FINALE LIGURE (SV). Cappella di Sant’Antonio abate al Monte

Finalpia – Località Monte – Strada Provinciale 45
https://goo.gl/maps/9aaJnEp24YM6QyvB9

 

La Cappella si trova lungo la strada che sale dal nucleo urbano di Finalpia all’altopiano delle Manie, in una posizione panoramica. È dedicata a S. Antonio abate patrono degli animali che si festeggia la domenica successiva al 17 gennaio.
Al suo interno si trovano due pregevoli bassorilievi di scuola albissolese raffiguranti il Santo con gli animali e la Madonna con Bambino. Sono presenti anche due statue lignee di San Sebastiano e di Santa Teresa di Lisieux. Il campanile di forma triangolare è uno dei rari esempi in Liguria.

 

Link:
http://turismo.comunefinaleligure.it/it/chiesa/cappella-san-antonio-abate#:~:text=La%20Cappella%20di%20Sant’Antonio,Manie%2C%20in%20una%20posizione%20panoramica

Data compilazione scheda:
28-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Oratorio di Sant’Antonio abate alla Marina, con immagini del Santo

Vico sotto le Murette, quartiere del Molo
https://goo.gl/maps/n7ZqBTfSjGeUTRiC7

 

L’oratorio (detto anche “di Sarzano”), posto sulle mura della Marina, sul fronte a mare del colle di Sarzano, a fianco della ex chiesa di San Salvatore, risale al primo decennio del Seicento; fu edificato come sede della omonima “casaccia” (confraternita), costituita nel  1460 presso la scomparsa chiesa di S. Domenico. Si arricchì, soprattutto nel Seicento, di un’importante quadreria.
Nel 1684 venne gravemente danneggiato dal bombardamento navale francese e fu restaurato a partire dal 1706. Nel 1777 ben venti “Compagnie” risultavano aggregate alla casaccia che faceva capo all’oratorio.
Soppresso come tutti gli oratori nel 1811, durante il periodo napoleonico, fu riaperto al culto il 22 settembre 1816; nel 1828 subì un profondo restauro, su progetto di Carlo Barabino, con la collaborazione dello scultore Ignazio Peschiera, e il 17 aprile 1836, privilegio insolito per un oratorio, fu consacrato dall’arcivescovo Placido Maria Tadini.
Nell’ultimo dopoguerra, pur continuando ad ospitare la confraternita di Sant’Antonio abate, divenne sede della parrocchia del SS. Salvatore e S. Croce, che aveva perso per i bombardamenti il suo principale luogo di culto.

Il portale, essenziale nei suoi elementi architettonici (risalenti alle fase di restauro ottocentesca), è decorato dalla statua del Santo omonimo collocata entro una nicchia ed è datata 1607.

 

L’interno ha un’unica navata con volta a botte. Pur senza poter più vantare il corredo artistico di un tempo, in gran parte disperso con la chiusura del 1811, conserva ancora alcuni pezzi notevoli: la cassa processionale settecentesca con San Giacomo che sconfigge i Mori, commissionata a Pasquale Navone. Il Cristo Bianco (1710) e  il Cristo Moro, crocifisso processionale di Domenico Bissoni (1639), non facevano parte del patrimonio storico di Sant’Antonio abate, ma provengono dall’oratorio di San Giacomo delle Fucine, demolito nel 1872 per il tracciamento di via Roma. Con le innovazioni urbanistiche di fine Ottocento varie confraternite, che avevano visto distrutti i loro oratori, vennero infatti accolte nell’oratorio di Sant’Antonio, portando anche parte del loro patrimonio artistico, compreso un ricco apparato processionale.

Delle varie opere di Luca Cambiaso l’unica rimasta è una tavola del 1575-85 con “Sant’Antonio che ritrova le spoglie (veglia il corpo) di san Paolo Eremita” (257 x 165 cm) posta sull’altar maggiore; quest’ultimo realizzato nel XIX secolo su progetto di Carlo Barabino (1768/ 1835) in marmo e decorato da bassorilievi bronzei di Niccolò Macchiavello che raffigurano: sant’Antonio abate/ quattro Evangelisti/ Fede.

Le due tele laterali all’altare sono opera del genovese Giuseppe Passano (1786 – 1849) che le realizzò nel 1828-36 e raffigurano “S. Antonio e s. Paolo che spartiscono il pane miracoloso” (220 x 180 cm) e “La sepoltura di s. Antonio” (220 x 180 cm).

Nella sacrestia si conserva una tela raffigurante “S. Antonio circondato dai diavoli” sullo sfondo di un incendio, da alcuni considerato opera giovanile (1616) del genovese Gioacchino Assereto (1600 – 1649).

