SANTA VITTORIA IN MATENANO (FM). Chiesa della Risurrezione o “Cappellone”, Oratorio/cappella degli Innocenti con immagine di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa della Resurrezione, che domina il colle Matenano, costituisce ciò che rimane dell’antico monastero farfense edificato a partire dal X secolo e demolito quasi interamente nel 1771. L’attuale edificio sacro comprende il presbiterio seicentesco e la cappella/oratorio degli Innocenti, al cui interno si conservano affreschi del Quattrocento, testimonianza della pittura tardogotica picena.

Nel 934 l’abate Ratfredo fece qui trasportare da Monteleone Sabino le reliquie di Santa Vittoria, collocandole in una cappella nella torre, fece anche costruire le prime residenze per i monaci. In seguito fu edificata la chiesa, incorporando la torre con le reliquie. L’edificio che si estendeva davanti all’attuale facciata della Chiesa della Resurrezione, occupava gran parte dello spiazzo ed era composta da tre navate, lunga una quarantina di metri e larga quindici, sull’estremità orientale si alzava il torrione difensivo con sotto la cripta con i resti della Santa. Nella seconda parte del XIII secolo fu costruito ai suoi piedi un prolungamento della struttura, utilizzato per seppellire i morti; nel 1368 come testimonia una lapide, si aggiunse una piccola porzione alla navata dell’antico edificio sacro: l’Oratorio degli Innocenti.  Nel 1471 fu pagato il ciclo di affreschi che decora il sopravvissuto oratorio; attribuito a Giacomo di Cola, del quale si trovano le fatture dei pagamenti, e al monaco farfense fra’ Marino Angeli, della scuola di Giacomo da Campli, artisti entrambi  originari del paese.
La chiesa fu ancora restaurata tra 1507 e 1533, insieme alla torre e alla cripta. Nel 1629 i monaci passarono dalla congregazione di Montecassino ai Chierici Secolari, rimanendo comunque sottoposti all’abate di Farfa, quattro anni dopo la chiesa fu trasformata in Collegiata. A seguito dei danni del forte terremoto del 1703 i monaci decisero di abbandonare l’edificio, recandosi solo nella chiesa per le pratiche religiose. Divenuta ormai cadente, nel 1770 si decise di non restaurala più ma di demolirla perché pericolante e di ricostruirla poco distante dalla precedente, in luogo più sicuro e stabile (oggi la chiesa Collegiata-Santuario vedi scheda).

Tra il 1645 ed il 1655 fu creato il Cappellone, oggi Chiesa della Resurrezione, girando l’altare dalla parte opposta della chiesa, perché la torre sotto il quale si trovava era divenuta pericolante, e ornandolo di stucchi barocchi opera di Domenico Malpiedi di San Ginesio.
La conservazione di questa parte antica, divenuta chiesa della Risurrezione, si deve alla munificenza della signora Maria Vittoria Perfetti che, a sue spese, dopo il 1771, volle fossero salvati gli stucchi del “Cappellone” e una piccola porzione dell’antica chiesa, quella verso la rupe comprendente l’area presbiteriale e parte della navata, dove c’era la cappella degli Innocenti con gli affreschi. Per questa lodevole impresa dovette superare l’opposizione del comitato preposto alla costruzione della nuova Collegiata, che mirava a riutilizzare tutto il materiale della chiesa cadente e del monastero semiabbandonato. La signora Perfetti fece prolungare di alcuni metri il corpo della chiesa verso nord; fece innalzare la facciata in stile neo-classico e coprire il tutto con tetto a capanna. In seguito l’oratorio fu ancora frequentato dalla Compagnia del Santo Rosario; gli ultimi restauri si ebbero nella seconda metà del XX secolo.

Planimetria chiesa della Resurrezione; l’Oratorio è a sinistra

Vi si accede solo da una piccola porta che che si apre a sinistra dell’altare maggiore della Chiesa della Resurrezione.
Ha pianta trapezoidale e di piccole dimensioni, largo poco più di tre metri, lungo sei metri e mezzo ed alto cinque, è suddivisa in due campate coperte da volte a crociera.

