SORTINO (SR). Chiesa di S. Antonio abate

Via Don Minzoni, 47
https://goo.gl/maps/ZFBmH5cWcNYeFfJJ9

 

La chiesa, legata alle due ali da un istituto religioso educativo, il Collegio di Maria, è rivolta a oriente e possiede al piano terra un nartece chiuso da tre cancelli in ferro che proteggono le entrate della chiesa (al centro attraverso un modanato portale); della sagrestia a destra e dei locali del Collegio a sinistra attraverso due portali rettangolari ornati da eleganti stipiti e da un ricco architrave.
La facciata è divisa in due ordini in stile corinzio; nel secondo piano della facciata continuano i modelli stilistici del piano inferiore, ma vi si aprono tre grandi finestre rettangolari, delle quali le due laterali sono distinte da un segmentato timpano chiuso, mentre la centrale da un timpano spezzato che racchiude uno scudo.

L’interno dalle severe linee architettoniche, è ad unica e raccolta aula; ornata da stucchi e dipinti.
Sull’altare maggiore è sita, in una modulata cornice ignea dorata, una grande e pregevole tela del 1778, che raffigura la “Glorificazione di s. Antonio abate tra angeli”, attribuita a Giuseppe Crestadoro/Cristadoro (Palermo, 1711 – Messina, 1808) o a uno dei suoi allievi.
Quattro sono gli altari in marmo, addossati al muro sotto le arcate, ognuno dei quali è sormontato da una grande pala racchiusa da una cornice lignea dorata; nel primo altare è rappresentata la Madonna della Divina Provvidenza, opera di Olivio Sozzi, il secondo altare è dedicato alla tela di S. Isidoro Agricola, nel terzo altare, ubicato nella parete opposta, è rappresentata la Crocifissione, opera di Olivio Sozzi; l’ultima tela è dedicata a un episodio della vita di S. Lucia.  La volta fu finemente affrescata nel 1778 dal Crestadoro con Episodi Biblici.

 

Accanto alla chiesa, il Collegio di Maria, fondato nel 1761 allo scopo di educare e istruire le ragazze bisognose di assistenza, tutto in pietra calcarea di colore rosato, si articola su tre piani ed ha finestre dotate di gelosie in ferro battuto. All’interno un portico quadrangolare, delimitato da pilastri, racchiude un bellissimo chiostro con cisterna centrale.

 

Link:
http://www.virtualsicily.it/Monumento-Chiesa%20di%20S.%20Antonio%20Abate%20-SR-278

BUCCHERI (SR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 22
https://goo.gl/maps/mR5ZWCUVgsT3Utsk8

 

Non si conosce l’anno di fondazione della chiesa, un’iscrizione su un cantonale dell’abside reca la data 1212, forse la costruzione di un primo edificio, ma ci sono dubbi sull’autenticità della scritta.
Nel 1593 si benedisse la prima pietra probabilmente di una seconda chiesa, i cui lavori proseguirono per diversi anni. Infatti documenti del 1600 e del 1622 trattano di lavori nell’edificio. Nel 1625 fu completato il coro. Questa chiesa aveva un orientamento inverso rispetto all’attuale: la facciata infatti guardava verso piazza Fratti che era, nel Medioevo, nel cuore del paese. II terremoto del 1693 distrusse totalmente questo edificio.

Si pensò allora di edificarne una nuova sullo stesso sito, ampliandola e disponendola verso sud, dove già la città si era espansa fino al sottostante canale e oltre. In questo modo si ridefiniva anche sul piano simbolico lo spazio urbano realizzando uno schema geometrico tipico del barocco, definito ai quattro punti cardinali dal Calvario, chiesa di S. Maria Maddalena, chiesa Madre e chiesa di S. Antonio. Dal 1705 vi lavorò mastro Giuseppe Ferrara; il disegno seguiva le regole del Vignola. Dal 1736 si lavorò a elevare la prospettiva con mastro Sebastiano Cardona.
La facciata però non piacque e nel 1792 si decise di rifarla interamente e fu realizzata nel 1793.

La chiesa si erge alla fine di una ripida scalinata, costruita nel 1911, dopo avere abbattuto varie costruzioni. La facciata presenta due ordini sovrastati dal campanile.

L’interno a tre navate ha impianto basilicale a colonne reggenti archi a tutto sesto. Gli stucchi della navata centrale sono di Giuseppe Gianforma e furono realizzati nel 1757.  Al pittore Antonio Sortino si devono i primi due quadri della navata destra e il primo della sinistra. La tela del terzo altare della navata di destra è opera del pittore messinese Giovanni Tuccari (1667 – 1743).

