BERGAMO. Accademia Carrara, dipinto di s. Antonio abate di A. Boselli, 1503

Olio su tavola di 46 x 98,5 cm, raffigurante sant’Antonio abate.
Opera del 1503 circa di Antonio Boselli (1470/80 – 1518)
Il Santo ha la barba grigia e tiene nella mano destra il pastorale e nella sinistra un libro e due campanelle.

Il dipinto proviene dalla Chiesa di S. Maria della Consolazione ad Almenno San Salvatore. Trasferito in S. Nicola e passato di proprietà ai Lurani Cernuschi, è stato da questi depositato all’Accademia Carrara con un deposito decennale rinnovabile insieme ad altre otto tavole, tutte ascrivibili ad Antonio Boselli. Ad eccezione di una “Madonna col Bambino” di origine ignota, le altre tavole appartengono a due diversi polittici, datati rispettivamente al 1503 e al 1515. Del primo complesso facevano parte il “Battesimo di Cristo” e due tavole con “Sant’Agostino” e “Sant’Antonio abate” (una lunetta con il “Padre Nostro” risulta dispersa). Il secondo era a due ordini: in basso una statua di “S. Rocco” (sulla quale sembra fosse riportata la data 1515) e due tavole con “San Sebastiano” e “San Cristoforo”, in alto una “Madonna in trono” con “Sant’Andrea” e “San Giuseppe”. Esistono ancora incertezze sulla reale disposizione delle tavole e sulla loro collocazione cronologica-stilistica.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/C0150-00049/

MILANO. Pinacoteca del Castello Sforzesco, affresco del Montorfano con s. Antonio abate

Affresco strappato trasportato su tela, di 284 x 170 cm.
Raffigura: “Madonna col Bambino in trono tra i San Giovanni Battista, sant’Antonio abate, Sant’Antonio di Padova, un Santo francescano e donatrice”, opera di Giovanni Donato Montorfano (notizie circa 1452 – 1510).
Opera databile 1478 – 1510.
Sant’Antonio, a destra, tiene il pastorale con appesa una campanella.

L’affresco risultava assai più leggibile al momento dello scoprimento. La composizione ampia, pausata, si apriva su un suggestivo paesaggio di rocce stratificate, su uno sfondo lacustre verdeggiante. Al centro era il monumentale trono, ripreso da un punto di vista fortemente ribassato, con l’iscrizione (non più leggibile) “AVE VIRGO MATRI[SQUE]”.
La pittura originale si conserva solamente in alcune zone, per il resto quasi completamente perduto è il modellato originale: sono venuti alla luce gli strati sottostanti, i chiari più resistenti, fino al rapido disegno del manto della Vergine. Pressoché illeggibili sono oggi il San Giovanni e il maialino di Sant’Antonio abate. Numerosi i ritocchi, da far risalire con ogni probabilità al momento del riporto su tela.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/B0010-00525/

PONTI SUL MINCIO (MN). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Parolini, 59A (Via G. Marconi), in posizione centrale
https://goo.gl/maps/65bmMqDQK1dUdzfZA

 

