CAMERINO, frazione Mecciano (MC). Chiesa di San Giovanni decollato a Mecciano, con immagine di s. Antonio abate, 1506

La chiesa conserva sulla parete sinistra un affresco molto danneggiato che raffigura vari santi, tra esso sant’Antonio abate. La data del 1506 è iscritta in basso sotto il Santo. Ignoto è l’autore.

Di sant’Antonio, al centro dell’immagine, è rimasta solo la parte inferiore della figura con bastone e campanella. Un piccolissimo maiale della cinta senese è nell’angolo in basso a destra.

 

La Chiesa era della Confraternita della Misericordia che assisteva i condannati a morte. L’edificio potrebbe risalire alla fine del XV secolo, come lascia supporre il ciclo di affreschi presente all’interno: la Madonna in Trono con Bambino, la Mater Misericordiae con S. Venanzio e la Madonna con Bambino chiusa nell’ovale sono stati realizzati dal Maestro di Arnano (sec. XV); la crocifissione absidale, di cui permangono poche tracce, è probabilmente opera di Girolamo di Giovanni (XV – inizi XVI secolo); la Madonna con Bambino, Sant’Anna e frammento di santo è opera di Giovanni Andrea de Magistris (sec. XVI). Gli altri affreschi con figure di Santi sono di autore ignoto del XVI secolo.
Nel 1592 fu ceduta dalla Confraternita ai Filippini che la utilizzarono come oratorio e successivamente fu inglobata dal complesso monumentale comprendente sia la chiesa di San Filippo che il convento. Nel XIX secolo seguì la sorte di San Filippo e quindi fu devoluta al demanio.
Architettonicamente l’oratorio presenta una pianta ellittica e l’altare centrale di fattura cinquecentesca.

Temporaneamente chiusa a causa dei danni del terremoto.

 

Link:
https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/23048

https://www.guidedocartis.it/?page_id=13444

https://www.youtube.com/watch?v=M_iL8kKyzWA

ASOLO (TV). Duomo di Santa Maria Assunta, pala con s. Antonio abate di L. Lotto, 1506

Pala di Asolo o Madonna Assunta con i santi Antonio e Ludovico da Tolosa o Apparizione della Madonna ai ss. Antonio abate e Ludovico da Tolosa.
Olio su tavola di 175 x 162 cm, opera giovanile di Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1557).
Firmato e datato 1506 sul cartiglio al centro in basso: “Laurent[ius] Lotus / Junio(.) M.D.VI”.

La presenza dei due santi ai lati, Antonio abate a sinistra e Ludovico di Tolosa a destra, presi dalla visione estatica, e la mancanza degli Apostoli, fa assumere al dipinto una connotazione più da “apparizione” che da assunzione.

Tra le ipotesi relative alla committenza, la più accreditata è un’assegnazione alle volontà della confraternita dei Battuti, che in duomo aveva un altare dedicato a sant’Antonio abate per cui commissionerà più tardi una tela a Jacopo Bassano, di dimensioni e composizione identiche a quelle di Lotto, anche se parte della critica scorge nel volto della Vergine le sembianze di Caterina Cornaro.
L’attenzione con cui il pittore si sofferma sui dettagli naturalistici e sul paesaggio, reso con dovizia di particolari, dimostra una meditazione profonda e originale sull’insegnamento dei fiamminghi: l’alloro, il cipresso e la quercia, descritti meticolosamente alle spalle dei protagonisti, ma anche alcune  specie vegetali medicinali (sono state individuate: la primula, il verbasco, una pianta di polmonaria e foglie di piantaggine), sono elementi che rafforzano la presenza di sant’Antonio abate e Ludovico, tradizionalmente invocati per la protezione dalle malattie, e dunque particolarmente familiari alla confraternita, che gestiva l’ospedale cittadino.
Anche la scelta tipologica della Madonna assunta fa riferimento alla titolazione del Duomo.

Sant’Antonio è raffigurato appoggiato al bastone a tau, indossa un mantello nero e un insolito saio rosso.

 

Immagine da Wikimedia

TREVISO. Chiesa di Santa Bona Vergine, con immagine di sant’Antonio abate.

La chiesa di Santa Bona è un importante esempio di architettura religiosa del Settecento veneto.

