BORMIO (SO). Chiesa di Sant’Antonio abate o del SS. Crocifisso al Combo

Nella contrada anticamente detta Combo, nei pressi dell’antica dogana e del ponte omonimo, menzionato fin dal 1300 quando era l’unica via d’entrata e di uscita da Bormio per chi giungeva dalla Repubblica di Venezia (sud-est).  Via Crocifisso.
https://goo.gl/maps/iXu4QfFu3rEZ7Kbn8

 

La chiesa ha origini basso medioevali: nel 1356 era già stato individuato il terreno su cui erigerla; il cantiere fu aperto nel 1368 e nel giro di un decennio i lavori dovevano essere terminati, essendo datato 1376 un piccolo affresco raffigurante una affollata Crocifissione.
Inizialmente intitolata a “Sant’Antonio abate e Sant’Agostino”, oggi è comunemente nota come “chiesa del SS. Crocifisso di Combo” per via di un crocifisso ligneo dalle origini leggendarie (ma forse di bottega tedesca del XV secolo), intorno al quale si è addensata la devozione popolare che vi attribuisce poteri miracolosi e per il quale fu poi costruito nella chiesa una cappella (1732) nella parte destra della navata, e un altare (1763) dove trovò posto il Crocifisso.
I numerosi ex voto lasciati dai fedeli ai piedi della Croce sono ora custoditi al Museo Civico del paese.

La chiesa ha una facciata a capanna con un piccolo rosone. Conci di pietra irregolari contornano l’ingresso, sormontato da una lunetta affrescata con una Imago pietatis di gusto rinascimentale; sul retro dell’edificio altri brani pittorici di primo Cinquecento interessano l’abside e il sottogronda.
I muri sono in parte quelli trecenteschi delle origini: all’interno lo certificano una minuscola Crocifissione a destra dell’arco che immette nel presbiterio (1376) e la parete sinistra dell’aula, dove le volte gettate in un momento successivo interrompono gli affreschi impaginati su due livelli, riferibili a ignoti pittori attivi fra Tre e Quattrocento.

Ha invece una paternità precisa il ciclo ad affresco dell’abside (1534 ca.), nel quale gli studiosi riconoscono la mano del pittore bresciano Paolo da Caylina il Giovane (1485 circa – 1545 circa). Sono raffigurati Angeli musicanti, alcuni Santi, i quattro Evangelisti, l’Annunciazione e, sull’arcone, i busti di Profeti.
Le pareti dell’abside raccontano, con efficace vena narrativa, alcuni episodi della Vita di S. Antonio abate. Sul lato sinistro dell’abside, varie scene raffigurano l’incontro di s. Antonio con s. Paolo eremita e il suo seppellimento.

 

Sull’altare maggiore, la figura di S. Antonio abate, fu realizzata nel 1873 dal pittore milanese Eugenio Ponzio, che eseguì anche i restauri ornamentali della chiesa.

 

Preziosi affreschi del XIV secolo sono inoltre presenti sulle pareti laterali e su quelle che separano la Navata dall’abside. Tra i dipinti principali: la Crocifissione, la Pietà e soprattutto quello che raffigura S. Agostino, unico affresco dedicato al Santo al quale fu inizialmente cointitolata la chiesa e del quale, dopo la fondazione, non si hanno più notizie significative.
Particolare rilievo storico e artistico hanno anche gli affreschi al centro della navata e raffiguranti Dio, Gesù e la Madonna, con i Santi Gervasio e Protasio. Questi affreschi sono tornati alla luce solamente nei primi anni 2000 grazie ai lavori di ristrutturazione promossi dall’arciprete di Bormio don Giuseppe Negri.

 

Ogni 17 gennaio, festa di Sant’Antonio, sul sagrato della chiesa si svolge la tradizionale benedizione degli animali. Un tempo era riservata agli animali da soma mentre oggi si aggiungono anche gli animali da compagnia.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n130-00031/

Rilevatore:
AC

MONDOLFO (PU). Chiesa di Sant’Agostino, tela con s. Antonio abate di C. Ridolfi, XVII secolo

La chiesa e il convento di Mondolfo furono edificati nel XIII secolo dai monaci eremitani di sant’Agostino. L’aspetto attuale risale ai lavori eseguiti fra il 1586 e il 1593 e alle ristrutturazioni del Settecento. Nel tardo cinquecentesco la chiesa venne ridedicata alla Madonna del Soccorso, una delle devozioni più care agli agostiniani. La facciata nel 1726 fu abbellita con tre eleganti portali in arenaria con motivi decorativi di gusto rinascimentale.

Internamente l’edificio è a una sola navata con volta a botte. Sono presenti bellissimi altari, scolpiti in legno o lavorati in pietra, che si avvicendano sui due lati della navata. I dipinti che vi si conservano sono quasi tutti della prima metà del Seicento.
Nel terzo altare di destra, che era della nobile famiglia Giraldi della Rovere (il cui stemma era intagliato alla base della colonna sinistra e rubato nel 2017) vi è una tela del veronese Claudio Ridolfi (1570-1644) che raffigura Sant’Antonio abate e san Paolo eremita che si dividono il pane, dipinti dopo il 1621.