L’antica chiesa di Ponti, nel 1145 era fornita di fonte battesimale e di cimitero. Nel 1532 fu rifatto il pavimento e l’interno della pieve nel 1541 fu ampliato e arricchito di arredi sacri. Il vescovo Valier in visita a Ponti constatò che la chiesa di San Giacomo, presso il fiume, era ormai poco adatta ad accogliere l’accresciuta popolazione; pertanto ordinò che venisse costruita una nuova chiesa parrocchiale in un luogo più adatto, cioè dove sorgeva l’oratorio di Sant’Antonio, al centro del paese. La costruzione della nuova chiesa iniziò nel mese di luglio 1583, in seguito all’emanazione del decreto di edificazione. Nel testo inoltre si legge che “l’oratorio di Sant’Antonio venga ampliato ed adattato a parrocchiale, che il fonte battesimale sia trasportato dalla chiesa di San Giacomo presso la nuova sede e che si provveda a sistemare l’interno con arredi sacri di pregio e nuove tele agli altari”. L’oratorio di Sant’Antonio fu demolito quasi interamente, mantenendo le fondamenta e sulla parete esterna un affresco della Madonna (probabilmente compreso nell’antico altare).
Nel 1596 all’interno della costruzione c’erano quattro altari: quello di Sant’Antonio con due figure di angeli e una pala, a sinistra fu eretto l’altare della Beata Vergine, a seguito uno in stucco (non ancora terminato) e non ancora dedicato. A finire, a destra in posizione avanzata verso il centro della chiesa, un altro altare in marmo, non ancora terminato e non dedicato.
Fu ricavata a sinistra verso l’entrata, una piccola cappella per accogliere il fonte battesimale; nel 1639 fu ampliata la sacrestia. L’arciprete Don Gerolamo Danesi attuò, tra 1694 e 1697, il progetto di ampliamento della chiesa: innalzamento del tetto e della facciata, avanzamento della navata verso la piazza antistante, demolizione e successivo rifacimento degli altari laterali (da quattro diminuiscono a tre), costruzione di un nuovo fonte battesimale e installazione di un nuovo organo e cantoria. Gran parte delle opere fu portata a compimento dal suo successore, don Alessandro Barai. Nel 1696 fu anche costruito l’altar maggiore in marmo.
Nel 1730 i lavori di abbellimento continuarono, con la costruzione della cantoria dell’organo, che fungeva anche da bussola. Dal 1730 al 1768, fu installato il portale d’ingresso in legno di quercia, costituito da una serie di formelle intagliate. Anche le bugnette della cornice sovrastante sono intagliate a rilievo.
Il progetto dell’ing. Giuseppe Pinchetti del 1868 previde l’ampliamento verso sud della chiesa stessa, sulla parte del coro ed occupando una porzione della sagrestia e della stalla esterna.
Durante il periodo di don Forzani, 1869-72, fu demolito l’antico coro dietro l’altare maggiore, spostato il muro di fondo e costruito un nuovo presbiterio.
Nel 1913-17 fu costruita una nuova nicchia sul lato destro dell’altare della Madonna del Rosario per collocarvi la nuova statua di Sant’Antonio e un’altra nicchia di fronte. Nel 1919 fu fatto il restauro conservativo della facciata. Nel 1926 fu aperta una nuova porta laterale della chiesa, verso la strada comunale.
Nel 1963-65 furono portate a termine le opere di ampliamento della chiesa, in particolare: la demolizione del cassettone interno del tetto, la sostituzione con volta a tutto sesto e la trasformazione della facciata, nella parte superiore, seguendo lo stile neoclassico, uniformando così l’aspetto anteriore a quello già esistente nel presbiterio.
Tra 1978 e 1990 furono fatti lavori di restauro, consolidamento copertura e risanamento.

L’aspetto attuale della chiesa è ben differente da quello che la chiesa aveva prima del XVI secolo, ben più piccola ed arretrata.
La facciata si presenta ad ordine unico rialzata di cinque gradini in marmo rosso di Verona, con portale centrale con due colonne ad ordine gigante con capitello dorico su entrambi i lati. Queste sorreggono una cornice e una fascia senza fregio, che è a sua volta sormontata da una spessa cornice e da un frontone triangolare con croce sommitale. Tra le due colonne giganti a destra e a sinistra del portale ci sono due nicchie contenenti statue di Santi, a destra sant’Antonio col maialino. Il campanile si trova alla destra dell’abside.

