SIENA. Pinacoteca Nazionale. Girolamo di Domenico, “La Madonna col Bambino e i Santi Girolamo, Giovanni Battista, Paolo e Antonio abate”

Tempera su tavola, 89,5 x 62,5 cm. (cornice originale dipinta inclusa), di Girolamo di Domenico (documentato dal 1479 al 1513).
Lo scomparto principale rappresenta la scena, rarissima a Siena, del Cristo bambino portato in piedi dalla Madre su un parapetto. Questo si ritrova in uno strano atteggiamento. Tutto il suo corpo è sbilanciato. Cadrebbe se non beneficiasse dell’aiuto della Madre che lo sostiene delicatamente; il gesto è così delicato che sembra anche che Maria indichi la mascolinità del Bambino che la caduta del velo che gli cingeva i fianchi ha appena rivelato. Il Bambino fa un gesto di benedizione. Sarebbe in direzione di Jerome , a meno che non sia in direzione di un personaggio o di un altro gruppo che si trova fuori dal dipinto (?). Sul parapetto, un oggetto lì posto attira l’attenzione: è una campana.

Sullo sfondo, oltre a Jerome che abbiamo appena incontrato, riconosciamo Giovanni Battista e Paolo, entrambi sembrano attratti da uno spettacolo invisibile a  noi, e all’estrema destra, Antonio abate (è indubbiamente lui che ha posato sul bordo del parapetto la campana, che è uno dei suoi attributi iconografici) si contorce per cercare di vedere meglio la scena che si svolge alla sua destra.

La cornice è suddivisa in dodici scomparti, anch’essi dipinti, che rappresentano figure di Santi e di putti.

Data inserimento scheda: 1 nov 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Angelo Puccinelli, “San Michele in trono tra i Santi Antonio Abate e Giovanni Battista”.

Trittico su legno, 182 x 154 cm. di Angelo Puccinelli (documentato a Lucca e Siena tra il 1379 e il 1407), 1375 circa.
Iscrizioni (sul filatterio indossato da Jean Baptiste): “ECCE ANGNUS DEI ECCE QUI TOLLIS PEC… [1] ”
L’Arcangelo Michele, trono frontalmente al centro dell’altare, sedile senza schienale. Indossa il pettorale e la spada che lo designano a capo della milizia celeste degli angeli del Bene. Ai suoi piedi giace il mostro insanguinato, simbolo del Male, sul quale ha appena vinto la vittoria.
Alla sinistra di Michele, Antonio abate, vestito con l’abito scuro degli eremiti porta, come dovrebbe essere, la sua stampella a forma di Tau, la cui forma è talvolta assimilata a quella della Croce di Cristo, nonché, con la mano sinistra, il Libro delle Sacre Scritture e una campana.

 

Nel 1960 Pietro Longhi definì il trittico di Angelo Puccinelli “una delle dieci o quindici vette del Trecento. [4] “Non si può non rimanere colpiti dalla bellezza” sbalorditiva “dell’opera, che” ci viene offerta tanto dalla brillantezza dell’oro che si fonde con estrema finezza con i colori più ricamare insieme gli abiti e lo sfondo [su cui spiccano le] tre figure monumentali come statue […] emergenti in tutta la loro possente imponenza, a un dito di distanza dalle figurazioni che presto saranno quelle di Sassetta ancora più grande . [5] “E per concludere:” Giotto, grazie a Simone [Martini] e al Lorenzetti, ha raggiunto a Siena, grazie al capolavoro di Puccinelli, una nuova e rarissima vetta. “

 

 

NOTE

[1] “ Ecce Agnus Dei, ecce Qui tollit peccatum mundi. » Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29). L’immagine dell’Agnello di Dio ha la sua origine nell’Antico Testamento e, soprattutto, nell’agnello pasquale degli Ebrei. Nella forma sopra, che appare nella narrazione del Vangelo secondo Giovanni, la formula, proclamata da Giovanni Battista durante il Battesimo, si applica a Gesù Cristo che è qui identificato come il Messia atteso secondo le profezie del Antico Testamento: lo designa esplicitamente nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità.

