SAN MAURIZIO CANAVESE (TO). Chiesa vecchia del Cimitero (antica Pieve), con immagine di Sant’Antonio abate.

Nella zona occupata un tempo dal vecchio borgo e dal castello, ora scomparsi, adiacente al cimitero, troviamo l’antica pieve, la cui costruzione risale al sec. XI, probabilmente ad una navata.
san-maurizio-canavese-31_600La chiesa romanica fu ampliata con le due navate laterali gotiche, poi ancora rimaneggiata in epoca rinascimentale per adattarla alle esigenze liturgiche.
Anche il campanile fu modificato e intonacato, ma risultano evidenti nella parte inferiore i segni delle bifore antiche.

La Chiesa conserva all’interno un prezioso ciclo di affreschi sulla vita di Cristo (nell’archivio storico del Comune è conservata la pergamena, stilata il 5 dicembre 1495, nella quale è documentato il pagamento al magister Sebastiano Serra di cinquanta fiorini “ad pingendum Passionem Domini Nostri Yhesus Christi in ecclesia parrochiali dicti loci”) e altri affreschi e dipinti del XVI secolo.
Le antiche Confraternite, che avevano qui i loro sepolcreti, furono le promotrici della nuova chiesa, costruita all’interno dell’abitato nel XVIII secolo, che divenne la nuova parrocchia.
La Pieve fu destinata alle cerimonie funebri con la denominazione di “CHIESA VECCHIA DEL CIMITERO”.
L’edificio è stato dichiarato monumento nazionale nel 1922.
L’edifico è stato riaperto al pubblico nel 2007 dopo che sono stati eseguiti lavori di recupero e consolidamento architettonico, a partire dalla copertura fino alle pavimentazioni, passando per le murature, gli intonaci esterni e interni non affrescati, i serramenti e il plafone ligneo. E proprio durante l’operazione di restauro è stato anche portato alla luce un lacerto di volta a botte a sesto leggermente ribassato, impostato nella porzione ovest della sacrestia, che lascia supporre l’esistenza di una cappella di impianto medievale al termine della navata destra. Sono anche stati restaurati gli affreschi.
Vedi testo di Restaldi in bibliografia e RESTALDI_Le campagne decorative della chiesa riscoperte dai restauri, allegato.
331-5_SAN_MAURIZIO_CANAVESE_Interno-Vista_d_inAll’interno della Chiesa si possono osservare gli affreschi in ordine cronologico, iniziando dalla cappella sul lato sinistro del presbiterio, ove pittori del sec. XV hanno illustrato il martirio di santa Margherita, santa Caterina e santa Lucia; soprattutto quest’ultima figura si avvicina ai migliori esempi del gotico internazionale.
La navata centrale, coperta da un soffitto ligneo, conserva sulla parete sinistra un magnifico ciclo pittorico illustrante 24 episodi della vita di Cristo. Gli affreschi risalgono agli ultimi anni del ‘400 e sono opera dei pittori Bartolomeo e Sebastiano Serra. È evidente lo scopo didattico che ispirò gli ideatori delle scene, destinate all’istruzione di fedeli, quasi tutti illetterati. Seguendo schemi di gusto tardo-gotico la narrazione pittorica illustra brani dei Vangeli e delle pie leggende, con un risultato che si fa ancora apprezzare anche per la conservazione molto buona.

Nell’ultimo quarto del Quattrocento sembrerebbe possibile collocare il gruppo di Santi emersi sulla superficie del secondo pilastro dal lato sinistro della navata centrale ove, entro una cornice architettonica di notevole risalto prospettico, sono raffigurati, in senso orario, san Pietro, san Paolo, sant’Antonio Abate e san Biagio e, sull’estradosso
del terzo arcone, la figura assisa di un santo vescovo.


Ad un’epoca poco più tarda (inizi del XVI sec.) appartengono gli affreschi della Madonna della Misericordia (nella cappella a lato dell’altare) e i ritratti di Profeti che si vedono nel primo sottarco di destra.

All’epoca del Concilio di Trento (prima metà del ‘500), quando vennero emanate nuove norme per il decoro degli edifici sacri, venne modificato l’altare maggiore, sul quale spicca un trittico su tavola di scuola vercellese del XVI sec. (bottega del Giovenone). La tavola centrale raffigura l’Adorazione dei Magi; la parte sinistra il patrono della comunità, san Maurizio; a destra san Francesco che presenta il pievano don Lavoretto, appartenente ad una nobile famiglia di Moncalieri.
L’altare è decorato con stucchi e pitture ed è stato terminato nel periodo barocco, quando si pensò di costruire la nuova sacrestia.

