GORNO (BG). Chiesa parrocchiale di San Martino, tela con s. Antonio abate di F. Capella, 1767

All’inizio della navata di destra, accanto all’ingresso della sagrestia, sorge l’altare detto “dei quattro Santi” la cui pala è l’olio su tela di 200 x 133 cm, che raffigura i “Santi Sebastiano, Rocco, Carlo Borromeo e Antonio abate” del pittore Francesco Capella o Cappella, conosciuto anche come Francesco Daggiù,( Venezia, 1711 – Bergamo 1784).
Realizzata intorno al 1767, la tela fu acquistato dalla parrocchia nel 1780 da un distrutto convento ad Albino (BG).
Il dipinto è stato restaurato nel 2018

In alto la Trinità, circondata da angeli, emette una luce bianca cui si rivolgono le figure; a sinistra dall’alto san Sebastian e san Rocco; a destra san Carlo Borromeo e in basso sant’Antonio abate, seduto in atteggiamento pensoso, regge con il fuoco con la mano destra mentre la sinistra impugna il bastone a tau con il campanello, ai suoi piedi a destra spunta il muso di un maiale.

 

Parrocchia risalente al XIV secolo, l’edificio della chiesa, pericolante, fu ricostruito nel XX secolo.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santi_Sebastiano,_Rocco,_Antonio_abate_e_Carlo_Borromeo

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Martino_di_Tours_(Gorno)

 

BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo, tela con s. Antonio abate di A. Bonvicino detto il Moretto, 1530

 

Olio su tela di 315 × 203 cm, che raffigura: “Sant’Antonio da Padova tra i santi Antonio abate e Nicola da Tolentino”, databile al 1530 circa. Opera di Alessandro Bonvicino detto il Moretto (Brescia, 1492 / 1495 – 1554).
La tela, proveniente dalla chiesa bresciana di Santa Maria delle Grazie, rientra nella prima maturità artistica del Moretto. All’inizio dell’Ottocento, dopo la soppressione annesso alla chiesa, diventata temporaneamente di proprietà del comune cittadino, che alla fine del secolo trasferisce la tela alla Pinacoteca Tosio Martinengo. Sull’altarev errà invece posizionata una copia ottocentesca del pittore Bortolo Schermini, ancora presente. Il dipinto è ricordato nella sua collocazione originale fino alla guida di Federico Odorici del 1882, mentre nella monografia di Pietro Da Ponte del 1898 è già indicato in pinacoteca.
Esposto nella Sala 8.

L’opera raffigura, seduto su un alto trono al centro, sant’Antonio da Padova, affiancato ai suoi piedi da sant’Antonio abate a sinistra e da san Nicola da Tolentino a destra. Dal trono del santo padovano scende, fino al pavimento, un lungo drappo lineare nero, decorato lungo i bordi da una spessa fascia dorata con ricami floreali. Le tre figure recano i simboli tradizionali della propria iconografia. La figurazione si svolge all’interno di una grande abside decorata da un mosaico a tessere dorate, inquadrata ai margini da due lesene la cui trabeazione fa da imposta alla semicupola. Al di sopra dell’abside l’architettura degrada in una semplice decorazione, data da due elementi triangolari neri entro una semplice cornice grigia che fa da perimetro alla semicupola e ai due angoli superiori della tela.

Sant’Antonio abate, con saio e copricapo rosso, indossa un mantello nero, tiene il braccio sinistro sull’alto piedistallo del trono, tiene in mano la campanella e guarda verso l’osservatore. La mano destra tiene un nodoso bastone.

 

La Pinacoteca è a Brescia in Piazza Moretto, 4

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Antonio_da_Padova_tra_i_santi_Antonio_Abate_e_Nicola_da_Tolentino

https://www.bresciamusei.com/musei-e-luoghi/pinacoteca-tosio-martinengo/

MIRANO (Ve), fraz. Scaltenigo. Chiesa dedicata ai Ss Pietro e Paolo con pala d’altare “La Madonna dei Santi” con sant’Antonio abate.

La Chiesa, dedicata ai S.S. Pietro e Paolo è stata fondata nel 1170 e doveva probabilmente essere una cappella dipendente dall’abbazia dei Santi Ilario e Benedetto, che fu un importante monastero benedettino costruito nel 819 su di un ramo del fiume Brenta denominato Una, ai margini occidentali della laguna di Venezia, tra le attuali Malcontenta e Gambarare in località Dogaletto.
Tra la fine del 1300 e la fine del 1400 l’edificio viene ricostruito nella forma attuale, conservando la facciata con mattoni a vista e la struttura interna ad unica navata, chiusa da una semplice abside quadrata, della costruzione precedente. Al periodo rinascimentale è attribuito l’elegante protiro addossato alla porta d’ingresso e sorretto da due sottili colonne.
Uleriori interventi di ristrutturazione si sono susseguiti tra la fine del 1500 e il 1700 ed hanno comportato l’ampiamento e la trasformazione dell’abside da quadrata a semicircolare e la realizzazione di due altari per ogni lato, con relative cappelle sporgenti all’esterno.

All’interno dell’edificio numerose sono le opere degne di nota, tra le quali si ricordano l’affresco con la Madonna e S.S. Caterina e Lucia, della prima metà del 1400, le due sculture raffiguranti i S.S. Pietro e Paolo, realizzate da Antonio Gai, artista contemporaneo dei Tiepolo, e infine il soffitto decorato dall’affresco in cui è rappresentata la La gloria dei S.S. Pietro e Paolo, ritenuta un’opera molto tarda di Giandomenico Tiepolo.
Sull’altare di destra una tela con La Madonna dei Santi, fra cui sant’Antonio abate, di minore padovano del Seicento.

Fonte:
http://www2.comune.mirano.ve.it/Sito_Tiepolo/tiepolo/chi_sca.htm

Segnalazione e immagini: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

ROMA. Galleria nazionale di Palazzo Barberini, “Matrimonio mistico di s. Caterina e santi” tra cui s. Antonio abate di L. Lotto, 1524

Olio su tela di 98 x 115 cm realizzato da Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto AN, 1556/7). L’opera è firmata e datata «Laur,[en]tius Lotus / 1524» e fu comissionata dal mercante bergamasco Zanin Cassotti per il figlio Marsilio.
Nel XIX secolo l’opera era al palazzo del Quirinale e da qui passò poi alle raccolte statali ora esposto nella terza sala della Pinacoteca di Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane, 13.
Inventario numero 2610

Nell’affollata sacra conversazione, spicca al centro la Madonna seduta con in grembo il Bambino, che sta porgendo una rosa, simbolo di amore e martirio, a santa Caterina d’Alessandria, inginocchiata a destra. Nonostante il titolo tradizionale, non si tratta di una rappresentazione delle nozze mistiche, poiché la santa ha già l’anello al dito e il matrimonio è ribadito anche dall’iscrizione sulla custodia appesa alla cintola della Santa: “Christi”. La raffigurazione di un momento successivo alle nozze, potrebbe essere messo in relazione con la commissione dell’opera: il dipinto fu infatti serviva ad arredare la camera da letto di Marsilio Cassotti e della consorte Faustina Assonica. (I due giovani si erano sposati l’anno precedente e, in occasione del matrimonio, erano già stati ritratti dallo stesso Lorenzo Lotto, in un dipinto attualmente conservato al Museo del Prado di Madrid.)

Nel dipinto alla Galleria Nazionale, si vedono, a sinistra, san Girolamo, con accanto il leone e in mano un libro che viene sfogliato da Maria, presumibilmente la Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia, da lui realizzata nel IV secolo. Seguono san Giorgio con l’armatura, san Sebastiano (dietro la Madonna) e a destra san Nicola di Bari e, in alto, sant’Antonio abate.

Contrasti cromatici e improvvisi sbalzi luminosi definiscono i volumi dei corpi. Lo schema tradizionale della sacra conversazione è qui sovvertito all’insegna di uno spazio non definito con chiarezza, dove le figure interagiscono ammassate, negli atteggiamenti più diverse e colte da una luce imprevedibile, che sembra arrivare dall’angolo in basso a destra.

Sant’Antonio, in saio scuro, tiene con la mano sinistra la campanella rivolta verso l’alto, un’altra è appesa al bastone che regge col braccio; nella mano destra ha un piccolo libro aperto che sta leggendo.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_mistico_di_santa_Caterina_d%27Alessandria_e_santi_(Lotto)

https://www.barberinicorsini.org/opera/matrimonio-mistico-di-santa-caterina-e-santi/

Per approfondire: Di Monte M., Lorenzo Lotto, Nozze mistiche di S.Caterina.pdf

ROMA. Collezione M – Fondazione Sorgente Group, dipinto di s. Antonio abate di M. Preti, 1628

L’olio su tela, di forma rotonda con diametro 62 cm, raffigura a mezzo busto Sant’Antonio abate che sta leggendo un libro aperto; sulla spalla sinistra è appoggiato un bastone cui è appesa una campanella, suo attributo caratterizzante. Non è quindi è accettabile la vecchia identificazione con s. Francesco da Paola che ha iconografia simile – saio, lunga barba bianca e bastone – ma senza la campanella.

L’artista sceglie di raffigurarlo nella sua vecchiaia, con la consueta barba bianca biforcata. Il chiaroscuro rimanda all’influenza di Caravaggio.
Opera realizzata nel 1628 da Mattia Preti (Taverna (CZ), 1613 – Malta, La Valletta, 1699).

La Fondazione è a Roma in Via del Tritone, 132

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Antonio_Abate_(Preti)

https://www.collezione-m.it/scheda-pittura_Sant%27Antonio+Abate_4_ita.html