L’interno rispecchia l’esterno ed è a navata unica affiancata, per ogni lato, da una cappella laterale voltata a botte con decorazione a cassettoni su ogni lato contenente l’altare minore. A fianco dell’arco a tutto sesto delle cappelle laterali vi sono due paraste con capitello ionico. Alla base della volta a botte della navata c’è una cornice marcapiano.
L’accesso dalla navata al presbiterio avviene tramite due gradini in marmo: qui vi è dapprima una mensa in marmo e poi l’altare maggiore in marmi policromi color rosato e bianco. Dietro quest’ultimo è presente un coro ligneo, ora in disuso. L’ambone è in marmo e si trova alla destra dell’altar maggiore, in corrispondenza dell’inizio del gradino più alto. Nell’ala destra c’è una cappella minore, alla quale è possibile accedere attraverso un arco affiancato da due colonne con capitello ionico, arredato con panche in legno. Da questa cappella è possibile accedere alla sagrestia con arredi mobili in legno.
Le pareti laterali sono intonacate a tinta unica di color crema. Sono scandite da paraste con capitelli ionici poggianti su un basamento, ai lati degli archi delle cappelle laterali.
A sinistra dell’entrata vi è il battistero. La navata centrale è voltata a botte con lo stesso color dell’intonaco delle pareti laterali dell’aula, e presenta degli affreschi ovali. Le volte delle cappelle laterali sono decorate con affresco con motivo a cassettoni. La cappella feriale a sinistra del presbiterio ha una soffittatura piana intonacata di bianco. La volta dell’abside è a catino e fu completamente affrescata da F. Offoiach nel 1970.
Di particolare risalto è la settecentesca scultura lignea della Madonna con Bambino che indossa un abito elegantemente ricamato. Si segnala poi la tela della “Madonna del Carmelo col Bambino con San Sebastiano, San Francesco che intercede per le anime purganti” dei fratelli fiamminghi Martino e Giovanni Meves (fine ‘700, molto produttivi in diocesi di Verona a cui appartiene anche Ponti sul Mincio fino al 1978).
Un affresco del 1400 fu probabilmente era stato realizzato per la struttura preesistente: Crocifissione con Maria e Giovanni.

Nell’abside, a sottolineare la dedicazione della chiesa, è presente una pala, olio su tela di 275 x 185 cm, che rappresenta le “Tentazioni di Sant’Antonio“. Ricordato dal Bertolotti (1893, p. 136) come opera “di qualche pregio”, il dipinto può essere, secondo il Magnato (com. or., dicembre 1973), collocato nell’ambito dell’attività o dell’immediata influenza del pittore veronese Sante Creara (1574-1630).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49446/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300015261

BELPASSO (CT) Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Roma, 44
https://goo.gl/maps/sFaRD9epUtdHC7YUA

 

Il culto per s. Antonio abate nel territorio risale almeno al XV secolo, in quanto è testimoniata fin da quel periodo la presenza nel vecchio abitato di “Malpasso” di una chiesa intitolata al Santo.
Il vecchio centro abitato fu completamente distrutto dall’eruzione del 1669 e nel nuovo abitato costruito più a valle, che si denominò “Fenicia Moncada”, fu costruita una nuova chiesa. Nel nuovo edificio, inoltre, si stabilì anche l’antica confraternita laica della Madonna delle Grazie, nata a Malpasso nel 1537, che promosse il culto per la Vergine, che da quel momento è legato indissolubilmente alla vicende dell’edificio.
Il terremoto del 1693 distrusse anche il centro di Fenicia Moncada, per cui gli abitanti decisero la sua ricostruzione in un sito più a monte, nei pressi del vecchio abitato di Malpasso. Nel nuovo centro, denominato in modo benaugurante, “Belpasso”, si procedette alla costruzione della nuova chiesa intitolata a Sant’Antonio abate.
La tradizione narra che una delle prime chiesa ad essere edificate nel nuovo abitato di Belpasso fu proprio questa; non è possibile stabilire con sicurezza le date esatte dei lavori, ma, giacché i lavori di edificazione dell’abitato iniziarono nel 1694, con buona approssimazione si può immaginare che già nel primo decennio del XVIII secolo la costruzione della chiesa fosse terminata, o quanto meno l’edificio fosse utilizzabile per il culto.
La chiesa è stata eretta in parrocchia nel1926.


