BASSANO DEL GRAPPA (Vi). Museo Civico, olio su tela di Jacopo Da Ponte detto il Bassano, “San Martino e il povero con Sant’Antonio abate”, 1580

Dipinto realizzato nel 1580 per la chiesa di Santa Caterina a Bassano da Jacopo Da Ponte, detto Jacopo Bassano (Bassano del Grappa, 1510 circa – Bassano del Grappa, 1592).

San Martino compare nell’iconografia tradizionale con il povero in primo piano con le spalle rivolte allo spettatore. Il Santo, raffigurato con la corazza e in sella ad un destriero dalla criniera imbiancata dalla luce, sta donando un mantello al povero.
Sul fondo della tela si apre in lontananza uno squarcio luminoso rossastro sopra il Golgota con le tre croci, mentre l’angolo a sinistra in basso è occupato dalla figura di sant’Antonio abate, con il grande libro della regola sulle ginocchia, un altro libro, delle fiamme e un maiale ai piedi.

 

Info sul Museo:
https://www.beniculturali.it/luogo/museo-civico-di-bassano-del-grappa

BOLZANO. Convento dei Domenicani – chiesa di San Domenico, affreschi con s. Antonio abate

Chiesa e convento risalgono al XIII secolo.

La Cappella di San Giovanni, edificata insieme al coro nel 1300-1313, fu affrescata nel XIV secolo da artisti provenienti dal Veneto seguaci della Scuola di Giotto. Sono raffigurate: Leggenda di San Giovanni, Storie di Maria, Leggenda di San Nicolò, Trionfo della Morte.
Vi è anche l’immagine di una “Madonna in trono col Bambino e i santi Giacomo e Antonio abate con i donatori”, datata al 1395–1400. Vedi fotografia in alto.


Sulla controfacciata della chiesa, dove era la Seconda cappella Botsch, distrutta nel 1820, attribuito al Primo Maestro di San Giovanni in Villa è rimasto un ciclo delle Storie di Sant’Antonio abate, danneggiato anche dal bombardamento del 1944, che si presenta molto frammentario.


Immagini da Wikimedia.

Immagine affreschi da:
Spada Pintarelli S.; Stampfer H., (a cura di), Domenicani a Bolzano, Archivio Storico della Città di Bolzano, “Quaderni di Storia cittadina”, n° 2, 2010, pp. 39, 164-5, 172

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Domenicani_(Bolzano)

AUSTRIA – VIENNA. Österreichische Galerie Belvedere, “Trittico della Trinità” con s. Antonio abate di F. Pacher, dopo il 1483

Tavola tripartita da una cornice architettonica intagliata e sovrammessa, con “La Santissima Trinità affiancata da San Marco e Sant’Antonio abate”, di Friedrich Pacher (Novacella – Varna BZ, 1440 ca. – Brunico, 1508), realizzato dopo il 1483.
Già nella collezione Pacully, ma acquistato, secondo le fonti, sul mercato veneziano e passato quindi, nel 1912, al Kunsthistorisches Museum di Vienna ed esposto ora al Castello Belvedere.

Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, con una lunga barba grigio-marrone, saio, mantello e un copricapo rosso; tiene nella mano sinistra una croce e nella destra una campanella e un libro aperto che sta leggendo. Un maialino dalle setole chiare si appoggia a lui alzando le zampe anteriori, iconografia non usuale.

 

Link:
https://museums.eu/collection/details/398/medieval-art

INDUNO OLONA (VA). Chiesa di San Pietro in Silvis con affresco di s. Antonio abate, XIV-XV secolo

Costruita nel secolo XI, svolse la funzione di parrocchiale fino al 1574, quando fu edificata la chiesa di San Giovanni Battista.
L’edificio romanico era rettangolare ad aula unica conclusa da abside semicircolare rivolta ad est. Anche se mantenne le sue fisionomie romaniche, la chiesa fu comunque più volte rimaneggiata e ingrandita e sottoposta a radicale trasformazione in epoca rinascimentale e a interventi minori nel ‘700 e fu completamente ristrutturato alla fine del XX secolo. Dell’antico edificio rimangono il tracciato delle due più piccole chiese precedenti, che avevano anche absidi semicircolari laterali, visibile sul pavimento interno; la facciata romanica a capanna e la parete meridionale, inglobati dall’ampliamento rinascimentale, costituito da muratura portante in ciottoli e pietre grossolanamente sgrossate.

Conserva al suo interno numerosi affreschi, i più antichi dei quali risalgono al XIV secolo.
Sulla parete meridionale molti affreschi realizzati dal 1300 al 1500. Entrando in chiesa, vi è l’Adorazione dei Magi seguita da Sant’Elena in abiti regali che tiene la croce. Successivamente un affresco di notevole qualità e dimensione, una Madonna con Santi e donatori che riporta la data 1376 dipinta sull’intonaco. Segue la Madonna del Latte e due Santi.
Questa parete della piccola chiesa romanica venne completata tra Trecento e Quattrocento con la rappresentazione di Sant’Antonio abate, a sinistra. Il Santo, che presenta purtroppo una superficie molto abrasa a causa della caduta di pellicola pittorica, tiene con la mano sinistra un bastone pastorale e un libro chiuso, la destra compie il gesto di benedizione.

In seguito all’ampliamento rinascimentale, durante i primi decenni del XV secolo vennero affrescate una teoria di santi (Stefano, Agata, Vittore e Biagio) ed una Madonna col Bambino.
Sulla parete di fondo dell’abside vi è una Crocifissione (primi decenni del XVI secolo).
Sull’arco santo sono rappresentati, a destra, una Madonna con Bambino, Santi e Gesù morto tra Maria e San Giovanni Evangelista, a sinistra, San Martino a cavallo che dona il mantello al povero. Altri affreschi corrono lungo la parete settentrionale: entro una cornice illusionistica decorata  vi sono la Madonna di Loreto, di seguito le Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria e San Rocco.

 

 

Link:
https://www.varesefocus.it/vf/dx/una-piccola-chiesa-nei-boschi.htm

CROAZIA – RAGUSA / DUBROVNIK. Museo del Monastero Domenicano, tela con s. Antonio abate di G. Preti

Sant’Antonio Abate con i Santi Tommaso e Antonino e le Sante Orsola e Agata”.
A Gregorio Preti (Taverna 1603 – Roma 1672), fratello del più noto Mattia, è attribuito il dipinto che nella parte superiore raffigura le Sante Orsola e Agata, siglate da modalità compositive di stampo tardomanierista, al punto da lasciare spazio all’ipotesi che si possa trattare di un dipinto eseguito a due mani.
Nella zona inferiore sono presenti, da sinistra, i Santi Tommaso, Antonio abate (al centro) e Antonino Pierozzi da Firenze, che ha tra le mani il modellino della citta di Cortona. Questo riferimento consente di avanzare l’ipotesi che l’opera fosse presente a Cortona e in particolare nella chiesa di Sant’Antonio Abate, VEDI SCHEDA. Alla luminosità della parte superiore del dipinto si contrappone una cupa atmosfera in basso, che caratterizza le espressioni dei volti e le tinte dei panneggi secondo un metro compositivo che il Preti aveva appreso a Roma fin dagli anni della frequentazione dei primi seguaci di Caravaggio. Gli sguardi dei santi Antonio e Antonino sono rivolti verso l’alto, dove è stata inserita un’icona bizantina, che da un’iscrizione risulta del pittore italo-cretese Donato Bizamano (seconda meta XVI secolo).

 

Parte del testo e fotografia da:
Pavone M.A., Sulle tracce della pittura napoletana in Croazia tra Sei e Settecento, in “Tecla”, n° 11, 2015, pp. 10 e 14