 

Link:
https://castellodimondolfo.it/it/i-santi-antonio-e-paolo-eremita

BORGO VALBELLUNA (BL), frazione Sant’Antonio Tortal. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

L’ex comune di Trichiana, cui apparteneva la frazione di Sant’Antonio Tortal, si è fuso con altri per dare origine nel 2019 al nuovo comune di Borgo Valbelluna.
Località Sant’Antonio Tortal, 112
https://goo.gl/maps/L78hajWP4n3buzSh8

La chiesa di S. Antonio, consacrata nel 1345 come ricordato dall’epigrafe conservata in chiesa, fu rimaneggiata nel corso dei secoli.
Era in origine cappella esterna della pieve di Trichiana. La cura d’anime però è molto antica.
La chiesa attuale fu costruita dopo il 1867 dal vescovo Manfredo Bellati..
Curazia dal 30 ottobre 1868, divenne parrocchia il 17 gennaio 1938 con decreto del vescovo E. Beccegato.

 

Link:
https://www.diocesivittorioveneto.it/territorio/parrocchie.asp?for=1&parr=5

VAL DI ZOLDO (BL), frazione Chiesa. Chiesa di San Tiziano in Goima, con statua di s. Antonio abate, 1520

Il Comune nacque nel 2016 in seguito alla fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto, cui apparteneva la frazione Chiesa di Goima.
Via Chiesa, 142   https://goo.gl/maps

 

La costruzione della Chiesa risale al 1400 quando fra Franceschino da Forlì ottiene il consenso per la realizzazione ex novo di una Chiesa, che diverrà nel 1726 la parrocchiale di San Tiziano. È probabile che il nuovo edificio sacro sia stato edificato sulle basi di un antico tempio, diventato troppo piccolo per la popolazione.
L’edificio si compone di un’unica aula sovrastata da un soffitto a volta, quattro altari di cui l’altar maggiore collocato nell’abside, due altari minori e un flügelaltar e infine una sagrestia accanto alla quale si erge la torre campanaria.

Il Flügelaltar (letteralmente “altare con le ali”) è un altare di legno scolpito policromo, con due battenti (standflügel) laterali, aperti nei giorni festivi, chiusi nei giorni feriali; attribuibile alla bottega di Andrè Haller di Bressanone e datato 1520 circa, costituisce uno dei pochi esempi di questo tipo di opere giunti fino ai nostri giorni.
Proviene dall’antico tempio; posizionato in passato sull’altar maggiore, trova attualmente collocazione sulla parete sinistra dell’aula: all’interno dello scrigno conserva le statue della Madonna con il Bambino tra San Tiziano e, a sinistra, Sant’Antonio abate in abiti vescovili; all’interno delle portelle due altorilievi raffigurano Santa Caterina d’Alessandria (o Giustina) e San Floriano.
Le tavole intorno alle statue scolpite sono dipinte a tempera. L’esterno dei battenti riporta dipinte le figure dei santi Lorenzo, Sebastiano, Pietro e Paolo. Nella predella che sostiene l’altare è rappresentato un Compianto sul Cristo Morto.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/val-di-zoldo/da-zoldo-alto-a-zoppe-di-cadore/chiesa-di-san-tiziano-goima/7912-l1.html

https://arengario.net/momenti/momenti65.html

https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500210179

VAL DI ZOLDO (BL), frazione Mareson. Chiesa di San Valentino con statua di s. Antonio abate, inizi XVIII secolo

Il Comune nacque nel 2016 in seguito alla fusione dei comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto, cui apparteneva la frazione Mareson. Via Mareson, 36 https://goo.gl/maps

 

La Chiesa di San Valentino si deve a Leonardo del fu Nicolò Mascagnino da Mareson, che chiese al vescovo Pietro Barozzi il permesso per l’edificazione di un luogo sacro nel paesino. La chiesa quattrocentesca subì nel corso degli anni vari restauri e rifacimenti e si arricchì nel tempo di due altari minori dedicati alla Santa Croce e a Sant’Antonio di Padova, oltre al bell’altar maggiore, e di un campanile, edificato nel 1765. La chiesa diviene, infine, parrocchiale di Mareson nel 1944.

Il presbiterio è costituito da un soffitto a vele elegantemente affrescate ed ospita l’altare maggiore dedicato a San Valentino, opera del bellunese Andrea Brustolon (1662 – 1732).
L’alzata dell’altare è costituito da due nicchie laterali ospitanti le statue, a sinistra, di Sant’Antonio abate e, a destra, di San Francesco d’Assisi, mentre nella parte alta spicca la figura del Cristo glorioso tra quattro angeli.
La pala centrale dell’altare è un’opera eseguita nel 1732 dall’artista veneziano Girolamo Brusaferro (1684 circa – 1760 circa) e illustra la Madonna con il Bambino e, in primo piano, San Nicolò e San Valentino.

 


Link:

https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/val-di-zoldo/da-zoldo-alto-a-zoppe-di-cadore/chiesa-di-san-valentino-mareson/7911-l1.html