PIARIO (BG). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo

via Mons. Speranza, 41
https://goo.gl/maps/Mquzp47J96kaKyw27

 

La prima menzione di una comunità stabilitasi a Piario risale al 1414, e poco successiva fu la volontà di costruire la chiesa intitolata a sant’Antonio abate, santo eletto a protezione della campagna e degli animali, la cui edificazione è risalente a una data precedente il 1451, quando risulterebbe registrata una commissione al Busca per la pala intitolata alla Natività.
La datazione è confermata dalle ricerche archeologiche eseguite nel 2007 sul sagrato, antico luogo cimiteriale chiuso nel 1761, dove sono stati reperiti residui di fondazioni risalenti dal 1425 al 1480, e dalla presenza di affreschi di sicura fattura quattrocentesca.
Dagli atti della visita pastorale di san Carlo Borromeo di evince che l’aula aveva quattro altari gestiti dalla relative confraternite. Di questo oltre l’altare maggiore intitolato al Santissimo Sacramento, vi erano quello dedicato alla Madonna del Santo Rosario, quello a san Cristoforo o “de defunti del Purgatorio” e forse il quarto agli sposi Giuseppe e Maria. Medesima descrizione verrà fatta dal vescovo Gerolamo Ragazzoni nel 1590.
Dalla visita pastorale di Federico Corner di rileva che dei quattro altari presenti nella chiesa, uno non ha la pietra sacrata, probabilmente quello che poi venne intitolato alla Madre di Gesù nel medesimo anno, come protettrice della flotta cristiana contro i turchi. (La battaglia di Lepanto è del 1571). Gli atti della visita del vescovo Luigi Grimani recitano: Visitavit altare B. M. V. Rosarii quod est portatile.
L’attuale edificio è il risultato di una quasi totale ricostruzione avvenuta nel 1671.
Nel 1924 avvennero lavori di restauro ed innalzamento della tribuna dell’altare maggiore.
Nel 1935 furono eseguiti lavori di conservazione nella chiesa.

L’edificio è preceduto da un porticato composto da colonne in arenaria poggianti su di un’alta zoccolatura sagomata con capitello corinzio, che sorreggono i tre archi con volte a crociera.
Sulla facciata, al centro, un portale in arenaria presenta fregi nei ritti e nell’architrave, ha coronamento costituito da timpano barocco spezzato con in centro, su base rettangolare, il busto di S. Antonio abate in arenaria. Ai lati dei ritti sono poste paraste con due cariatidi a forma di angelo. Nel fregio della trabeazione è applicato un angioletto con ali. L’apertura di porta, preceduta da due gradini di arenaria e completa di serramento in legno a due ante con portella di servizio, immette nel vano della chiesa pavimentato in piastrelle di cemento grigie e nere. La parte superiore della facciata ha una grande apertura rettangolare atta a illuminare l’aula.
Il campanile, edificato in pietra squadrata nel 1499, ha la base incorporata nel vano della chiesa occupato dalla sagrestia e possiede un concerto di cinque campane datate tra il 1799 ed il 1809.

L’aula a navata unica è divisa da lesene in tre campate coperte da volta a botte raccordato alle pareti da cornicione di stucco. Nella seconda campata a destra si apre un’ampia cappella dedicata alla Madonna, coperta da cupoletta con tre finestre delle quali una finta. Dirimpetto, nella seconda campata a sinistra, si apre un’apertura di porta a due ante, seguita dalla bussola dell’ingresso laterale la quale permette anche di passare al battistero, ricavato esternamente alla chiesa e formato da un piccolo vano illuminato dalla finestra posta verso ovest.
Il presbiterio della chiesa rimane sopraelevato di due gradini rispetto al piano della navata; la pavimentazione è in marmo nero con intessi rossi; la decorazione è sobria ed è costituita da rari stucchi che servono da cornice a cinque medaglioni dipinti raffiguranti le seguenti scene: le due cartelle del volto del presbiterio il Padre Eterno e lo Spirito Santo, mentre le tre della navata l’Incoronazione della Madonna, la Venuta dello Spirito Santo e la Gloria di  sant’Antonio abate.

La cappella sul lato destro dedicato alla Beata Vergine del Rosario che conserva in una teca di vetro la statua lignea opera del 1774 di Grazioso Fantoni il Giovane raffigurante una delle pochissime testimonianza di statue della Dormitio Virginis. L’altare ha su due lati della mensa vi sono le due statue di santa Caterina da Siena e a sinistra san Domenico di Guzman. La parte superiore dell’altare vi è la una nicchia che conserva la statua lignea della Madonna del Rosario di ignota realizzazione, mentre lateralmente vi sono quadretti, eseguiti da Domenico Carpinoni del XVII secolo eseguiti a olio su rame.

PIARIO – pala Albrici

 

L’altare maggiore è opera lignea di Giovanni Giuseppe Piccini da Nona (1690 – 1710) e la pala, che misura 237 x 141 cm, è di Enrico Albrici da Vilminore (1714 – 1775) e raffigura la Gloria di sant’Antonio abate.

 

Alcuni affreschi sono datati fra 1466 e 1494; altri arrivano sino al XX secolo.
La navata espone il dipinto di Domenico Carpinoni (Clusone, 1566 – 1658) e bottega, raffigurante il Suffragio (Santissima Trinità con San Cristoforo, Beato Alberto da Villa d’Ogna e le anime purganti). (foto in basso)

La tempera su tela raffigurante la Natività attribuita a Giacomo Borlone de Buschis, XV secolo, è inserita in una ancora lignea con paraste complete di fregi e colonne dorate (foto in basso).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31571/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_(Piario)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5548933/Albrici+E.+sec.+XVIII%2C+Gloria+di+S.+Antonio+abate

Alcune immagini sono tratte da:
https://www.verzerirestauri.it/sito/restauro-affreschi-antichi/affreschi-di-piario.html

http://www.architecno.eu/piario

Piario- pala del Suffragio- D. Carpinoni

Piario- Giacomo Busca-La_natività – XV sec.

 

CAPRINO BERGAMASCO (BG), frazione Sant’Antonio d’Addda. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 9
https://goo.gl/maps/6ERM3AqDpCQWcGUc7

 

La chiesa è citata nel 1591 come facente parte dell’arcidiocesi di Milano; fu smembrata da quella di Caprino Bergamasco con decreto dell’arcivescovo Gaspare Visconti del 29 agosto 1591.Nel 1786 l’autorità pontificia, con atto del 13 novembre, autorizzava la procedura di passaggio della parrocchia di “Sant’Antonio” dalla pieve milanese di Brivio alla diocesi di Bergamo.
Ritenendo che la chiesa antica fosse decadente e non più adatta ad accogliere i fedeli, venne accolto il progetto dell’architetto Simone Cantoni, e fu riedificata tra il 1778 e il 1781.
Il 1863 vide la consacrazione del nuovo edificio da parte del vescovo Pier Luigi Speranza. Nel 1890 la chiesa fu oggetto di lavori di restauro e mantenimento in particolare per la zona absidale.
Il vescovo Adriano Bernareggi visitò la località nel 1942 e sigillò nell’altare maggiore le reliquie dei santi Alessandro di Bergamo, Mauro, Antonio abate, e san Sebastiano. Con decreto del 27 maggio 1979 del vescovo di Bergamo Giulio Oggioni la chiesa fu inserita nel vicariato di Calolzio-Caprino.
Nel 1946 la chiesa fu sottoposta ad un generale intervento di restauro. Nella seconda metà del novecento furono eseguiti lavori di pavimentazione del sagrato, e la posa del nuovo altare maggiore come da disposizioni del concilio Vaticano II.

L’edificio con orientamento a sud, è anticipato dal sagrato con pavimentazione in lastre di pietra. La facciata intonacata è divisa in tre settori da lesene che formano degli sfondati rettangolari laterali. Centralmente vi è il porticato l’entrata principale con contorni in pietra inserita in una architettura che si collega con la parte superiore dove è posta centralmente un’ampia finestra rettangolare atta a illuminare l’aula. la facciata termina con il timpano rettangolare spezzato nella parte inferiore.
La torre campanaria posta sul lato sinistro dell’edificio, è divisa in quattro settori e è fornita del concerto di cinque campane.

La navata unica dell’aula a pianta rettangolare, è divisa in tre campate da lesene stuccate a lucido complete di alto basamento e terminanti con capitelli ionici che reggono la trabeazione e il cornicione non percorribile che ricorre su tutta l’aula e il presbiterio. Gli altari sono posti nella seconda campata, dedicato alla Pietà quello a sinistra e all‘Immacolata Concezione quello corrispondente a destra.
Nella terza campata sono posti due ingressi. La zona presbiteriale a pianta rettangolare è sopraelevata da tre gradini e si presenta con la copertura da volta a botte mentre il coro semicircolare si chiude nel catino absidale.

Gli affreschi interni furono realizzati nel 1797 da Vincenzo Angelo Orelli (Locarno, 1751 – Bergamo, 1813). Il dipinto della cupola raffigura la Gloria di sant’Antonio abate nell’iconografia tipica. Il Santo indossa un ampio saio e mantello; i suoi consueti attributi sono retti dagli angioletti (bastone a Tau, campanella, libro e fuoco). A destra, in saio verde, san Paolo eremita; non manca il corvo col pane nel becco.
La chiesa conserva sette opere del pittore di Clusone Antonio Cifrondi (1656 – 1730).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31266/Chiesa+di+Sant%27Antonio

https://www.comune.caprinobergamasco.bg.it/sites/default/files/s.antonio-per-sito2.pdf

TRAVESIO (PN). Pieve di San Pietro Apostolo, con immagine di Sant’Antonio abate.

L’antica pieve di Travesio venne costruita prima del 1174 considerato che è nominata nella bolla di papa Alessandro III (Anagni 27 aprile 1174) con la quale venne estesa la sua giurisdizione su tutta la zona collinare e montana compresa tra il Tagliamento e il fiume Meduna, fino allo spilimberghese.
travesioLa chiesa è eretta su un rialzo naturale sul quale esisteva una fortificazione, come attestava una torre tre-quattrocentesca che, trasformata in campanile nel XVII secolo, venne demolita nel 1882 dopo essere stata danneggiata da un fulmine. Accanto alla chiesa si trova Il nuovo campanile, completato nel 1905 e il cimitero. Durante i lavori di modifica di fine ottocento vennero ritrovati frammenti di epoca romana e tracce del lastricato dell’antico fortilizio.
Non esistono documenti che permettano una datazione certa della chiesa primitiva ma la pieve è documentata ampiamente dal secolo XII. Fu qui che il 4 settembre 1365 venne presentata la richiesta di pace dei signori ribelli al patriarca, nel contesto delle contese tra quest’ultimo e gli Asburgo.
Riedificata nella seconda metà del Quattrocento, la chiesa venne arricchita con numerose opere d’arte. Vi è memoria di tre ancone lignee di cui una di Leonardo Thanner (attivo tra il 1464 e il 1499), opere quattrocentesche perdute o disperse. Intorno al 1490 Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca – 1531) realizzò per la chiesa un portale, delle statue e un prezioso battistero. Tra il 1515 e il 1516 venne modificata la zona absidale che venne affrescata tra il 1517 e il 1526 da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1483c. – Ferrara, 1539).
Tra il 1843 e il 1860 la chiesa subì notevoli modifiche, in particolare la precedente aula unica venne sostituita da tre navate dalle linee neoclassiche. Della chiesa precedente vennero conservati l’abside affrescata ed alcune delle opere del Pilacorte. Il terremoto del 1976 ha arrecato gravi danni alla chiesa il cui restauro si è completato nel 1985. Nel 2007 è stato completato il restauro degli affreschi.
L’attuale facciata di gusto neoclassico risale al rifacimento ottocentesco. Il portale centrale, più grande, è sormontato da un timpano con un bassorilievo con motivi floreali ed una tiara. I portali laterali hanno piedritti scolpiti con motivi vegetali, figure umane e animali, che richiamano le opere del Pilacorte, ascrivibili ad un lapicida del XVI secolo. All’interno l’aula è divisa in tre navate con grandi colonne in muratura.
travesioL’abside poligonale, conserva il più ampio ciclo di affreschi del Pordenone, considerato uno dei principali freschisti del Rinascimento, conservatosi in Friuli. La decorazione venne attuata in tempi diversi. Al 1517 si fa risalire il progetto complessivo della decorazione, secondo alcuni autori ispirato da un viaggio a Roma durante il quale ebbe modo di vedere le opere di Michelangelo Buonarroti.
In una prima fase, a ridosso del 1517, dipinse la volta mentre le pareti del coro vennero affrescate tra il 1525 e il 1526. Nel tempo il ciclo ha subito molti danni e perdite di superfice pittorica, in particolare nelle parti basse delle pareti, per cui alcune delle scene sono poco leggibili.
L’arco trionfale che introduce all’abside è decorato con le Virtù cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia Temperanza) e Teologali (Fede, Speranza, Carità), e sui piedritti sono raffigurati San Sebastiano e San Rocco. Attorno alla finestra del coro si vedono mezzi busti di alcune Sante a destra Apollonia, Agata e Veronica con il sudario, a sinistra Lucia e un’altra Santa (forse Caterina) ed in basso, ai due lati, piccoli putti.
travesioLo spazio del presbiterio presenta un perimetro di cinque lati, con i due lati lunghi laterali che in alto si concludono in due vele, mentre gli altri lati ne presentano una ciascuno. Le sette vele convergono alla sommità verso uno spazio nel quale è dipinta la scena principale del ciclo dedicato al titolare della chiesa, scena che illustra “il trionfale ingresso di San Pietro alla gloria celeste”.
Il santo si prostra davanti alla solenne figura del Redentore mentre il Padre Eterno guarda dall’alto. La figura nuda e possente del Cristo, con il mantello mosso da un vento impetuoso, domina lo spazio. Tutto attorno si dispongono figure di profeti ed angeli. In alto le schiere angeliche suonano e intonano cori celesti. Interessante è la precisa riproduzione degli strumenti musicali, gli stessi usati all’epoca: la viola da gamba, il liuto, la ribeca, e tra i fiati la bombarda soprano e contralto, il trombone e la cornamusa.
travesioOgni vela include un ovale e una lunetta. I sette ovali raffigurano episodi tratti dall’Antico Testamento: la consegna delle leggi a Mosè, il sacrificio di Isacco, Davide e Golia, Giona rigettato dalla balena, la fuga di Loth da Sodoma, Giuditta e Oloferne e Sansone e Dalila. Nelle lunette sono rappresentate la caduta di Simon mago e sei scene della vita di San Pietro: San Pietro condotto davanti al giudice, San Pietro in carcere confortato da due angeli, la scena del Quo vadis, la condanna, la crocefissione e le esequie. Si tratta di scene ricche di figure e di dettagli, ambientate in spazi architettonici con finestre aperte sul paesaggio. Tutti gli episodi sono inframezzati da ricchi apparati decorativi a grottesca, tra putti, satiri, emblemi e motivi fito-zoomorfi, il tutto su un fondo solcato da un tratteggio in origine dorato.
Gli affreschi sul lato sinistro del coro rappresentano l’Adorazione dei Magi e le Nozze di Cana. Al centro la Pietà e sul lato destro il Martirio di San Paolo e la Conversione di Saulo. Si tratta di scene ampie e complesse nell’articolazione all’interno di finte architetture, alcune molto lacunose. Un antico disegno dell’Adorazione, scena oggi scarsamente visibile, mostra la ricchezza della composizione originaria, con le figure dei Magi, in ricchi abiti, che si prostrano davanti al Bambino tenuto in braccio dalla Madonna, seduta accanto a San Giuseppe, in un ampio paesaggio tra dignitari, paggi e levrieri. Tra le scene più leggibili è la Decapitazione di San Paolo che coglie il momento saliente, con il carnefice con la spada sollevata e la folla della città che assiste.
travesioGiovanni Antonio Pilacorte, a tutt’oggi il più conosciuto scultore rinascimentale del Friuli, nacque a Carona, sul lago di Lugano intorno al 1455. Dopo un’iniziale formazione in patria, si trasferì nel 1484 in Friuli, prima a Spilimbergo dove tenne bottega e verso la fine della sua vita a Pordenone.
Per la Pieve di Travesio, Pilacorte scolpì verso il 1490 uno dei suoi più significativi fonti battesimali, danneggiato, come il campanile, dal fulmine nel 1882. Oggi è visibile a sinistra vicino all’ingresso. Si tratta di un’opera monumentale che conserva tracce del colore originario, siglata sulla coppa con il caratteristico monogramma a forma di triangolo con al vertice la croce.
Sulla coppa vi è l’iscrizione “AQVA ET SPIRITV OMNES PURIFICAMVR” (Siamo tutti purificati con l’acqua e con lo spirito) racchiusa tra fasce di raffinata decorazione a bassorilievo con motivi geometrici e vegetali. Essa poggia su una singolare base triangolare, ai cui lati si dispongono tre angioletti musicanti, con i visi paffuti e comodamente seduti sul risvolto delle foglie d’acanto che ricoprono il fusto. Essi suonano strumenti riconoscibilissimi: un cembalo con sonagli, un flauto dritto e un liuto a quattro corde. Il fonte si presenta con una copertura metallica del XVII sec, lavorata a sbalzo e colorata.
Alla fine della navata sinistra è stato ricomposto il portale scolpito nel 1484 dal Pilacorte per la facciata della chiesa più antica, prima opera datata dello scultore. I pilastri sono percorsi da una decorazione con motivi vegetali, animali e mascheroni. Sull’architrave è riportata l’iscrizione “S(ancto) PIETRO APOSTOLO SACRVM 1484” (Tempio (dedicato) a San Pietro Apostolo 1484) e, sopra di essa sono state collocate le statue dello stesso Pilacorte che rappresentano il Padre Eterno reggente il globo e benedicente, a mezzo busto, ed ai lati le figure inginocchiate dell’Angelo e di Maria nell’Annunciazione.
Le fonti riferiscono che la facciata della chiesa più antica era decorata anche con un affresco del Pordenone raffigurante un gigantesco San Cristoforo, perduto nei rifacimenti successivi.
travesioSopra il portale del Pilacorte è collocata una tela raffigurante la Madonna del Rosario con i Santi Sebastiano, Rocco e Antonio Abate di Pomponio Amalteo (1505 – 1588), allievo e genero del Pordenone, datata 1537. Le figure sono ambientate in un ampio paesaggio pedemontano, con i volti che rispecchiano la capacità ritrattistica del pittore, come mostrano la spiccata figura di San Rocco, rappresentato avvolto in un mantello e con la bisaccia da pellegrino ai suoi piedi, e quella di Sant’Antonio abate, che appoggiato sul suo tipico bastone è accompagnato dal porcellino, suo tipico attributo.
Sull’architrave di un portale all’interno della sacrestia, attribuito al Pilacorte e proveniente dalla chiesa più antica, è scolpita la figura di San Pietro seduto in cattedra (1515), con la tiara e in mano una chiave e il Vangelo. L’altare maggiore ha tabernacolo e mensa fittamente decorati con teste di cherubini e due statue dei Ss. Pietro e Paolo di Francesco Sabbadini (datate 1750-1761). L’acquasantiera su base circolare con coppa scanalata è degli inizi del XVI sec.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Appunti sulla scultura in pietra in Friuli in: Sot la nape, a.26, n.3-4 (luj-dicembar 1974)
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Boni de Nobili Francesco. Guida ai luoghi e alle opere di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone nella Provincia di Pordenone Dario de Bastiani Editore Vittorio Veneto 2015
– Furlan Caterina Itinerario pordenoniano da Collalto a Travesio in Furlan Caterina, Bonelli Massimo, Goi Paolo, Portolan Renato. Il Pordenone a Travesio. Comune di Travesio 1984.
– Miotti Tito (a cura di) Feudi e giurisdizioni del Friuli occidentale. [Udine]: Del Bianco, 1980
– Reale Isabella La pieve di S. Pietro apostolo e le chiese di Travesio Udine: Deputazione di Storia Patria per il Friuli, 2020
– Rizzi Aldo Profilo di storia dell’arte in Friuli. 2. Il Quattrocento e il Cinquecento. Del Bianco Editore 1979.
– Rugo Pietro, Rugo Ornella. Chiesa di San Pietro Apostolo di Travesio. 5° Comunità Montana della Val d’Arzino, Val Cosa, Val Tramontina e Pro Loco di Travesio (PN) Bertoncello Arti Grafiche in Cittadella 1990
– Sito Chiese Italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=65811

Indirizzo:
SP32 – Travesio – 33090 Spilimbergo PN [Al lato opposto della strada provinciale rispetto alla chiesa si trova l’ampio parcheggio gratuito a servizio della stessa e del cimitero]

Data ultima verifica: giugno 2022

Info: la chiesa è aperta in occasione delle celebrazioni.

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

 

VALBONDIONE (BG), frazione Fiumenero. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Dante, 26 (Via Sant’Antonio)
https://goo.gl/maps/iJpKBwKhVSF5ZMus7

 

La Chiesa a Fiumenero, in alta Val Seriana, fu edificata dall’8 maggio 1747, come riporta la scritta posta sopra l’ingresso principale, ma le sue origini sono molto più lontane e risalenti almeno al 1520 se non addirittura al 1400 come indicato in vecchi documenti.
La chiesa risulta essere parrocchia nel 1759: fu infatti consacrata il 4 luglio dal francescano Serafino Torriani, incaricato dal vescovo di Bergamo Antonio Redetti.
La chiesa attuale è la terza in ordine di costruzione.

La facciata della chiesa è volta a sud e ha la caratteristica di essere di misura inferiore rispetto all’interno, ed è raggiungibile dalla strada mediante quattro gradini. Preceduta da un ampio sagrato, si presenta tripartita da quattro lesene e composta su due ordini da una cornice marcapiano, la classica composizione architettonica d’uso nel Settecento. La parte inferiore presenta il portale con architrave in pietra che sorregge il timpano curvilineo spezzato. Il secondo ordine ha una grande finestra rettangolare che porta luce all’interno dell’aula La cornice sorregge il timpano triangolare. Oltre la facciata è ben visibile il prosieguo della chiesa di maggiori dimensioni.
La torre campanaria ha un base in pietra stilata e il castello sostiene cinque campane consacrate nel 1850.

L’aula si presenta di discrete proporzioni, da una campata leggermente minore si prosegue in spazi di misure più ampie. Il presbiterio accessibile da tre gradini di forma rettangolare e di misure leggermente inferiori rispetto all’aula.
L’altare maggiore è adornato da tre tele settecentesche. Una raffigura il Redentore che appare a sant’Antonio abate e un’altra l‘Educazione della Vergine con i santi Anna e Gioacchino.
Gli altari conservano tele di buon rilievo artistico. Di ignoto la Deposizione di Cristo con san Pietro sant’Antonio, san Giacomo e san Paolo lavoro del XVI secolo. Di notevole interesse sono i dipinti di Domenico Carpinoni (1566-1658): San Sebastiano e San Rocco, traslato dalla vicina chiesetta di San Rocco e la Trinità con la Madonna e le anime purganti e santi Lucia, Lorenzo e Antonio abate.

Sopra l’entrata è posta una bella Deposizione fra Santi del ‘600 di gusto manierista.
Le quattordici stazioni della Via Crucis sono state dipinte da Gaetano Peverada.
L’ancona dell’altare intitolato alla Madonna del Sacro Rosario è un lavoro di bottega fantoniana datato 1771. Del 1775 l’ostensorio dell’altare maggiore sempre dei Fantoni.
L’organo posto sul lato di destra del presbiterio è stato realizzato dalla bottega Bossi nel Settecento.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/32159/Chiesa+di+Sant%27Antonio

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Valbondione)

https://www.itinerari.bergamo.it/chiesa-di-santantonio-abate-valbondione/

GRONE (BG), frazione Sant’Antonio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Località Monte Grone. Via Provinciale, 19
https://goo.gl/maps/QgvqwqsHNHbLWDtF8

 

Sul territorio della località “Monte Grone” vi era un antico luogo di culto documentato dagli atti della visita pastorale del 1575 di san Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, che citano, “supra montem Gronum”, un oratorio dedicato a Sant’Antonio abate sussidiario della chiesa parrocchiale di Santa Maria Vergine di Grone.
L’edificio attuale fu eretto nel 1921.
Il vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi il 28 agosto 1937 consacrò la chiesa mantenendone l’intitolazione a sant’Antonio abate.
La chiesa fu oggetto di restauro nel 1975 con l’adeguamento liturgico e la costruzione dell’altare comunitario volto verso l’aula e la formazione di un nuovo vano interno alla navata.

Con decreto in data 12 maggio 1921, il vescovo Luigi Maria Marelli disponeva la separazione e smembramento dalla parrocchia di Santa Maria Nascente in Grone del territorio della frazione di Monte di Grone, elevandone la chiesa in parrocchiale sotto il titolo di Sant’Antonio abate (decreto 12 maggio 1921).
La parrocchia di Monte di Grone, fin dal momento dell’erezione, risultava inserita nella vicaria di Borgo di Terzo, nella quale rimase compresa fino alle successive modifiche dell’assetto territoriale della diocesi. Dal 1971, in seguito alla riorganizzazione diocesana in zone pastorali (decreto 28 giugno 1971), fu aggregata alla zona pastorale XVI, composta dalle parrocchie delle vicarie di Borgo di Terzo e di Trescore. Con l’erezione dei vicariati locali nella diocesi, è entrata a far parte del vicariato locale di Borgo di Terzo-Casazza (decreto 27 maggio 1979). Il 14 settembre 1984, alla parrocchia di Monte di Grone fu affidata la cura pastorale di una porzione della zona denominata “Colli di San Fermo”, non appartenente alla suddetta parrocchia; in tale circostanza il parroco di Monte di Grone fu costituito delegato vescovile “ad universa negotia gerenda” per quei territori.

 

La chiesa è preceduta da una gradinata che la collega al sagrato delimitato da un muretto.
La facciata è tripartita da quattro lesene complete di basamento e capitello in muratura e che reggono il grande timpano triangolare. Il settore centrale è di poco più ampio di quelli laterali ed ospita l’ingresso principale con portale in pietra. Sopra il portale vi è un affresco raffigurante Gesù crocefisso. Due nicchie ai lati contengono statue: quella a sinistra raffigura sant’Antonio abate.
La torre campanaria è tutta in pietra locale, ben lavorata e sagomata.

Internamente la chiesa presenta una pianta a croce latina piuttosto irregolare (probabilmente a causa di un ampliamento); infatti dopo un primo tratto di navata piuttosto larga segue un transetto con involto di copertura che presenta ai lati due vani di cappelle laterali. Il presbiterio con pianta rettangolare e coperto da volta a botte si conclude nel coro con pianta semicircolare. Dietro l’altare maggiore segue il coro con 11 stalli, dotati di sedile continuo, con fondelli di schienale in radica leggermente intarsiato
Sul presbiterio sono dipinti i quattro Evangelisti. La decorazione sulla volta del presbiterio fu eseguita da Muzio Compagnoni nel 1946.
Vi sono affreschi anche nella controfacciata e nelle due cappelle laterali.
La chiesa conserva all’interno una statua del Santo titolare.

 

Durante la festa patronale, il 17 gennaio, avviene la benedizione degli animali e delle macchine agricole.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Grone)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31647/

https://www.youtube.com/watch?v=Xotq5NGotPo