[2] SCALINI, Mario e GUIDUCCI, Anna Maria (sotto la direzione di), Pittura di Siena, Ars narrandi nell’Europa gotica. C esposizione atalogo Cinisella Balsamo, Silvana Editoriale, 2014, p.52.

[3] Angelo Puccinelli: pittore lucchese (Lucca) dove è documentato tra il 1365/1380 e il 1407.  È documentato anche a Siena, dove è in ritardo sotto l’influenza di Lippo Memmi, nell’ultimo quarto del XIV secolo .

[4] LONGHI 1960. Citato da Pietro Torriti (TORRITI 1977, p. 222).

[5] TORRITI 1977, p. 222.

 

Data compilazione scheda: 9 ott 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Maestro di Città di Castello, “Madonna col Bambino e i Santi Agostino, Paolo, Pietro, Antonio Abate. Polittico di Crevole”.

‘Maestro di Città di Castello’ (discepolo di Duccio, attivo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo).
Tempera e oro su pannelli, complessivo: 118 x 205 cm. tra il 1312 e il 1325.
Provenienza: Pieve di Santa Cecilia, Crevole presso Murlo (Siena).
In ogni cuspide dei pannelli laterali c’è un Angelo di media lunghezza.
Opera di un ignoto pittore a cui è stato dato il nome di ‘Maestro di Città di Castello’, questa pala è stata esposta a lungo sulle pareti della Pinacoteca Nazionale senza il pannello centrale poi conservata a poche centinaia di metri, presso il Museo dell’Opera del Duomo. Fortunatamente, il tutto è stato ricostruito in modo che possa essere presentato oggi nella sua quasi totalità

Sappiamo fino a che punto è possibile sbagliarsi guardando una Vergine con Bambino del tardo Medioevo. Gli innumerevoli esempi che si incontrano ci insegnano che bisogna considerare l’immagine non come una sorta di scena di genere che rappresenta un momento di amore materno, ma come la rappresentazione premonitrice di un dramma a venire, quello del Passione di Cristo: è fondamentale capire che i due protagonisti presenti conoscono, per la loro condizione divina, quale deve essere il destino del Bambino appena nato.
La scena che stiamo guardando costituisce una nuova e splendida variazione del tema. Questa volta l’enfasi è sul gesto specifico di Cristo che stringe il velo della Madre, che è anche un’evocazione anticipatrice di quello della Vergine quando, arrivata in cima al Golgota, vede il figlio messo a nudo. In un ultimo gesto di dignità, si impadronirà poi del proprio velo per nascondere l’insopportabile nudità del Figlio. Questo stesso velo, il perizonio , che i Vangeli apocrifi indicano come quello che Maria portava sul capo, sotto il mantello piegato.

I cinque pannelli rappresentano rispettivamente (da sinistra a destra): Agostino, Paolo, La Vergine e il bambino, Pietro, Antonio abate.
Si noterà che, come in tutti i dipinti di questo periodo che rappresentano un incontro di santi attorno alle figure di Cristo o di Maria, le figure laterali hanno il corpo e lo sguardo sistematicamente orientato verso di loro in segno di rispetto.
Allo stesso modo, è comune che le prime pale d’altare dipinte a Siena non utilizzino la stessa scala per rappresentare la Vergine, al centro, ei santi d’arte e altro.

 

Data compilazione della scheda: 9 set 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

 

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Naddo Ceccarelli, “Madonna col Bambino e i Santi Antonio abate, Michele arcangelo; Giovanni evangelista, Stefano”