 

Link:
https://www.fosca.unige.it/gewiki/index.php/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate_(Genova)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075144-0 (altare)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075153 (Cambiaso, S. Antonio veglia il corpo di s. Paolo)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075155 (S. Antonio e s. Paolo che spartiscono il pane)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700075151 (Sepoltura s. Antonio abate)

https://www.treccani.it/enciclopedia/gioacchino-assereto_%28Dizionario-Biografico%29/

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC

GENOVA. Ex Abbazia e ospedale di Sant’Antonio di Prè

L’Abbazia di Sant’Antonio, fondata nel 1184, si estendeva tra via Prè, Vico di Sant’Antonio, via Balbi e Vico inferiore del Roso.
Purtroppo fu distrutta nell’Ottocento da Edilio Raggio quando decise di ampliare il suo palazzo di Via Balbi. https://goo.gl/maps/h72GJkKgT813yYKKA

Il suo ricordo è rimasto nel nome del “Vico di Sant’Antonio” nel quale si può ancora ammirare la medioevale porta d’ingresso dell’abbazia; sopra di essa una statua di sant’Antonio abate.

In “Vico inferiore del Roso”, lungo il muro perimetrale dell’antica abbazia, si è conservato un bassorilievo col Santo e i maialini ai suoi piedi.

Nel perimetro dell’antica Abbazia vi era anche un ospedale dove veniva curato il “fuoco di sant’Antonio”, uno dei tanti piccoli ospedali sparsi nei vicoli prima che in città venisse fondato l’ospedale di Pammatone. Ancora oggi ne sono visibili alcuni resti: in un piccolo supermercato, all’angolo tra Via Prè e Vico inferiore del Roso, in mezzo agli scaffali, si ergono le antiche colonne e sono conservati ancora integri gli archi in mattoni dell’epoca.

In Palazzo Raggio esiste ancora porzione dell’antico convento di Sant’Antonio. Varcato il portone di legno che dà su Vico Sant’Antonio, sopravvive ancora una grande sala che conserva uno splendido soffitto di legno affrescato.

Notizie e fotografie da:
http://www.isegretideivicolidigenova.com/p/le-chiese-di-genova.html

 


I frati antoniani avevano a Genova, come in tutto il resto d’Europa, il privilegio di possedere maiali i quali venivano nutriti dalla comunità intera e scorrazzavano liberi per le strade svolgendo anche la funzione di ripulire le strade. I maiali dei monaci si distinguevano dagli altri da un campanellino appeso  all’orecchio, particolare che li rendeva speciali e intoccabili dalla popolazione, che rischiava pesanti sanzioni dal Senato della Repubblica in caso di loro uccisione o ferimento.
Gli anni passano e i suini si moltiplicano a dismisura finché la Repubblica decide di emanare una Grida per limitare il numero di maiali dei Frati che potesse circolare liberamente per le strade intorno all’Abbazia stabilendo che potessero vagare per i vicoli non più di un verro, tre scrofe e venti porcellini, ogni animale in più poteva esser catturato ed ucciso.
Papa Leone X, su richiesta dei monaci, fece annullare la Grida e i porci ripresero possesso dei vicoli finché un gruppo di suini caricò un corteo di senatori, imbrattando e ferendo alcuni dei loro. Fu questa la goccia che fece traboccare il vaso: venne emanato un editto che permetteva a chiunque di appropriarsi dei maiali che scorrazzavano fuori dall’Abbazia sia vivi che morti. Fu questa la fine dei maiali in giro per le strade di Prè.


Per approfondire:

Bisio Roberto, I maialini del priore. Storia del monastero di S. Antonio di Prè, Editrice Zona, Genova, 2019
Il monastero genovese di S. Antonio di Prè, con il suo ospedale, rappresenta un tipico esempio di storia sconosciuta o dimenticata, legata a un monumento scomparso, almeno nelle sue linee caratteristiche, vicenda comune ad altre emergenze locali. Questo testo vuole quindi colmare un piccolo vuoto, restituendo parola a forme architettoniche a vicende e uomini ormai sepolti tra le pieghe del tempo e della storia. Torna così a far parlare di sé un percorso lungo più di otto secoli, che ha visto avvicendarsi esperienze di vita molto distanti fra loro, accomunate da un “luogo” e da un “nome” che è rimasto sempre lo stesso, a dispetto di ogni cambiamento.

 

Data compilazione scheda: 27-1-2022
Rilevatore: AC

CIVITANOVA MARCHE (MC). Chiesa di San Paolo apostolo, statua di s. Antonio abate, XIV secolo

La chiesa di San Paolo si trova nella parte alta della città,  Piazza della Libertà.

