MONTE SANT’ANGELO (FG). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 41
https://maps.app.goo.gl/Dt9ogSx553rXPWqL7

 

Ubicata al di fuori delle antiche mura della città, lungo uno dei percorsi seguiti dai pellegrini per raggiungere la Sacra Grotta, questa piccola chiesa rappresenta uno splendido esempio di architettura sacra romanico-pugliese del XII secolo, con l’interno a navata unica divisa in tre zone da due arcate ogivali.

Il portale, finemente intagliato, mostra  un rilievo col  busto del Santo abate nella lunetta, di 80 x 162 cm, risalente alla seconda metà del XII secolo.

Una statua, presumibilmente molto più tarda, di s. Antonio abate stante a figura intera, è posta sopra il portale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600037154 (statua)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600037152 (lunetta)

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 20/04/2014

ROCCA DE’ BALDI (Cn). Confraternita di Sant Antonio, paliotto dell’altare, raff. sant’Antonio abate

Sorge di fronte alla Torre Civica in via C. Prandi, 4.
https://goo.gl/maps/ytgRPpjARmMqeNySA

Fu costruita tra il 1766 e il 1770 e dotata di campanile nel 1782. L’interno è a croce greca con bella e ampia tribuna.
Notevole è il paliotto in marmo dell’altare, scultura raffigurante S. Antonio abate.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 15/03/2014

 

PIANEZZA (To). Chiesa della Confraternita del Santissimo Nome di Gesu’, statua di sant’Antonio abate

 

La Chiesa si trova in via Gramsci.

La chiesa è sita all’incrocio delle vie antiche d’ingresso della parte est del paese, la chiesa fu fondata dalla Confraternita del S.S. Nome di Gesù, stimolati dalle predicazioni in Piemonte di S. Bernardino da Siena nel 1414. Questa Confraternita nacque proprio in quegli anni ed ottenne il riconoscimento giuridico nel 1561 ed inizialmente ebbe sede presso la Pieve di San Pietro.
La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1680 fino al 1682. Essa si presenta con un’elegante facciata in paramano a piani sovrapposti e separati da un cornicione, che è la caratteristica tipica dell’architettura seicentesca.
La facciata, scandita da lesene che la suddividono in sei specchi e termina con un timpano coronato da brevi pinnacoli. Al centro, sopra l’ingresso, vi si trova una finestra tripartita da due colonnine che dà luce all’interno.
La chiesa ha una sola navata con due cappelle laterali, vi è un cornicione aggettante che, appoggiandosi su pilastri e lesene e continuando nell’abside, definisce tutto il perimetro della chiesa. Interessante la soluzione angolare dei capitelli, e le lesene angolari spezzate lungo l’altezza. Vi furono successivi abbellimenti che arricchirono gli altari con marmi e dorature. Alcuni di questi, restaurati, sono tornati visibili: meritano attenzione il Compianto sul Cristo morto della scuola di Gaudenzio Ferrari, e la Sacra Famiglia, curiosamente raffigurata a tavola con gli Angeli in funzione di servitori.

A destra entrando si trova una statua raffigurante Sant’Antonio abate.

Cronologia: XVI sec.

Fruibilità:
La chiesa è sempre aperta.

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 01/03/2014

MILANO. Chiesa di Sant’Antonio abate

 

La chiesa di Sant’Antonio abate a Milano, in Via Sant’Antonio, 5, è situata tra il Duomo e l’Università statale.
https://maps.app.goo.gl/QvdYUdrJ8Wr24DFv7

