TRAVO (PC), frazione Statto. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa di Sant’Antonio abate sorge in località Statto, isolata, con orientazione Nord-Sud.
Strada Provinciale, 40
https://goo.gl/maps/duGepaBM6GCANspV7

 

La parrocchia di Sant’Antonio ha origini medievali, è menzionata in un rogito del 1340 come suffraganea della Pieve Dugliara.
Dopo il crollo dell’antico edificio dell’oratorio, situato nelle vicinanze del castello, all’esterno delle mura e di cui rimangono visibili alcuni resti in Via Chiesa Vecchia, la chiesa attuale fu costruita su un poggio negli anni 1930-40. In stile neogotico, molto diffuso a Piacenza e dintorni a partire dalla metà del XIX secolo. Una lapide attesta la consacrazione in data 01-06-1938.
L’edificio fu restaurato nel 1982 senza modifiche.

La chiesa è preceduta da un sagrato poco profondo, rialzato sul piano della strada di due gradini semicircolari in cotto. La novecentesca facciata in stile neogotico, è a vento, monocuspidata, in conci di pietra a vista alternati a corsi di mattoni. Rinserrata agli angoli da lesene in mattoni a vista, che terminano con cuspide piramidale in pietra.
Al centro vi è un portale strombato a tutto sesto, con lunetta affrescata con l’effige di Sant’Antonio.
Nella parte alta della facciata si apre un rosone strombato con cornice in cotto, sormontato da un’apertura a croce greca. I rampanti del tetto sono precorsi da una cornice a dentelli al di sotto della quale si inseriscono arcatelle pensili cieche in cotto. Sui fronti laterali, in conci di pietra a vista alternata a corsi di mattoni, si addossano, in corrispondenza della seconda campata i volumi, più bassi delle cappelle votive, aperti nella parte alta da oculi strombati. Sul fronte Ovest si addossa la sagrestia. Sul retro l’abside poligonale presenta ai lati due alte monofore a tutto sesto, cieche. Il campanile si addossa al lato destro del presbiterio, su tre ordini, in pietra e corsi di mattoni a vista. Al centro di ogni ordine una alta monofora a tutto sesto. Il secondo e terzo ordine presentano cornici in cotto ad archetti pensili. La torre termina con una cella campanaria aperta sui quattro lati da monofore a tutto sesto, coronata da copertura a guglia in cotto.

La chiesa ha schema planimetrico basilicale a unica navata di tre campate, di cui la prima e la terza voltate a botte, la seconda a crociera. Sulla seconda campata si aprono con archi a tutto sesto due cappelle votive, a destra dedicata alla Beata Vergine del Carmine, a sinistra al Sacro Cuore. Le cappelle a pianta rettangolare, poco profonde, sono voltate a botte. Il Presbiterio, rialzato di un gradino in marmo, sul piano della chiesa, è a pianta rettangolare, a una campata, con lesene tuscaniche, voltata a botte. L’abside poligonale, con lesene a pilastrino, è coperta da una volta a vele.

Le volte della navata, del presbiterio e dell’abside sono affrescate. Internamente sono conservati dipinti di Emilio Perinetti (Piacenza, 1853 – Castell’Arquato, 1936) e di Francesco Ghittoni (Rizzolo, 1855 – Piacenza, 1928).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/39631/Travo+%28PC%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

LIZZANO IN BELVEDERE (BO). Oratorio di Sant’Antonio abate di La Cà

Lungo la strada provinciale che conduce da Lizzano in Belvedere al santuario della Madonna dell’Acero, a 900 m. di altitudine.
Frazione La Cà. Via Madonna dell’Acero, 64
https://goo.gl/maps/uoLWxr56641RJArU8

 

Il piccolo oratorio fu edificato nel 1753 per volere di un sacerdote originario di La Ca’, don Pietro Leone Marcacci, che lasciò anche un legato di messe (tuttora in vigore). L’edificio venne edificato su uno sperone roccioso visibile sul lato sinistro dello stesso.
L’oratorio fu restaurato nel 1986 a cura di don Giacomo Stagni, nativo di Vidiciatico.

