ARNESANO (LE). Cappella di Sant’Antonio abate

Via De Simone, 49. La cappella sorge isolata in mezzo all’incrocio delle due provinciali per Magliano e per Novoli.
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Dell’antica chiesa, edificata nel XVII secolo, si hanno notizie nel 1640, quando il vescovo Pappacoda la trovò in cattivo stato, però passò un secolo prima che fosse di nuovo citata.
Fu ricostruita dall’Università nel 1744 con l’intitolazione a S. Antonio “di Vienna” (s. Antonio abate).
Indicata come Chiesa rurale e di patronato comunale, nel secolo successivo fu abbandonata a se stessa tanto che nel 1881 Mons. Zola invitava il sindaco Raffaele Chirizzi e il popolo a provvedere ai bisogni ed alla restaurazione.
Alle spalle della chiesa sorgeva la “Villa Sant’Antonio”, dimora di Luigi Giuseppe De Simone (1835 – 1902) magistrato e studioso di storia e archeologia del Leccese.
Nel 1925 la Chiesa venne restaurata. Il 30 Aprile 1943, su ordine del governo e per ragioni belliche, fu asportata la campana del suo campanile. Nel 1950-53 si celebrava solo qualche messa, in particolare il giorno del Santo Patrono.

Presenta una semplice facciata spartita da paraste; l’unico elemento decorativo è la cornice in pietra leccese intagliata che orna la porta di ingresso.

Strutturalmente la cappella si sviluppa in un’unica navata pavimentata con ceramica moderna e coperta con volta leccese mista. La cappella non presenta decorazioni interne, fatta eccezione per le statue dei Santi, collocate nelle nicchie ricavate nei muri laterali. Tra esse si distingue la statua di sant’Antonio che si erge sull’altare, in un’edicola in pietra leccese; l’anno di realizzazione non è noto, ma è un dato certo che nel 1747 già si poteva ammirare la statua in cartapesta del Santo. Del corredo interno, ciò che resta è l’ossario in pietra locale, risalente al 1875. A sinistra dell’altare, un’altra statua del Santo.

 

A gennaio, in occasione della Festa di sant’Antonio, avviene la traslazione della statua dalla Cappella alla vicina Chiesa Madre di Arnesano, sul cui sagrato si celebra la benedizione degli animali, si accende la tradizionale “Focara” e si fanno fuochi d’artificio.


Link:

https://censimento.valledellacupa.it/gal_A3.php?id1=667

CAPURSO (BA). Chiesa di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo

Vico Pappacoda, 2
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La chiesa fu fondata nel 1440. In seguito ai danni subiti dal violento terremoto del 1632 e per i tanti morti appestati del 1656 lì sepolti, la chiesa fu bruciata e distrutta.
Come documentato da atto notarile del 19-12-1673 a rogito di Agostino Agnano di Capurso, la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta a spese del marchese D. Giuseppe Pappacoda.
Nel 1840 furono eseguiti lavori di restauro per volontà e con il contributo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento la cui prima sede fu la chiesa di Sant’Antonio abate.
Nel 1882, nell’ambito dei lavori di restauro dell’intero corpo di fabbrica della chiesa, si ebbe un ampliamento dell’edificio consistente nel prolungamento dell’abside e nella realizzazione di un vano adibito a sacrestia; nella stessa occasione fu collocato un pregevole altare marmoreo. A testimonianza dell’avvenimento, all’interno dell’edificio è presente una lapide commemorativa che riporta il seguente testo: “DEO OPTIMO MAXIMO IN HONOREM ANTONII ABATIS AEDES QUAM ANGUSTAM SQUALORE OBSITAM FATISCENTEM SODALITAS A SACRAMENTO AUGUSTO A FUNDAMENTIS INSTAURAVIT ABSIDE PRODUCTA SACRARIO ADSTRUCTO LAXAVIT ALTARI E MARMORE ORNAVIT AD EXIMIUM DECUS EXTULIT DEDICATA EST A FRANCISCO MARIA PEDICINO ARCHIEPISCOPO BARII IDIBUS MAIIS A. MDCCCLXXXII”. Nello stesso anno fu consacrata dall’arcivescovo di Bari Francesco Maria Pedicini.
Nel 2008 furono eseguiti lavori di manutenzione straordinaria dell’intero edificio consistenti in pulitura e pittura delle superfici interne.