Due quadri furono dipinti nel 1728 da Guglielmo Borremans (Anversa, 1675 – Palermo, 1744): la pala dell’altare maggiore raffigurante “Sant’Antonio abate in estasi durante la visione della Ss. ma Trinità” e “S. Vito con i santi Modesto e Crescenza” nella cappella di sinistra.

Il coro ligneo, i sedili la sedia presbiteriale e altri arredi sono opere di Domenico Avola di Catania del 1790, che nel 1800 eseguì anche il pulpito.

La statua di S. Antonio portata in processione il 17 gennaio fu scolpita e dorata da Michelangelo Di Giacomo nel 1743. Allo stesso Di Giacomo appartiene una statua del Cristo resuscitato (1737).

Nella sacrestia il “casciarizzu” (mobile nel quale sono conservati i paramenti sacri) in noce intagliato da mastro Salesio Laganà di Militello (1773) e dorato da Lorenzo Scifo di Vizzini nel 1787. In fondo alla navata di sinistra vi è la statua dell’Immacolata scolpita da Sebastiano Alessi di Siracusa nel 1768. Notevole il paliotto dell’altare costituito da una lastra di marmo su cui è scolpito un rilievo, di probabile fattura seicentesca, con scene bibliche. Gli altari marmorei sono quasi tutti di don Giovanni Marino (scultore documentato dal 1750); in particolare l’altare centrale fu commissionato nel 1787.

 

Link:
http://www.comunedibuccheri.it/architettura/santantonio.htm

AGIRA (EN). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 40
https://goo.gl/maps/swffp5U5YNTRj41aA

 

Nel XIV secolo esisteva una chiesa intitolata a Sant’Antonio abate
L’attuale chiesa fu edificata nel 1505 sui resti della precedente.
La facciata attuale è frutto di rifacimento ottocentesco.

La chiesa sorge nel quartiere più alto della città. Il prospetto si presenta con una facciata a salienti con un portale a sesto acuto strombato. Il portale è preceduto da una scalinata esterna in pietra.
Il campanile è alto una ventina di metri con torre corniciata, lanterna su quattro pilastri e guglia a mosaico siciliano.
Purtroppo, una costruzione privata edificata negli anni 80 del Novecento impedisce la visuale a distanza di questo magnifico insieme.
La muratura perimetrale continua è in pietrame misto. Tetto a due falde in coppi di cotto.

L’interno è ad aula unica a sviluppo longitudinale. Il soffitto a cassettoni con rosoni in carta pesta maschera la copertura a capriate.
La chiesa custodisce una bella statua di sant’Antonio, nella cappella a destra dell’altare maggiore.

La Chiesa ospitava parecchie opere d’arte, che ora sono conservate nella chiesa di Sant’Antonio di Padova, tra esse una Croce dipinta attribuita al Maestro della Croce di Piazza Armerina della seconda metà XV secolo; numerose pregevoli tele del Settecento; una con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata del XV secolo.

Un olio su tela del settecento che raffigura S. Antonio abate, con il fuoco in mano e una serie di storie dipinte intorno alla sua figura, è oggi collocata nel primo altare a destra della chiesa di S. Antonio di Padova.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/16301/Agira+%28EN%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate
https://www.typicalsicily.it/virtual-tour/v151/
https://digilander.libero.it/agira1/santonioabate.htm

SCHIO (VI). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Fratelli Pasini, 82
https://goo.gl/maps/AdiPdccJetUMKASNA

 

Sono state edificate successivamente tre chiese intitolate al Santo, le prime due furono demolite.
Primo edificio. Un testamento del 1449 stabiliva che fosse eretta una chiesa dedicata a Sant’Antonio abate nella antica contrada Oltreponte (l’attuale via Pasini), probabilmente dove già sorgeva un capitello votivo. È certo che l’oratorio fosse già completato nel 1493 e che nel 1498 le monache agostiniane fondassero un monastero nelle adiacenze della chiesa.
La piccola chiesa di Sant’Antonio, dotata di tre altari, nel 1742 fu rinnovata esternamente, conferendo ad essa una facciata “in puro stile corinzio” e ornandola con cinque statue.
Nel 1810, a seguito causa delle secolarizzazioni dei beni ecclesiastici fu chiuso il convento e parte dei terreni ed arredi appartenuti un tempo alle monache vennero venduti e chiesa e locali andarono incontro ad un periodo di abbandono parte dei locali conventuali vennero acquistati dalla famiglia Maraschin che le convertì in palazzo residenziale.
Pochi anni dopo le monache riuscirono ad acquistare nuovamente i locali del vecchio convento e a restaurarlo (con l’esclusione della porzione divenuta nel frattempo palazzo Maraschin). La quattrocentesca chiesetta di Sant’Antonio abate era però separata dallo stesso convento proprio a causa della presenza della residenza privata della famiglia Maraschin che si trovava tra le due costruzioni.