 

Info: Comune, tel. 011 9263211

Links:
http://www.comune.sanmauriziocanavese.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=4866
http://albyphotogallery.altervista.org/italia-piemonte/san-maurizio-canavese/chiesa-del-cimitero/ (fotografie degli affreschi)
https://www.chieseromaniche.it/Schede/331-SAN-MAURIZIO-CANAVESE-SAN-MAURIZIO.htm (altre fotografie da Fondazione Isper)

Bibliografia:
– ANTONETTO B., I Serra certificati per la Bibbia dei poveri: San Maurizio Canavese, “Il Giornale dell’arte”, 22/2004 No. 237, p. 54
– BALMA MION G., Muri, archi, colori: l’antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese, Melli, Borgone di Susa TO, 2001
– RESTALDI S. , Le campagne decorative della chiesa riscoperte dai restauri, in Antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese. Il restauro integrato, Araldo De Luca Editore, Roma 2017, pp. 65-73

Vedi anche allegato: RESTALDI Simone_Le-campagne-decorative-della-chiesa-riscoperte-dai-restauri

Fruibilità:
L’Associazione Amici di San Maurizio cura le visite guidate della chiesa:
– il sabato pomeriggio dalle ore 15 alle ore 17 (periodo marzo-settembre) e dalle ore 14,30 ore 16,30 (periodo ottobre-febbraio);
– in occasione della manifestazione Percorsi di Arte, Storia e Fede che si tiene generalmente la 2^ domenica di aprile e la 4^ domenica di settembre con orario 10-12,30 e 14-18;
– in occasione delle fiere di primavera e di autunno che si tengono la 2^ domenica di aprile e la 3^ domenica di ottobre con orario 14,30 -18.
Per informazioni, specialmente per coloro che vengono da lontano, e per visite organizzate al di fuori degli orari di apertura gli interessati possono contattarci al seguente indirizzo di posta: associazione@amicidisanmaurizio.it

Fonte:
http://archeocarta.org/san-maurizio-canavese-to-chiesa-vecchia-cimitero/

PARUZZARO (NO). Chiesa di San Marcello, con immagine di Sant’Antonio abate.

