NIELLA TANARO (CN). Cappella della Confraternita dei Disciplinati di S. Antonio abate.

Nel centro storico. La ex Confraternita dei disciplinati di Sant’Antonio sorge a lato della Parrocchiale. https://goo.gl/maps/9botbQMKzcXgb4LE6
Parrocchia, tel. 0174 226123 o “Pro Loco” tel. 0174 226105

Niella Tanaro (Nigella ad Tanagrum) e il suo territorio, in origine abitati dai Ligures, dopo la conquista romana diventa parte della Gallia Cisalpina come Municipio di Augusta Bagiennorum.
Viene citata nei documenti come donazione imperiale al Vescovo di Asti (901) che delega il governo locale prima ai Marchesi Del Vasto e poi, dal 1142, ai Marchesi di Ceva. Pagus importante perché attraversato dalla via Bagienna (nota anche come via Sonia) e, in epoca medievale, dalla via Palmaria e da una Via del Sale, arterie trafficate (fondamentali) da e per la costa ligure. Niella Tanaro costituiva un nodo strategico di collegamento tra i più importanti centri piemontesi ed i porti liguri, fra i quali si erano sviluppati scambi commerciali, economici ed anche culturali. La fitta disseminazione lungo tali percorsi di edicole, cappelle ed oratori e la presenza in Niella di un Hospitale testimoniano anche il costante transito di fedeli sulle vie di pellegrinaggio.

La cappella dell’ex CONFRATERNITA DEI DISCIPLINATI DI SANT’ANTONIO ABATE in origine era un oratorio interamente affrescato.
L’edificio, più volte rimaneggiato, presenta un’architettura semplice con pianta a base rettangolare e volte a crociera.
I restauri ed i saggi stratigrafici, iniziati nel 2000, della parte absidale e della pavimentazione hanno portato in luce affreschi della prima metà del XVI secolo.
Sulla facciata a capanna si intravede la presenza di un affresco ormai perso (alcune testimonianze orali indicano un sant’Antonio abate con il maialino).

La parete di fondo presenta al centro la Madonna in Trono con Bambino tra Santi di fattura più antica quali san Giovanni Battista e sant’Antonio abate.
Questo affresco si rifà a modelli fiammingo rinascimentali ed è più raffinato e di una mano più colta di quelli di altra parte della chiesa; ricorda i caratteri di Defendente Ferrari (come anche quello della Vergine con il Bambino nella Cappella di San Nazario a Lesegno),
ça Madonna dai tratti delicati, assisa su un semplice trono, tiene sulle ginocchia il Figlio che gioca con un uccellino (l’uccellino rimanda ai testi apocrifi e semplicemente indica una nota di fanciullesca gioia). Da notare la collanina di corallo che tinge il Bambino, antidoto contro il malocchia, simbolo di fortuna e prosperità, derivata dai modelli trecenteschi di Barnaba da Modena.
Sant’Antonio, invocato contro il contagio e altre malattie (fuoco di sant’Antonio), protettore degli animali, è rappresentato come un monaco barbato dai radi capelli, con indosso il tipico mantello con la tau, simbolo del bastone abbaziale. Sono visibili gli altri tipici attributi del Santo: la campanella, il libro, il fuoco e ai piedi un maialino (qui raffigurato con le sembianze, più consone alla fauna locale, di un piccolo cinghiale).

Sulla destra, con tratti più grossolani e probabilmente dipinti da una mano diversa sono rappresentati sant’Antonio, san Paolo e l’Eremita con il corvo.
Da notare: le colline, la vegetazione tipicamente locale che fa da sfondo e gli alberi che proiettano l’ombra in direzioni diverse. La serie di nubi striate, stese sul bianco del semplice intonaco, molto simili a quelle che compaiono in altri riquadri, fanno pensare ad uno stesso autore.
Nella parte absidale di sinistra è presente il Cristo con san Sebastiano e san Rocco (a cui si rivolgevano le preghiere per chiedere protezione dalla peste). Sono presenti anche i nomi di alcuni committenti dell’opera come Jacopus Camillia, Johannes Servetus e Jacopus De Ferraris. Le pareti laterali sono risultate interamente affrescate sopra un velario scandito da un fregio rinascimentale.

