FIRENZE. Galleria degli Uffizi, “Pala dello Spedalingo o di Ognissanti” con s. Antonio abate, di Rosso Fiorentino, 1518

Tempera su tavola di 172 x 141,5 cm.
Inventario numero 1890, 3190.
Giovan Battista di Jacopo di Gasparre, detto Rosso Fiorentino (Firenze, 1494 – Fontainebleau, 1540) aveva ottenuto la commissione per la Pala a fine gennaio del 1518 da Leonardo Buonafede, monaco certosino, poi vescovo, allora rettore dell’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, ruolo definito “spedalingo”. Detta anche “pala di Ognissanti” perché in origine era destinata a un altare della chiesa di Ognissanti, secondo le volontà testamentarie di una vedova di origini catalane vissuta a Firenze, Francesca de Ripoll.
A causa delle fisionomie crude dei personaggi fu rifiutata dal committente.
Infine, con l’arbitrato di Francesco Granacci e Giuliano Bugiardini, la controversia fu risolta e lo spedalingo accettò l’opera, ma in cambio di un decurtamento del compenso di nove fiorini. Nonostante ciò la pala non arrivò mai nella cappella nella chiesa di Ognissanti e, verso il 1525 l’ospedale decise di inviarla in una chiesetta di sua proprietà, tra le montagne del Mugello, a Grezzano, dove decorò l’altare della chiesa di Santo Stefano. In quell’occasione fu fatta una nuova cornice nella bottega di Ridolfo del Ghirlandaio, dove forse si ritoccarono anche i santi e le figure del Bambino (disposizione degli occhi), della Vergine (mani) e di san Girolamo (panneggio).
I due santi centrali, come hanno dimostrato anche le radiografie, erano nella prima stesura san Benedetto, protettore del padre della vedova De Ripoll che aveva lasciato i suoi beni all’ospedale, e san Leonardo, omonimo del Buonafede, i cui ceppi si intravedono ancora nell’ombra dietro la testa della Vergine. Per modificarli venne aggiunto un tau sulla veste di Benedetto e un sasso sulla testa di Leonardo, nascondendo i ceppi in un’ombra indefinita. Sant’Antonio era più adatto a un luogo di campagna e santo Stefano era titolare della chiesa di Grezzano.

Oggi san Giovanni Battista e sant’Antonio abate sono a sinistra della Vergine; santo Stefano e uno scheletrico san Girolamo si trovano a destra del gruppo centrale. Due deliziosi angioletti sono seduti ai piedi del trono della Madonna mentre leggono un libro sacro.

Di sant’Antonio abate si vede solo il busto, il resto della figura è nascosto da quella di s. Giovanni.

I Santi hanno volti incupiti da ombreggiature molto marcate soprattutto attorno agli occhi, con sguardi privi di serenità, ora interrogativi, ora attoniti, all’insegna di un senso generale d’inquietudine, sottolineata anche dalla gestualità.

 

 

Link e immagine:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pala_dello_Spedalingo

https://www.analisidellopera.it/pala-dello-spedalingo-rosso-fiorentino/

FIRENZE. Galleria degli Uffizi, “Pala di Cafaggiolo” con s. Antonio abate di A. Baldovinetti, 1454

Tempera su tavola di 176 x 166 cm, opera del pittore fiorentino Alesso Baldovinetti (1427 – 1499), forse commissionata da Piero de’ Medici in occasione della nascita del secondogenito Giuliano: la presenza dei santi Giuliano e Lorenzo rimanderebbe ai nomi dei figli.
Il dipinto proviene dalla villa di Cafaggiolo, dove probabilmente decorava la cappella che era stata ristrutturata da Michelozzo nel 1451.
Inventario numero 1890, 487.

Il dipinto si ispira alla Pala di San Marco del Beato Angelico, con un’analoga disposizione dei santi, il tappeto, il tendaggio appeso e il giardino che si intuisce dalle punte degli alberi che si vedono in alto.
Al centro sta la Vergine seduta su una sedia rinascimentale che adora il Bambino sulle sue ginocchia. Da sinistra sono i santi Cosma e Damiano, protettori di casa Medici, e Giovanni Battista, protettore di Firenze, a destra Lorenzo con la graticola sulla dalmatica, Giuliano con la spada e Antonio abate; in ginocchio, di grandezza leggermente minore, i santi Francesco d’Assisi e Pietro martire inginocchiati.

Sant’Antonio, con la barba bianca biforcata, in saio scuro e mantello marrone, si appoggia al bastone a tau.

 

 

Link e immagine:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pala_di_Cafaggiolo

VALGOGLIO (BG), frazione Colarete. Chiesa di San Michele, pala con s. Antonio abate di G. Cossali, 1627

Olio su tela centinata .raffigurante “Madonna con Bambino e santi Giacomo, Michele arcangelo e Antonio abate” di 252 x 176 cm, datato 1627.
Opera di Grazio Cossali (Orzinuovi BS, 1563 – Brescia, 1629).

Il testamento del 1618 di Donato fu Giovanni Bunino Aquilina di Colarete dispose un legato per la vicinia di san Michele di Colarete di lire 100 per la realizzazione di un’ancona per l’altare maggiore. Non si sa perché trascorsero nove anni prima della realizzazione della pala, anche perché manca il registro parrocchiale dei defunti di quegli anni.
Durante i restauri dei primi del’900 la pala fu collocata nella prima campata a nord lasciando come pala d’altare l’affresco della Pietà del 1536. Nel terzo quarto del XX secolo, fu ricollocato sull’altare maggiore scambiandolo con l’affresco.

La composizione piramidale raffigura la Madonna, seduta sopra un trono di nuvole rosa, e tiene tra le braccia il Bambino che si sporge guardando e benedicendo con la destra i santi posti ai suoi piedi. Quattro angeli circondano la Vergine sorreggendo la corona che tiene sul capo.
In basso i santi Giacomo maggiore a sinistra, al centro Michele arcangelo, titolare della chiesa, che trafigge un diavolo ai suoi piedi; a destra sant’Antonio abate che veste un saio marrone e un mantello scuro; tiene nella mano sinistra il bastone con il campanello dove è inciso un Tau, nella destra un rosario. Il fuoco è ai suoi piedi e il muso di un maiale scuro sporge da dietro il suo abito.

La tela è posta in un’ancona dorata e riccamente decorata, tipica della seconda metà del XVII secolo di ambito bergamasco e bresciano.

 

Immagine e link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_col_Bambino_e_i_santi_Giacomo,_Michele_arcangelo_e_Antonio_abate

 

Info sulla chiesa:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Michele_(Valgoglio)

PAVIA. Musei Civici, stampa con s. Antonio abate di A. Dürer, 1519

“Sant’Antonio abate che legge”
Eseguita a bulino dopo il 1519, stampata con in chiostro nero.
Misura 14,1 x 9,7 cm

Esistono molte copie dell’incisione, in vari musei italiani ed esteri.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/F0130-00147/

MILANO. Civiche raccolte grafiche e fotografiche, stampa con s. Antonio abate di A. Dürer, 1503-4

Nella “Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli”, è conservata una stampa di Albrecht Dürer(Norimberga, 1471 – 1528) raffigurante: “Sant’Antonio visita san Paolo in un luogo selvaggio”

Xilografia realizzata a 1503 e 1504
Misura 14,3 x 21,6 cm

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/H0110-06810/