L’edificio è una costruzione romanica a una sola navata terminante con abside semicircolare.
La facciata a capanna dal tetto spiovente è stata rimaneggiata; la porta di ingresso è stata rifatta, cosi come ritoccate appaiono le due monofore ai lati dell’oculo centrale.
Il fianco Nord appare restaurato, mentre il fianco Sud conserva parte della muratura originale di pietrame minuto a ciottoli disposti in modo disordinato e la monofora verso la parte absidale a doppia strombatura con archivolto formato da conci irregolari di pietra.
La parte meglio conservata è l’abside suddivisa in specchiature da lesene piatte collegate in alto da archetti pensili formati da piccoli conci di pietra; all’incrocio dei due archetti vi è un motivo decorativo di una pietra disposta a rombo.
Le finestre a feritoia hanno una strombatura molto profonda e archivolto semicircolare formato da pietre tagliate e disposte a raggiera: appaiono tagliate e ridotte da restauri. La muratura è molto rozza formata da ciottoli e pietre disposti in modo disordinato.
3 paruzzaro 1Il campanile sorge accanto alla Chiesa sul fianco Nord. È un gioiello di architettura, slanciato e armonico, spartito in più piani dalle arcate cieche. L’alta canna è suddivisa in specchiature da cornici di archetti pensili eseguiti con piccoli conci di pietra piuttosto irregolari poggianti su piccole mensole trapezoidali: sono a gruppi di tre, nei piani inferiori, a gruppi di quattro nell’ultima cornice; le finestre sono di grandezza crescente dalla feritoia dei piani inferiori alle bifore degli ultimi due; le prime finestre sono piatte, trabeate, l’ultima è con l’archivolto semicircolare e spalle rette, le bifore hanno una colonnina piuttosto rozza grossolanamente squadrata e un capitello a stampella. La muratura è di qualità migliore di quella della chiesa, perché formata solo da pietra spaccata messa in opera secondo corsi orizzontali.
Il ciclo degli affreschi della parete sinistra è probabilmente incompleto per la perdita di alcune scene dell’infanzia di Cristo. Dai recenti restauri è emerso che gli affreschi continuavano 30 cm circa al di sotto dell’attuale piano di calpestio. Un Giudizio Universale è raffigurato con l’iconografia consueta, con Dio Padre, Maria e Gesù, dietro vari Santi e Sante. Al di sotto l’Arcangelo Gabriele pesa le anime dei Beati, alla sinistra i dannati che vengono introdotti, da un altro Angelo vestito con corazza, nella porta dell’Inferno mentre un diavolo infligge le pene.
4 paruzzanogrande_parete_destraL’unico affresco datato e firmato, nel 1488 da Giovanni Antonio Merli, è quello racchiuso in un riquadro della parete sinistra rappresentante la Madonna in trono che allatta il Bambino, con a fianco san Grato e san Rocco.
Il rilievo e la raccolta dei dati durante la fase di restauro hanno permesso di stabilire la presenza di tre fasi successive e talora sovrapposte nelle pittura della parete destra: la prima, probabilmente di fine Trecento, è estremamente lacunosa e verificabile soltanto in alcuni lacerti e nella parte bassa della scena della Crocifissione e dei Santi limitrofi. Sulla parete destra, in tre fasce parallele, inquadrati da cornici dipinte di colore rossiccio, sono rappresentati gli avvenimenti della passione di Cristo, dipinti in parte intorno al 1463 (data trovata incisa) e completati nel secondo decennio del 1500 da Sperindio Cagnoli.
Le scene della Passione risalenti alla seconda metà del ‘400 sono attribuite al “Maestro di Postua” (VC) e si trovano nelle due fasce superiori e rappresentano: Ultima cena, Lavanda dei piedi, Gesù nell’orto del Getsemani, Giuda prende i trenta denari, Il bacio di Giuda, Gesù davanti ad Anna, La Flagellazione, Gesù davanti a Pilato, ancora davanti a Pilato, Gesù davanti a Erode, Gesù ritorna da Pilato. Nella seconda fascia: Giuda riporta i trenta denari, Impiccagione di Giuda, Gesù condannato a morte, Pilato si lava le mani, Sulla via del Calvario Gesù sale portando il legno della croce, La Crocifissione, Morte di Gesù, Gesù deposto dalla croce, Gesù posto nel sepolcro, Il sepolcro viene sigillato e si dividono le vesti, Discesa agli Inferi dai Santi Padri, Resurrezione, Cena di Emmaus.

Nella terza fascia, attribuita a Sperindio Cagnoli: la Beata Panacea, sant’Antonio abate, a sinistra di una Crocifissione con san Marcello e san Siro, poi la figura di santa Liberata con due bambini in fasce.

Anche gli affreschi dell’abside sono opera di Sperindio Cagnoli: nel catino absidale il Cristo nella mandorla contornato dai simboli degli Evangelisti; nel cilindro absidale vi sono le figure degli Apostoli; nella fascia sottostante sono raffigurate scene ispirate alle opere di misericordia corporale, alquanto consunte, ma che rivelano un’ottima fattura e forse una mano più esperta. Nell’arco trionfale, sopra l’altare, l’Annunciazione. Posti nella parte inferiore sono san Marcello Papa, sopra il quale è riportata un indulgenza rilasciata nel 1524 e san Siro Vescovo.

 

Info:
All’interno del cimitero. Parrocchia di Paruzzaro, tel. 0322 53143

Links:
http://www.comune.paruzzaro.no.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Marcello_%28Paruzzaro%29

Bibliografia:
– A. BRAGA, Paruzzaro: storia, arte, terra, società, Ed. Comune di Paruzzaro NO, 2001
– P. VERZONE, L’architettura romanica nel novarese, voll. 1-2, Ed. Cattaneo, Novara, 1935-36

Fonte:
http://archeocarta.org/paruzzaro-no-chiesa-di-san-marcello/

AROLA (VCO). Chiesa di Sant’Antonio abate

L’edificio, che si affaccia sulla sponda occidentale del Lago d’Orta (615 m. slm), è situato su un’essenziale arteria che collega, attraverso la Colma de Civiasco, il Cusio e il Lago Maggiore a Varallo e la Valsesia.
https://goo.gl/maps/9ujxZ5zPvJGyxXhJ8

