ANAGNI (FR). Cattedrale, affresco e statua di s. Antonio abate

All’esterno della Cattedrale, dietro una grata su un muro a sinistra, è affrescata una “Madonna in trono col Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio abate”, risale ai primi anni del XV secolo.
Sant’Antonio, a destra tiene un bastone a forcella.

 

Il Museo della Cattedrale conserva anche una statua lignea di sant’Antonio abate, proveniente dall’omonima ex chiesa, aggiunta al Tesoro della Cattedrale nel 1998, vedi https://www.santantonioabate.afom.it/anagni-fr-ex-chiesa-di-santantonio-abate-auditorium-e-statua-lignea/

 

Immagine e info sulla cattedrale:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/cattedrale-di-anagni-anagni-fr/

BELLUNO. Chiesa dei SS. Biagio e Stefano, con statua di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa conserva nella Cappella Cesa (1485) un’ancona lignea scolpita attribuita al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa. Fu realizzata secondo il Cavalcaselle in occasione di un matrimonio tra membri delle famiglie Pagani e Cesa, si ispira ad un dipinto coevo di Alvise Vivarini, già nella Chiesa bellunese di S. Maria dei Battuti ed ora a Berlino. Secondo alcuni la pala proverrebbe dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie, preesistente a S. Stefano.
Raffigura la Madonna col Bambino circondata da Santi e angeli musicanti.


Statua lignea di 115 x 35 cm, nell’ordine mediano a sinistra, di sant’Antonio abate che tiene nella mano sinsitra un libro, invece è scomparso il campanello che teneva nella destra.
Una fotografia del 1908 (FRIZZONI) mostra l’ancona con le aggiunte ” barocche” ora rimosse (ai lati, all’esterno dei due piccoli pilastrini, compaiono motivi a volute). Nella stessa foto Sant’Antonio abate regge il campanello e Santo Stefano, a destra, la palma del martirio. L’angioletto in basso a destra conserva lo strumento musicale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500062985-1_2

https://www.belluno-turismo.it/project/chiesa-di-san-biagio/

Info sulla chiesa, sita in Via F. Ostilio, 2:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/46271/Belluno+%28BL%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Biagio+e+Stefano

VALLADA AGORDINA (BL). Chiesa di San Simon con varie immagini di s. Antonio abate

L’aula della chiesa di San Simon, di antichissima origine, è interamente decorata da un ciclo di affreschi del 1549, opera di Paris Paschalinus Bordón, o anche Pàris Bordone (Treviso, 1500 – Venezia, 1571), che illustrano i santi Simone e Pietro, Barbara; il Padre Eterno, la Natività, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti. Gli affreschi furono restaurati nel 1954.

In controfacciata, a destra della porta, la figura, incompleta, di Sant’Antonio abate, rappresentato con il torso parzialmente ruotato e con il capo rivolto all’indietro, con una folta barba canuta. Il Santo indossa una tunica ambrata che è in parte coperta da un ampio mantello viola. Con la mano sinistra probabilmente reggeva un bastone o una croce a “tau”. Il piede sinistro è rivolto verso l’osservatore; in secondo piano appare la testa di un maiale.


La chiesa conserva sull’altar maggiore un Flügelaltar in stile tardogotico, è il risultato della armoniosa e qualificata collaborazione di più artisti. G. Parusini ha attribuito la progettazione generale ad Andrè Haller da Bressanone e ha identificato tra gli autori anche il “Maestro di Heiligenblut”. Il Flügelaltar, in legno di abete rosso e di pino cembro dorato e policromato, fu realizzato tra il 1520 e il 1525 è costituito da un Corpus o Scrigno con due battenti incernierati, dall’Auszung, il coronamento, e il Sarg, o Predella, sempre richiudibile per mezzo di due sportelli. Alla base vi è la Natività; al centro la Madonna col Bambino tra i santi Simone e Giuda; sul coronamento Gesù crocifisso tra la Madonna e s. Giovanni.
Sulle portelle laterali sono scolpiti, a destra in alto, s. Antonio abate e sotto s. Caterina d’Alessandria e a destra s. Biagio e s. Giuliana. Nella predella altri Santi intorno alla Madonna col Bambino.
Sant’Antonio ha la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra tiene un libro rosso; un maiale spunta è ai suoi piedi, a sinistra. Vedi particolare nella foto in alto.


Durante le visita pastorale nel 1583, il vescovo Giovanni Battista Velier ordina di “proveder per lialtari che ciascuno di essi habbia un palio novo di qualche honorevolezza”. L. Serafini ha supposto che la pala raffigurante i “Santi Valentino, Antonio e Margherita” eseguita da Francesco Frigimelica il vecchio  (1570 circa – Belluno, dopo il 1649) sia stata la risposta a questa volontà. Il polittico è ora posto nel presbiterio. Al vertice destro dell’immaginario triangolo che congiunge i tre santi, santa Margherita indossa un candido velo e una scura tunica coperta in parte da un ampio manto ocra. Lungo il bordo del manto della Santa si può leggere la scritta frammentaria: “1595 C…P…NTUS…PINXIT…ISCUS FRIGGIMELLICA PICTO”. Questa datazione inserisce la pala di San Simon tra le prime opere eseguite dal pittore nel bellunese. Sant’Antonio abate si sostiene su un bastone con la mano destra mentre regge con la sinistra una lingua di fuoco. San Valentino regge con la mano destra un Vangelo e stringe con la sinistra un ramo di palma simbolo di martirio


