BRESCIA. Chiesa di Sant’Antonio abate e della B .Vergine Addolorata

Via Sant’Antonio,61, a Mompiano, quartiere di Brescia, già comune autonomo fino al 1880.
https://goo.gl/maps/iZBjqKeJVmHSD1Kp9

 

La chiesa è presso la Casa primaria di Brescia dell’Ordine delle Canossiane (Figlie della Carità) che nel 1919 vi trasferirono dal centro della città la scuola per le sordomute da loro fondata nel 1856.
Dal 1973  si iniziò a procedere a nuove sperimentazioni delle classi aperte con la partecipazione dei bambini sani nella nuova denominazione dell’Istituto «Scuola audiofonetica» (1974). A poco a poco finì così la scuola tradizionale con annesso convitto per le sordomute che concluse ben 130 anni di dedizione verso di loro nel 1977.
Attualmente gestisce: il Nido, privato; la Scuola dell’Infanzia, paritaria e convenzionata con il comune di Brescia; la Scuola Primari, paritaria e parificata; la Scuola Secondaria di I grado, paritaria. La scuola audiofonetica funziona in piena attività con la scuola integrata con bambini e ragazzi che non sentono.

 

Ancora esisteva a fine Ottocento al civico 54 di v. S. Antonio una casa e una cappella dedicata al Santo, costruita o ristrutturata dalla famiglia Zanetti. I fabbricati furono ceduti alle Canossiane che incaricarono l’arch. Carlo Melchiotti di progettare la nuova chiesa e la sede delle monache. I lavori iniziarono nel 1897 e terminarono nel 1903 con la doppia dedicazione della chiesa e il trasporto dalla vecchia cappella, non più usata, della pala d’altare di Graziano Cossali.
La facciata è neogotica con l’alto comparto centrale con lesene. Sul portale con cimasa lineare e fiancheggiato da finestre ad arco acuto lievemente strombate, spicca il rosone sormontato da nicchie trilobate nelle quali sono poste le statue di sant’Antonio e di altri due Santi.

L’interno, in stile neogotico, è a navata unica, rettangolare prolungata nell’ampio presbiterio con abside trapezoidale. Le pareti sono listate a fasce orizzontali chiare e grigie scandite a lesene sulle quali si dipartono i costoloni a ripartire in tre campate il soffitto acuto.
I due altari minori sono dedicati all’Immacolata e al Sacro Cuore.
La controfacciata fu invece decorata all’atto della costruzione, come recita la data del 1903.

 

L’altare maggiore conserva la pala di Graziano Cossali (Orzinuovi, 1563 – Brescia, 1629) raffigurante Cristo deposto attorniato dalla Madonna e da s. Antonio abate, s. Gerolamo e altri due Santi.
S. Antonio è a sinistra, stante, tiene il bastone con campanella.
La lunetta sopra la pala con l‘Incoronazione della Vergine e, nell’abside, le figure dei quattro Evangelisti sono opera del pittore bresciano Vittorio Trainini degli anni ’30 del Novecento.
L’altare maggiore fu benedetto dal Vescovo nel 1957 e in quell’occasione furono eseguite altre decorazioni: quattro angeli oranti nei lobi delle trifore e tre episodi della vita della fondatrice della congregazione, santa Maddalena di Canossa (1774 – 1835).

 

Storia della chiesa tratta da documento reperibile su:
https://www.parrocchiasangaudenzio.it/abate/

POLPENAZZE DEL GARDA (BS), frazione Picedo. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Olivieri
https://goo.gl/maps/6bXcLYsiUZ5QoM7N8

 

L’edificio fu probabilmente costruito nel Quattrocento in tarda architettura romanica, ma sono ignote le origini della chiesa. Il rinvenimento di alcuni affreschi databili alla seconda metà del XV secolo, permette di affermare che l’edificio all’epoca era già esistente.
Il vescovo Giberti, nel corso del suo episcopato (1524-1543) visitò più volte la chiesa di S. Antonio in Picedo. Dal verbale della visita del 1532 si evince che l’edificio era stato recentemente riedificato o rinnovato in esecuzione delle disposizioni testamentarie di tale “Bernardus Borgogninus de Polepenatiis”.
L’interno, fortunatamente, mantiene l’aspetto originario e la maggior parte delle primitive decorazioni.
La chiesa faceva parte dell’antico nucleo storico di Picedo, che ruotava attorno alla piazzetta Olivieri. Oltre a questo edificio rimane solamente un altro fabbricato, posto a fianco della chiesa, importante per l’integrità del suo aspetto originario, tipico esempio di edificio rustico quattrocentesco (vedi foto in alto).

La chiesa possiede una facciata a capanna decorata da quattro lesene e un frontone triangolare come coronamento. Sull’asse centrale si aprono il portale d’ingresso e, al di sopra, una grande finestra a lunetta.
Il campanile, addossato al fianco settentrionale della chiesa, è a pianta quadrangolare. Fusto slanciato, edificato con blocchi squadrati di pietra e mattoni a vista. Cella campanaria a edicola con rivestimento a intonaco. Copertura a quattro falde in coppi di laterizio.

L’interno della chiesa è a navata unica con copertura a capanna con travature lignee e manto in tavelle di cotto a vista; il vano del presbiterio è sovrastato da una volta a botte ornata con decorazioni a tempera e rilievi in stucco.
Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio quadrangolare a fondale piatto rialzato di un gradino; lungo la parete meridionale dell’aula si apre una cappellina emergente in cui trova sede l’altare della Madonna del Carmine
L’interno della chiesa è modulato nel suo sviluppo longitudinale da due arcate a tutto sesto; lungo la parete meridionale della navata si conservano due affreschi quattrocenteschi raffiguranti la “Madonna con Gesù Bambino” e la “Natività di Gesù con S. Francesco ed un Santo frate”.

Alla parete di fondo del presbiterio si addossa l’altare maggiore in marmi policromi, con pala del XVII secolo di pittore anonimo che raffigura la “Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Rocco, san Sebastiano e sant’Antonio abate (al centro)”.
La pavimentazione dell’aula è realizzata in quadrotte di cemento con scaglie di marmi policromi; il piano del presbiterio è pavimentato con piastrelle di cemento decorate con un disegno geometrico policromo.

Sulla parete destra è visibile un affresco a monocromo del Cinquecento raffigurante Sant’Antonio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17636/Polpenazze+del+Garda+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Polpenazze_del_Garda)

POLI (Roma). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale 49a
https://goo.gl/maps/YPDWLhzR2ch8TNQT7

 

La fondazione dell’edificio è fatta risalire al secolo XIV, così come testimoniato dalla bifora (poi tamponata) posta in facciata e dal piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa.
Nel XV -XVI secolo la chiesa fu decorata, per la quasi totalità, con pitture parietali.
La sacrestia fu realizzata nel 1848 per volontà del sacerdote Giuseppe Mazzetti.
La facciata venne fatta restaurare dal sacerdote Giuseppe Rosa nel 1874, così come attestato da una lapide commemorativa.
Nel XX secolo alcuni restauri hanno interessato la tettoia e anche le pitture parietali.
Secondo Mons. Cascioli1 (p. 129) vicino alla chiesa sin dal XIII secolo vi era un piccolo ospedale per malati e pellegrini, attivo ancora nel XVII secolo.

La facciata ha un semplice portale arcuato sormontato da un rosone col campanile posto sul lato sinistro. Si accede all’edificio attraverso una scalinata. Altro ingresso è posto lungo la parete destra.

La chiesa presenta una pianta rettangolare a navata unica terminante con abside semicircolare decorata da pitture parietali.
L’interno è coperto da una capriata lignea con tre cappelle poste sulla parete sinistra, tutte con dipinti parietali. Sulla parete destra si aprono delle piccole finestre. Pavimento in cotto e pietra.
Il piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa è una specie di atrio diviso dal resto dell’edificio da un grande arco a tutta pietra di tufo, secondo il citato mons. Cascioli, “di struttura forse anteriore al secolo XIV: i piccoli cornicioni tra un altare e l’altro rimontano a questo secolo”.

Nel 1873 si eseguirono dei dubbi interventi di restauro sui dipinti parietali che nel 1709 erano stati quasi tutti ricoperti di calce, rimanendo visibili, scrive mons. Cascioli (p. 273): “… le sole pitture delle tre piccole cappelle, nella prima delle quali s’ammira, condotta con buon gusto, la scena del Santo Presepio; nella seconda S. Gregorio I papa, S. Rocco e S. Sebastiano con altre figure; nella terza l‘apparizione di Cristo risorto alla Maddalena nell’atto di dire: «Noli me tangere». Tutte queste opere rimontano alla metà del secolo XVI, avendo io stesso scoperto in una targhetta degli arabeschi la data precisa del 1537.
In questi ultimi anni, cioè il 1873, alcuni Polesi ebbero la bella idea di togliere pazientemente le croste di calce dalle pareti dell’altare maggiore per far riapparire le coperte pitture, che malamente però s’ebbe il pensiero di ritoccare, per le quali occorreva un ottimo figurista. Ricomparvero dunque una bella Risurrezione del Signore, S. Giovanni Evangelista, S. Antonio abate, l’Annunziazione della B. Vergine e negli specchi in alto Mosè ed una Sibilla. La chiesa è figliale dell’Arcipretale sotto la giurisdizione della Confraternita del Ss.mo Sacramento. Trovasi presso la porta una miracolosa immagine in affresco della SS.ma Vergine.”

Nell’arco di accesso al vano sotto la torre campanaria, nel pennacchio destro, vi è un dipinto raffigurante l’Annunziata, che nella schedatura del Lattanzi (S. B. A. S. 1930 n. 61) veniva considerato opera di un pittore tosco-romano della fine del secolo XIV. Mons. Cascioli1 attribuì l’affresco ad un artista locale, Giacomo Antonio da Poli, attivo intorno alla metà del secolo XV e che avrebbe dipinto anche nella vecchia chiesa di S. Pietro, poi rifatta; tuttavia il pittore risulta dai documenti sicuramente attivo a Roma alla metà del secolo XV, nella decorazione della Cappella Nicolina in Vaticano a fianco di Benozzo Gozzoli e del Beato Angelico, del quale fu allievo. Evidenti sono gli influssi dell’Angelico in questo affresco, sia nella delicatezza dei colori, che nella modulazione ornamentale della linea e anche nell’atteggiamento aggraziato e malinconico delle figure.
Nel vano sotto la torre campanaria, nel 1873, dopo che era stata tolta la calce che ricopriva l’arco d’accesso al piccolo ambiente, fu scoperto un affresco raffigurante una Santa Martire assai simile nello stile a quello della figura dell’Annunziata, attribuita a Giacomo da Poli.
Si può ipotizzare, quindi, che tutti gli affreschi che decoravano il piccolo vano siano stati eseguiti da questo artista polese, nella prima metà del secolo XV.

 

Bibliografia:
1. Giuseppe Canonico Cascioli, Memorie Storiche di Poli, Editrice “Vera Roma”, Roma 1896 (Sulla Chiesa di S. Antonio pp. 274-77)
IX Comunità Montana del Lazio – Patrimonio Artistico e Monumentale – Dicembre 1995

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49361/Poli+%28RM%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.comune.poli.rm.it/c058078/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20106

MAIRANO (BS), frazione Pievedizio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Borghetti
https://goo.gl/maps/tGmuM497fXoDnE4D9

 

Non vi sono notizie della prima chiesa dedicata a Sant’Antonio abate che il vescovo Bollani nel 1565 trovò così in disordine e cadente da raccomandarne la ricostruzione.
Nel 1601 la ricostruzione della chiesa era già in corso. Nel XVII secolo aveva tre altari: Maggiore, del Santissimo Sacramento è della Madonna del Rosario.

Nel 1933 venne edificata la nuova chiesa sotto la guida del parroco don Giuseppe Tavolazzi: i lavori furono appaltati alla ditta Fratelli Paterlini di Brescia, il 19 luglio; iniziati successivamente, il 24 luglio; terminati il 25 novembre. Lo stesso anno il parroco, autorizzato dal vicario capitolare, benediva la chiesa.
Iniziato subito dopo il rifacimento della chiesa, il campanile veniva completato nel 1935.
Nel 1935 era conclusa la decorazione della chiesa ad opera del pittore Vittorio Trainini (Mompiano di Brescia, 1888 – 1969).
Negli anni ’80 del XX secolo sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici esterne.
Negli anni 2000 sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici interne.

La facciata, a doppio registro, presenta corpo centrale leggermente aggettante che spicca grazie alla presenza di frontone triangolare in sommità e di lesene laterali. Il registro inferiore presenta in mezzeria il portale di accesso con coronamento triangolare in marmo di Botticino mentre quello superiore presenta finestra con arco a tutto sesto e balaustre. Completa l’alzato una croce metallica posta in corrispondenza della linea di colmo. Oltre all’apertura sul prospetto principale, le finestre a tutto sesto disposte sui lati lunghi e la zona presbiterale consentono l’illuminazione naturale degli spazi interni.
Il possente campanile, in muratura laterizia, si trova a ridosso del prospetto sud dell’edificio.

L’interno, avente superfici ornate a rilievo e con pitture murali, si presenta a navata unica, orientato a ovest, a pianta rettangolare. Un cornicione leggermente aggettante e delle lesene composite percorrono l’intero perimetro e scandiscono lo spazio. La navata presenta un soffitto orizzontale con decorazione a finti cassettoni e volta a botte e semi cupola nella zona presbiterale.
La chiesa è arricchita di preziosi altari con marmi policromi ad intarsio di madreperla e decorata con affreschi di Vittorio Trainini, tra i quali l’Assunzione di Maria al cielo, che ricopre tutta la navata centrale.
È dotata da una pala raffigurante la Vergine con il Bambino, sant’Antonio abate e san Rocco.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58695/Mairano+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

ROMA. Monastero delle Benedettine Camaldolesi di Sant’Antonio abate sull’Aventino

Via di S. Sabina ,64
https://goo.gl/maps/Ftmuq2kzpbpRY1Lu7

 

Un monastero di monache benedettine camaldolesi era stato fondato presso la chiesa di Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. La chiesa era situata al numero 28 della moderna Via della Lungara, nel Rione Trastevere, successivamente demolita.
La comunità era stata fondata da Maria Angela Pezza, che era nata a Roma nel 1687. Appena rimasta vedova, si affrettò a sistemare convenientemente i suoi tre figli e sotto l’abile direzione spirituale del camaldolese Alfonso Eufemi, monaco di San Gregorio al Celio, intraprese la fondazione di un Monastero di Oblate Camaldolesi. Fu questo il monastero dedicato a S. Antonio abate, inizialmente formato da semplici oblate, che divenne in seguito un monastero di monache con voti solenni e clausura papale (1740). La serva di Dio morì il 29 luglio 1758.
La comunità gestiva una piccola scuola per ragazze per mantenersi. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, vedi scheda,  e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871.

Nel 1878 le monache aprirono il nuovo convento di Sant’Antonio abate sull’Aventino e lì sono rimaste.

Le monache gestiscono oggi una foresteria per l’accoglienza di pellegrini e turisti e una “mensa dei poveri”.

 

Link:
http://www.camaldolesiromani.com/foresteria-2/

http://www.camaldolesiromani.com/mensa-poveri/

http://www.camaldolesiromani.com/angela-pezza/