All’interno si segnala un dipinto raffigurante San Silvestro in cattedra tra i santi Antonio abate e Valentino (inizio XVII sec.), opera collocata nell’ambito di Ludewijk toeput detto il Pozzoserrato.
Il dipinto rappresenta San Silvestro, assiso sopra un palco rivestito da un ricco tessuto rosso, è ricoperto di cotta e piviale dorato. Il pontefice con la mano destra accenna alla benedizione secondo il formulario, dalla preziosa coperta, che l’angioletto gli regge a stento e con la sinistra impugna la lunga ferula con triplice croce, prerogativa dell’autorità papale. Sopra la sua testa due angeli in volo reggono il triregno, un altro segno distintivo del pontefice.
A destra la figura pensosa è quella di Sant’Antonio abate, ai piedi del quale l’ultimo restauro ha restituito l’immancabile porcellino. Il santo regge con la destra il consueto attributo del bastone con il campanello e dalla mano sinistra vediamo sprigionarsi una vampa di fuoco, allusione al cosiddetto “Fuoco di sant’Antonio” per il quale il santo viene invocato.
Valentino sulla destra, in abiti sacerdotali, tiene la mano sopra il calice eucaristico e regge insieme la palma del martirio.
Non si conosce l’autore della pala. La paternità dell’opera va ricercata in un autore che mostra una certa familiarità con la bottega di Ludovico Pozzoserrato. In effetti l’opera mostra elementi di vicinanza con la produzione sacra del pittore fiammingo, naturalizzato a Treviso, pur non riuscendo ad eguagliarne la qualità pittorica.

Info:
Via Santa Bona Nuova, 114, 31100 Treviso
Telefono: 042223285

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

PONZANO VENETO (Tv), fraz. Merlengo. Chiesa di San Bartolomeo apostolo, con immagine di Sant’Antonio abate.

All’interno, sull’altare del Crocefisso, un dipinto rappresentante appunto la Crocifissione con ai piedi della croce un’immagine di Sant’Antonio abate ed altri santi.


Info:

Piazza Chiesa Merlengo, 15, 31050 Ponzano TV
Telefono: 0422 442244

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

POSITANO (Sa). Sant’Antonio abate su mattonelle, proprietà privata.

Pannello ceramico di 6 mattonelle (fig. 1) (h. cm. 60 – largh. cm. 40) rappresentante Sant’Antonio abate, realizzato da Gunther Studemann.
La iconografia del santo eremata resa da Studemann non si discosta dalla tradizione, con gli attributi codificati del tau sul mantello, il porcellino, il libro sovrastato da una fiamma (a simboleggiare il fuoco), il campanello che non è però sospeso ad un bastone, ma attaccato ad una croce. Colpisce anche il collare – dai vaghi uniformemente ovali con relativa pietra incastonata – dal quale pende una croce, che ricorda un’altra targa votiva lungo una scaletta interna della frazione Benincasa di Vietri sul Mare, dove il santo eremita presenta pari dignità e un collare desinente però al centro con un ciondolo.
Sant’Antonio abate, nato a Coma, attuale Qeman-al-Arons, nell’Alto Egitto nel 251, morì secondo la tradizione a 105 anni, nel 356, il 17 gennaio. giorno in cui nelle campagne del salernitano vengono accesi grandi foconi e si benedicono gli animali essendo il santo, tra l’altro, anche protettore del bestiame.
A Vietri sul Mare, il fuoco, che pure era simbolo della protezione di Sant’Antonio abate contro l’herpes chiamato infatti popolarmente “fuoco di Sant’Antonio”, assume un significato precipuamente legato all’attività di lavorazione dell’argilla.
Il Santo divenne così il nume che protegge il forno dove cuociono le ceramiche. “La fornace si accendeva quasi sempre il venerdì sera – mettendo una candela davanti alla mattonella sulla quale era dipinto Sant’Antonio, il padrone del fuoco” ricorda Irene Kowaliska.
La posizione di questo pannello in cucina, sopra i fornelli, indica perfetta conoscenza degli attributi del santo; in tal senso altre targhe votive con tale soggetto sono state rinvenute nelle “faenzere”, le fabbriche ceramiche vietresi. Nel Museo di Raito esistono due targhe votive, rispettivamente del 1772 (fig. 2) e del 1839 (fig. 3), che lo raffigurano e un’altra è in via Sciali a Vietri, di qualità inferiore rispetto a quella citata nella frazione Benincasa.
Sant’Antonio abate è ancora raffigurato a Positano su una mattonella murata in via degli Oleandri (vedi: https://www.santantonioabate.afom.it/positano-sa-via-degli-oleandri-santantonio-abate-su-mattonella/) e sicuramente Studemann la vide, essendone giunto dalla Germania nel 1924 e avendo lì esercitato inizialmente la sua attività di pittore.
Il pannello fu prodotto dalla fabbrica di Studemann “Fontana Limite” a Vietri sul Mare, come attesta la sottostante scritta in lettere maiuscole, probabilmente fra il 1926 e il 1928 considerato che il 1928 è l’ultimo anno di soggiorno italiano di Studemann e che è presente il graphos del pesciolino, che sostituisce la casa con cupola del graphos iniziale, accompagnato sempre dalle lettere ST.

in: Matilde Romito, Recupero di un patrimonio minore – Mattonelle e pannelli ceramici devozionali nel Salernitano, Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, pp. 34 – 37.