PAMPARATO (CN). Cappella di San Bernardo con immagine di s. Antonio abate, 1492

La piccola cappella dedicata, che la tradizione orale vuole sia stata l’antica chiesa parrocchiale risalente al secolo XI, è un edificio a pianta rettangolare con volta a botte. La facciata fu aggiunta in epoca barocca.
Tra il 1999 e il 2000 è stato compiuto un imponente lavoro di consolidamento e di restauro che ha consentito di distinguere fra i dipinti originali e un maldestro rappezzo fatto in epoca napoleonica, verosimilmente per ovviare a guai derivati dai problemi statici che già allora dovevano minare l’integrità della struttura.

Sulle pareti e sulla volta si snoda un CICLO di AFFRESCHI del XV secolo, che presenta una notevole importanza nell’arte delle Alpi Marittime per l’abbondante iconografia della vita di san Bernardo di Clairvaux, e che porta la data e la firma del maestro Segurano Cigna, poste in un’iscrizione a caratteri gotici sotto i dipinti (MCCCCLXXXXII [1492] die 24 septemb… segu…). Nell’iscrizione si legge anche il nome del committente: Jacobus Brilada. La data concorda con l’attività del pittore e ne rappresenta la maturità artistica.

Nel cilindro absidale sono raffigurati, nel riquadro centrale, la Madonna col Bambino affiancata da san Bernardo e san Giovanni Battista; a sinistra i santi Pietro e Biagio separati da un finissimo fregio, a destra, sant’Antonio abate e san Sebastiano.
Sant’Antonio,con barba bianca, saio marrone e mantello grigio con la Tau, tiene nella mano destra il bastone a tau e nella sinistra un libro rosso e una campanella. Un piccolo maiale scuro è davanti ai suoi piedi.

 

Link:
http://archeocarta.org/pamparato-cn-cappella-di-san-bernardo/

https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/576-cappella-di-san-bernardo-di-clairvaux

GRAVELLONA TOCE (VCO). Chiesa di San Maurizio con affresco con s. Antonio abate, XV secolo

La costruzione che si è conservata è frutto di interventi architettonici del XII secolo, attuati su quell’edificio che nacque come chiesa annessa a una struttura fortificata e a una corte lungo la viabilità principale che conduceva verso l’Ossola.

Di grande interesse sono gli affreschi interni, del XV e XVI secolo, di cui solo una parte è stata messa in luce dai restauri del 1925 e poi degli anni ’70 del XX secolo; altri restano ancora da scoprire sotto lo spesso strato di intonaci.
Ciò che oggi si vede sono pitture di almeno tre mani diverse.

Un artista del Quattrocento affrescò i riquadri con la “Madonna del Latte” e “sant’Antonio abate” sulla parete meridionale (n° 2 nella piantina a destra).
 Sant’Antonio ha la mano destra  benedicente, sul braccio porta appesa la campanella; tiene con la mano sinistra un libro rosso e un nodoso bastone. Un piccolo maialino della cinta senese è ai suoi piedi, a destra.

 

Link e info sulla chiesa:
http://sanmauriziogravellona.it/
https://www.comune.gravellonatoce.vb.it
https://it-it.facebook.com/pg/sanmauriziogravellona/posts/
https://www.ecomuseogranitomontorfano.it/s-maurizio-gravellona-toce/http://archeocarta.org/gravellona-toce-vb-chiesa-di-san-maurizio/

 

 

 

 

 

 

 



CHIESA PARROCCHIALE DI SAN PIETRO

Presso la Sala Parrocchiale è conservato un olio su tela, datata alla fine del 1600, di autore anonimo, restaurata nel 1875.
Raffigura: Incoronazione della Vergine a, ai lati, San Maurizio e Sant’Antonio abate. Al centro il paesaggio dovrebbe essere quello di Gravellona.
Sant’Antonio è a destra in primo piano, inginocchiato, con barba bianca e saio scuro.

Notizie e fotografia dal Comitato San Maurizio, che ringraziamo:
https://www.facebook.com/photo?fbid=1530383490768946&set=pcb.1530385350768760

SALE (AL). Chiesa di Santa Maria e San Siro con immagine di s. Antonio abate, 1452

Preesistente alla struttura attuale, la Chiesa di San Siro era una delle tre chiese “fuori le mura”. Ricostruita entro la cerchia muraria, forse verso il 1000, e probabilmente ampliata e rimaneggiata in epoca non precisabile, porta alcune date sicure, inerenti ad affreschi e altre opere e a fatti storici come il Trattato di pace tra Pavia e Tortona, stipulato alla presenza del Barbarossa in Santa Maria nel 1165. Altre due date sicure sono il 1452 ed il 1456, riferite ad affreschi e tutt’oggi visibili.
E’ probabilmente in seguito al “beneficio” della Cappella Maggiore, ottenuto col titolo di “Santa Maria” dal nobile salese Teobaldo Maggi nel 1456, che la Chiesa ha assunto l’attuale doppia dedicazione; a tale epoca risalgono pure gli affreschi della volta, realizzati per committenza dal Maggi.
Gli affreschi che coprono la volta absidale sono ampi oltre 100 mq. Nelle quattro vele, in raffinate edicole tardo gotiche, vi sono le figure dei quattro Evangelisti. Nel sottarco dell’arco trionfale sono affrescati, entro cornici mistilinee, dodici Patriarchi e Profeti a mezzo busto, recanti i cartigli con i nomi. Tra questi appare singolare la figura di Abacuc con un paio di occhiali a piece-nez. Altri cicli di affreschi ornano le pareti della navata sinistra, tutti databili al Quattrocento.Il più chiaramente leggibile è un ciclo della Passione di Cristo: vi sono rappresentate la Crocifissione e la Deposizione, mentre nell’intradosso della finestra compaiono due figure di Cavalieri o Santi. Compare lo stemma della famiglia Ricci: il ciclo è ascrivibile ad un pittore di formazione locale attivo nella prima metà del XV secolo.
Non appartenente a questo ciclo, vi è la rara raffigurazione, della la Vergine e sant’Elisabetta con i rispettivi bambini, Gesù e san Giovannino all’interno di una stanza; l’affresco presenta particolari caratteri stilistici che rivelano legami con la cultura nordica dell’epoca e che costituiscono un esempio unico in tutta la zona circostante.

Sulla parete destra interna della cappella terminale della navata sinistra compare un affresco di più ampio respiro, purtroppo con ampie lacune: La Madonna con il Bambino tra i Santi Sebastiano e Antonio abate e committenti raffigurati più in basso, un chierico e due oranti con manto di ermellino. L’opera è datata 1452.
Sant’Antonio tiene in mano il bastone a stampella e una campanella.
La cornice floreale ne ricorda altre analoghe a Cassine e le figure richiamano quelle presenti in affreschi della chiesa di Rivalta. Siamo comunque ancora in clima tardo gotico: i richiami alla cultura locale di metà quattrocento sono molteplici, a cominciare dall’abbigliamento.

 

Link:
https://santamariaesansiro.it/chiesa/gli-affreschi/

http://archeocarta.org/sale-al-chiesa-di-santa-maria-e-san-siro/

SOLONGHELLO (AL), frazione Fabiano. Chiesa cimiteriale di Sant’Eusebio con immagine di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa, esistente nel 1299, subì diversi rifacimenti.
Conserva affreschi quattrocenteschi: sulla parete dell’arco trionfale a sinistra un Santo vescovo benedicente (s. Gottardo, secondo una scritta che si leggeva in passato), a destra san Cristoforo (il volto forse fu ridipinto), inoltre una decorazione in finto marmo attorno all’arco e fregi a fioroni raccordati da racemi verdi. Nell’intradosso dell’arco trionfale a sinistra è dipinto san Sebastiano riccamente vestito e con capo inghirlandato; a destra san Fabiano, piuttosto rovinato; in alto una decorazione a grottesche intercalate da medaglioni con motivi decorativi [Cuttica 1983a, p. 148].
Nel catino absidale c’è un ciclo datato 1422 o 1423 che fu restaurato nel 1977: Cristo in mandorla e simboli del Tetramorfo su fondo decorato a quadrettini, alla cui base corre una scritta della quale rimane a malapena leggibile la data iniziale: «M CCCC XXII (o III)» e il nome «Matheus».

Nella parte inferiore dell’abside restano frammenti dipinti con figure di santi: sant’Eusebio in trono, sant’Antonio abate e san Lorenzo, mentre è andata perduta una Madonna in trono col Bambino, ancora visibile negli anni ’80 del Novecento tra la finestrella absidale di destra e san Fabiano. In una lacuna dopo la figura di sant’Antonio si intravedono tracce di un velario appartenente ad uno strato più antico.
La figura di sant’Antonio abate, a sinistra, è priva della parte inferiore e lo raffigura benedicente.

 

Per approfondire:
http://archeocarta.org/solonghello-fabiano-al-chiesa-cimiteriale-di-santeusebio/

ROCCA CANAVESE (TO). Chiesa di Santa Croce con immagine di s. Antonio abate

La chiesa era la cappella dell’antico “Castrum Rochae ad villam Curiae”, il castello cui era collegata da due grandi archi murati. La costruzione può risalire al 1250 mentre un ampliamento, con la ricca decorazione ad affresco, è del 1450 circa.
Nel secolo scorso la chiesa, intitolata antecedentemente a S. Giovanni Battista, passò alla “Compagnia di Santa Croce o dei Battuti” e perciò prese il nome di chiesa della Confraternita di Santa Croce. La chiesa è oggi sconsacrata e usata dal Comune come centro culturale. Interno ed esterno dell’edificio sono stati oggetto di restauri terminati nel 2011.
Sul soffitto, suddiviso in quattro parti da fregi che rappresentano angioletti, sono raffigurati i quatto Evangelisti e quattro Dottori della Chiesa: san Luca e san Gregorio Magno, san Giovanni e sant’Agostino, san Matteo e sant’Ambrogio, san Marco e san Gerolamo, disposti nell’ambiente raffinato di uno scriptorium medievale.
Sulla parete di fondo invece sono raffigurati Gesù e gli Apostoli e una Pietà (la Madonna e le Pie Donne); infine sulle pareti laterali sono dipinti sant’Apollonia, un Vescovo e una Madonna che allatta.
Dal restauro del 1998 sono state recuperate intere scene: la Madonna del latte con angeli musicanti; il Martirio di san Sebastiano; la Madonna della Misericordia con i membri della Confraternita di san Giovanni Battista.

Sulle altre pareti della navata, diverse figure di santi: sant’Apollonia (a cui piedi è inginocchiata la figura ormai poco leggibile del probabile committente), san Sebastiano (insolitamente raffigurato con la barba), sant’Antonio abate, santa Liberata con in braccio due infanti.
Sant’Antonio abate è raffigurato con in mano il bastone pastorale cui è appesa un grossa campanella.

 

Per altre info sulla chiesa, vedere:
http://archeocarta.org/rocca-canavese-to-chiesa-santa-croce-resti-medievali/