Sulle pareti sono raffigurate le scene dell‘Annunciazione, della Crocefissione, della Dormizione di Maria e della Strage degli Innocenti che da il nome all’oratorio, sui pilastri vi sono varie figure di Santi – tra essi sant’Antonio abate. Rimane qualche porzione di una Natività lesionata dall’apertura dell’attuale ingresso. Sotto la Crocefissione si può notare una piccola nicchia con una raffigurazione della Pietà dove, a livello del pavimento, è dipinto il sepolcro. Nelle vele di una delle volte sono dipinti  i quattro Evangelisti, mentre nell’altra si trovano San Girolamo, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e San Gregorio Magno, i quattro dottori della chiesa; anche i costoloni che dividono le volte sono finemente decorati. Presenti tracce di affreschi anche nella parte con la piccola finestra che illumina l’interno, sulla parete opposta si nota un muro spoglio dove un tempo, c’era il collegamento con la navata della chiesa, il pilastro sfalsato rispetto allo sviluppo delle volte, è frutto di una ristrutturazione nel XIV secolo. Il pavimento attuale è rialzato rispetto a quello precedente e la parte in corrispondenza delle pareti è stata scavata, due vetrate permettono di vedere le sottostanti fosse sepolcrali.

Sulla parte anteriore del pilastro sinistro, a fianco della Dormizione, la figura di sant’Antonio seduto, con il bastone a Tau cui é appesa una campanella nella mano destra; un libro aperto è tenuto con la sinistra appoggiato al ginocchio.

 

Attualmente la chiesa, sita in Via Roma 57, dopo il terremoto del 2016, è ancora chiusa al pubblico: gli affreschi, restaurati nel 2020, sono visibili su prenotazione rivolgendosi al tel. 0734.780111.

 

Link:
http://www.luoghifermani.it/?p=4929

https://www.laprovinciadifermo.com/santa-vittoria-il-paese-senza-chiese-agibili-vergari-restauro-finito-splendono-gli-affreschi-del-cappellone-farfense/

https://www.youtube.com/watch?v=bvJ3Xi5V_K8

Giulia Spina,Il_Cappellone_di_Santa_Vittoria_in_Matenano.pdf

SANTA VITTORIA IN MATENANO (FM). Chiesa Collegiata-Santuario di Santa Vittoria con immagine di s. Antonio abate

Nella chiesa è conservato un dipinto a olio su tela di 400 x 195 cm, del secolo XVIII, raffigurante la Madonna del rosario con il Bambino, santa Teresa d’Avila e santa Caterina da Siena; san Domenico e sant’Antonio abate (a sinistra in basso).
Attribuita a Filippo Ricci nato e morto a Fermo (1715-1793) e poi ritoccata da suo figlio Alessandro (1750-1829).

Sant’Antonio abate, con la Tau sul mantello, tiene con la mano sinistra un libro aperto che sta leggendo.

 

Questa chiesa collegiata-santuario, sita in Via Farfense, 17, conserva al suo interno il sarcofago di santa Vittoria. Si impone all’attenzione dei visitatori con la sua facciata e la sua torre in stile neoclassico, entrambe realizzate nel decennio 1783-1793.
La chiesa ha la pianta a croce latina a tre navate di 47 x 13 m; le cappelle del transetto sono profonde 7 m; copre una superficie complessiva di circa 1000 m²,compresa la Cripta, la Sagrestia e la Cappella del Sacro Cuore. Le sedici statue, gli altorilievi nei pennacchi della cupola, gli stucchi degli altari laterali sono opera dello scultore Domenico Fontana; furono eseguiti nel 1790 con “Gesso di Montefalcone di Marina”. La lapide posta sopra la bussola dell’ingresso ricorda che la chiesa è dedicata all’Assunta, a S. Benedetto, a S. Vittoria.


