FINALE LIGURE (SV). Cappella di Sant’Antonio abate al Monte

Finalpia – Località Monte – Strada Provinciale 45
https://goo.gl/maps/9aaJnEp24YM6QyvB9

 

La Cappella si trova lungo la strada che sale dal nucleo urbano di Finalpia all’altopiano delle Manie, in una posizione panoramica. È dedicata a S. Antonio abate patrono degli animali che si festeggia la domenica successiva al 17 gennaio.
Al suo interno si trovano due pregevoli bassorilievi di scuola albissolese raffiguranti il Santo con gli animali e la Madonna con Bambino. Sono presenti anche due statue lignee di San Sebastiano e di Santa Teresa di Lisieux. Il campanile di forma triangolare è uno dei rari esempi in Liguria.

 

Link:
http://turismo.comunefinaleligure.it/it/chiesa/cappella-san-antonio-abate#:~:text=La%20Cappella%20di%20Sant’Antonio,Manie%2C%20in%20una%20posizione%20panoramica

Data compilazione scheda:
28-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Pegli

Via Caldesi, 8
https://goo.gl/maps/vYAuYBB9PeFTswwY6

 

Nella località Laviosa, nella parte più occidentale di Pegli, nel 1213 è documentata l’antichissima chiesa di San Marziano che cessò di esistere come luogo di culto nel 1463 e fu trasformata in casa colonica, i cui resti sono tutt’ora visibili. Nel 1443, più a valle, presso la strada litoranea, sorse una cappella dedicata a S. Antonio abate in corrispondenza del romitorio dove aveva soggiornato nel XIV secolo il beato Martino Ansa, detto “da Pegli”, patrono dei sarti per la cura che si prendeva dei pellegrini, ai quali all’occorrenza riparava gli abiti e le cui reliquie sono custodite nell’odierna chiesa di S. Antonio abate di Pegli.
Nel 1478 si costruì un piccolo convento presso la cappella/romitorio. Dopo alterne vicende, nel 1516 l’Arcivescovo di Genova Giovanni Sforza Visconti assegnò il convento ai Frati Minori di S. Francesco. Nel 1602 il guardiano, padre Angelo Lagueglia, ottenne dalla Repubblica di Genova un contributo per costruire il campanile che serviva anche da vedetta e torre di rifugio in caso di assalto dei pirati.
Nel 1582 gli edifici furono interessati dalla visita apostolica di mons.  Francesco Bossio che prescrisse diversi lavori.
Se all’inizio del XVI secolo, tra il 1602 e il 1627, vi furono vari lavori di ampliamento e fu costruito il campanile, soltanto dal 1678 al 1680 fu ricostruito l’edificio in chiave completamente barocca.
Con decreto del Card. G. Siri divenne parrocchia nel 1958.
Tra 1958 e 1962 la chiesa fu rifatta interamente in stile contemporaneo su progetto degli architetti Paolo Emilio Puppo ed Enrico Poloni e consacrata dal card. Siri il 16 giugno 1965. L’11 ottobre 1998 la parrocchia fu affidata al clero secolare.
Nel 1999 si eseguirono lavori di restauro alle coperture e ai prospetti.

La chiesa si presenta oggi con una facciata a capanna, ingresso centrale e finestra a oculo, intonacata a civile e dipinta a fasce orizzontali bicrome.
Internamente è a navata unica, con transetto e terminazione della zona presbiteriale piatta. Ha copertura a capriate in calcestruzzo armato, materiale che caratterizza anche le strutture portanti verticali.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=28123

Data compilazione scheda:
28-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Oratorio di Sant’Antonio abate alla Marina, con immagini del Santo

Vico sotto le Murette, quartiere del Molo
https://goo.gl/maps/n7ZqBTfSjGeUTRiC7

 