La facciata principale si presenta semplice e lineare, completamente intonacata ed è divisa in tre ordini orizzontali: l’inferiore contiene il portale d’accesso; alla destra del portale un’epigrafe riporta la data di erezione; nella zona intermedia si apre al centro una tozza bucatura arcuata; l’ordine superiore, ovvero l’elemento conclusivo del prospetto, è cuspidato con cornice modanata e risvolti alle imposte.
Nella parte destra dell’edificio si erge un campaniletto a vela, composto da due pilastrini quadrangolari con lesene addossate, dai quali è originato un arco a tutto sesto sormontato dall’elemento di coronamento: si tratta di una cornice modanata e di un terminale dal profilo mistilineo su cui è collocata una piccola croce in ferro. Mentre le due facciate laterali si presentano con la pietra faccia vista nella parte basamentale ed intonacate nella porzione superiore, il quarto prospetto è occultato dal fabbricato in aderenza o non visibile dall’esterno.
Il sistema delle coperture della chiesa si allinea alla sottostante e particolare sagoma curvilinea della volta a botte ed è rifinito con lastre quadrate di pietra di Corigliano: la stratigrafia è definita dalla sovrapposizione di materiali coibenti per l’isolamento termico e guaine impermeabilizzanti. La leggera inclinazione del lastrico solare è tale da favorire il deflusso delle acque meteoriche, che vengono convogliate all’interno dei pluviali che discendono sul prospetto principale.

L’edificio è costruito in muratura portante in conci di pietra locale. Lo schema planimetrico è a pianta rettangolare, ad aula unica, composto da due campate sormontate da volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto, e concluso con abside semicircolare in cui è presente il piccolo presbiterio, rialzato di due gradini rispetto allo spazio assembleare.
Le superfici interne sono completamente intonacate, tinteggiate in bianco e sulle tonalità della scala cromatica dei grigi ed ampiamente decorate. Le arcate laterali sono definite da archi a tutto sesto, scanditi da pilastri con lesene addossate poggianti su zoccoli in pietra con toro di base e capitelli. Al di sopra delle lesene ricorre un cornicione modanato su cui è impostata una volta a botte lunettata, divisa in settori da archi a tutto sesto decorati a motivi geometrici in oro, rosso e azzurro; l’area presbiterale, invece, distinta dallo spazio assembleare tramite un’arcata trionfale a tutto sesto, ha la parete curvilinea suddivisa da cinque specchiature con cornici in stucco ed immagini policrome ed è sormontata da catino absidale emisferico.
Alla controfacciata, invece, è addossata una pregevole cantoria lignea, decorata con specchiature e sorretta da quattro snelle colonne poggianti su alti dadi in legno e dipinte a finto marmo; nell’intradosso è collocata la colomba dello Spirito Santo. La continuità e l’integrità dei fianchi dell’edificio sono interrotte da un varco presente alle spalle dell’altare isolato che conduce ad un vano utilizzato come sacrestia e deposito e da tre aperture quadrangolari, due a sinistra ed una a destra, collocate in corrispondenza dell’asse di ogni arcata laterale, al di sopra del cornicione modanato, che garantiscono luce naturale all’interno dell’edificio.
Ricchi e degni di nota sono gli elementi decorativi presenti all’interno dell’edificio; in molti casi si tratta di statue o dipinti posizionati nelle arcate laterali o all’interno dell’area presbiterale. Sul fianco sinistro della chiesa si aprono due arcate: la prima di esse ospita un settecentesco crocifisso in legno intagliato e dipinto posto davanti all’immagine del transito di san Benedetto, contenuta all’interno di una cornice ovale di stucco; nella seconda cappella, così come nelle altre due presenti sul fianco opposto, sono custodite le sculture dei Misteri portate in processione nel periodo quaresimale insieme ad altre rappresentazioni moderne come la Vergine con Gesù bambino, la Madonna del Rosario e la Madonna del Carmelo e più pregiate ed antiche statue a tutto tondo raffiguranti sant’Antonio abate e san Leonardo, tutte esposte alla devozione e posizionate all’interno di teche o nicchie.
Mentre ai lati delle arcate laterali sono dipinte le immagini degli Evangelisti e di altri Santi, sulle pareti di fondo sono rappresentate, con la tecnica della tempera su muro, scene della vita di sant’Antonio abate. Degno di nota è senza dubbio l’apparato decorativo della volta a botte che sormonta le due campate: inquadrate in due cornici mistilinee si riconoscono le immagini dell’episodio di Gesù con l’adultera ed i farisei e, nella seconda campata, della cacciata dei mercanti dal tempio.
Il catino absidale è completamente occupato dalla scena del Cenacolo, chiaramente ispirata al celebre dipinto di Leonardo da Vinci, la parete curvilinea del presbiterio è valorizzata dalla presenza di cinque dipinti murali disposti radialmente ed incorniciati con stucchi: sono raffigurati il transito di San Giuseppe, la Vergine che presenta due fanciulli a Gesù Sacro Cuore, al centro, alle spalle dell’altare isolato, la Vergine con Gesù bambino, San Filippo con alcuni fanciulli dinanzi alla Vergine e, infine, San Vincenzo de Paoli.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/41409/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