Nella parete destra viene rappresentato un ciclo della vita di sant’Antonio abate.
Le Tentazioni: sant’Antonio affronta una donna licenziosa indicandole il fuoco perenne. La tematica del riquadro è riconoscibile dalla presenza delle calzature e di un lembo sollevato dell’abito.
L’aggressione da parte del maligno: sant’Antonio, gettato a terra, subisce la violenza di due demoni terrestri, dalle sembianze metà umane e metà animalesche, che lo colpiscono con sassi e lo assordano con una tromba, mentre un grifone dalla lingua infuocata lo aggredisce e lo minaccia. Ai piedi del santo, la campanella ed il libro persi durante la caduta e il ricorrente simbolo maialino-cinghiale. Da notare la picchettatura sui volti e sui genitali dei diavoli, espressione della volontà dei fedeli del XVII secolo di distruggere ed esorcizzare la presenza del maligno.

Link:
http://comune.niellatanaro.cn.it
http://www.sebastianus.org/santantonio-a-niella-tanaro/
http://archeocarta.org/niella-tanaro-cn-cappelle-di-santanna-e-della-confraternita-dei-disciplinati/
http://www.cappelledeltanaro.it/pubblicazioni.html

Bibliografia:
– Bertone L, Arte nel Monregalese, L’Artistica Savigliano, Savigliano 2002
– Pio G. B, Cronistoria dei comuni dell’antico mandamento di Bossolasco con cenni sulle Langhe, Giorgio Baruffaldi, Cuneo 1975
– Bongioanni Renzo, Gasco Piero, Raineri Geronimo (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Rotary Club di Mondovì, Mondovì 1965

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2008 dal sito del Comune.
Altre info e ultima foto da documentazione dei restauri finanziati da CRC, dal sito www.fondazionecrc.it

Data compilazione scheda: 20/05/2020 – 22/06/2024

Nome del rilevatore: Angela Crosta – Feliciano Della Mora

BRONDELLO (CN). Chiesa di Santa Maria Assunta, con affresco di Sant’Antonio abate.

Il paese, che conserva tracce di possibili insediamenti romani, sorge sulla riva sinistra del torrente Bronda. Citato in documenti del 1138 e del 1219, fu sottoposto fino all’anno 1000 al monastero di Pagno che dominava tutta la valle Bronda.

La chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta, che si trova oltre il ponte romanico, risale al XV secolo, ma più volte fu rimaneggiata in periodi successivi. Conserva sulla facciata affreschi tardo-quattrocenteschi che raffigurano sant’Antonio abate e san Cristoforo.

 

Info:
Comune tel. 0175 76125 – http://www.comune.brondello.cn.it/

VAL DELLA TORRE (To), fraz. Brione. Chiesa di Santa Maria della Spina, con statua di sant’Antonio abate

Le prime notizie della presenza umana sul territorio comunale risalgono all’epoca romana, come testimonia una lapide funeraria risalente all’Impero Romano, rinvenuta nella Frazione Brione e conservata presso la Chiesa Parrocchiale di Brione (Santa Maria della Spina) sino alla fine del XIX secolo.
La costruzione della chiesa è ascrivibile agli inizi del XII secolo, citata per la prima volta in un documento datato 1118, nell’elenco dei beni posseduti dall’Abbazia di San Solutore di Torino.
In un documento datato 26 novembre 1200 si legge che Remota è la “priorissa ecclesiae Sancte Marie de Briono”. Le monache cistercensi precedentemente occupavano, come si evince da un documento datato 30 giugno 1197, il monastero di San Martiniano. Consacrata il 30 dicembre 1283 dal Vescovo di Torino Goffredo di Montanaro, è da ascrivere allo stile romanico-lombardo e realizzata a cavallo del 1200. Nel secolo XIII il Priorato femminile Cistercense di Brione era l’ente più forte che comandava in Val della Torre, estendeva la sua influenza anche fuori della valle e persino in Torino.
Verso il Trecento comincia la decadenza del monastero, che si accentua nel secolo seguente. Nella relazione della visita pastorale di Mons. Peruzzi del 1584, si legge che la chiesa è “ampia ma fieramente desolata e con parecchi altari indecentissimi”. In seguito alla visita pastorale viene aggiunta la specifica “della Spina”. Quando il Concilio di Trento vietò ai monasteri femminili di stare fuori dell’abitato, il monastero di Santa Maria, in cui era già sostituita la regola di Santa Chiara a quella Cistercense, passò a Moncalieri.
La Chiesa, in stile romanico-lombardo nel suo più completo sviluppo, è sita lungo la strada provinciale che collega Alpignano a Givoletto, in corrispondenza della frazione di Brione.
All’interno, nella seconda campata della navata di sinistra è collocata una statua del Sacro Cuore di Gesù, mentre nella terza campata è collocata una tela raffigurante la Crocefissione. Nella seconda campata della navata destra si trova l’altare in marmo dedicato alla Madonna della Spina, mentre nella quarta campata si trova una nicchia con la statua di San Giuseppe.