La chiesa conserva anche quattro tavole della pala che sorgeva sull’antico altare dedicato a sant’Antonio, realizzate da Matteo Cesa tra il 1480 e il 1485. Le tavole dipinte a tempera grassa sono racchiuse entro una cornice intagliata con motivi quattrocenteschi (in realtà si tratta di un’elegante rifacimento della fine del XIX o XX secolo). Nel primo fornice San Valentino indossa una veste ed un ampio mantello; in mano regge un vangelo aperto e la palma del martirio. A destra sant’Antonio abate con accanto il nero suino che reca nella zampa un campanello, stringe con la mano destra un libro chiuso e con la sinistra un lungo bastone. Nel terzo fornice santa Margherita di Antiochia stringe con la mano sinistra la palma del martirio mentre ai suoi piedi giace il Male domato, rappresentato da un piccolo drago. A destra infine è rappresentato un vecchio frate intento a leggere il libro che regge con entrambe le mani. Dalla foggia e dal colore dell’abito talare potrebbe trattarsi di san Filippo Benizi, celebre monaco dell’Ordine dei Servi di Maria che allora possedevano un convento a Belluno. Il fondo oro e l’essenziale pavimentazione rosacea inseriscono i personaggi in una dimensione atemporale. Gli sguardi, tutti convergenti verso il centro potrebbero essere rivolti a una tavola centrale con la Madonna e il Bambino, oggi perduta.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Affreschi_di_San_Simon#Controfacciata

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Simon

CAVASO DEL TOMBA (TV), frazione Caniezza. Oratorio di Sant’Antonio abate

Via San Pio X / Via S. Antonio, località Paveion
https://maps.app.goo.gl/zZT8JAw5Ct3DVWG89

 

L’attuale oratorio di Sant’Antonio abate fu costruito negli anni ’20 del Settecento in sostituzione di quello con lo stesso titolo distrutto dall’esondazione del torrente denominato “Val dei Damini”, che era posto a sud/est dal presente ad una distanza di circa 400 metr
A metà del XX secolo fu ridimensionata la sacrestia con l’arretramento del muro fronte strada per dare spazio alla realizzazione del marciapiede.
Nel 1987 furono eseguiti interventi di restauro al tetto, all’interno ed all’esterno dell’oratorio, viene sostituito e messo a norma l’impianto elettrico, e vengono restaurati i serramenti e le finiture dell’edificio.
Nel 1997 furono restaurati i muri esterni dell’oratorio.

La facciata è molto sobria, presenta un timpano triangolare con oculo vetrato, la porta d’ingresso principale con stipiti e architrave in pietra bianca sopra la quale è presente una finestra semicircolare e, lateralmente, due finestre quadrate con inferriate.
Sulla copertura, in corrispondenza del lato nord della sacrestia, è posta una campanella azionata mediante fune.
L’oratorio ha pianta rettangolare, sul cui lato nord è ricavato l’altare con arco a tutto sesto e soffitto a botte, mentre sul lato est è stata ricavata la sacrestia a pianta rettangolare. La copertura è a due falde simmetriche con struttura in legno e controsoffitto piano, mentre il manto di copertura è in coppi tradizionali.
L’attuale altare, datato 1630, è composto da dossale in legno intagliato, dipinto e dorato, di dimensioni 267 x 420 x 35 cm. È probabile che l’altare appartenesse all’Oratorio distrutto, considerata la sua ricchezza decorativa, e derivi dalla produzione della produzione della bottega dei Ghirlanduzzi, artisti intagliatori.

 

Il 17 gennaio, in occasione della festività di S. Antonio abate, vengono benedetti gli animali, il pane, il sale e il fuoco domestico.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/69204/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

VENEZIA. Palazzo della ex-schola de Sant’Antonio abate dei luganegheri, con statua di sant’Antonio abate.

La Scuola dei Luganegheri è un’architettura di Venezia, ubicata nel sestiere di Dorsoduro ed affacciata sul Canale della Giudecca.
La struttura risale al XVII secolo; fu acquisita dalla confraternita dei Luganegheri (salumai), fondata nel 1497 ed avente sede liturgica a San Salvador.
Nel 1681, la schola de luganegheri fece di questo palazzo la loro nuova sede, che fino ad allora era stata in una piccola scuola a Rialto, e ne curò il restauro.
Dopo la soppressione della schola, in seguito agli editti napoleonici del 1806, l’edificio venne inizialmente adibito a deposito, quindi a luogo per rappresentazioni teatrali e verso la fine dell’800, come magazzino di pellami. Ad oggi vi risiedono attività commerciali.
Si tratta di un edificio a due piani, caratterizzato al piano terra da quattro ingressi rettangolari sovrastati da monofore quadrangolari; il tutto è fortemente rimaneggiato ed oggi gli ingressi sono funzionali all’attività ristorativa di cui sono sede gli ambienti interni del pian terreno, un tempo adibito a ospitare gli animali da macellare.
Di maggior rilievo gli elementi che compongono la facciata al primo piano: due grandi monofore a tutto sesto con mascherone in chiave di volta poste alle estremità, tra le quali, incorniciata da due lapidi, si trova un’ampia nicchia, disegnata su modello delle monofore, contenente la statua di Sant’Antonio abate, protettore della confraternita.

Ai lati della statua, su altrettante grandi lapide sono incise due iscrizioni, da una parte:
SCUOLA DELL’ARTE
DEI LUGANEGHERI COMPRATA
CON IL DINARO DI
DETTA ARTE L’ANNO
MDCLXXXI
e poi dall’altra parte:
RISTAURATA A MIGLIOR
COMODO DE’ CONFRATELLI
DI DETTA ARTE NELL’ANNO
MDCLXXX