PIACENZA. Musei Civici di Palazzo Farnese, dipinti con s. Antonio abate, del Malosso 1599 e di Rossello di Jacopo XV secolo

Olio su tela di 178 x 256 cm, raffigurante: “Madonna con Bambino, Sant’Antonio abate e San Giovanni evangelista”, opera del pittore Giovan Battista Trotti detto Malosso (1555 – 1619).
Inventario n. Don 3

Iscrizione in basso al centro, sul cartiglio: “J. Baptista Trottus dictus Molossus faciebat, anno 1599”

Il dipinto è stato eseguito per la chiesa di S. Maria della Piazza di Piacenza.

La Madonna è seduta in trono ed è affiancata da due putti; il Bambino è in braccio alla madre e tiene in mano un serpente. I due santi sono invece riconoscibili grazie ai loro attributi.
Sant’Antonio abate, a destra, tiene nella mano sinistra un libro e ai suoi piedi il fuoco e il bastone con campanella.

 

Il Museo si trova in Piazza della Cittadella, 29

Immagine e link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=49074&force=1

 


Tempera su tavola di 60 x 40 cm, raffigurante: “Madonna in trono con il Bambino benedicente, Angeli reggicortina, Sant’Antonio abate e San Bartolomeo”.
Attribuito al fiorentino Rossello di Jacopo di Francesco (1377 – 1456).

Proviene dalla Collezione Rizzi-Vaccari, 2006

Sant’Antonio abate, a sinistra, indossa saio e mantello e tiene nella mano sinistra un bastone a tau e nella destra un libro rosso chiuso.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/4975/Anonimo%20fiorentino%20sec.%20XIV%20XV%2C%20Madonna%20con%20Bambino%20in%20trono%20tra%20sant%27Antonio%20Abate%20e%20san%20Bartolomeo

https://artsandculture.google.com/asset/madonna-on-the-throne-with-benedictory-child-angels-holding-curtains-saint-anthony-and-saint-bartholomew-rossello-di-jacopo-di-francesco-attr/PwHaAeSPuGTPNg?hl=it

BITONTO (BA). Ex Chiesa di Sant’Antonio abate detta di Sant’Antuono

Via Sant’Antuono
https://goo.gl/maps/tnkC4sEgtz12DETF6

 

La chiesa di Sant’Antonio nacque come cappella privata (XII secolo?), diventò parrocchia successivamente.
Caratterizzata da un unico ambiente rettangolare, voltato a crociera, la chiesa fu proprietà degli Abbinante fino al XVII secolo, quando passò agli Avitaja.

Oggi è un’abitazione privata.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1600178611

http://www.cartapulia.it/dettaglio?id=127834

TITO (PZ). Chiesa del convento di S. Antonio di Padova, affresco di s. Antonio abate di G. Todisco, XVI secolo

La chiesa, con il convento francescano, risale agli inizi del XVI secolo.
Conserva un frammento di affresco dell’ultimo quarto del XVI secolo, raffigurante sant’Antonio abate, attribuito al pittore di Abriola (PZ) Giovanni Todisco (attivo nel XVI secolo).

Il frammento presenta sant’Antonio in posizione stante, con una lunga tonaca nera. Nella destra regge il libro e nella sinistra stringe un bastone con un campanello. Ai suoi piedi, il porcellino. In basso sono visibili elementi decorativi geometrici.
Il confronto con lo stile del vicino affresco con la Visitazione fa certamente propendere per un’attribuzione a Giovanni Todisco e verso una datazione sul finire del XVI. Esso presenta infatti le consuete fisionomie del frescante lucano e la loro vivacità espressiva.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700132055

Info su chiesa e convento:
https://conventotito.it/il-convento-s-antonio-di-padova-in-tito/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_di_Padova_(Tito)