Facciata piana ad un ordine con frontone e torre campanaria cuspidata nella parte sinistra. Il semplice prospetto a capanna è impreziosito dal portale in pietra lavica lavorata, recuperato dalla distrutta chiesa di Santa Maria delle Grazie di Malpasso. Al di sopra vi è la statua del Santo titolare. Nella parte destra del prospetto, si trova un altro bel portale in pietra lavica, che dà accesso ad un ampio salone, che dai resti delle decorazioni, fa ipotizzare come un tempo fosse adibito a cappella.
Nella parte sinistra si innalza il campanile cuspidato. Tutto il prospetto è impostato su un alto basamento che è collegato con una scalinata alla via sottostante.

L’edificio segue i canoni post-tridentini, così come interpretati dalla tradizione costruttiva locale: un’ampia aula unica rettangolare con presbiterio rialzato formano un volume parallelepipedo con copertura a capanna.
Gli interni risultano ordinati da un apparato decorativo in stile eclettico che suddivide lo spazio in quattro campate. La volta a botte lunettata è decorata con pitture. Sopra l’endonartece di ingresso si trova la cantoria.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

PATERNÒ (CT). Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Vittorio Veneto, 20 / Via Gagliano, 22
https://goo.gl/maps/649JiZg3dZcrLa1u7

La chiesa con l’annesso convento fu edificata intorno al 1517 e in origine era dedicata a S. Maria di Gesù e faceva parte del convento dell’Ordine dei Frati Minori osservanti di san Francesco, istituito dalla nobile famiglia Moncada.
Nel 1576, a causa di un’epidemia di peste, il complesso ospitò un lazzaretto e nell’occasione vi furono portate in pellegrinaggio le reliquie di santa Barbara.
Nel 1866 il Convento fu soppresso e i suoi beni incamerati dal demanio. Negli anni seguenti la chiesa fu restituita al culto.
A causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra, l’edificio subì gravi danni che furono riparati negli anni seguenti al conflitto. In tale circostanza fu modificato il prospetto principale e innalzato il campanile.
L’erezione canonica della parrocchia risale al 1954. Nel 2004 le funzioni parrocchiali sono state trasferite in una nuova sede provvisoria sita nel quartiere Scala Vecchia e l’antica chiesa è divenuta una rettoria.
L’edifico fu restaurato nel 1963.

La chiesa presenta una facciata semplice, arricchita da un portale in pietra lavica con timpano spezzato. Sopra la finestra centrale campeggia uno scudo con gli emblemi di s. Antonio (mitra, pastorale e bastone con campanella) scolpiti nella pietra bianca

In facciata un dipinto con sant’Antonio.

A destra della chiesa, sorge una massiccia torre campanaria sovrastata da una cupoletta la cui base è a pianta ottagonale.

 

 

L’impianto planimetrico della chiesa è ad aula unica rettangolare, con abside semicircolare e copertura a volta.
Al suo interno presenta numerose decorazioni a stucco. I quattro altari laterali ospitano grandi tele con S. Giuseppe lavoratore e s. Margherita a sinistra, Gesù e Maria con s. Francesco e sant’Antonio abate a destra.
Alcuni affreschi sono presenti in alto lungo le pareti, tra essi spicca la figura di s. Barbara. Un grande affresco raffigurante l‘Assunzione della Vergine Maria si trova sulla volta a botte. Due altarini in legno intagliato sono ai piedi dell’abside, dominata dal moderno altare maggiore in marmo su cui poggia la bella statua dell’Immacolata di color argento.
Una pregevole edicola lignea risalente al XVIII secolo è l’unico elemento artistico superstite del vecchio apparato decorativo riconducibile all’originaria fondazione francescana.

 

Durante la festa del Santo il 17 gennaio, oltre alle cerimonie religiose, si celebra la tradizionale benedizione degli animali.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/126/Patern%C3%B2+%28CT%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate