SIENA. Chiesa Sant’Agostino, “Sant’Antonio abate tentato dal diavolo” di R. Manetti, 1630 circa

Nella cappella in fondo a sinistra spicca la tela di 221 × 141 cm, opera di Rutilio Manetti (1571 – 1639), uno dei più importanti pittori del barocco senese, che raffigura Sant’Antonio tentato dal diavolo (1630 circa), in una rarissima iconografia.
L’eremita sant’Antonio abate sta leggendo un libro sacro mentre è tentato, non da una bella demonessa come nella tradizione iconografica, ma da un diavolo baffuto che tiene in mano, per spregio, la campanella attributo del Santo, e ha sul naso un paio di occhiali tondi dalla montatura nera, simbolo del sapere ingannatore.

 

La costruzione della chiesa e dell’attiguo convento fu iniziata dagli Agostiniani a partire dal 1258 e si protrasse per oltre cinquant’anni, subendo nel corso dei secoli ampliamenti e risistemazioni, soprattutto nel corso del Quattrocento, tra il 1450 e il 1490. In seguito a un rovinoso incendio nel 1747  fu eseguito un completo rinnovo, che venne curato da Luigi Vanvitelli che durò sino al 1755. Nel 1785 la vicina parrocchia di san Salvatore si unì nella chiesa che quindi assunse titolo parrocchiale. All’inizio del XIX secolo, con le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, gli agostiniani dovettero lasciare il convento che fu affidato al Convitto Tolomei. Gli agostiniani tornarono dopo pochi anni per reggere la parrocchia, ma non potendo rioccupare il convento dovettero sistemarsi in una piccola casetta. Alla fine del XX secolo hanno lasciato definitivamente la struttura e la chiesa è affidata alla Diocesi senese.

Immagini da Wikimedia
Info sulla chiesa:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Agostino_(Siena)

Data compilazione scheda: 2-3-2022
Rilevatore: AC

AVIO (TN), frazione Sabbionara. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è situata lungo la strada che conduce al Castello di Sabbionara d’Avio
Sabbionara, Località Sant’Antonio, 6
https://goo.gl/maps/ZheLjvmBEs3Q4mAL8

 

La chiesa fu costruita su commissione della famiglia Castelbarco tra il 1319 ed il 1322 (data che compare sull’edificio); in origine era orientata nord/sud e aveva una piccola abside.
Il presbiterio fu decorato nel terzo-quarto decennio del Trecento da un pittore di ambito veronese.
La chiesa, nominata nel testamento di Azzone Francesco Castelbarco del 7 luglio 1410 (sepolto presumibilmente nell’arca funeraria addossata al lato destro della navata), risulta officiata dai benedettini dimoranti nell’annesso convento.
Tra il 1775 e il 1823 l’edificio fu modificato in modo sostanziale: fu invertito l’orientamento con conseguente demolizione dell’abside per collocarvi la nuova facciata con il portale di accesso.
Durante la prima guerra mondiale la chiesa fu usata come dormitorio e parzialmente danneggiata. Dopo il 1918 fu restaurata e rimessa in uso.
Nel 2003 avvenne il restauro complessivo dell’edificio.

 

Sulla parete esterna est un concio con data 1322; sulla parete sud rimangono tracce della facciata originaria: i segni dell’innesto dell’arca funebre di Guglielmo III Castelbarco (ora non più in loco perché rimossa agi inizi dell’Ottocento e trasportata presso la residenza degli eredi) e una lunetta ad affresco, visibili nella soffitta dell’edificio adiacente.
La navata rettangolare è caratterizzata da pareti lisce e da un soffitto a capriate lignee. Rimane una fascia di affreschi trecenteschi raffiguranti i dodici Apostoli in controfacciata – in origine erano sulla parete di fondo del presbiterio.

L’altare ligneo seicentesco ha una grande pala che raffigura Cristo Re e sant’Antonio abate.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=5799

Data compilazione scheda: 2-3-2022
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, “Tentazioni di sant’Antonio” di P. C. van Aelst, 1543-50

Olio su tavola di 41 x 53 cm.  Realizzato dal pittore, scultore e architetto fiammingo Pieter Coecke van Aelst (1502 -1550) tra il 1543 e il 1550.
Inventario numero P003232
Acquistato dal Museo da Antigüedades Llorente, Madrid, 1973

Sant’Antonio è tentato dal diavolo, trasformatosi in una bellissima donna nuda che porge una coppa – quindi unisce la tentazione dell’ubriachezza a quella della lussuria – e accompagnato da una strega. Lo sfondo con la città in fiamme, così come i mostri e altri elementi, sono presi da Bosch (c. 1450-1516). Tuttavia le figure del Santo, della strega e, soprattutto, del nudo femminile, dimostrano l’assimilazione del nuovo linguaggio rinascimentale italiano.

 

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/las-tentaciones-de-san-antonio-abad/6fca40cc-859d-4f65-9794-bb7a2aed355e#descarga-modal

SESTO FIORENTINO (FI). Pieve di Sant’Andrea a Cercina, affresco con s. Antonio abate del Ghirlandaio, 1471-2

Questa è considerata la prima opera del pittore Domenico Ghirlandaio (1448 – 1494), all’età di ventitré anni, nel 1471-72
Nella piccola abside sono raffigurati san Gerolamo, santa Barbara e, a destra, sant’Antonio abate con la veste da monaco, il libro e il bastone a forma di “Tau” che rivolge lo sguardo in basso, sull’uomo ai piedi della santa Barbara trionfante.

Coperti da un altare sino al 1824, gli affreschi furono attribuiti al Ghirlandaio solo dopo il restauro del 1923.

 

Link e immagini:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santi_Girolamo,_Barbara_e_Antonio_Abate

http://www.pievedisesto.it/pieve/index.php?option=com_content&view=article&id=235&Itemid=197

USA – NEW YORK. Museum Of Modern Art, “Le tentazioni di sant’Antonio” di J. Ensor, 1887

 

Olio su tela di 117,8 x 167,6 cm, dipinto dal pittore e incisore belga James Ensor (1860 – 1949).
Inventario numero 1642.1940
Provenienza: Dal 1917 al 1940, Herbert von Garvens-Garvensburg, Hannover, Germania e Bornholm, Danimarca; acquistato nel 1940 per il MOMA da Herbert von Garvens-Garvensburg tramite Karl Nierendorf.

 

Uno dei primi dipinti fantastici di Ensor, in cui ricrea sant’Antonio che combatte un mondo di tentazioni (incarnato dalla donna all’estrema sinistra). Ensor ha descritto la sua versione della narrazione come quella in cui “il bizzarro prevale” mentre l’inferno espelle creature marine minacciose e mostri grotteschi uniti a casaccio all’interno di un paesaggio colorato e reso liberamente.
Ispirato dalle precedenti interpretazioni della storia degli artisti fiamminghi Hieronymus Bosch (olandese, 1453–1516) e Pieter Brueghel (fiammingo, 1525–1569), Ensor ha apportato una nuova interpretazione a un soggetto familiare combinando figure inventate con pennellate selvagge e scelte cromatiche audaci. Sulla base di questo dipinto, Alfred H. Barr, Jr., il direttore fondatore del  Museum of Modern Art (MOMA), descrisse Ensor come forse “il pittore vivente più audace” nel 1887.

 

Immagine da
https://www.settemuse.it/arte/storia_di_sant_antonio_abate.htm

Link:
https://www.moma.org/collection/works/80683