Trattasi di un piccolo oratorio con pronao sostenuto da 4 colonnine ed un campanile metallico. Fu ricostruito su un edificio più antico e confina con il cimitero adornato con una Via Crucis dipinta da Giovanni Avondo (1885).
La chiesa era stata edificata dove esisteva una cappella molto antica risalente al Medioevo dedicata a Sant’Antonio abate.
Nel 1726, il sacerdote arolese “Don Giulio Ceruetti” lascia, per testamento, tutti i suoi beni all’oratorio affinché la primitiva chiesa fosse ampliata; i lavori furono realizzati dal suo successore “Don Bertarelli” nel 1728. L’attuale portico è del 1898.
All’interno, poca decorazione, una volta dipinta da fregi floreali, sopra l’altare in legno un medaglione mostra angioletti, tre quadri quattrocenteschi che inquadrano il coro. Accessibile con una scala, uno splendido balcone sovrasta il portale d’ingresso.

Ma il tesoro di questa chiesa si trova sulla parete a sinistra, decorata d’un affresco di grande valore artistico, databile al XV secolo e attribuito a Giovanni De Campo che raffigura, in 10 quadri, la Storia di Sant’Antonio abate detto anche l’Egiziano.
Ogni quadro illustra un episodio della vita del Santo secondo la “leggenda di Patras“, di volta in volta, la sua fuga da Patras e la partenza per Pispir nel deserto egiziano, le tentazioni del demonio, il suo incontro con Sant’Hilarione, sant’Antonio ed i suoi discepoli, il suo arrivo sul Monte Qolzom in Tebaide dove il diavolo gli appare ancora….

Nella campata a sinistra del ciclo, una bella e grande immagine del Santo (alta quanto i due registri delle Storie).

 

 

Bibliografia:
Dorino Tuniz, L’abate Antonio: dalla Vita di Atanasio alla Legenda di Patras nell’oratorio di Sant’Antonio di Arola, in: “Novarien” n. 45 , 2016

Link:
http://www.arola-villaggio.it/patrimoine_religieux/patrimoine_religieux_it.html

ALTO SERMENZA (VC), fraz. Rimasco, loc. Priami. Cappella di San Antonio

Il comune di Alto Sermenza  è stato istituito il 1º gennaio 2018 dalla fusione dei comuni di Rima San Giuseppe e Rimasco, in Valsesia.
La cappella sorge, a 1000 m. slm, lungo il sentiero che da Rimasco conduce a Ferrate, è isolata e si trova più in basso e poco distante dal borgo di Priami.
https://goo.gl/maps/iALLZnViBxRKz1aaA

Si tratta di un piccolo edificio (interno lunghezza m 1,95, larghezza m 2,05) non correttamente orientato; la facciata infatti è volta quasi completamente a est. Scarsissime e soprattutto sintetiche sono le indicazioni documentarie su questo edificio; esse permettono solo di attestarne l’esistenza e la funzione di probabile cappella ad orandum.
Per la sua collocazione isolata, lungo la mulattiera della Val d’Egua, nel tratto che da Rimasco sale a Ferrate, fu cappella di transito. Si può ipotizzare la presenza di un portico, successivamente rifatto o ristrutturato, proprio in rapporto alla sua funzione, senza poterlo provare con certezza:
“Capelletta di S. Antonio in Priami aperta e nuda” è infatti la sola e più antica descrizione (1596). Riguardo la data della sua costruzione, l’unico elemento oggi a disposizione è l’anno 1552, dipinto nello chevet plat, da considerare quale termine ante quem.