L’oratorio (detto anche “di Sarzano”), posto sulle mura della Marina, sul fronte a mare del colle di Sarzano, a fianco della ex chiesa di San Salvatore, risale al primo decennio del Seicento; fu edificato come sede della omonima “casaccia” (confraternita), costituita nel  1460 presso la scomparsa chiesa di S. Domenico. Si arricchì, soprattutto nel Seicento, di un’importante quadreria.
Nel 1684 venne gravemente danneggiato dal bombardamento navale francese e fu restaurato a partire dal 1706. Nel 1777 ben venti “Compagnie” risultavano aggregate alla casaccia che faceva capo all’oratorio.
Soppresso come tutti gli oratori nel 1811, durante il periodo napoleonico, fu riaperto al culto il 22 settembre 1816; nel 1828 subì un profondo restauro, su progetto di Carlo Barabino, con la collaborazione dello scultore Ignazio Peschiera, e il 17 aprile 1836, privilegio insolito per un oratorio, fu consacrato dall’arcivescovo Placido Maria Tadini.
Nell’ultimo dopoguerra, pur continuando ad ospitare la confraternita di Sant’Antonio abate, divenne sede della parrocchia del SS. Salvatore e S. Croce, che aveva perso per i bombardamenti il suo principale luogo di culto.

Il portale, essenziale nei suoi elementi architettonici (risalenti alle fase di restauro ottocentesca), è decorato dalla statua del Santo omonimo collocata entro una nicchia ed è datata 1607.

 

L’interno ha un’unica navata con volta a botte. Pur senza poter più vantare il corredo artistico di un tempo, in gran parte disperso con la chiusura del 1811, conserva ancora alcuni pezzi notevoli: la cassa processionale settecentesca con San Giacomo che sconfigge i Mori, commissionata a Pasquale Navone. Il Cristo Bianco (1710) e  il Cristo Moro, crocifisso processionale di Domenico Bissoni (1639), non facevano parte del patrimonio storico di Sant’Antonio abate, ma provengono dall’oratorio di San Giacomo delle Fucine, demolito nel 1872 per il tracciamento di via Roma. Con le innovazioni urbanistiche di fine Ottocento varie confraternite, che avevano visto distrutti i loro oratori, vennero infatti accolte nell’oratorio di Sant’Antonio, portando anche parte del loro patrimonio artistico, compreso un ricco apparato processionale.

Delle varie opere di Luca Cambiaso l’unica rimasta è una tavola del 1575-85 con “Sant’Antonio che ritrova le spoglie (veglia il corpo) di san Paolo Eremita” (257 x 165 cm) posta sull’altar maggiore; quest’ultimo realizzato nel XIX secolo su progetto di Carlo Barabino (1768/ 1835) in marmo e decorato da bassorilievi bronzei di Niccolò Macchiavello che raffigurano: sant’Antonio abate/ quattro Evangelisti/ Fede.

Le due tele laterali all’altare sono opera del genovese Giuseppe Passano (1786 – 1849) che le realizzò nel 1828-36 e raffigurano “S. Antonio e s. Paolo che spartiscono il pane miracoloso” (220 x 180 cm) e “La sepoltura di s. Antonio” (220 x 180 cm).

Nella sacrestia si conserva una tela raffigurante “S. Antonio circondato dai diavoli” sullo sfondo di un incendio, da alcuni considerato opera giovanile (1616) del genovese Gioacchino Assereto (1600 – 1649).

 

Link:
https://www.fosca.unige.it/gewiki/index.php/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate_(Genova)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075144-0 (altare)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075153 (Cambiaso, S. Antonio veglia il corpo di s. Paolo)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075155 (S. Antonio e s. Paolo che spartiscono il pane)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075151 (Sepoltura s. Antonio abate)

https://www.treccani.it/enciclopedia/gioacchino-assereto_%28Dizionario-Biografico%29/

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Cappella di Sant’Antonio abate

 

Via Campenave, Borgo di Crevari
https://goo.gl/maps/YLNMnbYBs84JkYfe8

 

La cappella fu costruita nel 1615, per poi essere ingrandita subito dopo.
La chiesa si presenta con una facciata a capanna, con oculo semicircolare in asse, intonacata a civile e priva di decorazioni. Internamente è ad aula conclusa da un’abside rettangolare e copertura a volta a botte lunettata. Ha due altari.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=90887