Secondo edificio. Su iniziativa di monsignor Luigi Piccoli si decise pertanto di far costruire una nuova chiesa dedicata a Sant’Antonio: questa venne realizzata tra gli anni 1834 e 1839 su progetto di Antonio Piovene in posizione leggermente scostata rispetto al primitivo oratorio, in modo da renderla nuovamente adiacente al convento appena ricostituito. Il nuovo edificio ornato da tre statue (oggi conservate nel cortile dell’ex monastero) venne arredato recuperando oggetti dalla vecchia chiesa (poi demolita) e da altre fatte chiudere in epoca napoleonica, in particolare dalla chiesa sconsacrata di Santa Maria della Neve (tra questi una statua della Vergine Assunta già appartenente alla Confraternita del Gonfalone. La scultura antica venne trasferita nel monastero agostiniano e sostituita da una nuova statua eseguita nel 1920 da Romano Cremasco di Schio.

Terzo edificio. Nel 1879 Alessandro Rossi acquistò un terreno tra le vie Pasini e Maraschin, fece demolire la chiesa edificata quarant’anni prima, e ne fece costruire una nuova, di notevoli dimensioni, sul terreno appena acquisito. In questo modo Rossi riuscì a scongiurare l’indemaniamento del monastero reso possibile in seguito all’annessione del Veneto all’Italia, ma soprattutto poté fornire di un adeguato luogo di culto il nuovo quartiere operaio che Rossi stava facendo costruire in quel periodo. La nuova chiesa di Sant’Antonio abate, progettata da Antonio Caregaro Negrin in stile romanico/bizantino, rappresenta infatti il punto di congiunzione tra il centro storico di Schio ed il nuovo quartiere operaio Un’epigrafe in latino murata sotto il portico della chiesa recita in traduzione: “Allargati i confini della città, per giovare all’accresciuto numero degli abitanti, Alessandro Rossi a spese sue fece innalzare dalle fondamenta il tempio dedicato a sant’Antonio il grande cenobiarca d’Egitto. Nell’anno 1879. Architetto Antonio Caregaro Negrin”.
Durante il primo conflitto mondiale la chiesa venne adibita sia a punto di ricovero per i feriti che a deposito di viveri.
Negli anni più recenti vanno ricordati gli importanti interventi di risanamento e restauro interni ed esterni della chiesa, e la definitiva chiusura del monastero delle agostiniane.

La chiesa di Sant’Antonio attuale presenta all’esterno una struttura piuttosto imponente grazie alla presenza della cupola centrale, alta 37 m. La facciata, preceduta da una breve scalinata, presenta un articolato prospetto definito da paraste decorate a fasce che suddividono verticalmente l’edificio in tre parti, mentre una spessa cornice marcapiano lo suddivide orizzontalmente in due metà. Le due sezioni laterali sono forate da aperture circolari in alto e da slanciate finestre centinate al pianterreno. La sezione centrale della facciata presenta un portico incassato sostenuto da possenti colonne composite (arricchito da lunette decorate con le immagini di Cristo e degli Evangelisti opera di Valentino Pupin), che inquadra l’ingresso caratterizzato da un portale centrale e da due minori posti lateralmente. Sopra il portico vi è un grande mosaico del 1929 opera di Alessandro Radi raffigurante Sant’Antonio abate che seppellisce san Paolo eremita, posizionato in sostituzione di un precedente affresco del Pupin rappresentante il medesimo episodio, abbellisce il prospetto principale dell’edificio. In alto, a concludere la facciata, un timpano appena accennato sormontato da una balaustra dalla quale, centralmente, si eleva una croce in pietra.
Sulle fiancate (è ben visibile solo quella destra), ritmate da finestre alternate a lesene analogamente a quelle presenti nella facciata, spiccano le absidi delle cappelle laterali; tra il transetto e la zona del presbiterio è posto un ingresso laterale coronato da un caratteristico frontone e preceduto da alcuni gradini. Nella zona posteriore, difficilmente visibile, si trovano un piccolo campanile a vela dotato di due campanelle e l’abside semicircolare.

