VAL DI ZOLDO (BL), frazione Forno, località Borgo Sant’Antonio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

L’ex Comune di Forno di Zoldo si è unito nel 2016 a  Zoldo Alto per formare il nuovo Comune di Val di Zoldo.
Borgo Sant’Antonio, già frazione di Forno di Zoldo.
https://goo.gl/maps/9yyynbYhYmic3piQA

 

La Chiesa sembra avere origini antiche: testimonianze narrano della sua esistenza già prima del 1454.
La chiesa primitiva fu oggetto di ripetuti lavori di ingrandimento e ristrutturazione, in particolare nel 1619 è certa l’attuazione di alcuni interventi di ampliamento che l’avrebbero resa più funzionale.
La struttura fu gestita dalla Confraternita dei Battuti fino a quando, a causa del decreto napoleonico, venne forzata l’estinzione di tutte queste congregazioni.
Da quel momento, l’edificio, che contava all’epoca già quattro altari abbelliti di opere artistiche, fu oggetto della cura dei fedeli che dovettero occuparsi anche dell’arredamento/ornamento della chiesa, privata dei suoi beni dotali con il decreto del 1806.
La Chiesa di Sant’Antonio Abate divenne, infine, parrocchiale di Forno di Zoldo con decreto vescovile del 10 luglio 1936.

Presenta facciata a capanna con un piccolo oculo. A destra svetta l’alto e sottile campanile.
Gli affreschi sulla facciata risalgono agli ultimi anni del XVIII secolo e sono stati restaurati all’inizio degli anni Ottanta del Novecento.

 

All’interno sono conservati tre imponenti altari lignei, citati in manoscritti del XVII secolo.
L’altar maggiore è un’opera lignea dello scultore locale Jacopo Costantini (XVII secolo) e ospita un’ancona sviluppata in due registri: il registro inferiore si costituisce di tre nicchie ospitanti al centro la statua di Sant’Antonio abate e ai lati i Santi Carlo Borromeo e Macario. Nella parte superiore vi è la figura del Cristo risorto mentre sul timpano si erge la figura di Sant’Antonio di Padova.
Sempre sull’altar maggiore, sulla mensa è collocato un tabernacolo ligneo dorato e scolpito attribuito a Giovanni Paolo Gamba detto “Zampol” (Bragarezza, 1723 – Forno di Zoldo, 1802).Fotoadestra.

L’altare minore dedicato a Sant’Antonio di Padova è stato eseguito da Giovanni Auregne (notizie: 1634 – 1689) e abbellito di decorazioni, intagli e sculture. All’interno spicca la pala dipinta dal pittore bellunese Nicolò de Barpi (seguace del Frigimelica, XVI secolo) raffigurante Sant’Antonio di Padova in adorazione del Bambino Gesù.

Dell’altare minore intitolato a San Silvestro, anch’esso eseguito da Jacopo Costantini, rimane una bella alzata che ospita le statue del Santo pontefice tra i Santi Floriano e Bartolomeo.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/home-page/5628-l1.html

FELTE (BL). ex chiesa di Ognissanti, affresco con sant’Antonio abate, 1522

L’affresco raffigura la Trasfigurazione di Cristo, santa Lucia e sant’Antonio abate.
Nella sacrestia attigua alla chiesa, caratterizzata dall’elaborato arredo in legno intagliato, campeggia lo straordinario affresco di Lorenzo Luzzo del 1522. S. Antonio è a sinistra con in mano il bastone e il fuoco; un maialino dalla cinta senese spunta alla sua destra.

Considerata opera di Lorenzo Luzzo, detto “Morto da Feltre” (Feltre, 1480 circa – Zara o Venezia, 1527), anche se qualche critico ha sollevato dubbi sull’attribuzione, vedi: https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/2018


La ex chiesa di Ognissanti
si trova fuori dalle mura, nel Borgo Ruga. La cerimonia di ampliamento e ricostruzione avvenne il 7 marzo 1316. Limitati furono i danni arrecati dall’incendio del 1510 alla struttura che, fino alla soppressione operata dalla Repubblica di Venezia nel 1768, ospitò il convento degli Agostiniani. Nel 1775 l’edificio entrò a far parte dell’Ospedale di Santa Maria del Prato e nel 1838-39 fu ampliato.
La chiesa, sconsacrata,  inserita nelle strutture già adibite a sezione neuropsichiatrica dell’ospedale e ora a campus universitario, è di proprietà dell’Usl 1 Dolomiti.
L’immobile versa da tempo in condizioni precarie e necessita di importanti interventi di recupero strutturale e di restauro, anche in relazione al patrimonio artistico che vi è contenuto.

