BOSA (OR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 1A
https://goo.gl/maps/i693tUgcTjNg5eaA9

 

La Chiesa sorge in prossimità del Ponte Vecchio, al di fuori dell’antica cinta muraria e perciò le fu attribuito l’appellativo di extra muros. Si ritiene che sia appartenuta ai monaci camaldolesi, stanziati in un piccolo monastero annesso, e che sia stata successivamente gestita dai carmelitani dal 1580 al 1606, quando si trasferirono presso la chiesa della Vergine del Soccorso, nel sito dell’attuale chiesa del Carmine.

Sono in corso restauri dell’edificio.

Di stile gotico catalano, la facciata in trachite rossa, del XVI secolo, presenta un prospetto cuspidato e concluso da archetti pensili a tutto sesto; sulla superficie si apre un portale ad arco inflesso gigliato sormontato da un rosoncino modanato a stella.
punte.
Il muro perimetrale destro è rafforzato da un robusto contrafforte, avanzato rispetto alla facciata, e terminato sul fronte parallelo a questa da un elemento timpanato. Così pure timpanato, ma ancor più arretrato rispetto al contrafforte, si presenta il tozzo campanile addossato all’opposto versante della chiesa, suddiviso in tre ordini, nel più alto dei quali si apre ad arco la cella campanaria.

La chiesa è formata da una sola navata voltata a crociera, come il presbiterio, ed è divisa in quattro campate da robusti pilastri. I capitelli dell’arco che separa il presbiterio dalla navata sono caratterizzati da decorazioni vegetali e presentano, sul lato destro, lo stemma degli Aragona e, sul lato sinistro, l’effigie del moro bendato, tipica dell’araldica aragonese.
Vicino all’altare sono poste un’ancona lignea, intagliata e dorata e la statua di sant’Antonio abate, entrambe risalenti al XVII secolo. Alla parete è appeso un Cristo gotico.

 

La chiesa viene aperta al culto solo dall’inizio della tredicina fino al 17 gennaio in occasione della festa del Santo.

 

Bibliografia:
Siddi Emanuela, Chiesa di Sant’Antonio Abate «extra muros» a Bosa. Storia, cultura, arte e restauro, Youcanprint, 2021

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Bosa)

https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=24806

ORISTANO. ex ospedale e chiesa di Sant’Antonio abate, oggi Pinacoteca e biblioteca comunale

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/KPdVdzVJpL38LoFM7

 

L’ospedale (Hospitalis Sancti Antoni), citato nel testamento datato 1335 di Ugone II de Bas-Serra, giudice d’Arborea, era situato all’interno della città murata e adibito all’assistenza dei malati.
I mezzi di sussistenza per l’ospedale, che aveva circa 12 posti letto, furono le provvidenze prima giudicali, poi quelle dell’autorità spagnola, ed erano quantificate con la destinazione del cosiddetto quartu de Sant’Antoni, un quarto di starello, ossia 13 litri di frumento, su ogni 40 are di terreno coltivato a grano.

Nel secolo XVI, l’ospedale necessitò di importanti interventi e manutenzioni. Il 24 aprile 1640 l’edificio fu affidato all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, ma dopo quasi due secoli era nuovamente in rovina e nel 1834 venne sostituito dai locali della chiesa e del monastero di San Martino extra muros.

I vecchi locali dell’ospedale di Sant’Antonio furono destinati alle Pie Maestre Venerine, per aprirvi il primo Asilo Infantile della città. Tale istituto di accoglienza e assistenza per bambini fu inaugurato il 20 aprile 1866 e accolse le giovani generazioni oristanesi sino a pochi decenni fa.

Oggi gli edifici sono adibiti a Pinacoteca e biblioteca comunale.

All’interno del complesso doveva esservi una chiesa dedicata a Sant’Antonio – di origine gotica, tardo XIII secolo – di cui oggi non rimane traccia: l’unica testimonianze della sua passata esistenza è una foto del XIX secolo che ritrae, sul lato del Distretto Militare, un campanile a vela a due luci di fianco a una facciata orientata a ovest.


Link:

https://monumentiaperti.com/it/monumenti/chiesa-e-ospedale-di-santantonio-abate/

SEDILO (OR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 33
https://goo.gl/maps/Z7Md7ZpDCJrm2MAb8

 

Facciata in pietrame a vista, conci nei cantonali. Sulla sinistra piccolo campanile che termina con vela a una luce.
Un bel rosone centrale in cotto.
Il portone in legno ha una cornice in cotto con frontone e con due nicchie laterali.