Il monumento attuale è una riedificazione del periodo manierista (1582) (del cui stile costituisce una sorta di “museo milanese”), come nuova sede milanese di Chierici regolari Teatini.
La prima costruzione della chiesa, secondo le testimonianze sorta su un tempio risalente al IV sec, risale al XIII secolo, ed ha dato poi il nome alla contrada in epoche successive. Il complesso venne edificato dopo il 1272 dai frati Antoniani di Vienne, che vi si dedicavano a curare gli ammalati di fuoco sacro.
Quando però Francesco Sforza decise di riunire tutti gli ospedali nella ‘Cà Granda’ (l’Ospedale Maggiore progettato dal Filarete), il convento perse la sua funzione e fu dato come commenda alla potente famiglia dei Trivulzio, che la conservò dal 1452 sino alla seconda metà del Cinquecento.
Si ipotizza che appartengano a questo periodo il bel campanile quattrocentesco, restaurato da Luca Beltrami, ed il primo chiostro in cotto, dei primi anni del XVI secolo. A partire dal 1565 l’azione del vescovo Carlo Borromeo fece di Milano uno dei centri principali della Controriforma: per il complesso di Sant’Antonio abate ebbe inizio un nuovo periodo quando, nel 1577, esso fu affidato all’ordine dei Chierici regolari Teatini.
I Teatini sistemarono i chiostri e diedero l’incarico a Dionigi Campazzo, uno degli architetti della Cà Granda, di ricostruire la chiesa secondo la tipologia controriformistica: la pianta è a croce latina con una sola navata, tre cappelle laterali per lato, un breve transetto, volta a botte ed un profondo coro a pianta rettangolare. L’opera venne conclusa nel 1584 (alcuni tendono tradizionalmente ad attribuire il processo al Richini).
La decorazione pittorica si sarebbe sviluppata negli anni successivi seguendo le tendenze controriformistiche e le richieste dei Teatini attraverso i temi iconografici della esaltazione della Croce e dei santi dell’ordine.
La decorazione ebbe inizio, a fine Cinquecento, dalla cappella delle reliquie, nel transetto di sinistra, di cui erano patroni i Trivulzio, dove ai resti sacri già posseduti dalla chiesa si aggiunse un frammento della Santa Croce portatavi dai Teatini. I Reliquiari si trovano dietro la tela sull’altare, copia da Palma il Giovane del Cristo che porta la Croce.
Una seconda campagna decorativa ebbe inizio nel terzo decennio del Seicento: rimaneva da decorare la volta della navata, per la quale fu scelto il tema, caro ai Teatini, delle Storie della Vera Croce, coerente anche con l’importante reliquia conservata nella chiesa: gli affreschi, eseguiti tra il 1631 ed i 1632, durante l’infuriare di un’epidemia di peste, furono eseguiti dai fratelli Giovanni Carlone e Giovanni Battista Carlone. Anche gli affreschi dell’archivolto della cappella del transetto destro sono posteriori al 1630: vi si trova rappresentata la figura, fortemente scorciata dal basso, del Cristo in gloria tra angeli di Tanzio da Varallo. Nel 1635 il giovane Francesco Cairo dipinse per la seconda cappella a sinistra lo Svenimento di S. Andrea Avellino, altra figura fondamentale per l’ordine ed il monastero milanese.
La chiesa e il complesso sono stati dichiarati recentemente monumento nazionale.
La facciata della chiesa è un’opera incompiuta di Giuseppe Tazzini (1832), e venne eseguita grazie alla munificenza del famoso chirurgo Paletta dell’Ospedale Maggiore del capoluogo milanese. Allo stesso modo rimase incompiuto anche un oratorio attiguo alla chiesa che non venne mai consacrato ed oggi è adibito ad uso dell’Università degli Studi.

La facciata è a capanna, composta da due ordini sovrapposti suddivisi da un alto cornicione idealmente sorretto da lesene ioniche. Nell’ordine inferiore, ai lati del portale, si trovano quattro nicchie, due per lato, contenenti le statue raffiguranti, da sinistra, i santi Gaetano da Thiene, Nicolao, Antonio abate (vedi fig. 1 in basso) e Andrea Avellini. Nell’ordine superiore, si apre una grande finestra a lunetta.
L’interno della chiesa è a croce latina, con navata unica avente tre cappelle per lato, con transetto poco profondo ed abside a pianta rettangolare.a
Agli inizi del Seicento Giovan Battista Trotti, detto Il Malosso, lavorava all’Ascensione per l’altare della cappella del transetto destro. Alle pareti della stessa cappella troviamo la splendida Resurrezione di G. B. Crespi, Il Cerano, e la Venuta dello Spirito Santo del Vajani. Sulle pareti del transetto si fronteggiano l’Adorazione dei Magi del Morazzone e l’Adorazione dei Pastori di Ludovico Carracci, che mostra, nell’uso della luce, l’influenza della pala d’altare con lo stesso soggetto (detta anche la Notte) eseguita dal Correggio.

Appartengono ancora al primo decennio del secolo XVII gli affreschi della volta del Coro, con Storie di Sant’Antonio abate, opera di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle restanti cappelle si trovano opere dei più importanti artisti milanesi dei primi anni del Seicento, alcuni dei quali impegnati negli stessi anni nei due cicli dei Quadroni di San Carlo per il Duomo. Nella seconda cappella a sinistra troviamo l’Estasi del Beato San Gaetano da Thiene, di Giovan Battista Crespi detto Il Cerano, dipinto del primo decennio del secolo.
Gli affreschi delle volte della navata e del transetto sono opera di Giovanni Carlone e Giovanni Battista Carlone e furono realizzati nel 1631. Essi raffigurano: sulla volta della navata, La Croce appare a Costantino, La Prova della vera Croce, Eraclio riporta la Croce a Gerusalemme; sulla volta del transetto, spazi intermedi, affreschi: Trionfo della Croce, Il Serpente di bronzo, Sacrificio di Isacco, Progenitori nel Paradiso terrestre, Passaggio del Mar Rosso (in collaborazione col fratello minore Giovanni Battista Carlone).