 

Link:
http://www.feltre.info/it/chiese/chiesa-di-ognissanti

https://www.ilgazzettino.it/pay/belluno_pay/feltre_la_chiesa_di_ognissanti_e_un_patrimonio_architettonico_ed_artistico-5757397.html

Rilevatore: AC

VITTORIO VENETO (TV). Pieve di Sant’Andrea di Bigonzo con immagini di s. Antonio abate

Edificio romanico a navata unica consacrato nel 1303. Presenta in facciata un rosone pentalobato e copertura a capanna retta da 12 capriate. Curiosi sia all’esterno che all’interno ai quattro angoli i baldacchini che fungono da cappelle.
L’edificio sorge su preesistenze ben più antiche (VI secolo e fonte battesimale dell’XI). L’esterno presenta due lunette affrescate da Francesco da Milano (XVI secolo).

L’interno è ricco di opere d’arte ed affreschi del XV e XVI secolo, di Antonio Zago, Francesco da Milano e Francesco Frigimelica. Due oli su tavola appartengono alla bottega di Tiziano Vecellio (XVI sec.)

 

Insolita la presenza nella Pieve di due Trasfigurazioni, entro cornici architettoniche aggettanti, con caratteristiche iconografiche simili e con la presenza di s. Antonio abate.


La prima è un quadro sull’altare della Trasfigurazione (XVI secolo) nel lato sinistro della navata.
“Trasfigurazione con Elia, Mosè, Apostoli e, in basso, i santi Antonio abate, Rocco e Sebastiano”, olio su tela, cm 450 x 280, opera del 1600 di Francesco Frigimelica “il Vecchio”, 1600. L’altare della Trasfigurazione  sulla parete sinistra è datato al 1834 ed è in pietra scolpita. L’opera fu realizzata per accogliere l’opera del Frigimelica prima posta a coprire l’affresco di medesimo soggetto di Francesco da Milano sulla parete di fronte.
Il dipinto presenta nel registro superiore Cristo trasfigurato tra Elia e Mosè; nel registro mediano i tre Apostoli che assistono all’evento (Giovanni è l’unico che guarda, Pietro -in scorcio- e Giacomo sono pieni di timore); nel registro inferiore c’è, a sinistra, Sant’ Antonio abate (bastone con croce egizia e fuoco in mano) con ai piedi la figura a mezzo busto del sacerdote donatore, San Rocco (in veste di pellegrino, con piaga e cane) e San Sebastiano in primo piano.
Sono da notare le possenti volumetrie e le accese campiture di colore. Siamo di fronte ad un’opera della piena maturità del pittore che esprime i caratteri di monumentalità e di pittura tonale appresi dal Tiziano.

 

La seconda è un affresco sul lato destro della navata, sull’altare di San Rocco (1525), con la Trasfigurazione di Gesù tra Mosè e S. Elia,  Apostoli, S. Antonio abate, S. Rocco, S. Sebastiano, opera di Francesco da Milano, 1525.

L’altare di San Rocco è datato al 1525, è in pietra scolpita. Ai lati vi è un trompe l’oeil architettonico.
Nella parte inferiore dell’affresco, in primo piano, ci sono Sant’Antonio abate (porcello e bastone), San Rocco (Angelo che mostra la ferita e bordone) e San Sebastiano. Sopra ci sono i tre apostoli che assistono direttamente all’evento: Giacomo, Pietro e Giovanni. Nella lunetta c’è Cristo (veste azzurrina con ermellino) trasfigurato tra Mosè e Elia. Sopra la struttura c’è un affresco con Dio Padre con le braccia aperte, imponente.
Da notare l’eleganza e la monumentalità figure, la tavolozza brillante (è stato evidenziato un influsso del Pordenone), la luce che si riverbera dall’alto verso il basso, con il conseguente schiarirsi dei colori nella parte superiore. Il ritmo lineare è efficace: centro ideale della scena, esterno al centro di composizione, è il Cristo. Vi è però qualche incoerenza coloristica e stilistica (di prospettiva e paesaggio). Sant’Antonio resta un po’ fuori dal gruppo per la sua ieraticità, le figure degli apostoli sono poco riuscite. Migliori risultano le tre superiori.

 

Un altro affresco raffigura San Giobbe tra Sant’Antonio abate (con in mano bastone e fuoco) e San Rocco, opera di Francesco da Milano, prima decade XVI secolo. Foto a destra.

