MOLLIA (VC), frazione Goreto. Oratorio di Sant’Antonio abate

Dalla SP 299, una strada porta alla frazione Goreto dove, all’interno dell’abitato, si trova l’Oratorio.
https://goo.gl/maps/yy3kCEXvcH1gSAAUA

 

L’oratorio fu edificato presumibilmente nella seconda metà XVI secolo.
A una finestra è presente la bussola per le offerte che riporta: “Il deto oratorio suplicha elemosina – 1682“, forse la data indica un restauro.
Su un lato dell’edificio si vede dipinto un allocco simbolo di questa frazione (il soprannome degli abitanti è appunto ulôich).

L’oratorio è un edificio di modeste dimensioni a pianta quadrangolare, con piccolo campanile.

La facciata conserva in una nicchia la antica statuetta del Santo (con ai piedi il maialino). Il grande affresco realizzato nel 1979 presenta, a sinistra, la Madonna con il Bambino e a destra la figura di sant’Antonio abate, con bastone a Tau e campanella e ai piedi un maiale.

 

All’interno  dell’Oratorio, c’è una graziosa acquasantiera in pietra e, sull’altare, un grande dipinto che  raffigura la Madonna incoronata da angeli che veglia sul Bambino dormiente, con san Giovannino, san Pietro (a destra) e sant’Antonio abate (a sinistra).

 

Immagini di Graziano Tamone da:
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Rilevatore: Valter Bonello

CITTÁ SANT’ANGELO (PE), frazione Cipressi. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale, 1
https://goo.gl/maps/BLms7bcZCKqQk3wf6

 

Il borgo di Villa Cipressi, o Cipressi, nella metà del Settecento era costituito da un agglomerato di case edificate attorno alla Chiesa di S. Antonio di Padova.
Tale Chiesa, divenuta troppo vecchia, piccola ed in precarie condizioni di stabilità (sono ancora visibili i ruderi nella parte alta della contrada), fu abbandonata e se ne costruì una nuova tra 1921 e 1929 e fu intitolata a Sant’Antonio abate, probabilmente perché protettore degli allevamenti, principale fonte di guadagno della comunità.
Nel 1953 fu redatto un progetto di massima per il completamento della chiesa.
Secondo quanto riportato in “Storia dell’Archidiocesi di Pescara-Penne” dell’arcivescovo Iannucci, la chiesa venne completata nell’ottobre 1965. Presumibilmente la notizia è da riferire in particolare allo spazio interno.
Nel 2001 sono stati effettuati lavori di consolidamento statico della copertura.

Edificio isolato, imponente struttura realizzata in muratura portante di mattoni pieni.
La facciata è realizzata in laterizio. La forma è in parte riconducibile ad un quadrato, diviso in tre settori verticali da paraste. Il settore centrale, più largo, è prolungato in alto con una lastra, realizzata ancora in mattoni, che contiene un piccolo rosone chiuso, con motivi geometrici in pietra, e termina a due falde. Le cornici delle due falde centrali più alte, e dei due elementi laterali orizzontali, sono realizzati con complesse modanature in laterizio e due ordini di arcatelle caratteristiche del romanico lombardo-abruzzese. Nella parte bassa della facciata, due finestre alte e strette nelle fasce laterali e il portale centrale, con tre livelli di chiusura sommitale, a tutto sesto, a sesto acuto e a due falde rettilinee superiori.
Il piccolo campanile a vela è realizzato in laterizio e posto sulla parte posteriore della chiesa, in corrispondenza dell’arco di trionfo.

La pianta dell’aula è rettangolare, a navata unica, non corrispondente alla tripartizione della facciata. Lo spazio della navata è scandito da paraste che individuano cellule alternate con finestre a sesto acuto e nicchie a sesto ribassato che contengono statue. Un imponente arco di trionfo intonacato, con modanature in mattoni, che continua nel muro superiore, chiude la struttura rettangolare coperta a due falde. Oltre l’arco l’abside trapezoidale, più basso, coperto con tetto a padiglione.
Le pareti interne sono intonacate di colore giallo, con basamento viola e paraste rosa, e finestre ogivali con vetrate decorate policrome. La copertura è costituita da una ripresa moderna di una volta a botte cassettonata in legno, a sezione poligonale.
All’interno è custodita una statua di sant’Antonio abate.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/13004/Citt%C3%A0+Sant%27Angelo+%28PE%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+abate

https://visitcittasantangelo.it/luoghi/chiesa-sant-antonio-abate/

POSTA (RI). Chiesa di Sant’Antonio abate, già di Sant’Agostino

Via Roma, 3
https://goo.gl/maps/CtebXnR8hDy424pC8

 

