TOSSICIA (Te). Chiesa di S. Antonio Abate

La chiesa di Sant’Antonio abate è un edificio religioso situato a Tossicia, in provincia di Teramo, all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nella zona centrale della Valle del Mavone. Largo Sant’Antonio.
https://maps.app.goo.gl/WQYEjvaFq3fyCx4r6
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La chiesa ha modeste dimensioni ed è dedicata al patrono degli animali domestici. Si eleva sulla zona più alta della piazza del piccolo borgo. L’edificio sacro, citato nell’Elenco degli edifici monumentali della provincia di Teramo, è stato costruito interamente in pietra a vista e si mostra nella sua semplice ed essenziale austerità, abbellito solo dal portale esterno, finemente decorato, restaurato dalla Soprintendenza abruzzese, dopo la seconda guerra mondiale.

La composizione della porta monumentale si articola su un arco a tutto sesto con sfondo a risalto, di gusto gotico. L’ingresso si apre tra semicolonne decorate con bassorilievi che alla sommità presentano capitelli raffiguranti teste umane, fuse in un’unica fascia sporgente. Alla base delle semicolonne vi sono le sculture di piccoli maialini accovacciati che, oltre a ricordare uno degli emblemi del santo, la guarigione del porcellino, fanno riferimento all’uso terapeutico del loro grasso per la cura e la guarigione del fuoco di Sant’Antonio.
L’interno della lunetta ospita la statua di sant’Antonio abate, mentre l’archivolto, sviluppato in tre archi, è popolato da angeli suonatori di tromba e dalla presenza solenne della testa del Padre Eterno, posta al centro del secondo arco, al di sopra dell’effigie del santo. A completamento della composizione vi sono il timpano cuspidato a pinnacoli rifinito con fogliame e i simboli dei quattro evangelisti. Alla sommità della cuspide, ad attestare il sovrano patronato, compare lo stemma reale inquartato della famiglia aragonese. Nella porzione sinistra della facciata, a fianco del piedritto, si trova murata la lastra che reca l’iscrizione: «HOP . FECIT . ADEAS . LOMARD . 1471 », interpretata come: «Hoc opus fecit Andreas lombardus 1471» e così tradotta: «Quest’opera fu eseguita da Andrea lombardo nel 1471».

800px-Chiesa_di_Sant'Antonio_Abate_-_Tossicia_-_internoL’ambiente interno si compone in un’unica navata a fondo rettilineo, spoglia ed essenziale, illuminata da 4 finestre rettangolari che si aprono lungo i fianchi del perimetro e dall’oculo della facciata posto fra il portale e il timpano cuspidato. Il vano è coperto da un tetto a capanna sorretto dalla volta a capriate. L’aula ospita un piccolo altare, un crocifisso risalente alla prima metà del XV secolo, forse di fattura spagnola e la statua lignea di santa Sinforosa, patrona di Tossicia, qui trasportata da quando il terremoto del 2009 ha reso inagibile la chiesa matrice che la accoglieva. La santa reca nella mano sinistra una riproduzione del borgo abruzzese.
All’interno della chiesa, una statua lignea rappresenta Sant’Antonio abate con tutti gli attributi della sua santità.

 

Info:
È tradizione accatastare davanti all’ingresso della chiesa una torre di legname da incendiare, chiamata “la torre del fuoco di sant’Antonio“. Si tratta di un rito peculiare del periodo invernale che si tiene nel paese verso la fine del mese di gennaio.
La chiesa viene utilizzata saltuariamente ed è visitabile durante l’orario di apertura per le funzioni.
Lo stato di conservazione della chiesa è buono.