 

Link:
https://www.comune.sedilo.or.it/index.php/vivere/galleria/chiese

CITTÁ DELLA PIEVE (PG). Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, già chiesa di Sant’Antonio abate, affresco col Santo del Perugino, 1508

Viale Gino Cappanini.
https://goo.gl/maps/itYFmDDgYAxXALCf8

 

L’antica chiesa del 1200 era collocata a ridosso del perimetro murario, vicino al sito dove si apriva l’antica Porta del Castello. Nel 1438, con elemosine raccolte, la chiesa fu in gran parte rifatta.
Fin dal XIII secolo esisteva in questa chiesa la “Confraternita dei Disciplinati di San Salvatore”, a cui spettava la cura e il mantenimento del culto e che nel 1508 intraprese consistenti interventi di ristrutturazione, forse in seguito ai danni riportati nei frequenti combattimenti che avvenivano, poiché molto esposta verso la Toscana, commissionando anche al Perugino l’affresco della parete d’altare che quindi è posteriore a quella data.

Nel 1667, la chiesa di Sant’Antonio, ridotta di nuovo in pessime condizioni, fu dal Capitolo della Cattedrale restaurata e rimpiccolita.
L’antica chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nei pressi di Palazzo Baglioni, che era stata eretta a parrocchia nel 1600, fu demolita nel 1815, come afferma semplicemente mons. Canuti, forse per l’incapacità di contenere il pubblico, forse per l’instabilità dell’edificio.
Sempre nel 1815 la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, insieme alla Confraternita dei Santi Sebastiano e Rocco, fu trasportata dalla chiesa demolita alla chiesa di Sant’Antonio abate, che così nel tempo cambiò titolo.
Mons. Mancini, nella sua visita pastorale, dice che la chiesa apparteneva alla Compagnia degli Artisti e alla Compagnia della Buona Morte, ma esisteva qui anche la Confraternita di S. Rocco e S. Sebastiano che dal 1815 rimase la sola e nel 1820 sopraelevò le mura dell’edificio, ricavandone un locale che adibì per nuovo oratorio.

L’edificio odierno ha un aspetto neoclassico e fu interamente ricostruito in seguito ai gravissimi danni subiti nel terremoto del 1861.
Verso il 1926 l’oratorio fu soprelevato di alcuni metri in modo da formare nel piano superiore una grande sala per le adunanze dei confratelli.
Il campanile, in seguito agli eventi bellici del 1944, colpito da diversi proiettili, fu restaurato nel 1946 poiché diroccato a metà; è stato rifatto nella parte diroccata in laterizio grezzo sopraelevandolo di m. 5 e facendolo terminare con una piramide ottagonale.
Anche la facciata della chiesa fu restaurata nel 1946 e il restauro dell’intera chiesa fu completato nel 1948.

La facciata principale presenta un intonaco molto degradato. E’ strutturata in due ordini contornati da paraste e cornici marcapiano in intonaco modanato. Il portale d’ingresso ad arco si trova al centro dell’ordine inferiore, mentre l’ordine superiore è formato da un piccolo loculo posto in asse tra due finestre rettangolari corrispondenti all’interno con la cantoria. Sulla sinistra della facciata è addossato un campanile, in mattoni a faccia vista con cella campanaria formata da quattro monofore ad arco. Esso è sormontato da una copertura piramidale.
Le altre pareti esterne della chiesa risultano in muratura mista prive di intonaco. Le diverse tessiture murarie mettono in evidenza le varie trasformazioni avvenute nel tempo.

All‘interno, la chiesa si presenta con un’unica navata con una campata centrale voltata a crociera compresa tra due strette campate d’apertura e di chiusura dell’aula, voltate a botte. L’ingresso con bussola è sormontato dalla cantoria. Le pareti laterali longitudinali presentano arcate cieche contenute da pilastri quadrati su cui corre la trabeazione che lega tutt’attorno le pareti fino a giungere all’arco trionfale che separa l’aula dal presbiterio.

Sulla parete di fondo, dove era posto il vecchio altare, si trova un importante affresco  di 535 × 387 cm, che venne commissionato al massimo esponente della pittura umbra Pietro Vannucci, detto il Perugino nel 1508, probabilmente dai Disciplinati di San Salvatore. Secondo lo Gnoli ha cooperato largamente all’affresco il discepolo Giacomo di Guglielmo, pievese.
L’opera raffigura “Sant’Antonio abate tra i santi Paolo Eremita e Marcello”.
Il dipinto raffigura i tre Santi all’interno di un portale con delle colonne laterali che sostengono una illusoria lunetta che rappresenta Cristo redentore benedicente entro mandorla di cherubini. Sant’Antonio è in trono, tiene il bastone a tau nella mano sinistra e fa un gesto di benedizione con la destra.