L’oratorio è orientato a sud; è preceduto da un terrazzo quadrangolare al quale si ascende per cinque gradini che superano il dislivello fra il piano stradale e la base dell’edificio.
Presenta una struttura a capanna, con facciata caratterizzata da due finestrelle laterali all’ingresso e fornite di grate; l’ingresso, una porta a due battenti inserita in una strombatura, è sormontato da una nicchia per la statua del Santo.
Il fianco sinistro presenta una intonacatura irregolare con i conci angolari in evidenza ed è caratterizzato da una finestra quadrangolare con cornice lapidea. Il volume della sagrestia è addossato alla parete posteriore del presbiterio quadrangolare. Il fianco destro è caratterizzato dall’aggetto del volume dell’aula rispetto al fianco della sagrestia; entrambi sono privi di finestrature. Sulla falda destra del tetto all’altezza del presbiterio è collocato un campanile a vela.

L’aula liturgica è rettangolare; l’interno è pavimentato in cemento, presenta fianchi spogli e una copertura a travi.
Le pareti sono finite con intonaco grezzo e tinteggiate in bianco; la copertura è a travi e tavelle in legno. Il presbiterio, a pianta quadrangolare, è voltato a botte e rialzato di un gradino e introdotto da un arco sostenuto da lesene intonacate con capitelli di altro colore. E’ pavimentato in pietra e affiancato da due nicchie concluse in alto da un arco parabolico; nella nicchia di sinistra si apre una finestra rettangolare. Nella parete di fondo, sulla destra, si apre la porta che conduce alla sagrestia.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificios/edificio/64940/Lizzano+in+Belvedere+%28BO%29+%7C+Oratorio+di+Sant%27Antonio+Abate+di+La+C%C3%A0

ALTIDONA (FM). Chiesa di Santa Maria e San Ciriaco, polittico con s. Antonio abate, XIV secolo

Riedificata nel Settecento in stile neoclassico e restaurata nella facciata nel secondo dopoguerra, è sovrastata da un imponente campanile costruito nel 1886 su disegno di G.B. Alesiani. All’interno  della chiesa di S. Maria e S. Ciriaco sono conservate le più importanti opere d’arte di Altidona per lo più provenienti da chiese non più esistenti o non officiate.
Nel 1926 vi fu trasportato dalla piccola chiesa romanica di Santa Maria de’ Manu (detta anche di “Madonna delle Noci”; preesistente al 1032), sita in territorio di Lapedona ma di pertinenza della parrocchia di Altidona, un polittico della fine del XIV secolo raffigurante “La Vergine in trono col Bambino tra Santi”.
Il polittico fu sottoposto a una prima riparazione nel 1938; poi a un ulteriore restauro – con la sostituzione totale della parte lignea – in un primo tempo presso Urbino, in seguito presso il Laboratorio di Restauro di Palazzo Pitti in Firenze. Tale lavoro  durò dal 3 settembre 1969 fino alla riconsegna avvenuta l’8 giugno 1983 e fu eseguito dal prof. Giuliano Rettori.

Il polittico è costituito da cinque pannelli con cornice scanditi da esili colonnine tortili. In quello centrale domina la figura della Vergine assisa su trono gotico; nei due a sinistra sono raffigurati Santa Caterina di Alessandria e San Flaviano; nei due di destra S. Ciriaco diacono e S. Antonio abate. Non tutti i critici sono d’accordo sulla identificazione delle figure centrali dei Santi; in quello di destra anziché San Ciriaco alcuni vedono Santo Stefano.
All’estrema destra sant’Antonio è invece ben riconoscibile dalla barba, dal bastone e dalla testa del piccolo maialino in basso a sinistra.