La chiesa attualmente chiamata “di Sant’Antonio” fu eretta nel XIV secolo in nome di S. Agostino assieme al convento che ospitava le monache agostiniane devote a S. Maria Maddalena.
Nel corso del ‘500 la chiesa e il convento passarono ai frati Eremitani Agostiniani che, con alterne vicende, ne sarebbero rimasti custodi fino al XIX secolo. I frati montarono la pala monumentale dell’altare maggiore con la tela raffigurante S. Nicola, l’altare invece è posteriore di un paio di secoli.
Si pensa che la chiesa attuale sia stata preceduta da un’altra molto più piccola. E’ costituita da elementi di epoche diverse tra cui i più antichi sarebbero stati recuperati dalle macerie del castello di Machialone, antico centro del paese di Posta.
Nel ‘600 il convento agostiniano aveva al primo piano otto stanze, un corridoio e una fontana, al piano superiore nove stanze e un dormitorio.
Nel XVIII secolo, in una nicchia ricavata sulla facciata della chiesa, fu collocata la statua raffigurante S. Agostino o S. Nicola da Tolentino, fino ad allora conservata all’interno dell’edificio. Ricavata da un tronco di salice rosso svuotato all’interno, di altezza naturale, la statua con la mitra dorata e la veste di diversi colori, rappresenta un buon lavoro di scuola abruzzese del XIV-XV secolo.
Quando questa venne sistemata sulla facciata, all’interno della chiesa fu accolta una nuova statua, raffigurante S. Nicola, che sostituiva la precedente. Nel XIX secolo, alla confraternita di S. Agostino subentrò quella di S. Antonio abate e il culto di questo Santo crebbe tanto che alle due statue raffiguranti S. Agostino venne aggiunto un maialino che le rese raffiguranti S. Antonio abate! Anche la chiesa fu considerata, e quindi ribattezzata, come chiesa di Sant’Antonio.
In seguito al terremoto del 1997, la chiesa fu dichiarata inagibile. Sono stati eseguiti alcuni interventi di recupero.

 


 

LA FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE

Un’associazione di confratelli, nata a Posta nell’800, si cura di conservare e tramandare la tradizione dei festeggiamenti religiosi e civili in onore del Santo.
La festa in onore di Sant’Antonio abate si svolge il 17 gennaio con la sfilata degli animali che trainano enormi “stanghe” di legno. La nascita della tradizione risale al XIX secolo, quando, per mantenere in vita la chiesa dedicata al Santo e destinata ad essere chiusa, i confratelli usavano i soldi ricavati dalla vendita della legna che andavano a tagliare nei boschi e riportavano in paese con gli animai da soma. Da qui ha origine la tipica “sfilata delle stanghe”, ovvero il passaggio di animali, un tempo soprattutto buoi, oggi principalmente cavalli, che trascinano enormi tronchi di alberi destinati alla vendita. Questo è il momento più caratteristico e suggestivo della festa. Gli animali, con finimenti variopinti, sono accompagnati dalla banda musicale fino al momento della benedizione e della conclusione della sfilata quando poi tutti i partecipanti e gli spettatori si rifocillano mangiando la polenta distribuita nei pressi della chiesa.
Altri momenti salienti dei festeggiamenti sono: l’accensione di un grande fuoco nella piazza del paese, attorno al quale si svolgono le serate danzanti e la sagra degli zampitti (stinchi di maiale cucinati secondo un’antica ricetta).
La festa religiosa si svolge con la celebrazione della Santa Messa e con la processione.

Link:

https://www.comune.posta.rieti.it/it/point-of-interest/742514

https://www.altavalledelvelino.com/chieseposta/50-la-chiesa-di-santantonio.html

L’AQUILA, frazione Assergi. Chiesa di Santa Maria Assunta, affresco con s. Antonio abate, 1515

La chiesa romanica sorge su una cripta che apparteneva all’edificio originario dedicato a San Franco.


Lungo le pareti e sulla superficie delle colonne si trovano resti di affreschi che originariamente decoravano tutta la chiesa. Alcuni dei riquadri risalenti ai secoli XV e XVI sono attribuiti a Saturnino Gatti e Francesco da Montereale.

 

Un affresco del 1515, opera dell’artista aquilano Saturnino Gatti (1463 circa – 1518 circa), raffigura la Madonna col Bambino (in alto) e (in basso da sinistra) i santi Francesco (?), Nicola e Antonio abate. Sant’Antonio, a destra, è raffigurato con: saio scuro, barba bianca, bastone nella mano destra e libro nella sinistra.

 


Link:

http://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=20356

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_(Assergi)

ARPAIA (BN). Distrutta chiesa di Sant’Antonio abate

A oriente della chiesetta di S. Maria delle Grazie, detta comunemente del Purgatorio, e a qualche metro dalla via Appia, c’era fino a poco dopo il 1860, un’altra piccola chiesa dedicata S. Antonio abate, lasciata andare in rovina e della quale vi sono pochissimi resti.
Via Roma https://goo.gl/maps/JBTwJ9vsVER4GDiNA

 

Estratto elaborato dal libro:
Di Fabrizio Lorenzo, “Arpaia Longobarda”, Amministrazione comunale e Pro Loco Arpaia, 1999.
«All’esterno della cinta muraria della cittadella di Arpaia esisteva, poco lontano dalla torre d’angolo che univa la cinta difensiva orientale con quella settentrionale, una chiesetta romantica, dedicata a S. Antonio abate. La struttura emergente ben visibile di questa chiesetta è una parte della murazione del lato settentrionale, dove, a livello del piano di campagna, nella parte mediana, si apre un arco a tutto sesto a guisa di arcosolio, certamente di coronamento all’altare, entro il quale faceva spicco una pittura ad affresco con l’effige del Santo. Considerando gli altri setti murari affioranti che oggi costituiscono i sostegni del giardino adiacente alla Chiesetta del Purgatorio, si pensa che ci doveva essere un interessante complesso ecclesiale. Dall’assetto planimetrico del giardino, si può intercettare la planimetria quadrilatera della Chiesetta, che oggi risulta interrata alla profondità di circa due o tre metri, con tutta la sua platea lastricata di pietre.
La nave unica era coperta con capriate a doppio spiovente e l’ingresso sì apriva sul fronte occidentale, con il fornice rivolto verso la Chiesa matrice. Il portale d’ingresso era architravato, ottenuto con pietre calcaree locali. La parte superiore del prospetto terminava con un timpano triangolare, mentre le pareti laterali della nave unica erano ornate da quattro finestre, con archi a pieno centro, con forte strombatura all’interno.»

 