Nel lato sinistro del presbiterio in una nicchia, una statua in legno policromo di Sant’Antonio abate (vedi fig. 2 in basso) e stucchi manieristici dorati.

Ai piedi della nicchia, un’altra statua lignea raffigurante Sant’Antonio abate (vedi fig. 3 in basso).

 

 Un dipinto a olio su tela di 370 x 255 cm, attribuito alla pittrice Fede Galizia (1578 – 1630), databile intorno al 1620, raffigura sant’Antonio abate  e un altro simile ritrae san Paolo eremita. Le due opere si riferiscono all’episodio del corvo che reca il pane a s. Paolo e, quando s. Antonio lo va a visitare, ne porta un altro che l’Abate ha in mano  mentre si rivolge verso il cielo in atteggiamento di ringraziamento.
Il dipinto,  probabilmente a causa della collocazione, nell’abside accanto al finestrone, che lo rende praticamente invisibile con la luce diurna, è stato studiato solo in occasione dei  restauri del 2008. Sono documentati i rapporti tra la pittrice e la chiesa, alla quale Fede Galizia legava, con testamento del 21 giugno 1630, numerosi quadri (Milano, Archivio di Stato, Fondo di Religione, cart. 972, 1010, 1011).
Link: https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300010175

 

 

Fonte: http://it.wikipedia.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: ‘6/07/2013

Bibliografia: AA.VV. Chiesa di Sant’Antonio Abate, Milano 2011, Indialogo, pp. 32.

TEOLO (Pd). Oratorio di Sant’ Antonio abate.

Brevissima passeggiata senza alcuna difficoltà adatta soprattutto nel periodo invernale e primaverile. Da Teolo si sale ancora seguendo le indicazioni per “Monte della Madonna” (Santuario), dopo alcuni ripidissimi tornanti si sbuca all’evidente slargo del Passo delle Fiorine, in vista del monte Madonna, dove si trovano ampi parcheggi ed area attrezzata per pic-nic a cura dell’Ente Parco Colli Euganei.
Di domenica, specie a primavera, il posto è frequentatissimo. La strada per Teolo, e anche verso il monte Madonna, è percorsa da tantissimi ciclisti. Dopo aver parcheggiato procedere per un centinaio di metri fin dopo il ristorante Baita Fiorine da dove, subito dopo sulla sinistra, si stacca una stradina con una evidente indicazione per la chiesetta di Sant’Antonio abate.
La passeggiata è breve e facile, richiede circa un quarto d’ora. Poco prima di arrivare alla chiesetta si trova un bel terrazzo panoramico tra alcune roccette ed una brevissima discesa.
Interessante la flora mediterranea che vegeta attorno: esemplari di fichi d’India e di cisto femmina.

Via Trespole.  https://goo.gl/maps/TAgg45uVerrtiHGGA

 

Presso l’Oratorio di sant’Antonio abate si tramanda una curiosa leggenda: nella notte precedente la festa di sant’Antonio abate (17 gennaio) gli animali possono parlare tra di loro ed i contadini non possono entrare nelle stalle per ascoltarli perché è di cattivo auspicio.
Questo è quello che si dice della costruzione che risale al 1300 e rappresenta solo una parte di un più ampio convento benedettino dedicato al santo, chiamato anche Sant’ Antonio “del fogo” (del fuoco, per ricordare che fu sottoposto alle tentazioni nel deserto); da qui deriva l’uso di chiamare “Fuoco di Sant’Antonio” la manifestazione tardiva del virus della varicella.
Era rappresentato anche con un cinghiale (Sant’Antonio “del porseeto“) perché era d’uso nel Medioevo, in terra tedesca, portare in dono un maiale all’ospedale gestito dai monaci di Sant’Antonio; adesso il santo è protettore degli animali domestici.

La costruzione apparteneva ai monaci di Santa Giustina di Padova perché una leggenda vuole che nella grotta naturale accanto alla chiesa abbia vissuto Santa Felicita (VIII-IX sec), il cui corpo è venerato nella basilica di Santa Giustina.
La chiesetta è stata restaurata da un gruppo di teolesi e si trova immersa in una splendida vegetazione mediterranea tipica dei versanti più assolati dei colli Euganei.

 

 

All’interno, sull’altare, una statua di Sant’Antonio Abate.

La festa di Sant’Antonio Abate, presso l’omonimo Oratorio, si tiene a gennaio ed è curata dall’associazione ‘Amici dell’Oratorio’.

Link:
https://www.collieuganei.it/chiese/chiesetta-sant-antonio-abate/?action=getVirtualtour

Rilevatore:
Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 17/01/2026