Link:

http://www.svittoria.it/c044067/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/12

https://www.santuaritaliani.it/santuario/s-vittoria-2/

https://www.youtube.com/watch?v=eblnImmBzEY

POZZOMAGGIORE (SS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Convento
https://goo.gl/maps/HuwvFRwyBfvYZiZj9

 

L’edificio risale ai secoli XVI-XVII. Conosciuta col nome di “Convento” perché attiguo alla chiesetta vi era il convento dei Padri Agostiniani che lasciarono il paese nel 1863; poco dopo, fu confiscato in base alla legge Siccardi e destinato a caserma dei Carabinieri a cavallo; oggi, accoglie il Museo comunale della tradizione contadina e del “cavallo”.
La chiesa è anche detta: “Madonna della Salute”, il cui culto iniziò nel 1855 dopo un’epidemia di colera.

L’edificio presenta un impianto seicentesco contemporaneo al coesistente convento degli Agostiniani.
La facciata è in stile tardo barocco, edificata nel 1790. Nelle forme in cui si presenta attualmente è opera di maestranze piemontesi, probabilmente le stesse che lavorarono più tardi a Mara nella chiesa di Bonu Ighinu.
La facciata di stile barocco, presenta due ordini sovrapposti, divisi da partizioni verticali ed orizzontali. Su di essa sono ancora evidenti alcuni simboli agostiniani, quale il cuore fiammante trafitto da frecce, e una scritta in rilievo che ricorda la conclusione dei lavori: “H. OPE. F. ANNO 1790”.
Il campanile, che fu costruito verso il 1847, quando il convento fu sottoposto a un importante intervento di ampliamento e di ristrutturazione, sembra sbucare dalla navata sinistra ed è cuspidato.

La chiesa, riportata completamente allo splendore originario con i lavori di restauro svolti nel 2001, è a tre navate, quella centrale è voltata a botte. Nelle due navate laterali trovano posto tre cappelle per parte.
L’altare maggiore è del secolo XIX, a quattro colonne con capitelli corinzi che delimitano tre nicchie con le statue della Madonna, di Sant’Antonio abate e di Santa Rita (che vengono spostate a seconda delle festività). In alto, un’altra nicchia con la statua della Madonna della Salute col Bambino, di cui esistono anche un bel quadro (cappella centrale a sinistra) e un simulacro ottocentesco.
A destra dell’altare maggiore, è presente un altarino del secolo XVIII, con una statuina lignea di S. Antonio di Padova. La cappella attigua è dedicata all’Immacolata, con un bel quadro. Da notare le statue lignee restaurate nel 2002 che raffigurano: Sant’Agostino, San Vincenzo Ferreri, San Quirico, San Paolo Eremita, Santa Lucia e la Madonna d’Itria.

 

In questa chiesa si celebrano i culti di Sant’Antonio abate il 17 gennaio, Santa Rita il 22 maggio, la Madonna della Salute il 29 settembre
L’evento più importante della festa dedicata a sant’Antonio abate è ”Su fogulone de Sant’Antoni”, un enorme falò che si accende in piazza Convento di fronte alla chiesa, mentre tutta la popolazione si riscalda, mangia carne di pecora bollita, salsiccia arrosto e beve del buon vino. La tradizione vuole che tutte le famiglie del paese offrano al Comitato un po’ di legna.

Link:
https://comune.pozzomaggiore.ss.it/contenuti/59136/chiesa-sant-antonio-abate

SANTA DOMENICA VITTORIA (ME). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Vico Sant’Antonino, 11 / Via Chiesa Madre
https://goo.gl/maps/GLFF2xE6D4zS7aPKA

 

Il paese iniziò a esistere a partire dal 1628, come feudo della famiglia Pagano. Il nome lo si deve ad una vergine, Domenica, che nei tempi del Cristianesimo primitivo, cessate le persecuzioni, si nascose in una grotta nei pressi di quella contrada. I Pagano tennero il territorio denominato “Santa Domenica” fino al 1710. Dopo vari passaggi e una lunga serie di matrimoni e di lasciti, l’erede, Vittoria di Giovanni, sposò Domenico Alliata, principe di Villafranca e governatore di Messina. Ella ebbe una particolare sollecitudine nello sviluppo del paese e curò nel 1776 la trasformazione dell’originaria Cappella in Chiesa Sacramentale, dotando la nuova costruzione di un fonte battesimale con lo stemma della  famiglia Alliata, che è l’oggetto più antico che la chiesa conservi, e di vari arredi preziosi. Il suo nome fu scelto per associarlo a quello di Santa Domenica nel 1864, dovendo il Consiglio Comunale  ovviare all’omonimia di vari comuni.

