COSTARAINERA (IM). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/YtAFn7naoGJvESve6

 

La chiesa sorge all’interno di una cornice naturalistica e paesaggistica di grande suggestione e presenta un caratteristico impianto a tre navate sostenute da una doppia serie di colonne in pietra e da pilastri intonacati che, tuttavia, mancano della simmetria programmata in origine. Un aspetto che s’indovina già osservando la colonna erratica in arenaria (superstite di un antico pronao?) che, come una sorta di meridiana solare, è stata rimontata in data imprecisata davanti al portale maggiore, all’interno del sagrato.

Il volume rettangolo di base trova proiezione, in alzato, in una facciata a capanna dagli spioventi bassi e irregolari, che manifesta chiaramente la traccia dei principali rimaneggiamenti occorsi sul corpo di fabbrica nel corso della propria vicenda conservativa. In questo modo, si riconoscono alcune soluzioni di continuità fra le addizioni quattro e cinquecentesche che hanno modificato l’originale volume duecentesco e, con esse, l’evoluzione del sistema di aperture, ovvero delle finestre mediane e superiori e degli ingressi alle navate. La zona absidale si risolve attualmente nel volume semicircolare della cappella centrale, in quello rettilineo della sagrestia, che corona la navata destra, e nel blocco solido e compatto della torre campanaria, sistemato in capo alla navata opposta. Davvero pregevole, sotto questo punto di vista, la decorazione ad archetti pensili che corre lungo il margine superiore della cella campanaria e, a un tempo, la coppia di stemmi araldici a bande traverse della casta Della Lingueglia/Lengueglia, che guardano in direzione dell’abitato storico di Costarainera.

Al suo interno, la chiesa si presenta quasi interamente ricoperta a intonaco e in luogo del sistema di ingressi laterali che si scorgono all’esterno si erge una nutrita serie di altari a muro dalle linee barocche e dalle cornici a stucco.
Davvero notevoli, sotto il punto di vista degli arredi liturgici, il fonte battesimale ottagonale ricavato in un sol blocco di arenaria grigia (pietra di colombina), databile alla metà circa del XV secolo, e la coppia di transenne mediane che, come in San Gregorio Magno a Pietrabruna, ripartiscono in due zone virtualmente distinte pavimento e volume della chiesa cinquecentesca. È davvero un peccato, in tal senso, non poter più godere del vivace rivestimento ceramico che in origine ricopriva le specchiature di tali elementi trasversali e che, fra XIX e XX secolo, è stato progressivamente smembrato e smantellato. I soli frammenti superstiti delle piastrelle (o laggioni) sono stati reimpiegati nel piano presbiteriale come pezzi di ricambio per la manutenzione ordinaria del gradino (o predella) su cui si erge l’altare maggiore. L’abside che lo ospita e che comunica con i vani adiacenti della sagrestia e del campanile, tuttavia, rappresenta la zona più fortemente compromessa dell’edificio e riflette una sistemazione già sette-ottocentesca, che ne ha sconvolto profondamente linee ed aspetto cinquecenteschi (emblematico, in proposito, il reimpiego dell’Ecce Homo che oggi campeggia sull’architrave del porta d’ingresso alla torre campanaria e che, in origine, sormontava il recesso di un tabernacolo a muro).