Un problema è costituito dalla dedicazione di questa cappella. La titolazione documentata è a S. Antonio e non è specificato se abate o da Padova; quella tuttora confermata oralmente, in ambito locale, è a S. Antonio da Padova: infatti una statua del santo, rubata alcuni anni or sono è stata sostituita da una tuttora presente nella nicchia sopra l’altare.
Risulta però anomala l’assenza negli affreschi di un’immagine di S. Antonio e, per contro, la presenza di S. Giacomo, dipinta nella piccola nicchia dello chevet plat. La figura di S. Giacomo maggiore, nell’iconografia del pellegrino, potrebbe far pensare ad una diversa titolazione originaria.
Al 1992 risale un intervento di “Montagna antica, Montagna da salvare”, commissione del C.A.I. (Club Alpino Italiano) di Varallo riguardante soprattutto il rifacimento del tetto.
rimasco 1Le immagini dipinte sulle pareti e sulla volta della cappella, nonostante la data avanzata, presentano iconografie ancora medievali e un evidente carattere devozionale. La Vergine in trono con il Bambino compare su tutte le tre pareti accanto ai santi, quasi a maggior garanzia di protezione.
Sono infatti presenti S. Sebastiano e S. Fabiano, invocati contro le epidemie, oltre a S. Bernardo d’Aosta e S. Defendente; mentre S. Giacomo maggiore è nella nicchia dello chevet plat. L’intensa devozione nei confronti di queste immagini, i poteri ad esse assegnati e pratiche di culto che comportano un contatto fisico da parte dei fedeli, fenomeni ampiamente diffusi nel Medioevo e già studiati (Rigaux (a), 1996), sono provati dai numerosissimi disegni, soprattutto animali, croci e iscrizioni, incisi sui dipinti. Le date incise sugli affreschi confermano il protrarsi nel tempo di questa forma di religiosità popolare. Anche alcuni danni, per esempio in corrispondenza degli occhi di S. Bernardo, sembrano essere riconducibili ad una pratica apotropaica riscontrabile in diverse cappelle della valle.
I dipinti sono di modestissima fattura, anche se probabilmente alterati da ridipinture, ad eccezione di S. Defendente. Essi rientrano in una produzione artigianale alla quale appartiene Graziano Scolari e che trova confronti in numerose cappelle lungo i sentieri quali, per esempio, quella del Selletto, lungo la strada che conduce a Seccio o del Chiesetto di Rimasco. Sono proprio gli affreschi di questa cappella (1558) ed uno votivo in S. Giovanni al Monte (1555) che sembrano presentare maggiori affinità con i dipinti di Priami.
Le iconografie come il repertorio decorativo sono riproposti in modo seriale, rifacendosi ancora a schemi superati quali, per esempio, i broccati dei drappi nei troni o dei vestiti; peraltro i piccoli fiori impiegati nei fondali (nella Maiestas Domini di Priami o negli sfondi a riquadro del Chiesetto di Rimasco) non sembrano essere un’innovazione felice.

 

Documenti manoscritti:
– ASDN, I, A. V. 1596, vescovo Bascapè, t. 285, f. 293v: Visita delli oratorii e capelle fatta per il rev. Vicario di Scopello nel 1596
– ASDN, I, A. V. 1697, vescovo Visconti, t. 217, f. 187v-188r: ordini della parrocchia di Rimasco (altra copia in ASDN, I, A. V. 1760, vescovo Balbis Bertone, t. 313/1, f. 557v e ASPRS, 142)
– ASDN, I, A. V. 1788, vescovo Balbis Bertone, t. 361, f. 383v: Primo Indice ove sono descritte le chiese, oratori e cappelle, le confraternite…

Bibliografia:
– Fantoni – Fantoni, 1993, p. 38; Fantoni – Fantoni, 1995, p. 39; Cucciola – Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 30; Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 52; Fantoni – Ragozzi, 2003, p. 31; Minonzio, 2005, p. 132-135

Link:
https://www.alpecamporimasco.it/lantico-borgo-di-priami/

VALDUGGIA (Vc), fraz. Rasco. Chiesa di Santa Maria Assunta, con immagine di sant’Antonio abate.

rascoSituata a 745 m. slm. La piccola chiesa sorge a circa 2,5 km da Valduggia, posta al di sopra del villaggio di Rasco, lungo una strada che conduce a Castagnola.

L’atelier attivo nella chiesa è lo stesso che lavorò nella piccola cappella di San Rocco a Barengo nel 1501 nell’ambito dei figli di Tommaso Cagnola.
La famiglia feudale dei Tornielli fece costruire l’edificio per proteggere la comunità dalle numerose epidemie di peste che colpirono il territorio di Novara in quel periodo.
Affinità stilistiche sono evidenti fra le due figure di Sant’Antonio Abate, dell’angelo di Barengo e del San Rocco di Rasco.


Bibliografia:

Bianchi, Portaluppi, 2000,
Giacobino, 1991, p. 122; p. 165, n. 72