Tali figure di Santi, pur contenuti in angusti spazi e leggermente allungate e rigide, tipiche del periodo tardogotico, nel prezioso gioco cromatico dell’intera composizione e nella sua perfetta armonia, si ergono in salda eleganza di forme ed austera spiritualità di espressione.

Il polittico,  di altissimo valore, fu attribuito per un certo tempo a Piero di Domenico da Montepulciano {Bollettino d’Arte XXXI, 1938 pagg. 173-181), ora la paternità è autorevolmente attribuita a Cristoforo Cortese. Egli fu uno dei più importanti miniatori del primo Quattrocento, un maestro nell’illustrazione di libri tra Tardogotico e Rinascimento. Nato a Venezia forse attorno al 1399 e morto prima del 1445, lavorò spesso anche tra Bologna e Padova, firmando molti manoscritti ora conservati in varie biblioteche italiane e straniere.

Ma il Polittico di Altidona, realizzato tra il 1439 – 1441, ha svelato anche la carriera del Cortese come pittore solo nel 1973 grazie alle ricerche del professor Fabio Bisogni che comparando, stile, immagini e documenti ha finalmente svelato la vera paternità dell’opera. L’attribuzione è suffragata da documenti del Registrum omnium possessionum del Convento di Santa Maria a Murano, datato 1391 ed ora alla Biblioteca del Seminario di Padova. In detto Registrum gli elementi decorativi a margine sono opera del Cortese. A ciò si aggiungano le miniature della Promissione di F. Foscari (collezione Felissente) a Treviso e la Mariegola (uno statuto/regolamento) di S. Maria Odorifera del Correr che “mostrano profondo legame stilistico tra loro e il polittico di Altidona”.
Di sicura attribuzione al Cortese pittore è anche il dipinto che ritrae la Madonna con il Bambino nella Chiesa di San Silvestro a Venezia.

 

Link:
https://www.jonathanmancini.it/2020/05/il-mistero-del-polittico-di-altidona/

Rilevatore: AC

SORTINO (SR). Chiesa di S. Antonio abate

Via Don Minzoni, 47
https://goo.gl/maps/ZFBmH5cWcNYeFfJJ9

 

La chiesa, legata alle due ali da un istituto religioso educativo, il Collegio di Maria, è rivolta a oriente e possiede al piano terra un nartece chiuso da tre cancelli in ferro che proteggono le entrate della chiesa (al centro attraverso un modanato portale); della sagrestia a destra e dei locali del Collegio a sinistra attraverso due portali rettangolari ornati da eleganti stipiti e da un ricco architrave.
La facciata è divisa in due ordini in stile corinzio; nel secondo piano della facciata continuano i modelli stilistici del piano inferiore, ma vi si aprono tre grandi finestre rettangolari, delle quali le due laterali sono distinte da un segmentato timpano chiuso, mentre la centrale da un timpano spezzato che racchiude uno scudo.

L’interno dalle severe linee architettoniche, è ad unica e raccolta aula; ornata da stucchi e dipinti.
Sull’altare maggiore è sita, in una modulata cornice ignea dorata, una grande e pregevole tela del 1778, che raffigura la “Glorificazione di s. Antonio abate tra angeli”, attribuita a Giuseppe Crestadoro/Cristadoro (Palermo, 1711 – Messina, 1808) o a uno dei suoi allievi.
Quattro sono gli altari in marmo, addossati al muro sotto le arcate, ognuno dei quali è sormontato da una grande pala racchiusa da una cornice lignea dorata; nel primo altare è rappresentata la Madonna della Divina Provvidenza, opera di Olivio Sozzi, il secondo altare è dedicato alla tela di S. Isidoro Agricola, nel terzo altare, ubicato nella parete opposta, è rappresentata la Crocifissione, opera di Olivio Sozzi; l’ultima tela è dedicata a un episodio della vita di S. Lucia.  La volta fu finemente affrescata nel 1778 dal Crestadoro con Episodi Biblici.