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Ex Abbazia e ospedale di Sant’Antonio di Prè

L’Abbazia di Sant’Antonio, fondata nel 1184, si estendeva tra via Prè, Vico di Sant’Antonio, via Balbi e Vico inferiore del Roso.
Purtroppo fu distrutta nell’Ottocento da Edilio Raggio quando decise di ampliare il suo palazzo di Via Balbi. https://goo.gl/maps/h72GJkKgT813yYKKA

Il suo ricordo è rimasto nel nome del “Vico di Sant’Antonio” nel quale si può ancora ammirare la medioevale porta d’ingresso dell’abbazia; sopra di essa una statua di sant’Antonio abate.

In “Vico inferiore del Roso”, lungo il muro perimetrale dell’antica abbazia, si è conservato un bassorilievo col Santo e i maialini ai suoi piedi.

Nel perimetro dell’antica Abbazia vi era anche un ospedale dove veniva curato il “fuoco di sant’Antonio”, uno dei tanti piccoli ospedali sparsi nei vicoli prima che in città venisse fondato l’ospedale di Pammatone. Ancora oggi ne sono visibili alcuni resti: in un piccolo supermercato, all’angolo tra Via Prè e Vico inferiore del Roso, in mezzo agli scaffali, si ergono le antiche colonne e sono conservati ancora integri gli archi in mattoni dell’epoca.

In Palazzo Raggio esiste ancora porzione dell’antico convento di Sant’Antonio. Varcato il portone di legno che dà su Vico Sant’Antonio, sopravvive ancora una grande sala che conserva uno splendido soffitto di legno affrescato.

Notizie e fotografie da:
http://www.isegretideivicolidigenova.com/p/le-chiese-di-genova.html

 


I frati antoniani avevano a Genova, come in tutto il resto d’Europa, il privilegio di possedere maiali i quali venivano nutriti dalla comunità intera e scorrazzavano liberi per le strade svolgendo anche la funzione di ripulire le strade. I maiali dei monaci si distinguevano dagli altri da un campanellino appeso  all’orecchio, particolare che li rendeva speciali e intoccabili dalla popolazione, che rischiava pesanti sanzioni dal Senato della Repubblica in caso di loro uccisione o ferimento.
Gli anni passano e i suini si moltiplicano a dismisura finché la Repubblica decide di emanare una Grida per limitare il numero di maiali dei Frati che potesse circolare liberamente per le strade intorno all’Abbazia stabilendo che potessero vagare per i vicoli non più di un verro, tre scrofe e venti porcellini, ogni animale in più poteva esser catturato ed ucciso.
Papa Leone X, su richiesta dei monaci, fece annullare la Grida e i porci ripresero possesso dei vicoli finché un gruppo di suini caricò un corteo di senatori, imbrattando e ferendo alcuni dei loro. Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso: venne emanato un editto che permetteva a chiunque di appropriarsi dei maiali che scorrazzavano fuori dall’Abbazia sia vivi che morti. Fu questa la fine dei maiali in giro per le strade di Prè.


Per approfondire:

Bisio Roberto, I maialini del priore. Storia del monastero di S. Antonio di Prè, Editrice Zona, Genova, 2019
Il monastero genovese di S. Antonio di Prè, con il suo ospedale, rappresenta un tipico esempio di storia sconosciuta o dimenticata, legata a un monumento scomparso, almeno nelle sue linee caratteristiche, vicenda comune ad altre emergenze locali. Questo testo vuole quindi colmare un piccolo vuoto, restituendo parola a forme architettoniche a vicende e uomini ormai sepolti tra le pieghe del tempo e della storia. Torna così a far parlare di sé un percorso lungo più di otto secoli, che ha visto avvicendarsi esperienze di vita molto distanti fra loro, accomunate da un “luogo” e da un “nome” che è rimasto sempre lo stesso, a dispetto di ogni cambiamento.

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC