POLPENAZZE DEL GARDA (BS), frazione Picedo. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Olivieri
https://goo.gl/maps/6bXcLYsiUZ5QoM7N8

 

L’edificio fu probabilmente costruito nel Quattrocento in tarda architettura romanica, ma sono ignote le origini della chiesa. Il rinvenimento di alcuni affreschi databili alla seconda metà del XV secolo, permette di affermare che l’edificio all’epoca era già esistente.
Il vescovo Giberti, nel corso del suo episcopato (1524-1543) visitò più volte la chiesa di S. Antonio in Picedo. Dal verbale della visita del 1532 si evince che l’edificio era stato recentemente riedificato o rinnovato in esecuzione delle disposizioni testamentarie di tale “Bernardus Borgogninus de Polepenatiis”.
L’interno, fortunatamente, mantiene l’aspetto originario e la maggior parte delle primitive decorazioni.
La chiesa faceva parte dell’antico nucleo storico di Picedo, che ruotava attorno alla piazzetta Olivieri. Oltre a questo edificio rimane solamente un altro fabbricato, posto a fianco della chiesa, importante per l’integrità del suo aspetto originario, tipico esempio di edificio rustico quattrocentesco (vedi foto in alto).

La chiesa possiede una facciata a capanna decorata da quattro lesene e un frontone triangolare come coronamento. Sull’asse centrale si aprono il portale d’ingresso e, al di sopra, una grande finestra a lunetta.
Il campanile, addossato al fianco settentrionale della chiesa, è a pianta quadrangolare. Fusto slanciato, edificato con blocchi squadrati di pietra e mattoni a vista. Cella campanaria a edicola con rivestimento a intonaco. Copertura a quattro falde in coppi di laterizio.

L’interno della chiesa è a navata unica con copertura a capanna con travature lignee e manto in tavelle di cotto a vista; il vano del presbiterio è sovrastato da una volta a botte ornata con decorazioni a tempera e rilievi in stucco.
Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio quadrangolare a fondale piatto rialzato di un gradino; lungo la parete meridionale dell’aula si apre una cappellina emergente in cui trova sede l’altare della Madonna del Carmine
L’interno della chiesa è modulato nel suo sviluppo longitudinale da due arcate a tutto sesto; lungo la parete meridionale della navata si conservano due affreschi quattrocenteschi raffiguranti la “Madonna con Gesù Bambino” e la “Natività di Gesù con S. Francesco ed un Santo frate”.

Alla parete di fondo del presbiterio si addossa l’altare maggiore in marmi policromi, con pala del XVII secolo di pittore anonimo che raffigura la “Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Rocco, san Sebastiano e sant’Antonio abate (al centro)”.
La pavimentazione dell’aula è realizzata in quadrotte di cemento con scaglie di marmi policromi; il piano del presbiterio è pavimentato con piastrelle di cemento decorate con un disegno geometrico policromo.

Sulla parete destra è visibile un affresco a monocromo del Cinquecento raffigurante Sant’Antonio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17636/Polpenazze+del+Garda+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Polpenazze_del_Garda)

POLI (Roma). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale 49a
https://goo.gl/maps/YPDWLhzR2ch8TNQT7

 

La fondazione dell’edificio è fatta risalire al secolo XIV, così come testimoniato dalla bifora (poi tamponata) posta in facciata e dal piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa.
Nel XV -XVI secolo la chiesa fu decorata, per la quasi totalità, con pitture parietali.
La sacrestia fu realizzata nel 1848 per volontà del sacerdote Giuseppe Mazzetti.
La facciata venne fatta restaurare dal sacerdote Giuseppe Rosa nel 1874, così come attestato da una lapide commemorativa.
Nel XX secolo alcuni restauri hanno interessato la tettoia e anche le pitture parietali.
Secondo Mons. Cascioli1 (p. 129) vicino alla chiesa sin dal XIII secolo vi era un piccolo ospedale per malati e pellegrini, attivo ancora nel XVII secolo.

La facciata ha un semplice portale arcuato sormontato da un rosone col campanile posto sul lato sinistro. Si accede all’edificio attraverso una scalinata. Altro ingresso è posto lungo la parete destra.

La chiesa presenta una pianta rettangolare a navata unica terminante con abside semicircolare decorata da pitture parietali.
L’interno è coperto da una capriata lignea con tre cappelle poste sulla parete sinistra, tutte con dipinti parietali. Sulla parete destra si aprono delle piccole finestre. Pavimento in cotto e pietra.
Il piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa è una specie di atrio diviso dal resto dell’edificio da un grande arco a tutta pietra di tufo, secondo il citato mons. Cascioli, “di struttura forse anteriore al secolo XIV: i piccoli cornicioni tra un altare e l’altro rimontano a questo secolo”.

Nel 1873 si eseguirono dei dubbi interventi di restauro sui dipinti parietali che nel 1709 erano stati quasi tutti ricoperti di calce, rimanendo visibili, scrive mons. Cascioli (p. 273): “… le sole pitture delle tre piccole cappelle, nella prima delle quali s’ammira, condotta con buon gusto, la scena del Santo Presepio; nella seconda S. Gregorio I papa, S. Rocco e S. Sebastiano con altre figure; nella terza l‘apparizione di Cristo risorto alla Maddalena nell’atto di dire: «Noli me tangere». Tutte queste opere rimontano alla metà del secolo XVI, avendo io stesso scoperto in una targhetta degli arabeschi la data precisa del 1537.
In questi ultimi anni, cioè il 1873, alcuni Polesi ebbero la bella idea di togliere pazientemente le croste di calce dalle pareti dell’altare maggiore per far riapparire le coperte pitture, che malamente però s’ebbe il pensiero di ritoccare, per le quali occorreva un ottimo figurista. Ricomparvero dunque una bella Risurrezione del Signore, S. Giovanni Evangelista, S. Antonio abate, l’Annunziazione della B. Vergine e negli specchi in alto Mosè ed una Sibilla. La chiesa è figliale dell’Arcipretale sotto la giurisdizione della Confraternita del Ss.mo Sacramento. Trovasi presso la porta una miracolosa immagine in affresco della SS.ma Vergine.”

Nell’arco di accesso al vano sotto la torre campanaria, nel pennacchio destro, vi è un dipinto raffigurante l’Annunziata, che nella schedatura del Lattanzi (S. B. A. S. 1930 n. 61) veniva considerato opera di un pittore tosco-romano della fine del secolo XIV. Mons. Cascioli1 attribuì l’affresco ad un artista locale, Giacomo Antonio da Poli, attivo intorno alla metà del secolo XV e che avrebbe dipinto anche nella vecchia chiesa di S. Pietro, poi rifatta; tuttavia il pittore risulta dai documenti sicuramente attivo a Roma alla metà del secolo XV, nella decorazione della Cappella Nicolina in Vaticano a fianco di Benozzo Gozzoli e del Beato Angelico, del quale fu allievo. Evidenti sono gli influssi dell’Angelico in questo affresco, sia nella delicatezza dei colori, che nella modulazione ornamentale della linea e anche nell’atteggiamento aggraziato e malinconico delle figure.
Nel vano sotto la torre campanaria, nel 1873, dopo che era stata tolta la calce che ricopriva l’arco d’accesso al piccolo ambiente, fu scoperto un affresco raffigurante una Santa Martire assai simile nello stile a quello della figura dell’Annunziata, attribuita a Giacomo da Poli.
Si può ipotizzare, quindi, che tutti gli affreschi che decoravano il piccolo vano siano stati eseguiti da questo artista polese, nella prima metà del secolo XV.

 

Bibliografia:
1. Giuseppe Canonico Cascioli, Memorie Storiche di Poli, Editrice “Vera Roma”, Roma 1896 (Sulla Chiesa di S. Antonio pp. 274-77)
IX Comunità Montana del Lazio – Patrimonio Artistico e Monumentale – Dicembre 1995

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49361/Poli+%28RM%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.comune.poli.rm.it/c058078/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20106

MAIRANO (BS), frazione Pievedizio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Borghetti
https://goo.gl/maps/tGmuM497fXoDnE4D9

 

Non vi sono notizie della prima chiesa dedicata a Sant’Antonio abate che il vescovo Bollani nel 1565 trovò così in disordine e cadente da raccomandarne la ricostruzione.
Nel 1601 la ricostruzione della chiesa era già in corso. Nel XVII secolo aveva tre altari: Maggiore, del Santissimo Sacramento è della Madonna del Rosario.

Nel 1933 venne edificata la nuova chiesa sotto la guida del parroco don Giuseppe Tavolazzi: i lavori furono appaltati alla ditta Fratelli Paterlini di Brescia, il 19 luglio; iniziati successivamente, il 24 luglio; terminati il 25 novembre. Lo stesso anno il parroco, autorizzato dal vicario capitolare, benediva la chiesa.
Iniziato subito dopo il rifacimento della chiesa, il campanile veniva completato nel 1935.
Nel 1935 era conclusa la decorazione della chiesa ad opera del pittore Vittorio Trainini (Mompiano di Brescia, 1888 – 1969).
Negli anni ’80 del XX secolo sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici esterne.
Negli anni 2000 sono stati eseguiti interventi di restauro delle superfici interne.

La facciata, a doppio registro, presenta corpo centrale leggermente aggettante che spicca grazie alla presenza di frontone triangolare in sommità e di lesene laterali. Il registro inferiore presenta in mezzeria il portale di accesso con coronamento triangolare in marmo di Botticino mentre quello superiore presenta finestra con arco a tutto sesto e balaustre. Completa l’alzato una croce metallica posta in corrispondenza della linea di colmo. Oltre all’apertura sul prospetto principale, le finestre a tutto sesto disposte sui lati lunghi e la zona presbiterale consentono l’illuminazione naturale degli spazi interni.
Il possente campanile, in muratura laterizia, si trova a ridosso del prospetto sud dell’edificio.

L’interno, avente superfici ornate a rilievo e con pitture murali, si presenta a navata unica, orientato a ovest, a pianta rettangolare. Un cornicione leggermente aggettante e delle lesene composite percorrono l’intero perimetro e scandiscono lo spazio. La navata presenta un soffitto orizzontale con decorazione a finti cassettoni e volta a botte e semi cupola nella zona presbiterale.
La chiesa è arricchita di preziosi altari con marmi policromi ad intarsio di madreperla e decorata con affreschi di Vittorio Trainini, tra i quali l’Assunzione di Maria al cielo, che ricopre tutta la navata centrale.
È dotata da una pala raffigurante la Vergine con il Bambino, sant’Antonio abate e san Rocco.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/58695/Mairano+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

ROMA. Monastero delle Benedettine Camaldolesi di Sant’Antonio abate sull’Aventino

Via di S. Sabina ,64
https://goo.gl/maps/Ftmuq2kzpbpRY1Lu7

 

Un monastero di monache benedettine camaldolesi era stato fondato presso la chiesa di Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. La chiesa era situata al numero 28 della moderna Via della Lungara, nel Rione Trastevere, successivamente demolita.
La comunità era stata fondata da Maria Angela Pezza, che era nata a Roma nel 1687. Appena rimasta vedova, si affrettò a sistemare convenientemente i suoi tre figli e sotto l’abile direzione spirituale del camaldolese Alfonso Eufemi, monaco di San Gregorio al Celio, intraprese la fondazione di un Monastero di Oblate Camaldolesi. Fu questo il monastero dedicato a S. Antonio abate, inizialmente formato da semplici oblate, che divenne in seguito un monastero di monache con voti solenni e clausura papale (1740). La serva di Dio morì il 29 luglio 1758.
La comunità gestiva una piccola scuola per ragazze per mantenersi. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, vedi scheda,  e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871.

Nel 1878 le monache aprirono il nuovo convento di Sant’Antonio abate sull’Aventino e lì sono rimaste.

Le monache gestiscono oggi una foresteria per l’accoglienza di pellegrini e turisti e una “mensa dei poveri”.

 

Link:
http://www.camaldolesiromani.com/foresteria-2/

http://www.camaldolesiromani.com/mensa-poveri/

http://www.camaldolesiromani.com/angela-pezza/

ROMA. Chiesa cattolica russa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, con affreschi

Via Carlo Alberto, 2
https://goo.gl/maps/qVRJ3Mp8fLj1VHYu6

 

Sorge sul colle Esquilino (nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore), edificata nel 1308, nel sito di una preesistente chiesa intitolata Sant’Andrea cata barbara (del V secolo). Questa chiesa, costruita all’interno della “Basilica di Giunio Basso” – in realtà una grande aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.C. – prese il nome dall’annesso monastero denominato “cata barbara patricia“, in ricordo dell’antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine “barbara” aveva originato la denominazione “catà barbarum patricium“, ossia “presso il barbaro patrizio”.

La chiesa di S. Antonio fu costruita accanto al preesistente ospedale per la cura del “fuoco di sant’Antonio” costruito dal cardinale Pietro Capocci nel 1259 (intitolato a Sant’Andrea). Il primo rettore dell’ospedale fu nominato da papa Clemente IV nel 1266. Una ventina di anni dopo papa Niccolò IV trasferì l’amministrazione dell’ospedale agli Antoniani, i quali ottennero nel 1308 di poter costruire la nuova chiesa e fu così che il nuovo complesso costituito da chiesa ed ospedale fu dedicato a S. Antonio abate.

Nel 1481 la nuova chiesa subì un primo rifacimento per volere del cardinale Costanzo Guglielmi durante il pontificato di Sisto IV e fu allora che l’antica chiesa di “S.Andrea cata barbara” fu incorporata nella grande recinzione del complesso: il bel portale romanico che oggi è sulla facciata della chiesa sarebbe proprio l’ingresso principale dell’antico complesso, probabile opera dei Vassalletto, dinastia romana di marmorari (circa 1262-66). L’iscrizione posta sopra il portale ricorda la fondazione dell’ospedale voluta dal cardinal Capocci con i nomi degli esecutori testamentari, il vescovo Ottone di Tuscolo e il cardinale Giovanni Caetani (poi papa Niccolò III). Armellini trascrisse nel 1891 l’iscrizione (oggi poco leggibile): “D[omnus] Petrus Capoccius, cardinalis, mandavit construi hospitale in loco isto et D[omni] Otho Tusculanus, episcopus, et Iohannes Caietanus, cardinalis, exequutores eius fieri fecerunt pro anima D[omni] Petri Capocci.”

I canonici Antoniani erano diventati famosi per la loro cura dei malati; di conseguenza, ebbero il privilegio di prestare servizi medici alla casa pontificia.

Agli inizi del Settecento la chiesa ebbe un ulteriore restauro ad opera di un architetto della scuola di Alessandro Galilei.
Gli edifici ospedalieri si trovavano per lo più sul lato sinistro della chiesa. Sull’altro lato della parete della navata sinistra della chiesa si trovava un ampio cortile, con un piccolo corpo d’ingresso sulla strada e il corpo principale prospiciente sull’altro lato del cortile. Un terzo grande blocco continuava il fronte stradale dall’altro lato di un piccolo cortiletto di cucina, quasi fino alla facciata di Santa Maria Maggiore. Un quarto, piccolo blocco, abbracciava la chiesa sul lato destro della facciata.
L’ospedale disponeva di ampi giardini, che arrivavano a nord fino all’attuale via Principe Amedeo.
L’antica facciata presentava il portale ad arco medievale, che si ergeva su ogni lato delle facciate domestiche e al di sopra del quale era un camminamento orizzontale con ringhiera in ferro. Al di sopra di questa a sua volta c’era l’estremità della navata centrale, che aveva una grande finestra a tutto sesto, una coppia di lesene ioniche laterali e un frontone triangolare di coronamento contenente un piccolo oculo.

Un convento di  monache camaldolesi era stato fondato a Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871. Nel 1877 la chiesa fu chiusa al culto e l’anno successivo le monache aprirono un nuovo convento intitolato a Sant’Antonio abate sul colle Aventino  (vedi scheda).

La chiesa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino fu sconsacrata e adibita a deposito di un ospedale militare che allora occupava l’antico convento; quindi l’edifico e le opere d’arte, compresi gli affreschi, furono gravemente danneggiati.
Nel 1928 l’intero complesso fu acquistato dalla Santa Sede e la chiesa, restaurata per volontà di Pio XI, fu assegnata ai cattolici russi di rito bizantino, pur mantenendo la dedica a S. Antonio abate, mentre l’antico ospedale fu trasformato in un celebre centro di studi russi ed orientali denominato “Pontificio Collegio Russicum”.  Sull’altro lato della chiesa fu stabilito il Pontifico Istituto Orientale.

Oggi si accede alla chiesa tramite una doppia rampa di scale, costruite dopo il 1870, quando enormi sbancamenti di terreno portarono all’abbassamento del livello della via Carlo Alberto. Invece prima la chiesa dava su una grande piazza, dove il 17 gennaio, giorno della festa di sant’Antonio, si svolgeva la consueta e celebre benedizione degli animali che oggi è trasferita, per motivi di intralcio al traffico, nella vicina chiesa di S. Eusebio.

 

L’interno, in forme settecentesche, presenta una pianta a croce latina con tre navate suddivise da pilastri, coperte da volte a crociera. La navata centrale è conclusa da una profonda abside tonda, mentre absidi esagonali sono in corrispondenza delle navate laterali.
La chiesa, modificata per adattarsi alle esigenze del rito russo, presenta una iconostasi1a tre porte opera di Grigorij Pavlovic Maltzeff (1881 – 1953). Al centro la “Porta Reale”, aperta solo nei momenti più solenni della celebrazione, e sopra di essa la raffigurazione dell‘Ultima Cena.
All’inizio della navata di destra si trova la cappella di Santa Teresa, opera di Domenico Fontana del 1583, ora dedicata ai Santi Cirillo e Metodio. Conserva stucchi settecenteschi e decorazioni successive realizzate da Grigorij Pavlovic Maltzeff.

La chiesa conserva un affresco raffigurante la Crocifissione di Giovanni Odazzi, XVIII secolo.

 

 

Nella parete della navata sinistra sono stati murati frammenti di bassorilievi, forse un ciborio, trovati durante i restauri del 1930, appartenenti all’antica chiesa di Sant’Andrea cata barbara e databili tra il IX e il X secolo.

 

 

La figura di S. Antonio compare in un mosaico moderno di stile russo e in uno stendardo dipinto, foto a sinistra.

 

 

 

Il tamburo della cupola fu affrescato nel 1585 da Nicolò Circignani detto Il Pomarancio (1530 circa – 1597).La chiesa conserva numerosi affreschi eseguiti nel 1585-86 che illustrano le Storie di sant’Antonio abate, realizzati da Giovan Battista Lombardelli detto Della Marca (1535/40 – 1592) e da Niccolò Circignani il Pomarancio, del quale rimangono quattro episodi nel tamburo della cappella grande. (vedi gallerie in basso).

 

 

Notizie e immagini da
https://www.romasegreta.it/esquilino/s-antonio-abate.html

https://www.collatio.it/lista-argomenti/fotogallery/o-foto-varie/967-roma-chiesa-di-sant-antonio-sull-esquilino-affidata-ai-padri-gesuiti-che-celebrano-liturgia-bizantino-russa.html

https://romanchurches.fandom.com/wiki/Sant%27Antonio_Abate_all%27Esquilino

Rilevatore: AC

 

 NOTA 1. Nell’ambito della Chiesa ortodossa russa l’iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell’ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.