lO(hannis) • ANT(onii) • PILA(cohortae) (c)OMPOSVlT . ANN(o) M° • D° • IIII° » [Per la premura del Maestro Giovanni Antonio compose nell’anno 1504 ].
I pilastrini sono percorsi e animati da raffinate decorazioni a candelabra e le colonne terminano con capitelli a foglia sormontati da motivi a palmette alternati da teste di cherubini in rilievo, fiori a quattro petali e girali fitomorfi.
L’edificio di culto prima del 1740 era a navata unica con tre altari. Sopra l’altare del coro vi era un’effigie di Maria Vergine, forse opera di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone o dell’Amalteo (suo genero), che nel XVI secolo decorarono diverse chiese nella zona. Documenti citano anche la realizzazione da parte del Pordenone di un gonfalone per la chiesa. I due altari laterali erano dotati di due pale attribuite a Gasparo Narvesa, raffiguranti i santi Valentino e Floriano.
Nel 1740 quando venne iniziata la costruzione dell’attuale chiesa la precedente venne demolita. Anche la nuova chiesa è a navata unica, venne dotata di cinque altari in marmo di Carrara, provenienti da una chiesa di Venezia mentre il vecchio altare maggiore in “marmo moro” fu venduto e le tele del Narvesa vennero trasferite nella chiesa di San Nicolò.
Il primo altare marmoreo a sinistra conserva una pala raffigurante la Madonna col Bambino accanto a sant’Antonio abate e a un santo vescovo seduto in cattedra, di autore ignoto. La pala si propone come un dipinto settecentesco anche se, dopo il restauro seguito ai danni arrecati dal terremoto del 1976, per le caratteristiche tecniche è stato datato agli inizi del XIX secolo. L’ignoto artista manifesta buone capacità imitative ed una sapiente abilità nel costruire un’opera “antica” con originalità e freschezza inventiva, raggiungendo il fine di convincere e sedurre con la piacevolezza di una “grazia” settecentesca, con echi seicenteschi nelle figura della Madonna e del manierismo veneto nelle figure dei santi.
L’altare maggiore con tabernacolo a tempietto tra colonne corinzie è fiancheggiato dalle statue dei santi Pietro e Andrea che hanno sostituito quelle settecentesche oggi collocate all’inizio della scalinata. Tra le altre opere, sopra il fonte battesimale è collocata una pala con la Madonna e Santi di Carlo Gaspari (1785), sopra la porta laterale un Ecce homo di autore ignoto del XVII secolo, una Santa Apollonia con i santi Sebastiano e Rocco di Giuseppe De Gobbis (1787), mentre il soffitto della navata è affrescato con storie di Sant’Andrea di Antonio Boatto (1977).
Sequals ha una lunga tradizione nel mosaico e la chiesa è arricchita da una serie di decorazioni musive. ll presbiterio, con stalli lignei tardo tardo-settecenteschi, è decorato con un tappeto musivo a girali in marmi (Gian Domenico Facchina 1901). In mosaico sono le 14 stazioni della via Crucis su fondo oro (Gino Avon 1931), l’Annunciazione del catino absidale (Sergio Pastorutti e Elisabetta Carubia 2004) e quattro ovali in mosaico (Addolorata e il Cristo incoronato di Pietro Pellarin 1914; san Pietro di Giobatta e Vincenzo Tossut 1964 e Sant’Andrea di Piergiorgio Patrizio 2007). L’organo è del 1899.
Il campanile, realizzato sopra l’antica torre della cortina, venne colpito nel 1641 da un fulmine e restaurato nel 1775 raggiungendo l’altezza di 35 metri. Prima del 1800 venne dotato di uno dei primi orologi per torre con carica a mano della ditta Solari di Pesariis, sostituito da uno elettrico nel 1954.
La chiesa subì in seguito danni considerevoli in occasione del terremoto del 1812, per la caduta di un fulmine nel 1828 e, da ultimo per il terremoto del 1976. Nel 1982 venne riaperta al culto dopo i restauri.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Giovanni Antonio Pilacorte lapicida in: Pordenon: 47n Congres, 20 setembar 1970
– Bergamini Giuseppe (a cura di) Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia. 1999
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Dalla Pozza Giuseppe. Sequals: testimonianze di fede e di opere. La Tipografica 1982
– Reale Isabella Le chiese di Sequals e di Solimbergo Deputazione di Storia Patria per il Friuli 2020
– Zecchinon Leonardo La chiesa di Sant’Andrea In: Sot la Nape, a. 68, n. 2 (avrîl-jugn 2016)
– Sito Chiese Italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65762

Info:
Indirizzo: Via Odorico, 11, 33090 Sequals PN
Data ultima verifica: giugno 2022
La chiesa è aperta in occasione delle funzioni

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon