SPAGNA – VALENCIA. Museo delle Belle Arti, retablo con s. Antonio abate di G. Pérez, 1450

Tempera, olio e oro su tavola di 314 x 260 cm.
Il “Retablo dei santi Orsola, Martino e Antonio abate” è opera realizzata nel 1450 circa dal pittore spagnolo Gonzalo Pérez, o in valenciano Gonçal Peris Sarrià (Valencia?, 1380 circa – 1451),
La pala d’altare fu commissionata da Berenguer Martí de Torres, sposato con Úrsula de Aguilar, per la cappella di San Martín nella certosa di Santa Maria de Porta Coeli, Serra (Valencia) ed è una delle poche opere certe dell’autore che, nella scarsità della documentazione scritta, ha permesso di ricostruirne un corpus di opere.

Capolavoro del gotico internazionale, unisce il linguaggio elegante e raffinato tipico di questo stile con le prime arie di rinnovamento della scuola fiamminga.
Il corpo centrale della pala è costituito da tre grandi tavole di identiche dimensioni che rappresentano, da sinistra, sant’Orsola con le frecce, san Martino che divide il mantello con il mendicante e sant’Antonio abate.
Le tre tavole superiori accolgono episodi della vita di San Martino vescovo di Tours, narrati nella Legenda Aurea: il Sogno di san Martino, il Miracolo della risurrezione di un morto e, a destra, la Messa miracolosa del Santo.
La predella presenta nove scomparti con santi seduti: da sinistra i santi Girolamo, Onofrio, Gregorio e la Vergine; al centro il Cristo morto; a destra i santi Giovanni evangelista, Ambrogio, Ugo de Lincoln e Agostino. Tutte le figure hanno lo sguardo rivolto verso il Cristo.

Si sono conservati quattro frammenti dell’originale parapolvere, due tavole con la Maddalena e un certosino, oltre a uno scudo a losanga con il monogramma di Cristo IHS, e un frammento corrispondente all’attico centrale che presenta un angelo con filatterio e una losanga con il monogramma di Cristo.

Sant’Antonio con saio, mantello e copricapo, tiene nella mano sinistra un bastone e un libro rosso chiuso, nella destra, attributo eccezionale, un rotolo (?).

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://museobellasartesvalencia.gva.es/es/pintura/-/asset_publisher/KFeOnCE1wa8i/content/retablo-de-san-martin-santa-ursula-y-san-antonio-abad

SOMMACAMPAGNA (Vr). Chiesa di Sant’Andrea apostolo, con statua dedicata a sant’Antonio abate.

La prima citazione di una chiesa nel centro di Sommacampagna risale al 1415, anno in cui fu terminata la sua costruzione. Nel XVI secolo la parrocchialità fu trasferita dall’antica pieve di Sant’Andrea, posta presso il cimitero, alla chiesa di Santa Maria, situata al centro del paese.
L’attuale parrocchiale, dedicata a Sant’Andrea in ricordo dell’antica pieve, venne edificata tra il 1750 ed il 1762.
Tra il 1916 ed il 1917 fu costruita l’abside; nel 1921 venne realizzata la cappella dei Caduti, nel 1935 il pittore Agostino Pegrassi decorò la chiesa e, nei primi anni 2000, l’edificio venne restaurato.
All’interno una statua rappresenta sant’Antonio abate.

Info:
Piazza Roma 31, 37066 Sommacampagna
Telefono: 045 510022
E-mail: parrocchiadisommacampagna@gmail.com

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

ZOGNO (BG), frazione Endenna. Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, “Polittico di san Bernardino” con immagine di s. Antonio abate, di Giovanni Antonio da Pesaro, XV secolo

Il polittico presenta al centro la grande figura di san Bernardino, ai lati a sinistra in alto l’immagine dell‘Angelo annunciante e a destra della Vergine annunciata.
In basso a sinistra la figura di sant’Antonio abate e a destra di san Sebastiano.
Sant’Antonio, con saio marrone e mantello nero con la tau e rovescio bianco, tiene nella mano destra il bastone a tau e nella sinistra campanella e libro rosso chiuso.

«Considerata la proporzione della tavola centrale (232 x 80 cm) è difficile che essa fosse destinata ad un altare, si tratta piuttosto di una ancona da pilastro che ha miracolosamente mantenuta pressoché intatta la sua capsa lignea, che serviva da protezione e che veniva aperta solo durante le celebrazioni o le solennità. Le capsae sono citate di frequente nei contratti o nelle visite pastorali ma ne sopravvivono rarissimi esemplari: considerato il loro scopo soprattutto funzionale erano spesso di fattura meno raffinata, talvolta assegnate a artisti diversi dagli autori della tavola principale, e sono state tra i primi elementi ad essere dispersi mano a mano che le necessità del culto modificarono gli spazi delle chiese e l’ingombro degli altari. È chiara dunque l’importanza di questo pezzo, che di manomissioni ne ha subite pochissime.
Non è noto quando il dipinto sia arrivato a Endenna. La prima menzione che fino ad ora è stata rintracciata (ma non è stato possibile uno spoglio completo della documentazione) è quella del corrispondente di padre Donato Calvi che nel 1670 cita nell’oratorio del cimitero della parrocchiale “un quadro ancona dell’effigie intera di san Bernardino da Siena, di pittura tanto al vivo che rende maraviglia a chiunque lo vede”. Lo stesso Calvi nell’Effemeride sagro profana (1676) ne precisa ulteriormente la collocazione ricordando “nella porta sopra il cimiterio l’effige al vivo di San Bernardino da Siena”. La cappella, dedicata a san Bernardino, era posta accanto alla chiesa antica e grazie agli appunti della visita di Bernareggi può essere identificata nel vano adibito a ripostiglio sulla destra dell’attuale presbiterio. Da lì la nostra ancona fu trasportata in chiesa, nella collocazione che ha ancora oggi, probabilmente alla fine dell’ottocento, dopo la radicale ristrutturazione in stile neoclassico dell’edificio. Spostamenti e traslochi comportarono anche, con ogni probabilità, interventi di manutenzione.
L’intervento odierno (restauro del 2013), accompagnato dalla consapevolezza dell’eccezionalità del manufatto ha proceduto secondo alcune linee di indirizzo così sintetizzabili: studio quanto più possibile attento dei materiali e dei metodi costitutivi; assoluto rispetto dell’oggetto e dunque riduzione al minimo indispensabile delle operazioni invasive qualora avessero comportato la rimozione di porzioni originali; messa in sicurezza di struttura e pellicola pittorica; restituzione di una migliore leggibilità ad un oggetto sostanzialmente intatto…

Con una certa sorpresa l’autore dell’opera può essere identificato in Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro. In suo favore ci parlano le fisionomie allungate, i gesti anchilosati, i corpi irrigiditi su pavimenti ripidissimi, i colori che alternano rosa e grigi pallidi a blu e rossi sonori, la morbidezza delle stesure pittoriche racchiuse in nitidi contorni elastici. …
Nato (1415 c.) da un pittore di origine parmense trasferitosi a Pesaro, nella cui area abbiamo le testimonianze più antiche della sua attività, si formò nel multiforme ambiente adriatico che faceva perno su quell’autentico crocevia di culture che fu Ancona. Il dipinto di Endenna, in attesa di trovare documentazione più precisa, può essere collocato nella porzione finale della sua carriera (morto nel 1477), accanto ad opere datate quali il polittico del 1467 ora conservato a Urbino, nella galleria Nazionale delle Marche.»

Testo di Emanuela Daffra, dal pieghevole allegato: Pieghevole-SanBernardino.pdf

ZOGNO (BG), frazione Grumello de’ Zanchi. Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, polittico con s. Antonio abate di V. Carpaccio, 1496

Realizzato nel 1496 da Vittore Carpaccio (1460/1465 -1526 circa).

L’opera originariamente era completata dalla statua raffigurante la Madonna Assunta posta al centro, e ospitato come pala dell’altare maggiore. Nei secoli le tavole furono divise e ricomposte in differente posizione.

Attualmente il polittico è posto su un altare della prete sinistra, ed è formato da cinque tavole che raffigurano nella lunetta superiore “Dio Padre” (tavola considerata copia) affiancato ai lati da s. Giovanni evangelista e s. Giacomo Maggiore che spiccano per la particolare attenzione rivolta ai panneggi e ai colori. Raffigurati l’uno con accanto l’aquila e i Vangeli, l’altro intento a leggere le Sacre Scritture; i due apostoli pongono entrambe il proprio sguardo verso destra, dettaglio che farebbe pensare a una modifica nella composizione originaria del polittico.

A completare l’opera vi sono le due tavole centrali che raffigurano due santi eremiti: in alto san Girolamo con il leone e il teschio e, in basso, sant’Antonio abate con il bastone a tau e un maialino della cinta senese. Il Santo è seduto in meditazione presso un rustico altare.

 


Nel coro sono conservate due piccole tavole attribuite alla bottega di Palma il Vecchio (Jacopo Negretti, Serina BG, 1480 ca. – Venezia 1528) raffiguranti sant’Antonio abate che tiene in mano il fuoco e sant’Antonio di Padova.

 

La chiesa è di origine quattrocentesca e fu più volte rimaneggiata.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_Grumello_de%27_Zanchi

www.pesentigiuseppe.it/una-terra-da-scoprire.html

ORNICA (BG). Chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, “polittico di sant’Ambrogio”, Cima da Conegliano

Olio su tavola, opera di Giovanni Battista Cima, più noto come Cima da Conegliano (1459 – 1517) e bottega.

Il polittico, racchiuso nella sua cornice originale, pregevolmente intagliata e dorata, si suddivide in tre registri coronati dalla cimasa e comprende quattordici tavole.
La cimasa raffigura Dio padre benedicente; è la sola tavola non dorata ma su fondo azzurro proprio per indicare la sua presenza nell’Empireo.
Il registro superiore presenta centrale l’immagine di Cristo in pietà, con ai lati l’Angelo annunziante e la Vergine annunciata.
Il registro mediano ospita centralmente l’immagine della Madonna col Bambino benedicente. A sinistra le figure a mezzo busto di santa Caterina d’Alessandria con la ruota e san Gerolamo negli abiti da eremita; sul lato destro san Giacomo Maggiore con la croce e santa Chiara d’Assisi.
Il registro inferiore presenta immagini a figura intera: al centro sant’Ambrogio con il pastorale e il flagello simbolo della opera castigatrice dell’eresia, sul lato sinistro sant’Antonio abate e a fianco san Giovanni Battista con la pelle di pecora; sul lato destro vi sono i santi Pietro con le chiavi e Paolo con un libro.

Sant’Antonio indossa il saio marrone, lo scapolare nero, il mantello grigio e un copricapo rosso. Tiene nella mano sinistra il bastone e nella destra la campanella.

 

Chiesa di origine quattrocentesca, la sua dedicazione a sant’Ambrogio ricorda che era anticamente inserita nell’Arcidiocesi di Milano. Vedi:
https://www.altobrembo.it/tema/chiesa-parrocchiale-di-santambrogio-vescovo/

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_Ornica