Tempera su tavola (polittico), 141 x 206 cm. del pittore senese Naddo Ceccarelli (documentato intorno al 1347).
Iscrizione: Nel libro aperto tenuto dalla benedizione di Cristo, possiamo leggere: “Ego per hoc natus sum et ad hoc veni in mundum ut testimonium peribeam veritati omnis enim che è ex veritate audit vocem meam dicit Dominus Omnipotens”. [1]
Nella cuspide centrale è rappresentato il Cristo benedicente. Quest’ultimo tiene un libro aperto alla pagina del Vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 37) in cui, rispondendo a Pilato che lo interroga durante il suo processo, Gesù risponde: “Sei tu. anche chi dice che io sono un re “.
Due Angeli che portano rose sono raffigurati nei due avidi laterali posti alle estremità della corona del polittico. Un Annunciazione incornicia la figura del Cristo benedicente.
In basso, nel pannello centrale (Madonna col Bambino), Gesù tiene in mano un giglio insolito in questo contesto poiché simboleggia generalmente la purezza e il carattere “immacolato” del concepimento della Vergine, non quella di suo Figlio. Senza dubbio, dovremmo vedere in questo giglio presentato dal Bambino una sorta di omaggio del figlio alla madre, come quello che l’Arcangelo Gabriele offre a Maria nelle Annunciazioni italiane. Siena, perché il giglio è anche il simbolo di Firenze, sua ancestrale nemica, preferirà a lungo il ramoscello d’ulivo al fiore vergine.
Quattro santi completano il registro principale: da sinistra a destra: Antonio abate, Michele arcangelo, Giovanni evangelista,  Stefano.
Il polittico risente molto dell’influenza di Simone che fu il maestro dell’autore. La chiarezza del colore e l’eleganza un po’ affettata del disegno sono caratteristiche la cui origine va ricercata sia da parte di Simone che di Lippo Memmi [2] che hanno collaborato in più occasioni. Il tutto crea una perfetta sensazione di equilibrio e serenità.
Di ineffabile fascino la figura delicata di Santo Stefano e la straordinaria meticolosità nel trattamento dei tessuti del suo abito.

 

Note:
[1] “[Dixit itaque ei Pilatus: ‘Ergo rex sei tu?’. Respondit Iesus: “Tu dicis quia rex sum.] Ego in hoc natus sum e ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati; omnis, che è ex veritate, audit meam vocem ‘. “([Pilato gli disse:” Quindi tu sei un re? “Gesù rispose:” Tu stesso dici che sono un re.] Sono nato, sono venuto nel mondo per questo: per testimoniare alla verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce “. Estratto dal Vangelo di Giovanni (Gv 18, 37).

[2] Filippo di Memmo, detto Lippo Memmi (Siena, 1291 – 1356): uno dei più notevoli rappresentanti della scuola senese del XIV secolo, a volte indicato come “primitivi senesi. “

 

Data compilazione della scheda: 29 set 2019

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

GRONDONA (AL). Chiesa dell’Annunziata, affreschi con sant’Antonio abate

Le informazioni storiche sulla chiesa sono scarse; si pensa ad una origine gotica per la presenza di volte a crociera, anche se l’impianto dell’edificio ed il portale fanno pensare ad un’epoca precedente.
Un interessante studio fu svolto dalla professoressa N. Gabrielli sugli affreschi e sull’edificio, di cui risulta una sopraelevazione dei setti murari e della pavimentazione eseguita nel 1638.
Conserva affreschi del XV-XVI secolo, scoperti nel 1933 ed attribuiti a Franceschino Boxilio e probabilmente eseguiti nel 1519. Nella parete sinistra Giudizio Universale e sotto santo Stefano, sant’Antonio abate benedicente, san Sebastiano.

A destra del Giudizio, in basso, un’immagine frammentaria di sant’Antonio abate, con la tau sul mantello, che tiene con la mano sinistra il bastone a tau cui è appesa una campanella.


Nella seconda campata: Madonna col Bambino e sotto i santi Francesco e Rocco.
Nella terza campata: Pietà, Madonna in trono e Madonna col Bambino e san Fortunato. Sotto vi sono le figure di santa Chiara e dei santi Luigi, Domenico e Bernardo.
Parete destra, seconda campata: Madonna col Bambino, san Giovanni Battista.
Nella terza campata: rara raffigurazione della casa di Loreto sorretta dagli angeli, visitazione di santa Elisabetta, natività frammentaria.

 

 

Localizzazione: https://goo.gl/maps/cbqm71yZ8MHqZMMw9

Info:
Rivolgersi al Comune tel. 0143632821

Link:
http://archeocarta.org/grondona-al-torre-di-san-colombano-chiesa-dellannunziata/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/53776/Chiesa+dell%27Annunziata 

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2398639-d10331017-Reviews-Chiesa_Dell_Annunziata-Grondona_Province_of_Alessandria_Piedmont.html#/media-atf/10331017/284608379:p/?albumid=-160&type=0&category=-160