Dipinto prima dello strappo.

In seguito ad un terremoto avvenuto nel 1861, si decise di asportare l’affresco dalla parete e di riportarlo su tela. L’operazione fu eseguita dai perugini Guardabassi e Compaglini e non riuscì perfettamente, ma il dipinto fu ancora più danneggiato quando, a causa dei restauri che si eseguivano nella chiesa, lo si dovette trasportare nella chiesa di Sant’Agostino.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/28954/Citt%C3%A0+della+Pieve+%28PG%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Apostoli+Pietro+e+Paolo

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-dei-santi-apostoli-pietro-e-paolo-citta-della-pieve-pg/

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/21899/Vannucci%20Pietro%2C%20Sant%27Antonio%20Abate

Rilevatore: AC

CREMENO (LC). Chiesa parrocchiale di San Giorgio, polittico con sant’Antonio abate, 1534

Nella parrocchiale, sul primo altare a destra, vi è la grande pala datata 1534 realizzata con la sovrintendenza del comasco Sigismondo De Magistris (1490 circa – prima del 1548) a cui collaborarono diversi pittori, tra cui Ambrogio Arcimboldi. Un polittico di notevoli dimensioni e con ben 31 immagini sacre su sfondo dorato.
Composto da sei riquadri più la predella tripartita, ebbe varie attribuzioni fino al 1988 quando furono ritrovati i documenti che ne attestavano la commissione al De Magistris e all’Arcimboldo: un atto notarile dell’agosto 1534.
L’opera , sicuramente di gran pregio, deve anche essere costata parecchio, ed è una dimostrazione di potenza e di ricchezza (basti pensare alle lamine d’oro che fanno da sfondo alle figure in alto, oltre che sulle colonne).
È probabile che più che la chiesa di Cremeno, probabilmente non così ricca, il committente sia più che altro la stessa famiglia degli Arrigoni, che all’epoca era probabilmente la più potente della Valsassina.

La pala era coperta da una pesante struttura nella quale erano incastrate lastre di vetro tra grandi fasce metalliche, che se da un lato garantiva negli intenti la sicurezza dell’opera, dall’altro produceva riflessi a tratti accecanti che ne ostacolavano la fruizione – accanto a pericolose condense interne e “sbalzi” termici pericolosi per la conservazione del dipinto.
Restaurata nel 2019 ed eliminata la struttura, ora l’opera può essere fruita perfettamente.

Il polittico è composto da tre colonne e due registri, più la predella.
In alto al centro san Giorgio che uccide il drago, a sinistra il pannello con san Francesco e un Vescovo con le tutte le insegne, probabilmente sant’Ambrogio; a destra le figure di san Pietro da Verona martire con l’abito domenicano e all’estrema destra la figura di sant’Antonio abate con i consueti attributi: nella mano sinistra il bastone pastorale con due campanelle; nella destra il fuoco; ai suoi piedi il maiale con la campanella al collo.

Nella fascia inferiore al centro la Madonna in trono col Bambino e ai lati a sinistra san Giovanni battista e santa Caterina (con la ruota del martirio); nel pannello di destra santa Lucia (secondo recenti identificazioni) e san Pietro con le chiavi.

Alla base delle quattro colonne che affiancano la terna di tavole inferiori sono dipinti, a mezza figura, da sinistra san Mauro, sant’Alessio, un santo Vescovo (senza particolari caratteristiche iconografiche), san Biagio (col pettine di ferro da cardatore, strumento del suo supplizio).

Sui basamenti delle quattro colonne le immagini dei quattro grandi dottori della chiesa, da sinistra san Gregorio Magno; sant’Ambrogio; san Girolamo; sant’Agostino.

Sulla predella, scanditi dalla quaterna delle precedenti immagini dei santi dottori, vi sono tre riquadri dipinti: ciascuno dei due laterali include le figure a mezzo busto di quattro Apostoli; in quello centrale sta il busto di Gesù affiancato da altri quattro discepoli.

 

Bibliografia: vedi allegato pdf: Zastrow-Restauro-Cremeno

Link:
https://www.valsas/sinanews.com/2019/02/18/che-regalo-per-cremeno-restaurata-la-grande-pala-nella-parrocchiale-

https://www.academia.edu/15253210/La_Parrocchiale_di_S_Giorgio_a_Cremeno_Il_polittico_di_Sigismondo_de_Magistris_e_Ambrogio_Arcimboldi

https://www.treccani.it/enciclopedia/sigismondo-de-magistris_%28Dizionario-Biografico%29/

Info sulla parrocchiale:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/13862/Chiesa+di+San+Giorgio+Martire

Rilevatore: AC