 

 

Info tratte da:
http://santandreavittorioveneto.blogspot.com/2006/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Sant%27Andrea_di_Bigonzo

Rilevatore: AC

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Vich. Chiesa di San Bartolomeo, già di S. Antonio abate, con immagine del Santo

Frazione Vich.
https://goo.gl/maps/xiSNtZ3Dboj4UVcE6

 

La primitiva chiesa risale ad un periodo individuabile alla metà del Quattrocento e nel 1570 risulta  consacrata e intitolata a sant’Antonio abate, tuttora compatrono del paese.
Dal testo del diario di Visita pastorale del 1598 si attinge la testimonianza che il piccolo luogo di culto è quasi totalmente affrescato mentre nel protocollo del 1641 veniamo informati sulla vetustà della pala per la quale il vescovo Malloni raccomanda una pronta sostituzione con una nuova.

Il terremoto del 1873 sconquassa talmente la struttura da rendere indispensabile l’abbattimento; dalle rovine, nel 1884, gli abitanti della frazione riedificano il nuovo tempio non più con l’antico titolo di sant’Antonio bensì con quello dell’apostolo Bartolomeo.

 

L’unico manufatto che si è conservato è costituito dall‘antica pala dell’altare attualmente ornante quello di sinistra dell’aula; restaurata nel 2012.
L’opera va assegnata ad un periodo a ridosso del 1641 e per evidenti motivazioni di ordine stilistico è stata inserita nel catalogo (F. Vizzutti, 1999, p. 200) di Francesco Frigimelica “il Vecchio” (Camposampiero, 1570 – Belluno, 1649).
La concezione e l’articolazione del testo iconografico, senza indugi, rinvia infatti alla più tipica produzione frigimelichiana per il rigoroso nitore figurativo e per l’impiego del tradizionale schema triangolare secondo il quale la Vergine occupa l’eminente posizione sommitale mentre sui lati si stagliano, a sinistra, sant’Antonio abate con il fuoco in mano e, a destra, san Giovanni Battista.
Il pittore anche in questo caso ci attrae con spunti di vivissima cordialità umana intrisi di sommessa poesia nell’autentico ritratto della mamma in primo piano, effigiata in affettuoso parallelismo con il figlioletto, che – tutto compreso nel suo ruolo – ripete il devoto atteggiamento della genitrice committente della tela.
Una conferma della cronologia del dipinto si deduce non solo dalla ricordata indicazione archivistica ma anche da puntuali considerazioni di storia del costume. Infatti il bambino, rivestito da una sorta di giustacuore attillato sopra la camicia dal collettino piatto, sembra indossare una particolare foggia di brache mutuate dalle “Braghesse alla Sivigliana”, così denominate a Venezia a motivo della loro presunta origine spagnola. Tale abbigliamento era in auge proprio nell’indicata cronologia, come peraltro dimostra tanta ritrattistica veneta.
L’arioso fondale paesaggistico, disinvoltamente tratteggiato in punta di pennello con felici esiti grafici, costituisce il consueto inserto frigimelichiano idoneo a catturare l’attenzione del visitatore proprio per la controllata modulazione delle tonalità fredde e la mirata visualizzazione dei dettagli architettonici. Lo squarcio nella profonda prospettiva centrale, sotto lo studiato effetto di una luce quasi livida, pare collocato in una dimensione atemporale e fantastica.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Col di Cugnan. Chiesa parrocchiale di San Giuseppe sposo della B.V. Maria, polittico con immagine di s. Antonio abate, prima metà XV secolo

La parrocchia, fondata il 24 novembre 1956, inaugurò la sua nuova chiesa con la solenne consacrazione del 14 agosto 1972.

Entrando nel tempio subito all’attenzione s’impone il polittico tardogotico proveniente dalla scomparsa chiesina di san Floriano di Col.
La tavola dipinta si articola in una teoria di edicole trilobe di inquadramento, ognuna delle quali include una figura; da sinistra: san Giovanni Battista scarmigliato e consunto dalle penitenze, sant’Antonio abate con l’offerente inginocchiato ai suoi piedi che si avvinghia al bastone del taumaturgo nel simbolico atto di esplicitarne la particolare devozione, al centro la Madonna dell’Umiltà (cioè seduta su di un prato fiorito anziché sul consueto trono) effigiata mentre insegna a leggere al Bambino, sant’Andrea reggente la croce e san Gottardo con le insegne vescovili.
Le peculiarità stilistiche del polittico – opera significativa sia sotto l’aspetto storico sia per la sua rarità compositiva, almeno a livello territoriale – si addicono a un anonimo pittore forse locale che, tramite una rustica resa espressiva, ripete moduli tipici di Simon da Cusighe pur reinterpretandoli secondo una sensibilità pienamente gotica.
Il polittico, sebbene con qualche sfumatura cronologica, viene assegnato alla prima metà del Quattrocento.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/ponte-nelle-api-sinistra-piave/chiesa-di-san-giuseppe-sposo-della-beata-vergine-maria-col-di-cugnan/8187-l1.html

Rilevatore: AC