La statua lignea, dipinta, misura: altezza 205 larghezza 95 profondità 80 cm. Oggi di proprietà del Comune di Civitanova Marche.

Il Santo, seduto, si presenta nell’iconografia più consueta: calvo, con lunga barba bianca, tunica scura, nella mano sinistra il pastorale (sostituito in epoca successiva), la mano destra è sollevata nel gesto della benedizione. Le inconsuete dimensioni monumentali spiegano una certa semplificazione delle forme, che tuttavia non deve far credere di trovarsi di fronte a un lavoro di modesta qualità. I panneggi sono infatti squadrati in poche ma ben architettate pieghe, mentre il volto assume forme geometriche di potente evidenza.
Risale alla seconda metà del Trecento e ne è considerato autore uno dei maggiori intagliatori di quel secolo nelle Marche: il Maestro dei Magi di Fabriano, identificabile con Fra’ Giovanni di Bartolomeo, monaco olivetano e scultore fabrianese della seconda metà del XIV secolo. Vedi Mazzalupi-Una_proposta_per_il_Maestro_dei_Magi

La statua lignea è stata restaurata dalla dottoressa Maria Laura Passarini e la spesa di 15.000 euro finanziata dalla Fondazione Carima. Sulla scultura si è proceduto, in primis alla rimozione di tutti i depositi incoerenti di ridipinture ed al trattamento contro gli insetti xilofagi, quindi sono stati effettuati interventi per il recupero delle tre dita della mano benedicente del santo (erano tarlate, spezzate e mal riattaccate con chiodi metallici); al risanamento e consolidamento delle fenditure nel legno mediante inserimento di innesti lignei, al ripristino della struttura portante della statua che era gravemente danneggiata ed instabile; e alla protezione della superficie decorata mediante applicazione di cera.

Il 17 Gennaio 2022 il sindaco di Civitanova, Fabrizio Ciarapica, ha dichiarato: “Seppur in forma ristretta per motivi legati alla pandemia, abbiamo voluto celebrare la festività onorando Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici, con il ritorno della  statua lignea in Chiesa dopo i lavori di restauro. Per il secondo anno consecutivo siamo costretti a non poter organizzare i tradizionali festeggiamenti in piazza con la consueta benedizione riservata agli amici a quattro zampe, in presenza soprattutto dei bambini a cui auguro “di cuore” che questo triste periodo legato alla pandemia termini al più presto per consentire loro di vivere ogni occasione di festa con gioia e spensieratezza”.

Fonte:
https://picchionews.it/varie/civitanova-la-statua-di-sant-antonio-torna-a-casa-dopo-i-lavori-di-restauro

La statua prima del restauro

La statua si trovava nella Chiesa di Sant’Agostino, nel primo altare a destra, appena si entrava dal portale principale, ma in origine la statua si trovava sull’altare maggiore. Successivamente fu trasferita nella cappella di San Marone, all’interno della Chiesa di San Paolo, sempre a Civitanova Alta.  L’impianto originale romanico-gotico della chiesa di Sant’Agostino è del XIII secolo ed era inizialmente intitolata a Sant’Antonio abate.
Nel XVIII secolo la chiesa è stata rimaneggiata e intitolata a Sant’Agostino.  Attualmente l’interno della chiesa è stato trasformato in Auditorium.

Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022
Rilevatore: AC

FORLI’ (FC). Chiesa di Sant’Antonio abate in Ravaldino

Corso Diaz, 105
https://goo.gl/maps/R5itcZfLrnjwzuKx6

 

La prima pietra dell’edificio venne posta nel 1705 su iniziativa dall’ordine dei Carmelitani Scalzi di S. Teresa.
Nel 1798 divenne chiesa parrocchiale al posto della vicina Chiesa di Sant’Antonio Vecchio, oggi divenuta Sacrario dei Caduti. VEDI SCHEDA

Le fasi della realizzazione della chiesa sono state tre, con diversi architetti: la prima dal 1705 al 1732 ad opera di Carlo Cesare Scaletti; la seconda, dal 1732 al 1773 ad opera di Giuseppe Merenda, durante la quale fu costruito il corpo principale dell’edificio; la terza, dal 1773 al 1778, che vide realizzata la copertura e completamente rifatta la decorazione interna ad opera di Gaetano Stegani.
Il portale fu realizzato nel 1931 e disegnato dall’architetto Leonida Emilio Rosetti.

All’interno, il corpo principale ha pianta ottagonale e due altari.

La chiesa conserva una una statua di sant’Antonio abate.

 

 

 

 

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_in_Ravaldino