GERMANIA – MONACO DI BAVIERA. Bayerische Staatsgemäldesammlungen, dipinti con s. Antonio abate di J. Bassano e di A. Allegri, XVI secolo

Nelle “Collezioni statali bavaresi di pittura” vi sono, oltre ai quadri con le “Tentazioni di s. Antonio” (vedi le relative schede) e a quello sulle storie , vi sono altri quattro dipinti,  vedi scheda e ancora  due dipinti con la figura di s. Antonio abate.

 

1) Olio su tela di 190,5 x 120,5 cm
Raffigura: “Madonna col Bambino e i santi Martino e Antonio abate”. (Immagine in alto)
Dipinto nel 1542-43 da Jacopo Bassano
(Jacopo Da Ponte, 1510 -1592)
Inventario numero 917
Esposto nella Sala 5
Acquisito nel 1806 dalla Galleria di Düsseldorf

Sant’Antonio è a destra, in abito monastico; la campanella è a terra accanto al suo piede sinistro.

Link:
https://www.sammlung.pinakothek.de/en/artwork/gR4k37N4Ee

 


2) Olio su tela di 112,2 x 75,9 cm
Raffigura: “Madonna col Bambino e Santi”
Dipinto della scuola di Antonio Allegri detto Correggio
(1489-1534).


Inventario numero 934 . Non esposto
Acquistato a Parigi nel 1815

Sant’Antonio abate può essere identificato nella figura a sinistra col bastone vescovile.

 

Link:
https://www.sammlung.pinakothek.de/en/artwork/rqxNXObGvW

MONFALCONE (Go). Chiesa Ss. Redentore, con statua di Sant’Antonio abate.

L’antico Lacus Timavi, così denominato nelle narrazioni di Plinio, era delimitato in epoca romana da due isole sul versante sud. Lo stesso storico, medico e ammiraglio della flottaa romana le indica come le Insulae Clarae, ossia le isole famose.
Di queste due isole oggi non restano che poche tracce e pochissimi elementi geologici, che ci raccontano ancora di questa storia plurimillenaria.

monfalcone

Sant Antonio dei-Bagni in una mappa settecentesca

L’insula occidentale detta poi di Sant’Antonio era intimamente legata al culto delle acque che calde fin dai tempi di Plinio scaturivano libere nel mare, tra le rocce della costa. L’intimo legame tra le risorgive di acque calde e curative ed il culto del divino si manifestò in maniera assai chiara già in epoca romana, quando sul luogo dove oggi sorge il moderno istituto termale, vennero rinvenute ai primi del ‘900, numerose epigrafi e materiali archeologici, che ricordavano e sottolineavano l’importanza del luogo non solo per le note fonti termali, ma anche per essere un punto di transito verso le regioni dell’est del litorale.
Intorno alla metà del secolo X proprio qui, nel luogo dove oggi sorgono le Terme Romane di Monfalcone, venne costruito un edificio religioso dedicato a Sant’Antonio Abate.

MonfalconeSull’antica topografia locale, in prossimità delle Terme Romane di Monfalcone, un edificio sacro d’epoca seicentesca di pianta rettangolare e di modeste dimensioni risulta sovente indicato come S. Antonio dei Bagni, eretto in prossimità di uno dei due antichi isolotti che delimitavano la laguna litoranea del lacus Timavi dal mare aperto.
Il culto del Santo è probabilmente da attribuire alla necessità delle genti del luogo di benedire il bestiame per scongiurare malattie ed epidemie.
Difatti, ogni 17 gennaio, in corrispondenza della festa di Sant’Antonio abate, gli abitanti del circondario monfalconese si recavano in processione votiva a questa chiesetta, portandosi appresso gli animali.

MonfalconeIn quest’edificio vi erano tre altari, come riportato nella documentazione riguardante la visita patriarcale del 1660, di cui il principale era occupato dalla statua del Santo.
Dopo alterne vicende, l’edificio fu bombardato nel 1917 e quasi raso al suolo: la statua lignea del Santo venne così trasferita a Monfalcone e, attorno alla metà degli anni trenta, restaurata pazientemente da Attilio Dessabo. Oggi è possibile ammirarla presso la nuova chiesa del SS. Redentore, restituita all’antico splendore da un ulteriore e recente intervento conservativo.

Il 17 gennaio 2016 è stata benedetta, presso le Terme di Monfalcone, un’edicola dedicata al Santo: un’iniziativa di importanza simbolica come cenno di forte continuità con la storia locale e la tradizione, vedi scheda.

 

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

 

 

TREVISO. Capitello di Sant’Anna e Sant’Antonio abate.

Il capitello è situato all’incrocio di Strada Sant’Anna con Strada di Sovernigo Porcellengo, 11.

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

CALASCA CASTIGLIONE (VCO), frazione Antrogna. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

In frazione Antrogna.
https://goo.gl/maps/P8Us6SYApBRoq3Po8

 

La chiesa parrocchiale  è definita “cattedrale tra i boschi” perché è monumentale e grandiosa, ma perfettamente integrata nella natura e nei boschi di questo angolo di Val d’Ossola.
Edificata nel XV secolo, la chiesa fu interessata tra il 1568 e il 1634 di un intervento di ampliamento.
La prima pietra della nuova parrocchiale a tre navate fu posta nel 1791; l’edificio, ampio e abbellito da molte decorazioni, venne portato a compimento nel 1797, come si legge sopra le porte laterali “Coeptum anno 1791” e “Perfectum anno 1797”.

Il suo esterno è tutto in pietre a vista, con una copertura in piode. La facciata principale a salienti, la sola intonacata, rivolta a nordest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri: quello inferiore, preceduto dal portico che si apre frontalmente su cinque archi a tutto sesto, è caratterizzato dal portale d’ingresso, sormontato dalla scritta “Divo Antonio Magno populus Calaschae”, mentre quello superiore, coronato dal frontone triangolare e affiancato da due volute, presenta centralmente una finestra e ai lati due nicchie.

L’interno dell’edificio si compone di tre navate, separate da colonne e pilastri sorreggenti degli archi sopra i quali corre la trabeazione aggettante e modanata su cui si impostano le volte; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini, delimitato da balaustre e chiuso dall’abside di forma semicircolare.
Affreschi dai colori vivaci, decorazioni, sculture, altari in marmi pregiati e vetrate impreziosiscono la chiesa.

Staccato dall’edifico di alcuni metri, si erge il campanile in pietra a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una serliana ed è coronata dalla guglia piramidale.

 

Presso la Parrocchiale vi è il “Museo di Arte Sacra” che conserva cinque statue di sant’Antonio abate, vedi scheda.

 

La domenica più vicina al 17 gennaio a Calasca si festeggia il patrono con la tradizionale sfilata dei Fratitt. Un buon numero di figuranti vestiti con i sai dei frati portai doni, caricati su asinelli, sulle gerle e sul tradizionale abete natalizio.


Immagini e info da:

https://www.comune.calascacastiglione.vb.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/parrocchiale-di-sant-antonio-abate-cattedrale-tra-i-boschi-967-1-541ad77f3c08940fdfe0cb168d59885f?immagini

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Calasca-Castiglione)

https://www.ilrosa.info/2017/01/23/notizie/celebrata-la-festa-di-sant-antonio-abate-a-calasca-con-la-presenza-dei-frati-e-fratini

FIRENZE. Basilica di Santo Spirito, predella con s. Antonio abate di Agnolo di Domenico del Mazziere, 1490

Tempera su tavola sita nel transetto sinistro, parete destra, seconda cappella da sinistra (di S. Bartolomeo, Ubertini, Baldelli; n° 24 in piantina).
Predella di 15 x 230 cm, tripartita con motivi decorativi nei due scomparti laterali. Al centro “Cristo in pietà tra san Girolamo e sant’Antonio abate” – a destra, con saio e bastone – e posta alla base della pala raffigurante “Madonna con Bambino in trono tra angeli e San Bartolomeo e San Giovanni Evangelista, Cristo Crocifisso”.

Lo Zeri riunì questo dipinto alle due pale d’altare, quella sopra indicata e la “Trinità tra S. Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria” dipinte entrambe per gli altari Corbinelli, attribuendole ad uno stesso artista da lui denominato “Maestro di S. Spirito”. Zeri non accettò l’identificazione di quest’ultimo con Giovanni di Michele da Larciano detto Graffione proposta dal Gamba e accolta dal Fahy. La Garzelli invece avanzò l’ipotesi di una possibile identificazione con Monte di Giovanni. La Padoa di recente ritiene di poterlo identificare, per ragioni storico-documentarie e stilistiche, con il pittore Agnolo di Domenico del Mazziere (talvolta erroneamente indicato come Agnolo di Donnino) (1466–1513). Quest’ultimo, secondo la studiosa, avrebbe lavorato in Santo Spirito prima al seguito di Cosimo Rosselli nella pala per la cappella di San Tommaso di patronato Corbinelli, poi, per la stessa famiglia di committenti, avrebbe realizzato insieme al fratello Donnino di Domenico del Mazziere i tre dipinti eponimi del maestro di S. Spirito.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281781-2

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281781-0
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/18471/Agnolo%20di%20Domenico%20di%20Donnino%2C%20Madonna%20con%20Bambino

https://en.wikipedia.org/wiki/Agnolo_di_Domenico_del_Mazziere