Bibliografia:
– AA.VV., Documenti dell’Abruzzo Teramano, I, 1 e 2: La Valle Siciliana o del Mavone, Pescara, Carsa, 198
– Abbate Enrico, L’arte in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1986
– Braccili Luigi, Città, paesi e chiese d’Abruzzo, S. Atto, Edigrafital, 2000
– Castagna Lorella, Pellegrini Walter, Varani Alberto, Atri e l’Atriatico, Penne, Litografia Cantagallo Luigi, 1987
– Cingoli Nicola, Dal ’33 all’ 83, Cingoli, consolidamento, restauro, S. Atto, Edigrafital, 1983
– Corrieri Giovanni, Architettura Sacra del Medioevo Teramano, Edizione numerata, copia n° 18/100
– Eugeni Fausto, Sgattoni Marcello, Il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Vomano e del Tordino, S. Atto, Edigrafital, 1998
– Favole Paolo, Italia Romanica, Abruzzo e Molise, Milano, Jaca Book, 1990
– Gavini Ignazio Carlo, L’architettura in Abruzzo, Cerchio, Adelmo Polla Ed., 1995
– Giancaterino Guido, Motivi d’arte in Teramo e provincia, Pescara, Ediars, 1995
– Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Abruzzo e Molise, Milano, 1979
– Massimi Gerardo, Massimi Tiziana (a cura di), Gli itinerari, le città e i paesi nell’area del Vomano, Pescara, Carsa, 1997
– Mazzitti Walter, Teramo, S. Atto, Edigrafital, 1995
– Moretti Mario, Architettura medioevale in Abruzzo, Roma, De Luca Editore
– Rasicci Pasquale, Abruzzo, notizie storico-artistiche dei centri d’arte, monumenti e musei, S. Atto, Edigrafital, 1976
– Rasicci Pasquale, Abruzzo: una ricognizione nei secoli, in Conosci l’Abruzzo: almanacco abruzzese 1995, Pescara, Ediars, 1995
– Soc. coop. La Quercia, Nella Valle Siciliana: itinerando tra valori storici, culturali e naturalistici, S. Atto, Edigrafital

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, Polittico Madonna e Santi (Antonio abate), del Moranzone.

Polittico con sculture attribuito a Giacomo Moranzone (Venezia doc. 1412-1467/1469)
Madonna con Gesù bambino e i santi Barbara (?), Antonio abate, Nicola da Bari e Giovanni Evangelista, quarto decennio del XV secolo (1430-1440 circa)
legno intagliato, policromo, dorato; cm 125 (altezza)
provenienza: Avio, pieve vecchia di Santa Maria Assunta
Museo Diocesano Tridentino inv. 3071, 3072, 3073

Il polittico era posto ad ornamento dell’altar maggiore della Pieve di Avio – all’epoca appartenente alla diocesi di Verona – fin verso la fine del Cinquecento quando, in seguito all’intitolazione della chiesa all’Assunta, fu sostituito da una nuova immagine.
La tipologia di questo polittico, conservato in forma frammentaria, è quella riferibile alla produzione altaristica veronese. Tali altari erano costituiti da uno o due ordini di edicole: in genere quello principale recava al centro la Madonna in trono; quello soprastante una scena tratta dalla Passione. A differenza delle comunità di lingua tedesca, che preferivano per le proprie chiese gli altari a portelle (in tedesco Flügelaltar, “altare con le ali”), i fedeli trentini di lingua italiana commissionavano in genere ancone di questo tipo.
Il polittico è pervenuto privo di buona parte della cornice: si conservano soltanto le edicole laterali, mentre quella dello scomparto centrale è andata purtroppo perduta assieme alla predella, caratterizzata con tutta probabilità da uno zoccolo con motivi decorativi a traforo, e alla cimasa, articolata in un secondo ordine di edicole con al centro il tema del Crocifisso.
L’attribuzione all’intagliatore veneziano Giacomo Moranzone, attivo anche per la città di Verona intorno alla metà del Quattrocento, è stata avanzata di recente e si basa sulle somiglianze riscontrate con la statua di Sant’Antonio da Padova conservata nella chiesa dei Frari a Venezia, già inserita in una grandiosa ancona lignea commissionata all’intagliatore nel 1450.

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/attribuito-a-giacomo-moranzone

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio abate da Monte Velo-Arco

Secondo quarto del XV secolo
Scultore veronese (?)
Legno intagliato policromo
Provenienza : Monte Velo (Arco), eremo dei Santi Giacomo e Silvestro
Museo Diocesano Tridentino inventario numero 5504

La statua appartiene a un complesso liturgico dismesso in epoca imprecisata. Nonostante le ampie lacune, la raffinata qualità dell’intaglio riconduce alla cultura tardo gotica di ambito padano veneto della prima metà del Quattrocento, evidenziando affinità con i legni del polittico di Avio.

 

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/scultore-veronese-000

Autore:
Marina Celegon

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio Abate, da Brentonico

2019-08 Trento (173) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MODAttribuito ad Antonio Giolfino (Verona doc. 1480-1510)
Fine XV secolo. Legno intagliato, policromo.
Provenienza: Brentonico, chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Museo Diocesano Tridentino inv. 2263

La statua fu commissionata dalla confraternita di Sant’Antonio di Brentonico per il proprio altare.
Il santo è rappresentato in cattedra, benedicente, vestito del saio monacale e con il viso incorniciato da una lunga barba che ricorda la sua condizione di asceta. La mitria allude invece il suo ruolo di abate, cioè di priore, capo e fondatore di comunità monastiche.
Antonio abate era invocato contro le epidemie di herpes, volgarmente noto come ‘fuoco di Sant’Antonio’ e contro le malattie della pelle. Nelle campagne e nelle zone rurali di montagna il santo era popolare per il suo speciale patronato sul bestiame e sugli animali da cortile.

