CASTAGNETO CARDUCCI (LI), frazione Bolgheri. Chiesa di Sant’Antonio abate

Bolgheri, Viale di San Guido (non lontano dalle Scuole e dal Castello)
https://goo.gl/maps/BXUqoQYCHGwdtaJq8

 

La chiesa fu costruita nel 1686 per volontà di Simone Della Gherardesca per commemorare la liberazione di Budapest dai Turchi.

Nella facciata sopra il portale campeggia lo stemma in pietra della famiglia e un’iscrizione: “BUDA RÆCUPERATA ANNO MDCLXXXVI FAUSTISSIMO SIMON MARIA GHERA(rdesca) BULGI COMES ÆREXIT”.

 

L’interno è ad aula unica; nella parete di fondo, una decorazione illusionistica simula un finto impianto architettonico costituito da una calotta absidale sostenuta da semipilastri e nella parte inferiore da due porte dipinte, sopra le quali coppie di putti sostengono gli stemmi comitali.
Un contraltare composto da colonne, trabeazione, frontone e timpano, si staglia al centro accentuando la sensazione di dilatazione spaziale.

Al centro dell’altare è dipinta la Visione di Sant’Antonio abate: sullo sfondo si distinguono il castello di Bolgheri e la chiesa di Sant’Antonio.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_(Bolgheri)

CAMPIGLIA MARITTIMA (LI). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 4/1.   I pedoni possono accedere anche con una scalinata da Viale Mussio.
https://goo.gl/maps/rmg2A554dGBFDp2k7

 

L’edificio risulta documentato fin dal secolo XVI. La chiesa dedicata a Sant’Antonio abate fu eretta in un’area, esterna al perimetro delle mura cittadine, posta a nord rispetto al nucleo abitato di Campiglia, in corrispondenza della Porta di Sotto.
L’analisi dei paramenti murari rivela che l’edificio ha subito un processo di crescita diacronica su preesistenze edilizie medioevali. Il fianco posto ad ovest ingloba i resti di una struttura edilizia che aveva uno sviluppo planimetrico quadrangolare. La tipologia delle monofore presenti sui fianchi dell’edificio, caratterizzate da un profilo a sesto acuto, con ampie strombature, suggeriscono di ascrivere l’edificazione della chiesa ai secoli XIV-XV.
Una targa marmorea, ornata da eleganti girali fitomorfi, posta all’interno ricorda il contratto notarile, rogato dal fiorentino ser Giovanni di Giuseppe de Querci da Cutigliano il 25 Agosto 1705 per prete Lorenzo Donati che si impegnò a mantenerla, come aveva concordato il 25 marzo 1697 con il canonico Giovanni Ricci durante la visita pastorale.
Tra il ‘700 e l’800 la chiesa fu meta delle processioni del Venerdì Santo e centro degli annuali festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio abate, le cui spese erano sostenute dalla famiglia Del Mancino, che aveva il patronato della chiesa.

La data presente sull’architrave del portale di ingresso (1732) permette di ascrivere al secolo XVIII, l’ultimo importante intervento di trasformazione edilizia della chiesa che determinò il rifacimento della facciata mediante crescita in altezza per sopraelevazione.

Attorno alla seconda metà del Novecento (dal 1970) la chiesa fu oggetto di un radicale intervento di rinnovamento. L’intervento determinò la sostituzione dell’altare originario con una mensa in travertino di gusto neo-medievale. Furono rifatti gli intonaci interni e le pavimentazioni con sestino di cotto montato a spina di pesce. Le capriate lignee furono scatolate entro camice di legno. In facciata fu realizzata la lunetta con ghiera in laterizio e fu rimaneggiata la finestra circolare mediante il rifacimento della ghiera. Inoltre lo spazio del coro attestato in corrispondenza della parete di controfacciata fu rimodulato nella forma di disimpegno collegato all’aula centrale da tre porte in legno con specchiature. Questo spazio fu inoltre internamente foderato da lastre di legno stratificato.

CAMPIGLIA M.ma -Chiesa S. Antonio ab., ante 2014

L’intervento di restauro eseguito nel 2012-14 ha comportato il risanamento completo esterno della chiesa, mediante asportazione delle essenze arboree radicate sulle murature, il consolidamento del paramento murario e la protezione dello stesso mediante realizzazione di intonaco a base di calce colorata e decapata ad ossido. L’intervento ha comportato il rifacimento completo della struttura di copertura mediante l’inserimento di cinque nuove capriate lignee e il ripristino dell’ordito originario a terzere. Il consolidamento del campanile a vela, l’inserimento di lattonerie in rame a protezione dei timpani presenti e il restauro della campana hanno completato il tutto.

 

Chiesa ad aula unica rettangolare, dalla forma planimetrica caratterizzata da numerosi flessi, segno di un processo di crescita edilizia per addizione cellulare. Presenza di un vano di disimpegno comunicante con l’aula centrale mediante tre porte in legno della seconda metà del secolo XX.
Manto di copertura in coppi ed embrici non originari. Infissi della seconda metà del Novecento.

Facciata con coronamento cuspidato a due spioventi del secolo XVIII, leggermente asimmetrica, ornata da lesene angolari e elementi di trabeazione. Portale di accesso principale in pietra arenaria calcarea recante la data 1732, sormontato da lunetta con ghiera di laterizio, entrambe della seconda metà del secolo XX. Finestra circolare posta in asse con il portale di ingresso con ghiera in mattoni della seconda metà del Novecento di colore rosato. Evidenti tracce murali di un intervento di accrescimento in altezza per sopraelevazione del fronte ascrivibile al secolo XVIII. Fianchi scanditi da otto monofore, sei delle quali del secolo XIV, di forma rettangolare oblunga coronate da arco a sesto acuto, con ampie strombature.
Paramenti murari esterni in muratura mista (pietra e mattoni) lasciati a faccia a vista. Presenza sul fianco ovest di lacerti dell’originario intonaco e tracce edilizie medioevali, forse appartenenti ad una struttura difensiva a torre.
Piccolo campanile a vela sulla sinistra della navata.
All’interno, pareti intonacate, coloritura superficiale a calce bianca.
Nella chiesa sono presenti una acquasantiera in pietra calcarea senza incisione del XVI secolo e un’altra acquasantiera in pietra calcarea con incisione dei secoli XIV – XV.
All’interno, sulle pareti laterali, la presenza all’interno di numerose lapidi marmoree (secoli XVI-XIX) dimostra la l’importanza devozionale avuta dalla chiesa nei secoli. Questa vitalità è testimoniata parimenti dalle numerose visite pastorali nei secoli XVI-XVIII. Molte lapidi riportano iscrizioni che ricordano i membri della famiglia Del Mancino, sepolti nella chiesa.

 

Sulla destra della Chiesa sorge un tabernacolo con l’immagine di sant’Antonio abate nell’iconografia tradizionale.

 

 

 

BENEDIZIONE ANIMALI
La chiesa è da sempre frequentata in occasione degli annuali festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio abate il 17 gennaio: sul piccolo sagrato prima della Messa si svolge il tradizionale rito della benedizione del pane e degli animali domestici.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/44939/Campiglia+Marittima+%28LI%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio

TORRE DE’ NEGRI (PV). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Fratelli Cervi / Via Aldo Moro
https://goo.gl/maps/57WEDdTLbmh87sjU9

 

La denominazione Torre de’ Negri viene dalla famiglia dei nobili Negri, feudatari del luogo nel secolo XIV.
Il nobile Ubertino Negri nel 1394 fece costruire la chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio abate e la dotò di beni, con l’approvazione del vescovo di Pavia Guglielmo Centuario.
Nel XVII secolo, essendo rimasta la chiesa per diverse calamità priva di beni e di sacerdoti addetti, fu sospeso l’esercizio parrocchiale, ripreso poi nel 1726.
La chiesa fu riedificata nel 1805.

La chiesa all’esterno presenta una facciata a capanna intonacata compresa entro piatti cornici-contrafforti di poco sporgenti. Al centro della facciata si apre il portale di accesso sormontato da un timpano triangolare, con nella parte alta un riquadro a mosaico che raffigura Sant’Antonio abate seduto nel deserto. Il Santo tiene bastone e campanella, ai suoi piedi il fuoco; accanto i due leoni e il corvo degli episodi legati a san Paolo eremita.

Il timpano triangolare della facciata viene evidenziato da varie incorniciature lineari che ne disegnano il profilo.
Il tetto è a due falde con manto di copertura in coppi.

All’interno la chiesa è a navata unica con abside semicircolare e con soffitto ligneo a cassettoni. Termina con un presbiterio coperto da volta a crociera. Ai lati sono presenti delle nicchie dove si collocano dipinti e statue.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/62004/Torre+de%27+Negri+%28PV%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

SANT’ANGELO LODIGIANO ( LO). Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate e S. Francesca Cabrini

Viale Umberto I, 9
https://goo.gl/maps/KGfU33pRmNTFngj89

 

La chiesa, che porta il titolo di basilica, fu costruita nel 1928 – 38 sopra la precedente parrocchiale, la cui storia risale almeno al 1210 quando fu citata per la prima volta come ubicata al centro dell’abitato locale e già dotata di un arciprete nella figura di tale Gerardo.
La chiesa originaria fu demolita e ricostruita nel XV secolo sulla pianta della precedente e nel 1535 fu dedicata a Sant’Antonio abate.
Attorno al 1660, su proposta dei fedeli, il parroco don Domenico Longo s’impegnò per una nuova edificazione della chiesa “con maggior decoro”. I lavori ebbero inizio il 12 giugno 1662 e terminarono il 4 agosto del 1673: questa chiesa era dotata di tre navate con quattro cappelle a destra e tre nicchie a sinistra, oltre al battistero. Venne realizzato in quell’occasione anche il campanile ancora visibile che fu soprelevato nel 1787 in stile barocco e che fu ultimato nel 1826 con la costruzione di una terrazza dove porre una colonna scanalata di stile neoclassico sulla cui sommità svetta ancora oggi una statua di San Michele in marmo di Viggiù, opera dello scultore milanese Butti.

La chiesa attuale fu realizzata nel XX secolo in stile neo-rinascimentale bramantesco. Il primo progetto della basilica venne pensato già dal 1859 per iniziativa del parroco don Bassano Dedè (che fu a suo tempo anche padre spirituale di Francesca Cabrini) e venne messo a progetto dall’ingegnere Giovanni Vandoni di Milano, ma a causa della seconda guerra d’indipendenza italiana il progetto fu accantonato. Solo nel 1921, grazie all’operato del nuovo parroco monsignor Enrico Rizzi, si ripropose il problema della costruzione della nuova chiesa e per questo progetto definitivo venne scelto l’ingegnere milanese Spirito Maria Chiappetta. Il 7 luglio 1928 fu posta la prima pietra e la chiesa fu consacrata il 28 ottobre 1938 da mons. Pietro Calchi Novati, vescovo di Lodi. Il 13 novembre di quello stesso anno avvenne la beatificazione di Francesca Cabrini.
La chiesa si presentava molto spoglia e solo nel 1944 si decise la decorazione interna ad opera del pittore Taragni di Bergamo e della sua scuola, ad eccezione dei grandi affreschi delle lunette, delle tazze e degli absidi che furono affidati al pittore bergamasco Pasquale Arzuffi negli anni ’50 del Novecento. Successivamente furono aggiunte anche le vetrate istoriate realizzate dall’artista lodigiano Gaetano Bonelli.
Gli ultimi lavori di rifacimento all’interno della chiesa si compirono negli anni sessanta del Novecento quando fu ristrutturato il presbiterio. Nel 1969 l’antico altare della chiesa fu trasferito in quella dedicata a Santa Maria Regina nella frazione di Cogozzo e la cappella di Sant’Antonio venne ridedicata al Santissimo Sacramento. Nel 1976  fu rifatto il pavimento con lastre di granito.

La facciata si presenta movimentata e tripartita, con statue di Santi sul tetto e nelle nicchie a lato del portale centrale. Sant’Antonio abate è raffigurato nella statua sul tetto a destra.

La chiesa ha pianta a forma di croce latina con un caratteristico presbiterio a trifoglio; internamente è suddivisa in tre navate: quella centrale, alla corrispondenza coi bracci laterali, si allarga a formare un ottagono, mentre le navate laterali si torcono sino a girare attorno alle absidi stesse. Nel presbiterio ottagonale quelle che sono le volte si portano verso l’alto sino al tiburio, formando una cupola di altezza complessiva di 30 metri.
All’interno della basilica si sono conservate delle tracce della precedente chiesa parrocchiale come la Cappella della Madonna del Rosario, risalente al XV secolo e di pieno stile rinascimentale con altare originale ed affreschi del Morazzone sulla volta, affiancati a quelli recenti del pittore Arzuffi. La statua della Vergine presente nella cappella è realizzata in legno gessato ed è sovrastata da una piccola tela raffigurante Dio padre attribuita a Daniele Crespi.
Di rilievo è anche il battistero seicentesco, dove venne battezzata santa Francesca Cabrini il 15 luglio 1850.
Nella cappella del Sacro Cuore è presente una Madonna con Bambino e Santi del XV secolo, un affresco strappato dalla vecchia chiesa e poi qui ricollocato. In quella del Santissimo Sacramento, è presente invece una tavola lignea del Cinquecento raffigurante San Raffaele e attribuita a Bernardino Lanino in cui è chiaramente visibile l’influenza stilistica di Gaudenzio Ferrari presso la cui bottega il pittore lavorò negli anni della sua formazione artistica.
La più importante tra le cappelle è  quella dedicata a santa Francesca Cabrini dove troneggia una grande tela centrale del pittore Galizzi affiancata da altri due quadri di Cesare Secchi.


Link
:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Antonio_Abate_e_Santa_Francesca_Cabrini

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO620-00079/

ROSIGNANO MARITTIMO (LI). Oratorio di Sant’Antonio abate

L’Oratorio si trova a monte del cimitero di Rosignano M.mo., sull’antica “Via di Vada” che partendo dal porto sul tracciato dell’attuale “Via per Rosignano” passa il fiume Fine in località “Riposo” (oggi Polveroni) per salire verso il Castello, passando davanti a questo edificio.  Via Sant’Antonio, 9
https://goo.gl/maps/eieZiGrY2TbXfaA88

 

Di costruzione molto antica ha subito un restauro parziale nel XVIII secolo.
“Per l’oratorio di S. Antonio abate, nel 1816 il sig. Giov. Battista Pierucci, fattore del Conte Mastiani, aveva fatto domanda di acquisto offrendo scudi 10, alla quale scarsa offerta il Comune non accondiscese. Il 10 dicembre 1822 il Comune concesse ad Alessandra Mantellassi la tumulazione nell’oratorio del cadavere del fu suo marito Giuseppe Berti, in attesa di decidere sulla proposta di acquisto, per il quale la vedova Mantellassi aveva offerto scudi 21, mentre il Sig. Carlo Lusoni offriva scudi 25. In seguito a nuove offerte, con deliberazione del 23 Settembre 1824 il Comune cedette l’oratorio alla vedova Mantellassi che nella gara, e conforme perizia, era salita fino a L. 446, soldi 14 e denari 4. Così l’oratorio, o popolarmente la ”chiesina di S. Antonio sulla via di Vada”, è tuttora in possesso della famiglia Berti Mantellassi. Negli oratori venivano seppelliti i morti delle rispettive famiglie ed altri.” (Testo tratto da Nencini, vedi bibliografia.)

 

Bibliografia:
Nencini P., Monografia storica del comune di Rosignano Marittimo, Poggibonsi Stabilimento tipografico P. Cappelli & C., 1925, pp. 35-6

Link:
http://www.lungomarecastiglioncello.it/rosign_mar/ros_m_chiese/~Ros_Mar_chieseind.htm