Estratto da: “La nostra Parrocchia” – Gennaio 1977, dal sito del Comune.
«… Il suo pavimento era alquanto al di sotto dell’attuale livello del terreno. Sono ancora visibili alcuni resti del muro settentrionale, mentre quello meridionale fa da sostegno al terreno del fondo superiore adiacente. Nell’estate del 1974 sono affiorati in quest’ultimo muro stucchi ed affreschi interrati. Di questa chiesa, oltre a un disegno, abbiamo la seguente descrizione. “La chiesa di S. Antonio abate è sita fuori le mura di Arpaia, distante dalla medesima 50 passi circa. Le sue coerenze sono da una parte la strada Regia, beni di essa chiesa, ed altri. Consta di una sola nave lunga palmi 35, e larga palmi 20, col suo pavimento lastricato, e soffitto a travi e a chianche, con copertura a embrici a due acque. Ha quattro finestre bislunghe per dar luce alla chiesa. Ha la porta alla parte occidentale. A destra di chi entra in chiesa vi è l’acquasantiera. A capo chiesa vi è l’altare sotto il titolo di S. Antonio abate. … Il quadro di questo altare rappresenta l’effigie di S. Antonio abate, e di sopra lo Spirito Santo con Angeli d’intorno. Nel muro laterale a destra, dalla parte esteriore, vedesi una nicchia di fabbrica dove è dipinta a fresco l’immagine di S. Antonio abate.” … Neanche per questa chiesa abbiamo documenti e notizie che ci indichino, sia pure approssimativamente l’epoca della costruzione. Tuttavia è assai difficile che sia anteriore al secolo decimoterzo. Nell’archivio diocesano la troviamo indicata per la prima volta nella visita del 13 gennaio fatta in Arpaia da Mons. Fra Giovanni de Alojsiis nel 1514, ma senza alcuna utile indicazione. Nello stesso volume, dalla relazione di Mons. Giovanni Guevara del 3 Agosto 1534 apprendiamo che già a quel tempo, accanto a questa chiesa, allora di patronato del Comune (questo aveva cioè il diritto di presentare un ecclesiastico in occasione del conferimento di un beneficio), c’era anche un piccolo ospedale (più esattamente un piccolo ospizio), il quale aveva di rendite 12 ducati annui, ed era formato di due stanze a pianterreno. Queste erano però prive del necessario, e la loro stessa tettoia in cattive condizioni. Il 26 ottobre 1561 gli Eletti dell’Università di Arpaia, con istrumento del notaio Livio Cimaldo donarono alla chiesa un fondo di otto moggia di terreno, situato presso il molino di Paolisi, il quale rendeva 15 ducati annui. Nel 1569 l’unica campana della chiesa era stata già rubata da tempo. L’obbligo delle due messe settimanali veniva fatto soddisfare per mezzo dei frati francescani del locale convento di S. Maria delle Grazie. Negli anni seguenti non si ebbe alcuna cura della chiesa. L’arredamento del piccolo ospedale ora costituito da appena due sacconi. Tra coloro che in questo periodo pagavano un canone annuo, troviamo un Gianfrancesco Gaudino. Molto probabilmente è lo stesso di cui, oltre lo stemma gentilizio, vediamo inciso il nome sull’architrave della sua abitazione in Via Sannitica. Nel 1601 il beneficiato veniva nominato dall’Abate dì S. Antonio abate di Napoli, al quale dovevano essere pagati due ducati all’anno.
Il beneficiato era obbligato, fra l’altro, ad ospitare i poveri di passaggio nell’ospizio della chiesetta. Costruito nell’ultimo ventennio del cinquecento il convento di S. Agostino, per le messe ci si cominciò a servire dei Padri Agostiniani. E metteva a loro disposizione per questo servizio un pezzetto di terreno di circa un moggio contiguo alla chiesa. Nel piccolo ospizio c’era un solo letto per gli uomini. Il vescovo ordinò che si provvedesse a un altro sufficientemente grande, tale cioè da poter accogliere almeno quattro persone. Il 5 ottobre 1617 egli visitando l’ospedale, ossia il piccolo ospizio, ebbe a lamentare che uomini e donne non stavano separate: ordinò allora che la porta delle due stanze intercomunicanti fosse provveduta di serratura in modo da poter essere chiusa a chiave quando i ricoverati non erano solo uomini o solo donne. Nel 1626 già nessuno aveva più cura di questi locali, e tre anni dopo, delle due stanze, la prima si presentava senza tetto, e la seconda minacciava di crollare completamente. Nel 1701 anche la chiesa era ridotta quasi a un rudere. Il Vescovo monsignor Albini ordinò che vi si mettesse la porta, in modo da impedire almeno che vi entrassero le bestie. Fortunatamente in seguito venne restaurata da D. Gregorio D’Ambrosio, prima Primicerio della Collegiata e poi, dal 1739 al 1744, Arciprete di Arpaia. Il Vescovo Mons. Danza nel 1737 venendo ad Arpaia, e trovandola in buone condizioni ordinò che venisse fatto un fedele inventario della medesima con l’indicazione particolareggiata dei confini, dei beni e di qualunque altra cosa potesse essere opportuno. E precisamente a questa disposizione corrisponde la sua descrizione da noi sopra riferita.
… In questa circostanza troviamo che essa non è più di patronato del Comune, ma di libera collazione. All’inizio dell’800 sembrava che per essa le cose dovessero andare ancora meglio. Ma con l’invasione di Napoleone e le successive leggi che la incorporarono al demanio, si ebbero anche per la chiesetta abbandono e rovina. Con la caduta dì Napoleone, anche questi beni soppressi tornarono ai vecchi proprietari. Nel 1827 la troviamo custodita dall’eremita Carmine Medugno di Arpaia di anni 65. Ciò nonostante continuò per essa il più completo abbandono finché, cessata di esistere nel 1865, anche la Collegiata, non si ridusse nella seconda metà del XIX secolo a un cumulo di macerie. Così dopo tanti secoli di vita, in cui periodi più o meno lunghi di ripresa si erano alternati ad altri di incuria e abbandono, scompariva in Arpaia questa chiesetta, e con essa anche il culto e la venerazione del Santo.»

 

Link:
https://www.comune.arpaia.bn.it/c062005/zf/index.php/comunita-religiose/index-chiesa/dettaglio-chiesa/chiesa/5/back/chiesa

ARPAIA – Chiesa del Purgatorio

ARPAIA – Chiesa del Purgatorio 2