GENOVA. Musei di Strada Nuova, pinacoteca di Palazzo bianco, “Santi Luca, Basilio, Agostino e Antonio abate” di L. Cambiaso, XVI secolo

Olio su tavola, 213 x 133 cm.
Numero inventario PB 305
Proviene dalla Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni
L’opera raffigura “I santi Luca, Basilio, Agostino e Antonio Abate con il committente Antonio Doria”, opera di Luca Cambiaso (Moneglia 1527 – El Escorial 1585)

La figura centrale, in trono è Basilio Magno, “il Grande”, (IV secolo) dopo essere diventato un vescovo venerato come santo dalle Chiese cristiane, di cui oltre che vescovo fu confessore e Dottore della Chiesa e primo dei Padri cappadoci. Alla sua sinistra la figura di sant’Antonio abate, in basso sant’Agostino con abiti vescovili, alla sua destra san Luca che sta scrivendo il Vangelo con accanto il bue, suo emblema. In alto, alla destra di san Basilio, la figura del committente dell’opera, l’ammiraglio Antonio Doria, marchese di Santo Stefano D’Aveto, parente del grande Andrea.


Link:

https://www.museidigenova.it/it/santi-luca-basilio-agostino-e-antonio-abate-con-il-committente-antonio-doria

http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/pittori/cinquecento/cambiaso/cambiaso_genova.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Cambiaso

Data compilazione scheda: 25-1-2022
Rilevatore: AC

VENTIMIGLIA (IM). Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, tavola con “Sant’Agostino in trono fra i santi Giovanni Battista e Antonio abate”, del Pancalino, 1523-28

 

Il complesso agostiniano fu fondato da Innocenzo VIII nel 1487, costruito nell’acquitrinosa piana detta della Bastia a levante del fiume Roia, e diventato fulcro dell’espansione della città contemporanea, si trova ora in pieno centro, in via Cavour.
La chiesa, consacrata nel 1587, detta anche di Sant’Agostino, riprende lo stile tardo-gotico delle chiese conventuali, caratterizzata da una suddivisione a tre navate, coperte con volte a crociera e sostenute da cinque pilastri compositi. In origine, lo spazio era dotato di dieci altari laterali. Gli interventi di ripristino successivi al terremoto del 1887 hanno portato alla trasformazione della decorazione degli spazi secondo i canoni del neo-gotico e del gusto romantico mantenuti anche dopo il bombardamento aereo del 1944.
Tra le principali e più interessanti testimonianze, il Crocifisso ligneo quattrocentesco e la tavola con Sant’Agostino in trono fra i santi Giovanni Battista e Antonio abate, attribuita a Raffaello De Rossi (Firenze, fine XV secolo – Diano Castello, 1573) detto “Il Pancalino”, e ubicata nella barocca cappella Galleani. Realizzata presumibilmente tra 1523 e 1528.

 

Bibliografia:
La Liguria di Agostino – Architettura, iconografia, spiritualità, 750 anni di presenza sul territorio, catalogo della mostra didattico documentaria a cura di Claudio Paolocci e Andrea Leonardi, Genova Museo di Sant’Agostino, 25 novembre – 20 dicembre 2006, entro Culturale Agostiniano – Comitato Ligure, 2006

Link:
http://www.historiaaugustiniana.net/insediamento/974

Data compilazione scheda: 25-1-2022
Rilevatore: AC

MAGASA (BS). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Giuseppe Garibaldi
https://goo.gl/maps/YoXnSqECoNdoBMDB7

 

La chiesa fu edificata originariamente verso il XVI secolo. Vi è attestato un organo nel XVII secolo. L’edificio fu interamente ricostruito nel 1739 e restaurato nel XIX secolo.

La chiesa è situata all’interno del centro storico di Magasa: sprovvista di sagrato, presenta una facciata a capanna affiancata sul lato est da un porticato che cade a strapiombo sulla valle. Al centro della facciata vi sono le aperture tra cui un portale ed una finestra rettangolare superiore, mentre a coronamento vi è un timpano aggettante dotato di croce metallica in sommità.

L’interno è ad aula unica, uniformemente intonacata e decorata, presenta copertura voltata e presenta ai lati due altari laterali contrapposti. Il presbiterio è rialzato e quadrangolare, arricchito da un coro ligneo tutt’attorno e definito in copertura da una copertura voltata affrescata; termina in un fondale absidale piano ad angoli ricurvi.

Sull‘altare maggiore è posta una grande ed elaborata cornice che racchiude il dipinto del 1763 di Francesco Savanni (1724 – 1772): Incoronazione della Vergine con san Giovanni Battista, sant’Antonio abate e san Lorenzo.

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=58440

Data compilazione scheda:
25-1-2022
Rilevatore: AC

BOLOGNA. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via d’Azeglio, 53
https://goo.gl/maps/QCQd5dRCFsgWy1ZZ7

 

Fondata nel 1328, fu completamente rinnovata nel 1615, su disegno di Floriano Ambrosini.

A fianco della chiesa si trova il vasto palazzo, già Collegio Montalto, costruito nel 1587-88, su progetto di P. Fiorini; ingrandito poi nel 1622. Il Collegio fu fondato da Sisto V nel 1586; retto dai Padri Barnabiti fino al 1797, quando fu soppresso.

All’interno della Chiesa vi sono dipinti di P. e L. Fontana, D. Calvaert, B. Ramenghi detto il Bagnacavallo.
Sull‘altar maggiore è posta la pala del 1902 di Fabio Fabbi (1861-1946) che raffigurante il Sacro Cuore con i santi Antonio abate e Antonio M. Zaccaria (Cremona, 1502 – 1539; presbitero e medico, fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti col nome di “Barnabiti” dalla chiesa milanese di S. Barnaba, loro prima sede).
In precedenza sull’altar maggiore vi furono le opere di Vitale da Bologna, con il ciclo dedicato a Sant’Antonio abate, e successivamente di Ludovico Carracci, con la pala oggi a Brera.

 

Link:
https://www.originebologna.com/strade/san-mamolo/n-116-53/

https://archiviofabiofabbi.it/2021/02/22/il-purismo-della-pala-del-sacro-cuore-in-santantonio-abate/

 

Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022

Rilevatore: AC

BOLOGNA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Sàvena

Via Massarenti, 59
https://goo.gl/maps/LQqhxmcexcVuJMXq6

Nel 1203 frate Abramo, un laico datosi con un compagno alla vita spirituale e alle opere di carità, ottenne dal Vescovo di Bologna Gerardo Ariosti di poter fondare una chiesa nel suburbio di Bologna, fra il fiume Sàvena e la Fossa Cavallina, su terreno offerto dai fratelli Bonacausa e Opizzino Alamandini, con la condizione di pagare ogni anno al Vescovo il controvalore di una libbra di pepe in riconoscimento dell’autorità episcopale. Meno di un anno dopo, la chiesa doveva essere già a buon punto poiché nel testamento di certo Alberto Faxeolus del 15 aprile 1204 vi è un lascito di cinque soldi alla chiesa di S. Antonio. Negli stessi anni venne costruito, ad opera di frate Abramo e di quelli che si erano raccolti intorno a lui, un ponte sul fiume Sàvena con annesso hospitale per alloggio di viandanti, che restò in funzione fin verso la fine del secolo XIII.
Nel 1213 il Vescovo di Bologna donò al Capitolo della Cattedrale i diritti che gli spettavano sulla chiesa, ponte ed ospedale che frattanto, scomparso o partito frate Abramo, furono gestiti da una società laicale presieduta dal rettore della chiesa don Guido. A metà del Duecento, per graduale sostituzione dei membri della società laicale con ecclesiastici, si costituì una “collegiata”, cioè una comunità di chierici secolari formata da un priore e tre canonici. Allo stesso tempo risale la costituzione della cura d’anime, cioè della qualifica parrocchiale della chiesa. La collegiata di S. Antonio fu soppressa nel 1380 e unita al Capitolo della Cattedrale di Bologna; tale unione, però, divenne effettiva solo nel 1484, quando il Capitolo, in forza di una bolla di papa Sisto IV, poté prendere effettivo possesso della chiesa e nominarne il parroco col titolo di “vicario perpetuo”. Nel 1877 il Capitolo rinunziò i suoi diritti sulla chiesa di S. Antonio all’Arcivescovo di Bologna a cui, da quel momento, spettò la nomina del parroco. Nel 1915, in seguito alla grande espansione del tessuto urbano avvenuta ai primi del Novecento, la chiesa di S. Antonio fu dichiarata parrocchia urbana e come tale celebrò la sua prima decennale eucaristica nel 1924. Dal 1963 al 1995 la parrocchia è stata affidata ai religiosi Agostiniani; ora è nuovamente affidata al clero diocesano.

La più antica chiesa di S. Antonio, costruita all’inizio del Duecento in forme romaniche, aveva le stesse dimensioni della navata attuale, con muri esterni adornati di lesene che vennero mantenute e raccordate con archi a pieno centro, come tuttora si vede all’esterno, quando l’edificio fu parzialmente ricostruito, aumentandone l’altezza, fra il 1422 e il 1455.

Una pala d’altare raffigura la Madonna col Bambino e sant’Antonio abate in basso a sinistra.

 

Un altro dipinto, del bolognese Prospero Fontana (1512 – 1597) raffigura la “Madonna col Bambino e i Santi Antonio abate, Pietro e Giovannino” del 1560-70.
Sant’Antonio, a sinistra, tiene un libro chiuso nella mano destra e nella sinistra un bastone a stampella; il muso di un maiale spunta da dietro al sua veste.

 

Link:
https://www.santantoniodisavena.it/

Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022
Rilevatore: AC