 

Accanto alla chiesa, il Collegio di Maria, fondato nel 1761 allo scopo di educare e istruire le ragazze bisognose di assistenza, tutto in pietra calcarea di colore rosato, si articola su tre piani ed ha finestre dotate di gelosie in ferro battuto. All’interno un portico quadrangolare, delimitato da pilastri, racchiude un bellissimo chiostro con cisterna centrale.

 

Link:
http://www.virtualsicily.it/Monumento-Chiesa%20di%20S.%20Antonio%20Abate%20-SR-278

BUCCHERI (SR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 22
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Non si conosce l’anno di fondazione della chiesa, un’iscrizione su un cantonale dell’abside reca la data 1212, forse la costruzione di un primo edificio, ma ci sono dubbi sull’autenticità della scritta.
Nel 1593 si benedisse la prima pietra probabilmente di una seconda chiesa, i cui lavori proseguirono per diversi anni. Infatti documenti del 1600 e del 1622 trattano di lavori nell’edificio. Nel 1625 fu completato il coro. Questa chiesa aveva un orientamento inverso rispetto all’attuale: la facciata infatti guardava verso piazza Fratti che era, nel Medioevo, nel cuore del paese. II terremoto del 1693 distrusse totalmente questo edificio.

Si pensò allora di edificarne una nuova sullo stesso sito, ampliandola e disponendola verso sud, dove già la città si era espansa fino al sottostante canale e oltre. In questo modo si ridefiniva anche sul piano simbolico lo spazio urbano realizzando uno schema geometrico tipico del barocco, definito ai quattro punti cardinali dal Calvario, chiesa di S. Maria Maddalena, chiesa Madre e chiesa di S. Antonio. Dal 1705 vi lavorò mastro Giuseppe Ferrara; il disegno seguiva le regole del Vignola. Dal 1736 si lavorò a elevare la prospettiva con mastro Sebastiano Cardona.
La facciata però non piacque e nel 1792 si decise di rifarla interamente e fu realizzata nel 1793.

La chiesa si erge alla fine di una ripida scalinata, costruita nel 1911, dopo avere abbattuto varie costruzioni. La facciata presenta due ordini sovrastati dal campanile.

L’interno a tre navate ha impianto basilicale a colonne reggenti archi a tutto sesto. Gli stucchi della navata centrale sono di Giuseppe Gianforma e furono realizzati nel 1757.  Al pittore Antonio Sortino si devono i primi due quadri della navata destra e il primo della sinistra. La tela del terzo altare della navata di destra è opera del pittore messinese Giovanni Tuccari (1667 – 1743).

Due quadri furono dipinti nel 1728 da Guglielmo Borremans (Anversa, 1675 – Palermo, 1744): la pala dell’altare maggiore raffigurante “Sant’Antonio abate in estasi durante la visione della Ss. Trinità” e “S. Vito con i santi Modesto e Crescenza” nella cappella di sinistra.

Il coro ligneo, i sedili la sedia presbiteriale e altri arredi sono opere di Domenico Avola di Catania del 1790, che nel 1800 eseguì anche il pulpito.

La statua di S. Antonio portata in processione il 17 gennaio fu scolpita e dorata da Michelangelo Di Giacomo nel 1743. Allo stesso Di Giacomo appartiene una statua del Cristo resuscitato (1737).

Nella sacrestia il “casciarizzu” (mobile nel quale sono conservati i paramenti sacri) in noce intagliato da mastro Salesio Laganà di Militello (1773) e dorato da Lorenzo Scifo di Vizzini nel 1787. In fondo alla navata di sinistra vi è la statua dell’Immacolata scolpita da Sebastiano Alessi di Siracusa nel 1768. Notevole il paliotto dell’altare costituito da una lastra di marmo su cui è scolpito un rilievo, di probabile fattura seicentesca, con scene bibliche. Gli altari marmorei sono quasi tutti di don Giovanni Marino (scultore documentato dal 1750); in particolare l’altare centrale fu commissionato nel 1787.

 

Link:
http://www.comunedibuccheri.it/architettura/santantonio.htm