L’edificio, preservato dalla costante avanzata del fronte urbano, ha sofferto sin dall’epoca della ricostruzione protocinquecentesca di dissesti statici. La navata destra, infatti, poggia su un terrazzamento artificiale incoerente che è stato realizzato riportando semplicemente terra e pietre e che, non prevedendo una reale fondazione ipogea, tende a scivolare verso l’esterno. Un dato, questo, che si è ripercosso su tutti gli elementi destinati a ricevere pesi e carichi gravanti dall’alto, come le pareti e le colonne che, nel tempo, hanno iniziato a deformarsi e fratturarsi. Del resto, la conservazione dell’edificio, specie a partire dalla prima metà del Seicento, si è pesantemente aggravata a causa dell’abbandono derivante dal distaccamento e dalla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Cipressa e, al contempo, dalla ristrutturazione della chiesa di San Giovanni Battista a Costarainera, neo parrocchiale del borgo. Inoltre, gli unici interventi manutentivi di cui si ha notizia per questo periodo, se si eccettua la grande campagna di ricostruzione dell’abside (1782 circa), si limitarono alla mera conservazione e riparazione di un edificio che minacciava costante rovina, che era officiato saltuariamente e che, soprattutto, non possedeva più i redditi necessari al suo sostentamento. Nonostante la dichiarazione d’interesse artistico da parte della Soprintendenza all’inizio del Novecento (1908) e i sopralluoghi effettuati, la chiesa è stata vittima di furti e danneggiamenti vari e, in concomitanza con le guerre mondiali, venne definitivamente chiusa al culto.
In questo periodo, tuttavia, si procedette con la costruzione di una massiccia cordolatura in pietra e di una serie di contrafforti “a scarpa” lungo il fianco destro (1925) e, ancora, di numerosi tiranti metallici e catene in ferro (1959) che, nelle intenzioni dei restauratori, dovevano opporsi alla spinta del terreno e garantire un migliore equilibrio statico. Un fine che, in realtà, è stato raggiunto faticosamente e solo in tempi molto recenti grazie a un intelligente lavoro di recupero e valorizzazione patrocinato dal Comune di Costarainera che, avviato nel 1990 e conclusosi quindici anni dopo, ha saputo recuperare e riportare finalmente in valore un monumento fra i più interessanti dell’intero panorama architettonico e scultoreo tardomedioevale dell’Estremo Ponente Ligure.

Il campanile colpito da un fulmine e danneggiato alla sommità nel 2016, è stato completamente restaurato nel 2020.


Link:

https://turismovallesanlorenzo.com/costarainera/chiesa-di-santantonio-abate/

Data compilazione scheda: 14-2-2022
Rilevatore: AC

VILLA FARALDI (IM), frazione Tovo Faraldi. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/Hygb2VdQHcvwkiax7

 

La Chiesa fu ampliata negli ultimi anni del XVI secolo, quando l’edificio sacro fu elevato a parrocchia, grazie anche al contributo degli abitanti del luogo che si autotassarono per portare a termine i lavori di costruzione.
Sul finire del Seicento questa fu decorata e rifinita all’interno e, nel 1709, rimaneggiata e restaurata all’esterno, come attestato nell’iscrizione presente sopra il portale di ingresso.
La facciata a capanna, semplicemente intonacata, presenta una finestra a  serliana, principale fonte di illuminazione dell’interno a navata unica che sorprende per la ricchezza della decorazione: affreschi, stucchi policromi, pale d’altare e sculture lignee, testimoniano le ambizioni e il forte sentimento religioso della piccola comunità rurale.
Nella catino dell’abside è raffigurata ad affresco la Santissima Trinità con gli Evangelisti e nella volta absidale è rappresentata, sempre ad affresco, Sant’Antonio abate portato in cielo dagli angeli.
All’interno sono conservate pregevoli opere d’arte:
– diverse statue in legno policromo, tra esse l’Angelo custode (Tobiolo e l’Angelo?) della bottega genovese di Anton Maria Maragliano (prima metà del XVII secolo e la Madonna del Carmine della sua scuola. Una statua di santa Caterina proviene invece da un vicino oratorio.
– Crocifisso ligneo (prima metà XVII sec.) di Anton Maria Maragliano;
– due fonti battesimali, il primo, ottagonale in pietra su colonna, è del 1200, mentre il secondo in marmo di secolo posteriore, forse pertinenti ad altri edifici di culto del territorio;
un polittico raffigurante la Vergine tra sant’Antonio abate e san Giovanni Evangelista, opera di Raffaello e Giulio De Rossi datata al 1560-1562;
– una statua di sant’Antonio abate è opera del 1817 di Giovan Battista Garaventa.