2019-08 Trento (174) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MOD

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/attribuito-ad-antonio-giolfino

Autore:
Celegon Marina

LIVO (CO). Chiesa di San Giacomo vecchia con immagini di sant’Antonio abate

La chiesa sorge isolata in un punto paesaggisticamente molto interessante, all’imbocco della Valle di Livo e con una splendida vista sul lago di Como. Posta oltre l’abitato in prossimità del cimitero, è documentata per la prima volta nel 1297, divenne parrocchiale nel 1446. A questo periodo risalgono la ristrutturazione con navata ad archi traversi ogivali dipinti a fasce bianche e nere, presbiterio rettangolare e abside semicircolare che faceva parte del più antico edificio e l’elegante campanile. Gli affreschi sono stati restaurati nel 2018.
LIVO facciataLa chiesa presenta un raffinato pronao, sulla cui volta a vele sono affrescate Storie della Genesi della seconda metà del Cinquecento, abbellisce la facciata a capanna, coronata da archetti ciechi in cotto.
All’interno, numerosi affreschi devozionali risalenti alla prima metà del Cinquecento, tranne qualche lacerto della fine del Quattrocento, raffigurano la Madonna, il Cristo, Dio Padre e i Santi della tradizione popolare. Furono commissionati da devoti di Livo, i cui nomi ancora in parte si leggono alla base di alcuni di essi.
Si possono distinguere tre principali fasi decorative. La prima, che vede l’intervento di Sebastiano da Piuro (1512), riguarda il presbiterio; la seconda, tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento, ha evidenti riferimenti al pittore comasco Giovanni Andrea de Magistris; la terza, collocabile tra il 1544 e il 1550, è influenzata dalla pittura di Gaudenzio Ferrari e Fermo Stella.
Gli affreschi dell’abside mostrano, nel catino, i quattro Evangelisti con la Vergine e san Giacomo intorno al Cristo in gloria e, nella fascia sottostante, i dodici Apostoli. Sull’arcone d’ingresso sono rappresentati Dio Padre benedicente e quattro Profeti entro oculi. Nel presbiterio, a sinistra, la Natività con san Rocco attribuibile ad Ambrogio Arcimboldi fu commissionata nel 1550 da Bernardo Comalini, Stefano Ragni e Giacomo Cossa; e da un committente di Vercana nel 1526 la vicina Madonna con il Bambino tra i santi Vincenzo e Stefano.

Sulla parete sinistra della navata è presente l’altare dedicato a sant’Antonio abate.

Nella chiesa vi sono parecchie raffigurazioni di sant’Antonio abate, sia da solo, sia facente parte di gruppi.

 

 

 

 

 

Nel secondo comparto è dipinto un finto altare con due trittici: il primo raffigura la Madonna tra san Giacomo e sant’Antonio (immagine in alto), il secondo la Madonna tra san Giacomo e san Sebastiano.

Nel terzo comparto è rappresentato San Giovanni con la coppa velenosa. Il San Rocco, al centro della parete sopra la porta laterale, fu commissionato da Domenico Barraia nel 1533, mentre non hanno data né committente la Santa Lucia, la Trinità, la Vergine col Bambino, i Santi Cosma e Damiano.
Sul pilastro dell’arco presbiteriale un Battesimo di Cristo della fine del Quattrocento sormonta un tabernacolo scolpito in pietra. A destra occupa il terzo comparto la cappellina di S. Rocco, che è affrescata con Storie del Santo ai lati di una nicchia contenente una statua lignea della Madonna col Bambino, la Vergine in gloria tra san Rocco e santa Caterina nel catino absidale e l’Annunciazione con Dio Padre sopra l’arco d’ingresso.
Nel secondo comparto di destra vi è la Vergine tra san Giovanni Battista e san Giacomo, datata 1517. Raffigurazioni della Vergine col Bambino e di altri Santi si trovano sui pilastri e sul primo comparto di destra, dove è presente anche una Crocifissione molto ridipinta, commissionata da Giovanni Mazzina nel 1549.
Sulla controfacciata è rappresentata la Vergine tra san Bernardino e sant’Antonio, datata 1544, in una cornice elaborata.

 

Fonte:
https://www.corrieredicomo.it/san-giacomo-vecchia-a-livo-capolavoro-ritrovato/