Nel transetto sul lato sinistro si trovano due teche contenenti le statue di San Rocco e Sant’Antonio Abate, oltre ad una tela raffigurante la Madonna, Sant’Antonio da Padova e Santa Chiara.
Nell’abside della navata destra è collocata una mensa lignea e la statua della Madonna.

 

Info:
Piazza Santa Maria della Spina. Telefono: 011 968 8225
https://goo.gl/maps/RsZeSpv7yccZGrtg7


Bibliografia:
– Olivero E., L’antica parrocchia di Brione (Val della Torre), in ID., Architettura religiosa preromanica e romanica nell’archidiocesi di Torino, Torino 1941, pp. 326-336
– Cartario del Monastero di S. Maria di Brione fino all’anno 1300, a cura di G. SELLA, Pinerolo 1913 (Biblioteca della Società storica subalpina)
– Prato Pietro, Alcune notizie storiche riguardanti Val della Torre raccolte e ordinate dal Teologo Cav. P. Prato, Prevosto di S. Donato, Tipografia e Legatoria Conte, Savigliano (CN) 1913
– Ferrua Luciana, Il Monastero Femminile di S. Maria di Brione, Comune di Val della Torre. Fusta Editore, Saluzzo (CN) 2010
– Chiarle Giancarlo, Fondazioni monastiche e organizzazione del territorio. Il caso di Brione. Parte prima: (secoli X-XIII), in: Bollettino storico-bibliografico subalpino 108 (2), 2010, pp. 325-416

Per notizie più approfondite, vai a:
http://archeocarta.org/val-della-torre-brione-to-chiesa-di-santa-maria-della-spina/

Data compilazione scheda: 16 maggio 2020

REVELLO (Cn). Collegiata, Polittico di Sant’Antonio abate e santa Maddalena.

Autore ignoto – Polittico di sant’Antonio abate e santa Maddalena – veduta d’insieme

Autore ignoto – Polittico di sant’Antonio abate e santa Maddalena, dettaglio di sant’Antonio abate, a sinistra in basso

 

 

Autore ignoto – Polittico di sant’Antonio abate e santa Maddalena – dettaglio della Madonna detta delle ciliegie Autore ignoto - Polittico di sant'Antonio abate e santa Maddalena - dettaglio della Madonna detta delle ciliegie

 

Autore ignoto - Polittico di sant'Antonio abate e santa Maddalena - dettaglio della predella lato sx

 

Autore ignoto – Polittico di sant’Antonio abate e santa Maddalena – dettaglio della predella lato sx

 

 

Info sulla Collegiata:
https://archeocarta.org/revello-cn-collegiata-di-santa-maria-assunta/

REVELLO (Cn). Collegiata, Polittico della Ss. Trinità, di Pascale Oddone, con Sant’Antonio abate.