 

Link:
https://daciatracieloemare.it/tovo-faraldi/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Villa_Faraldi)

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2213691-d21257916-Reviews-Chiesa_di_Sant_Antonio_abate-Villa_Faraldi_Province_of_Imperia_Liguria.html

Data compilazione scheda:
14-2-2022
Rilevatore: AC

CASSINETTA DI LUGAGNANO (MI). Chiesa parrocchiale di Santa Maria nascente e Sant’Antonio abate

Via Roma, 18
https://goo.gl/maps/Uo87wFMUqoc6w1479

 

La chiesa parrocchiale venne eretta nel 1435 presso il borgo di Cassinetta per volere della locale famiglia dei Biraghi e promotore del progetto fu Maffiolo Birago, intenzionato a dare al paese un centro di culto dato il recente aumento della popolazione che giustificò la venuta di un curato stabile per celebrare le messe domenicali.
La chiesa venne restaurata ed abbellita nel 1731 con la costruzione di un campanile e la decorazione degli interni.
La facciata a salienti della chiesa, anticipata dal protiro sorretto da due colonne e voltato a crociera, è scandita da lesene e presenta al centro il portale d’ingresso e una grande finestra semicircolare.

L’interno dell’edificio è ad aula unica suddivisa in tre navate da pilastri sorreggenti archi a tutto sesto, sopra cui corre la cornice modanata, sulla quale si imposta la volte a botte; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, chiuso dall’abside quadrangolare su cui è addossato un altare in marmo nero settecentesco. Vi sono due cappelle laterali. Nella chiesa è conservato inoltre un busto in legno dipinto raffigurante san Carlo Borromeo che la tradizione vuole eseguito “dal vivo” durante la visita del cardinale milanese al borgo.

Nel 1833 fu realizzato l’altare dedicato a Sant’Antonio abate.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&titolo=Chiesa+di+Santa+Maria+Nascente+e+Sant%27Antonio+%3CCassinetta+di+Lugagnano%3E&sercd=13745

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00036/

Data compilazione scheda: 14-2-2022
Rilevatore: AC

BRENNERO (BZ), frazione Fleres di Dentro/Pflerschtal. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge nella frazione più occidentale e a nord di Brennero, accanto al cimitero.
https://goo.gl/maps/ohE5tYQzSy96t7Bi7

 

Nel 1180 il luogo viene menzionato nei documenti per la prima volta come “Phlers”. L’abitato sorge nella Val di Fleres (che inizia a Colle Isarco come valle laterale), in passato chiamata anche “Valle dell’argento” a causa dell’industria mineraria, che è oggi uno dei luoghi più incontaminati dell’Alto Adige.

La chiesa di Sant’Antonio Abate (in tedesco: Kirche des Heiligen Antonius Abtei), appartiene al decanato di Vipiteno della diocesi di Bolzano-Bressanone e risale al XV secolo.
Citata in un documento del 1416, la sua storia è legata, come in altri casi nelle aree vicine, alle attività estrattive delle miniere di argento e alla devozione manifestata dai minatori. Furono questi ultimi infatti a fare offerte per la sua ristrutturazione del 1482.
Nel 1881, divenuta ormai non più adeguata alle necessità della popolazione, fu quasi completamente ricostruita in stile neoromanico. Divenne chiesa curaziale nel 1737 e parrocchiale nel 1891.

Presenta una facciata a capanna con due spioventi. Attorno alla struttura c’è uno zoccolo leggermente sporgente che la circonda completamente e che si interrompe in corrispondenza del portale di accesso architravato e con lunetta a tutto sesto affrescata con l’immagine di sant’Antonio. Ai lati due piccole finestre e, in alto, il grande rosone che porta luce alla sala.

La navata è unica e all’interno, oltre all’altare maggiore, ai suoi lati, vi sono due altari laterali.
Sull’altar maggiore, ancona con statue, tra esse quella di s. Antonio.

La torre campanaria si alza nella parte posteriore della struttura, in posizione absidale, sulla destra. Le celle campanarie sono due sovrapposte. Quella inferiore si apre con quattro ampie finestre a monofora e quella superiore con altre quattro finestre a bifora di minori dimensioni. La copertura apicale è a forma di piramide acuta ottagonale.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Brennero)

Data compilazione scheda: 12-2-222
Rilevatore: AC

CASCIA (PG). Chiesa di Sant’Antonio abate, con affreschi

Via Porta Leonina, 1
https://goo.gl/maps/m5XxwdPDExTyN4R59

 

La Chiesa di Sant’Antonio abate, che dal 1997 è un museo del Circuito Museale Urbano di Cascia, probabilmente sorse su un insediamento di celle monastiche benedettine di cui si ha documentazione a partire dal 1025. Una prima riedificazione avvenne tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo; mentre la seconda, resa necessaria dai danni prodotti dal terremoto del 1703, data al 1709 e comportò la ricostruzione di tutta la parte anteriore, ma risparmiò gli affreschi medievali.

