MAIRANO (BS), frazione Pievedizio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Borghetti
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Non vi sono notizie della prima chiesa dedicata a Sant’Antonio abate che il vescovo Bollani nel 1565 trovò così in disordine e cadente da raccomandarne la ricostruzione.
Nel 1601 la ricostruzione della chiesa era già in corso. Nel XVII secolo aveva tre altari: Maggiore, del Santissimo Sacramento è della Madonna del Rosario.

Nel 1933 venne edificata la nuova chiesa sotto la guida del parroco don Giuseppe Tavolazzi: i lavori furono appaltati alla ditta Fratelli Paterlini di Brescia, il 19 luglio; iniziati successivamente, il 24 luglio; terminati il 25 novembre. Lo stesso anno il parroco, autorizzato dal vicario capitolare, benediva la chiesa.
Iniziato subito dopo il rifacimento della chiesa, il campanile veniva completato nel 1935.
Nel 1935 era conclusa la decorazione della chiesa ad opera del pittore Vittorio Trainini (Mompiano di Brescia, 1888 – 1969).
Negli anni ’80 del XX secolo sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici esterne.
Negli anni 2000 sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici interne.

La facciata, a doppio registro, presenta corpo centrale leggermente aggettante che spicca grazie alla presenza di frontone triangolare in sommità e di lesene laterali. Il registro inferiore presenta in mezzeria il portale di accesso con coronamento triangolare in marmo di Botticino mentre quello superiore presenta finestra con arco a tutto sesto e balaustre. Completa l’alzato una croce metallica posta in corrispondenza della linea di colmo. Oltre all’apertura sul prospetto principale, le finestre a tutto sesto disposte sui lati lunghi e la zona presbiterale consentono l’illuminazione naturale degli spazi interni.
Il possente campanile, in muratura laterizia, si trova a ridosso del prospetto sud dell’edificio.

L’interno, avente superfici ornate a rilievo e con pitture murali, si presenta a navata unica, orientato a ovest, a pianta rettangolare. Un cornicione leggermente aggettante e delle lesene composite percorrono l’intero perimetro e scandiscono lo spazio. La navata presenta un soffitto orizzontale con decorazione a finti cassettoni e volta a botte e semi cupola nella zona presbiterale.
La chiesa è arricchita di preziosi altari con marmi policromi ad intarsio di madreperla e decorata con affreschi di Vittorio Trainini, tra i quali l’Assunzione di Maria al cielo, che ricopre tutta la navata centrale.
È dotata da una pala raffigurante la Vergine con il Bambino, sant’Antonio abate e san Rocco.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58695/Mairano+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

ROMA. Monastero delle Benedettine Camaldolesi di Sant’Antonio abate sull’Aventino

Via di S. Sabina ,64
https://goo.gl/maps/Ftmuq2kzpbpRY1Lu7

 

Un monastero di monache benedettine camaldolesi era stato fondato presso la chiesa di Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. La chiesa era situata al numero 28 della moderna Via della Lungara, nel Rione Trastevere, successivamente demolita.
La comunità era stata fondata da Maria Angela Pezza, che era nata a Roma nel 1687. Appena rimasta vedova, si affrettò a sistemare convenientemente i suoi tre figli e sotto l’abile direzione spirituale del camaldolese Alfonso Eufemi, monaco di San Gregorio al Celio, intraprese la fondazione di un Monastero di Oblate Camaldolesi. Fu questo il monastero dedicato a S. Antonio abate, inizialmente formato da semplici oblate, che divenne in seguito un monastero di monache con voti solenni e clausura papale (1740). La serva di Dio morì il 29 luglio 1758.
La comunità gestiva una piccola scuola per ragazze per mantenersi. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, vedi scheda,  e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871.

Nel 1878 le monache aprirono il nuovo convento di Sant’Antonio abate sull’Aventino e lì sono rimaste.

Le monache gestiscono oggi una foresteria per l’accoglienza di pellegrini e turisti e una “mensa dei poveri”.

 

Link:
http://www.camaldolesiromani.com/foresteria-2/

http://www.camaldolesiromani.com/mensa-poveri/

http://www.camaldolesiromani.com/angela-pezza/

ROMA. Chiesa cattolica russa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, con affreschi

Via Carlo Alberto, 2
https://goo.gl/maps/qVRJ3Mp8fLj1VHYu6

 

Sorge sul colle Esquilino (nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore), edificata nel 1308, nel sito di una preesistente chiesa intitolata Sant’Andrea cata barbara (del V secolo). Questa chiesa, costruita all’interno della “Basilica di Giunio Basso” – in realtà una grande aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.C. – prese il nome dall’annesso monastero denominato “cata barbara patricia“, in ricordo dell’antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine “barbara” aveva originato la denominazione “catà barbarum patricium“, ossia “presso il barbaro patrizio”.

La chiesa di S. Antonio fu costruita accanto al preesistente ospedale per la cura del “fuoco di sant’Antonio” costruito dal cardinale Pietro Capocci nel 1259 (intitolato a Sant’Andrea). Il primo rettore dell’ospedale fu nominato da papa Clemente IV nel 1266. Una ventina di anni dopo papa Niccolò IV trasferì l’amministrazione dell’ospedale agli Antoniani, i quali ottennero nel 1308 di poter costruire la nuova chiesa e fu così che il nuovo complesso costituito da chiesa ed ospedale fu dedicato a S. Antonio abate.

Nel 1481 la nuova chiesa subì un primo rifacimento per volere del cardinale Costanzo Guglielmi durante il pontificato di Sisto IV e fu allora che l’antica chiesa di “S.Andrea cata barbara” fu incorporata nella grande recinzione del complesso: il bel portale romanico che oggi è sulla facciata della chiesa sarebbe proprio l’ingresso principale dell’antico complesso, probabile opera dei Vassalletto, dinastia romana di marmorari (circa 1262-66). L’iscrizione posta sopra il portale ricorda la fondazione dell’ospedale voluta dal cardinal Capocci con i nomi degli esecutori testamentari, il vescovo Ottone di Tuscolo e il cardinale Giovanni Caetani (poi papa Niccolò III). Armellini trascrisse nel 1891 l’iscrizione (oggi poco leggibile): “D[omnus] Petrus Capoccius, cardinalis, mandavit construi hospitale in loco isto et D[omni] Otho Tusculanus, episcopus, et Iohannes Caietanus, cardinalis, exequutores eius fieri fecerunt pro anima D[omni] Petri Capocci.”

I canonici Antoniani erano diventati famosi per la loro cura dei malati; di conseguenza, ebbero il privilegio di prestare servizi medici alla casa pontificia.

Agli inizi del Settecento la chiesa ebbe un ulteriore restauro ad opera di un architetto della scuola di Alessandro Galilei.
Gli edifici ospedalieri si trovavano per lo più sul lato sinistro della chiesa. Sull’altro lato della parete della navata sinistra della chiesa si trovava un ampio cortile, con un piccolo corpo d’ingresso sulla strada e il corpo principale prospiciente sull’altro lato del cortile. Un terzo grande blocco continuava il fronte stradale dall’altro lato di un piccolo cortiletto di cucina, quasi fino alla facciata di Santa Maria Maggiore. Un quarto, piccolo blocco, abbracciava la chiesa sul lato destro della facciata.
L’ospedale disponeva di ampi giardini, che arrivavano a nord fino all’attuale via Principe Amedeo.
L’antica facciata presentava il portale ad arco medievale, che si ergeva su ogni lato delle facciate domestiche e al di sopra del quale era un camminamento orizzontale con ringhiera in ferro. Al di sopra di questa a sua volta c’era l’estremità della navata centrale, che aveva una grande finestra a tutto sesto, una coppia di lesene ioniche laterali e un frontone triangolare di coronamento contenente un piccolo oculo.

Un convento di  monache camaldolesi era stato fondato a Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871. Nel 1877 la chiesa fu chiusa al culto e l’anno successivo le monache aprirono un nuovo convento intitolato a Sant’Antonio abate sul colle Aventino  (vedi scheda).

La chiesa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino fu sconsacrata e adibita a deposito di un ospedale militare che allora occupava l’antico convento; quindi l’edifico e le opere d’arte, compresi gli affreschi, furono gravemente danneggiati.
Nel 1928 l’intero complesso fu acquistato dalla Santa Sede e la chiesa, restaurata per volontà di Pio XI, fu assegnata ai cattolici russi di rito bizantino, pur mantenendo la dedica a S. Antonio abate, mentre l’antico ospedale fu trasformato in un celebre centro di studi russi ed orientali denominato “Pontificio Collegio Russicum”.  Sull’altro lato della chiesa fu stabilito il Pontifico Istituto Orientale.

Oggi si accede alla chiesa tramite una doppia rampa di scale, costruite dopo il 1870, quando enormi sbancamenti di terreno portarono all’abbassamento del livello della via Carlo Alberto. Invece prima la chiesa dava su una grande piazza, dove il 17 gennaio, giorno della festa di sant’Antonio, si svolgeva la consueta e celebre benedizione degli animali che oggi è trasferita, per motivi di intralcio al traffico, nella vicina chiesa di S. Eusebio.

 

L’interno, in forme settecentesche, presenta una pianta a croce latina con tre navate suddivise da pilastri, coperte da volte a crociera. La navata centrale è conclusa da una profonda abside tonda, mentre absidi esagonali sono in corrispondenza delle navate laterali.
La chiesa, modificata per adattarsi alle esigenze del rito russo, presenta una iconostasi1a tre porte opera di Grigorij Pavlovic Maltzeff (1881 – 1953). Al centro la “Porta Reale”, aperta solo nei momenti più solenni della celebrazione, e sopra di essa la raffigurazione dell‘Ultima Cena.
All’inizio della navata di destra si trova la cappella di Santa Teresa, opera di Domenico Fontana del 1583, ora dedicata ai Santi Cirillo e Metodio. Conserva stucchi settecenteschi e decorazioni successive realizzate da Grigorij Pavlovic Maltzeff.

La chiesa conserva un affresco raffigurante la Crocifissione di Giovanni Odazzi, XVIII secolo.

 

 

Nella parete della navata sinistra sono stati murati frammenti di bassorilievi, forse un ciborio, trovati durante i restauri del 1930, appartenenti all’antica chiesa di Sant’Andrea cata barbara e databili tra il IX e il X secolo.

 

 

La figura di S. Antonio compare in un mosaico moderno di stile russo e in uno stendardo dipinto, foto a sinistra.

 

 

 

Il tamburo della cupola fu affrescato nel 1585 da Nicolò Circignani detto Il Pomarancio (1530 circa – 1597).La chiesa conserva numerosi affreschi eseguiti nel 1585-86 che illustrano le Storie di sant’Antonio abate, realizzati da Giovan Battista Lombardelli detto Della Marca (1535/40 – 1592) e da Niccolò Circignani il Pomarancio, del quale rimangono quattro episodi nel tamburo della cappella grande. (vedi gallerie in basso).

 

 

Notizie e immagini da
https://www.romasegreta.it/esquilino/s-antonio-abate.html

https://www.collatio.it/lista-argomenti/fotogallery/o-foto-varie/967-roma-chiesa-di-sant-antonio-sull-esquilino-affidata-ai-padri-gesuiti-che-celebrano-liturgia-bizantino-russa.html

https://romanchurches.fandom.com/wiki/Sant%27Antonio_Abate_all%27Esquilino

Rilevatore: AC

 

 NOTA 1. Nell’ambito della Chiesa ortodossa russa l’iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell’ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.

PONTOGLIO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via S. Antonio, 2
https://goo.gl/maps/63GgE5i7utChGCTr7

 

La chiesa sorge nelle vicinanze del ponte sul fiume Oglio, che ha dato il nome al paese, per questo detta anche di “Sant’Antonio al ponte”.
Fu costruita nel secolo XIV.
Nel corso del tempo fu trascurata, tanto che nel 1611 era ridotta a deposito di frumento e di fieno e circa nell’anno 1837 venne affittata come magazzino.
Nella seconda metà del XIX secolo fu però interamente ristrutturata e riaperta al culto.
La chiesa fu restaurata sul finire del XX secolo.

La piccola chiesa attualmente ha una facciata con caratteri tipici dell’architettura lombarda; quadrangolare dotata di tre aperture intervallate da lesene. Al centro, vi è l’accesso, mentre in sommità c’è un rosone che, essendo sporgente dal profilo del cornicione, lo sagoma tutt’attorno.

 

L’interno è ad aula unica, con copertura voltata e tetto a falde; il presbiterio è rialzato e quadrangolare, dotato di cupola con lanterna. Sul fondale absidale piano è impostato l’altare maggiore neoclassico di marmo chiaro, dotato di nicchia centrale contenente la statua del Santo cui è dedicata la chiesa.
A fianco vi è la sacrestia ed il campanile.

 

La statua di sant’Antonio abate, in legno policromato, alta 172 cm, magnifico esempio di scultura lignea bresciano del ‘500, è attribuita a Clemente Zamara (1475 circa – 1540).
Il Santo è raffigurato eretto, con i consueti attributi (saio scuro, barba bianca, bastone, campanella …)
La statua è stata restaurata nel 2018.

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/11233/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

BUCCINO (SA). Chiesa parrocchiale ed ex-convento di Sant’Antonio abate

Piazza Municipio, 1
https://goo.gl/maps/fXovbi883U25chUr5

 

Il complesso agostiniano di S. Antonio abate, con la chiesa, costituisce una delle testimonianze più imponenti ed antiche dell’ordine eremitano in Campania. I locali dell’ex convento sono oggi sede della casa comunale e del suggestivo Museo Archeologico Nazionale di Volcei “Marcello Gigante”.
La tradizione seicentesca ne data la fondazione al 1222, ma recenti ricerche fanno risalire l’origine della comunità agostiniana buccinese ad un nucleo precedente di monaci ospedalieri d’ispirazione antoniana, poi confluito negli eremitani di S. Agostino. La fondazione del convento va quindi collocata presumibilmente intorno al 1292, anno in cui il cavaliere provenzale Guidone d’Alemagna ottenne la signoria di Buccino.
La chiesa, originariamente dedicata a S. Antonio di Vienne fu consacrata il 3 maggio 1376 alla presenza di Niccolò d’Alemagna, feudatario di Buccino.
Probabilmente il complesso fu sottoposto a diversi interventi di restauro a seguito dei vari terremoti che colpirono Buccino nel 1466 – quando fu necessario un ampio restauro del chiostro conventuale, condotto nel 1467 dall’architetto Natale de Ragusia – nel 1561 e nel 1563. Tra il 1693 e il 1694 per iniziativa del priore agostiniano Vincenzo Basile fu rifatto il muro dell’atrio.
Nel 1727 fu commissionata agli scalpellini Alessandro Saverisi e Gennaro Vasduino da Calvanico la costruzione dell’altare maggiore.
Intorno al 1730, la chiesa a causa della sua vetustà subì una serie di crolli che costrinsero i padri a procedere ad un rifacimento a fundamentis, grazie anche ad un prestito ottenuto allo scopo dal convento di S. Agostino Maggiore di Napoli.
Nel 1752 fu affidata a Francesco Conforto e Nicodemo Lanzetta di Calvanico la decorazione in stucco della chiesa, all’organaro Francesco Mangino da S. Rufo la costruzione del nuovo organo. Il rifacimento della struttura della chiesa fu completato nel 1753, come ricordato da un’iscrizione commemorativa murata in chiesa a lato del coro.
Nel 1803 fu iniziata la costruzione del campanile di stile neoclassico, come attestato dall’iscrizione collocata alla base dello stesso.

Nel 1809 il convento buccinese fu soppresso in base alle leggi napoleoniche e la chiesa fu chiusa al culto. Nel 1812 i locali della chiesa e del convento furono assegnati al Comune; furono poi riaperti nel 1819 e riassegnati agli Agostiniani, ma furono chiusi definitivamente a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi del 1866. L’amministrazione comunale di Buccino il 12 agosto 1867 ne acquisì gratuitamente la proprietà e il convento fu destinato a sede del Municipio, che vi è collocato ancora oggi.
Per l’impossibilità economica dell’amministrazione comunale a provvedere alla chiesa, sembrò perciò destinata alla chiusura; solo la preoccupazione del sindaco per una possibile reazione violenta della popolazione e l’impegno dell’intero clero buccinese a garantirne gratuitamente il funzionamento consentirono che essa restasse aperta al culto.
Per le vicende del Polittico che adornava la chiesa,  vedi scheda.
Nel periodo della prima guerra mondiale fu adibita a magazzino viveri, legnaia e deposito, con inevitabili conseguenze per il suo patrimonio monumentale e sugli arredi.
Nel 1930 si riuscì a riparare in economia la tettoia della chiesa grazie ad un finanziamento del Comune. Successivamente la chiesa rimase chiusa al culto e nuovi danni furono provocati anche dal bombardamento inglese del 16 settembre 1943 e che rese necessaria una nuova riparazione al tetto. Dopo il restauro della cupola e del tetto, della sacrestia e del campanile, la chiesa fu riaperta al culto il 16 dicembre 1944. Il 24 giugno 1945 fu inaugurata ufficialmente dal vescovo Palatucci.
Il terremoto del 23 novembre 1980 danneggiò gravemente la chiesa, provocando crolli nella copertura e nella sacrestia e gravi disconnessioni alle pareti laterali, comportandone la chiusura temporanea in attesa dei necessari lavori di consolidamento. Altre scosse sismiche nel 1996 provocarono nuove lesioni alle arcate e alle volte della navata e crolli localizzati della copertura, che costrinsero il Comune a transennare il lato prospiciente la piazza del municipio. Successivi lavori di urgenza hanno permesso di mettere in sicurezza la chiesa e di riaprirla al culto.
Nel 2017 hanno avuto inizio i lavori d restauro della chiesa e della sagrestia consistenti principalmente nel consolidamento degli stucchi esistenti e dell’arco trionfale, tinteggiatura, pavimentazione dell’aula liturgica, dell’abside e della sagrestia, rifacimento dell’impianto elettrico e di amplificazione, realizzazione dell’impianto di videosorveglianza e di antifurto. I lavori sono terminati nei primi di giugno 2018.
Il campanile in stile neoclassico è strutturato in tre corpi col paramento in blocchi squadrati, di cui quelli inferiori sono tagliati da una cornice dorica; i due inferiori presentano aperture a monofore su un unico lato, mentre il corpo più alto è aperto su tutte le quattro facciate.

La Chiesa è accessibile da un ingresso principale all’interno del complesso conventuale e da un ingresso secondario in via S. Antonio, entrambi circoscritti da portale in pietra locale. La facciata d’ingresso è caratterizzata da un portico che collega la chiesa al convento ad essa adiacente. Il portale d’ingresso è in pietra locale con portone in legno. Sul lato destro trovasi murato all’altezza di un metro un busto di donna di grandezza oltre il naturale con lunghi capelli disciolti a forma serpentina e con seno scoperto.
Le strutture verticali sono in muratura di pietrame intonacate sulle facce e quelle orizzontali sono voltate per le coperture degli ambienti con sovrastanti sistema a capriata lignea con falde inclinate.

La pianta rettangolare presenta un’unica navata che presenta al primo ordine, sei cappelle disposte su entrambi i lati, al secondo ordine, dopo una alta cornice a modo di trabeazione, si aprono sei finestre, di cui le tre su lato nord risultano per i tre quarti coperte da pareti antistanti.
L’aula è coperta da volta a botte lunettata e decorata con cornici e stucchi. Il presbiterio, disposto ad una quota maggiore rispetto la navata, presenta una pianta pressoché quadrata e copertura con volta a vela con sesto ribassato. Lateralmente si aprono due cappelle, dotate al secondo ordine di finestre, decorate con stucchi, fregi e cornici. Sul presbiterio è presente l’altare maggiore in marmo policromo dietro il quale insiste la sacrestia, spazio regolare di geometria quadrata, coperto da volta a vela. Il fondo della sacrestia, che corrisponde al fondo dell’intera chiesa, presenta una nicchia contenete la statua del Santo a cui è dedicata la fabbrica religiosa con motivi a stucco che la inquadrano. Dalla sacrestia, superando un dislivello di circa un metro, si accede ad un locale (ex sacrestia) di altezza interna pari a e coperto con volta a vela.

La pavimentazione è costituita da fasce in pietra locale poste in corrispondenza delle lesene che riquadrano superfici piastrellate con elementi quadri posti a cardamone. Gli scalini ed il basamento dei prospetti interni sono anch’essi in pietra locale a massello. Vi sono lapidi funerarie gentilizie inserite nella pavimentazione della navata e presbiterio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/81953/Chiesa+di+Sant’Antonio+Abate+%3CBuccino%3E

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500224356