Nel corso dei secoli, la chiesa madre è stata oggetto di numerosi interventi che in parte hanno stravolto la sua pianta originaria, rendendola come si presenta oggi. La facciata è a salienti con tre ingressi,  sul fianco sinistro vi sono elementi in vista dell’antica struttura e il massiccio campanile con cuspide e orologio.
All’interno, in fondo alla navata di destra, vi è la statua settecentesca del patrono sant’Antonio abate che tiene nella mano destra il pastorale e nella sinistra la fiamma.

Altre statue e dipinti che ornano la chiesa sono recenti.

 

 

 

La celebrazione liturgica del 17 gennaio prevede anche la benedizione del pane e degli animali, ma la festa in onore del Santo si svolge la prima domenica di settembre, giorno in cui il simulacro, adornato degli ex-voto in argento e oro, viene portato in processione per le vie del paese dai devoti vestiti di bianco.

 

 

 

Bibliografia:
Gemmellaro A., Il Culto di S. Antonio Abate in Santa Domenica Vittoria, Scuola Salesiana del Libro, Catania 1958

Immagini da Wikimedia  e dai link sotto.
Link:
https://oldsite.it/santadomenicavittoria/storia.html

https://www.vivasicilia.com/festa-di-sant-antonio-abate-santa-domenica-vittoria/

https://comune.santadomenicavittoria.me.it/turismo/beni-architettonici/

SASSO DI CASTALDA (PZ). Cappella di Sant’Antonio abate

Via Casale
https://goo.gl/maps/5j7fne4KGxmNEShX9

 

La cappella di S. Antonio è sicuramente di origine medievale, e rappresentava il centro spirituale dell’antico Casale, costituto da un piccolo agglomerato medioevale di casupole abitate per lo più da contadini e braccianti, poco distante dal centro urbano vero e proprio (Civita), ai piedi del Castello e intorno alla Chiesa Madre di S. Nicola, che invece era abitato da massari, artigiani e rappresentanti del clero.
L’ultima ristrutturazione, risalente al 1970-75, ne ha ridotto le dimensioni e stravolto la forma originale: ha subito un considerevole ridimensionamento con lo stravolgimento della sua forma originale. La facciata è stata tagliata, quindi ridotta per creare maggiori spazi davanti all’edificio immediatamente adiacente, e sull’area una volta occupata dalla stessa è stata realizzata un ampia scalinata, larga quanto la facciata residua, che porta al sagrato.

La facciata della cappella è caratterizzata dalla presenza di un portale arcuato in mattoni e ai lati due finestre, anch’esse arcuate, con vetrata colorata.

Al suo interno si presenta con un’unica aula disposta in senso trasversale rispetto alla zona del presbiterio, rialzato di un gradino rispetto al piano di calpestio, sul quale si trova una piccola mensa d’altare in marmo.
Sulla parete di fondo, alle spalle della mensa, vi è un’ampia nicchia dove sono collocate le statue di Sant’Antonio abate tra Santa Caterina e Santa Filomena, opera risalente agli inizi del 1500.

All’interno della cappella vi si conservano, in nicchia, le statue in argilla di S. Salvatore e S. Leonardo, di fattura artigianale locale, recuperate da altre cappelle di Sasso ormai distrutte

La cappella è attualmente di proprietà del comune di Sasso.

Davanti alla cappella, fino a pochi anni or sono, si conducevano le greggi e le mandrie del paese, nel giorno della ricorrenza del Santo per la benedizione

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/90467/Cappella_di_Sant’Antonio_Abate_Sasso_di_Castalda

https://www.lucania.one/00page1.php?id3=32395&cit3=sasso%2520di%2520castalda&comune3=sassoc&pgh=12&xx=0&av=av&nome0=rocco&grup=tutti