Nel XV secolo l’interno venne arricchito con due cicli di affreschi. Il primo comprende nel presbiterio le Scene della vita di sant’Antonio abate, gli Evangelisti e un’Annunciazione. Il secondo ciclo fu dipinto nel 1461 da Nicola di Ulisse da Siena nel coro delle monache, con 16 Scene della vita e passione di Gesù e le Virtù cardinali.
Il ciclo delle Storie di S. Antonio abate e fu realizzato alla fine del XIV secolo da un equipe di pittori individuati con il nome collettivo di “Maestro della Dormitio di Terni”.
Sulle pareti, disposti su tre registri, vi sono sedici episodi della Vita di s. Antonio abate ispirati dalla Vita dei SS. Padri opera forse del beato Simone Fidati (1285-1348); dalla Leggenda Patras negli episodi da 6 a 14; della Vita Pauli di Gerolamo negli episodi 14 e 15 e  probabilmente dalla  Leggenda della traslazione delle spoglie a Costantinopoli nell’ultimo episodio che, sebbene  intitolato tradizionalmente “funerali di s. Antonio “, in realtà, essendo raffigurate anche delle donne con quella al centro che sembra essere sorretta dalla altre, è probabilmente la scena in cui Sofia, figlia dell’Imperatore di Costantinopoli, è liberata dai demoni quando  è alla presenza delle spoglie del Santo.

Sulle lunette: (1) Vocazione di s. Antonio; (2) Donazione dei beni ai poveri; (3) Vestizione del Santo; (4) Prima tentazione. Sulle pareti: (5) Altra tentazione; (6) Ricostruzione dell’oratorio; (7) Cacciata del serpente; (8) Apparizione di un angelo al re di Palestina; (9) Invio di una carovana da parte del re; (10) Arrivo della carovana presso la spelonca; (11) Apparizione del monaco Agatone (secondo la “leggenda” era in forma di satiro); (12) Benedizione del monaco; (13) Visita dei due eremiti ad altri monaci; (14) Apparizione del corvo a s. Antonio e a s. Paolo; (15) Morte dell’eremita Paolo; (16) “Funerali” o ostensione delle spoglie di s. Antonio.

I dipinti sono caratterizzati da un gusto vivacemente illustrativo, in cui spunti senesi si uniscono all’influenza del linguaggio tardogotico nella rappresentazione di un mondo affascinante ed incantato di chiara impronta cortese. Ne è testimonianza non solo la raffigurazione delle eleganti figure che compaiono nella scena della Conversione, quanto soprattutto l’insistita attenzione verso gli elementi naturalistici di cui sono ricche le storie eremitiche, ambientate su fondali rocciosi o silvani, popolati da animali fantastici (il serpente) o esotici (i cammelli, i leoni), e l’atmosfera sospesa che si accompagna al miracolo. In tutte le scene si nota questo gusto felicemente descrittivo verso ambienti e personaggi, favolistico, che indugia nell’analisi degli indumenti, delle rocce aspre, delle erbe e del diverso fogliame di alberi e cespugli, delle architetture descritte fin nei minimi particolari decorativi. La stessa propensione verso l’ornamento si realizza nella decorazione a fasce a finto mosaico che copre i costoloni della volta e prosegue nelle cornici che delimitano ogni episodio della vita del Santo.

 

Da segnalare gli altari settecenteschi che si trovano lungo la navata. Nel primo altare destro, entro una mostra lignea dipinta e dorata, sono le statue di s. Paolo eremita, s. Antonio abate e s. Pietro Celestino.
Sull’altare dedicato a S. Antonio abate c’è, al centro, la raffigurazione del Santo entro una formella esagonale.

 

In un andito tra la chiesa e l’ex monastero si conservano affreschi che raffigurano una Madonna col Bambino; san Michele arcangelo e sant’Antonio abate, opera di Paolo da Visso, pittore marchigiano del XV secolo.

 


Link:

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-cascia-pg/

http://www.ultimacena.afom.it/cascia-pg-ex-chiesa-di-santantonio-abate-con-ultima-cena/


Data compilazione scheda:
12-2-2022
Rilevatore: Angela Crosta