Secondo altare a sinistra entrando in chiesa: Altare della SS. Trinità
Possiede una stipe eseguita circa il 1900 in marmi bianchi su cui poggia uno scenografico polittico dipinto da Oddone Pascale, in ‘pendant’ all’altro della cappella di S. Croce.
La macchina d’altare di questo polittico si è conservata molto bene nel corso dei secoli e consente di valutare l’evoluzione del gusto che si verificò in queste terre nel breve arco di pochi decenni: alle gracili cornici gotiche dei polittici dipinti da Hans Clemer a cavallo degli anni di fine quattrocento inizio cinquecento, Oddone Pascale oppone agli inizi del quarto decennio del ‘500 le fastose pilastrature scanalate e le balaustrate a doppio rigonfiamento sovraccariche di orpelli e di dorature.
revello-collegiataIl polittico della SS.Trinità è datato 1541. Nella predella di base l’artista ha inteso rappresentare il Purgatorio e la liberazione delle anime da parte degli angeli, soggetto assai inusuale in territorio saluzzese.
Oddone Pascale l’ha immaginato come un luogo arido in cui le anime si purificano stando immerse in lingue di fuoco e che, a pena scontata, sono condotte da angeli psicopompi in un terreno più fresco, ed in ambiente luminoso, al quale si giunge attraverso una scala ed una porta aperta.
Su un disegno netto ed accurato, l’artista saviglianese ha steso pennellature sicure di colori tersi il cui tono risalta sulle masse più scure, evidenziando in tal modo il contrasto tra l’arida fosca della mole del monte, la sensazione di arsura data dal fuoco in cui sono immersi i purganti, e la luminosità, la verde freschezza della Gerusalemme celeste.
Nella parte destra del quadro stanno, assistite da un angelo con pastorale e turbolo, le nude anime espianti: i loro volti ed i loro atteggiamenti manifestano non tanto sofferenza e tormento per la pena, quanto piuttosto continua supplica di perdono e consapevolezza della futura eterna salvezza. Sullo sfondo, due angeli, percorrendo un’esile passerella, accompagnano, l’uno al luogo d’espiazione, l’altro all’uscita dal Purgatorio, le anime loro affidate. A sinistra, un altro messaggero celeste, con l’abito rosso dell’amore divino che salva (gli altri indossano vesti grigie in segno di penitente umiltà), conduce le anime ormai purificate verso il luminoso e verdeggiante Paradiso, dove si giunge salendo una scale ed oltrepassando una porta.
Il polittico (nove tavole diverse per forma e grandezza) rispecchia nella fastosa struttura, in legno finemente intagliato e con ricche dorature, il modello classico dell’arco di trionfo.
Ai fianchi della predella, sui plinti che reggono le colonne, sono dipinti i ritratti di santa Apollonia, a destra, e di santa Caterina, in corsetto cremisino e manto verde la prima; in corsetto violaceo e maniche oltremarino con manto rosso la seconda.
Nel ritrarre queste due giovani donne, abbigliate secondo l’alta moda del Rinascimento, Oddone Pascale riesce armoniosamente a fondere la semplicità apparente dell’impostazione, con la fluidità dei pochi colori di base, con il risalto dei volti e delle altre parti scoperte sulle tinte corpose dei panneggiamenti, offrendoci una visione gradevole di aristocratica bellezza. L’oro dei fili sottili, che ornano le stoffe, e della maglia, che dal collo di Caterina scende ramificata al corpetto, dona, colpito dalla luce radente, sommessi sfavillii.
La grande ancona centinata è dedicata alla visione descritta in Apocalisse, impresa ardua quant’altre mai per un pittore, perché si tratta di tradurre in immagini la descrizione giovannea dell’Empireo. Oddone ha ridotto questa in scala umana, comprensibile, livellata: i ventiquattro vegliardi biancovestiti, in ginocchio sulle nubi del Paradiso mentre alzano le loro coppe nell’adorazione, tolte di capo le corone che cingevano le bianche tempie e messe a lato le arpe della lode perenne; i “quattro esseri viventi” (aquila, vitello, angelo, leone) anch’essi in adorazione delle Persone della SS. Trinità che formano un unico blocco avvolto dalla luce dell’Empireo.

Meno impegnative sono senza dubbio le composizioni del fastigio ove più libero e fresco scorre il pennello, dimostrando padronanza espressiva e delicatezza cromatica, e si rinnova la fresca ‘verve’ dei ritratti sugli zoccoli della predella. Il riquadro di sinistra è dedicato a S. Luigi IX re di Francia, bell’uomo in ricche vesti rinascimentali, con gli attributi del potere e della devozione nelle mani. Il riquadro di destra raffigura S. Antonio abate, canuto vegliardo questuante, venerato come protettore degli armenti e come taumaturgo degli appestati. Viene rappresentato come un anziano monaco con lunga e folta barba e capelli bianchi; la mancina regge sottobraccio il libro della sapienza, mentre l’altra mano stringe il lungo bastone con manico a “tau”, a cui sono legate le campanelle del questuante.


La tavola di centro è riservata all’Ascensione, soggetto già affrontato dall’artista e realizzato in modo simile sull’interno di un’anta della “macchina d’altare” nella chiesa abbaziale di Staffarda, e nell’ancona della Madonna del Rosario in san Giovanni a Saluzzo, ed è questa una delle prime realizzazioni in pittura di cavalletto che si conosca per mano di pittori locali d’epoca rinascimentale.

 

Fonte:
Opuscolo La Collegiata di Revello, Associazione A.S.A.R.
AA.VV., La Collegiata di Revello, Cuneo, Aga il Portichetto, 1988.

Vedi presentazione di Marco Invrea: Presentazione Revello Altare della Trinità-copia pdf