L’interno dell’aula è a tre navate e a croce latina, con i bracci conclusi da absidi; la navata centrale ha una larghezza doppia rispetto a quelle laterali. Al centro si eleva la grande cupola, caratterizzata dalla serie di trifore presenti sul tamburo. Le numerose finestre sono decorate a motivi geometrici policromi, mentre quelle lungo le navate, raffiguranti vari Santi, sono opera di Giorgio Scalco del 1966.
La chiesa è dotata di tre altari: il maggiore e quello laterale di destra sono opere tardo ottocentesche, quello di sinistra, già altare maggiore della precedente chiesa, è una pregevole opera barocca di Orazio Marinali – eseguita su progetto di Giovanni Antonio De Pieri – che conserva La Madonna della cintura di Antonio Zanchi (1700). Da segnalare inoltre le tele dedicate a San Valentino (di autore sconosciuto e risalente al XVII-XVIII secolo, già tela d’altare della prima chiesa di Sant’Antonio abate), a San Nicola da Tolentino (opera di Giuseppe Mincato) e la scultura de La nostra Signora (Valentino Zajec). Notevole e sofisticato tutto l’apparato decorativo interno, eseguito da numerose maestranze locali e esterne.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_%28Schio%29

VITERBO. ex chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate in Valle

Via sant’Antonio, 48
https://goo.gl/maps/si41QtQPZBthJfeV9

 

La chiesa dedicata al Santo fu sconsacrata e adibita a magazzino, attività commerciale e abitazione.
Per chi percorre la via a salire, è ancora visibile sulla destra la facciata semicoperta da un muro di cinta di un orto, si nota sul timpano il semplice rosone di forma circolare.
Nel 1207 un documento cita un “Ospedale della Confraternita di sant’Antonio”. Francesco d’Andrea scrive: «Anno Domine 1223. Fue facta grande battaglia ne la chiesa de S.to Sisto et fucci morto Goffredo, et grande pugna per Viterbo et li Brectoni perdero la torre Pretola, la quale era da canto al muro de S.to Antonio». La stessa notizia la dà Niccolò della Tuccia che menziona la «torre Petrella che stava accanto il muro di S. Antonio». Nel 1313 si trova ancora nominato l’ospedale e nel 1343, per testamento, gli furono lasciati venti soldi.
Nei primi anni del 1400, ricorda Pinzi, ne presero possesso i Canonici regolari di sant’Antonio di Vienne in Francia, i quali per l’angustia della chiesa, si videro costretti, nel 1432, ad acquistare un terreno posto avanti all’ingresso della chiesa, per consentire ai fedeli di seguire le funzioni.
E’ del 1434 la richiesta al Comune, da parte del priore della chiesa, di esentare dai dazi gli abitanti di «Valle» e di concedere alcuni «casalini» per rendere più dritta la strada.
Nel 1439, poiché l’ospedale era in cattivo stato, fu posto in vendita un campo, col ricavato del quale, si pose mano a restaurare le parti in rovina. Anche Pietro Baglioni di Castel di Piero, in quell’anno concesse cinquanta ducati per la riedificazione dell’Ospedale.
Altri restauri furono eseguiti nel 1455, poi la notizia, riferita da Giuseppe Signorelli, che nel 1521 il pittore viterbese Valentino Pica, nipote di Valentino Pica il vecchio che morì nel 1490, vi dipinse la Cappella del Crocifisso per l’Arte dei Mugnai che l’officiava, secondo altri era invece la Cappella di sant’Antonio.
Una “Fonte di sant’Antonio in Valle” è nominata nel 1550.
Ma l’ospedale non oltrepassò il secolo XV, scrive Pinzi, mentre non ebbero miglior sorte il monastero e la chiesa, infatti dal precettore generale furono concessi in affitto, nel 1587, a Domenico di Catone.
La chiesa nel 1606 fu sede dell’Arte dei Fabbri, che sin dal 1471 aveva un proprio Statuto (Pietro Savignoni afferma che lo Statuto è del 1497, Giuseppe Signorelli del 1474), modificato nel 1603, due anni dopo fu affittata ad uso di casa per abitazione.
Così è rimasta per secoli, ad esempio nel 1727 fu restaurata e fatta pitturare dall’affittuario Nicola Porfirio.
Oggi si può osservare un vasto pianoterra dove è rimasta conservata un’edicola lapidea e resti di pitture del secolo XV, e al piano superiore affreschi del ‘500 e capriate lignee che sostengono il tetto con scolpita la Tau, di sant’Antonio. In questa sala tenevano le riunioni i componenti la cappella musicale della Cattedrale di san Lorenzo.

 

Nel 2007, dopo i lavori di restauro per l’apertura di un esercizio commerciale, è stato portato alla luce un raffinato e pregiato affresco quattrocentesco, lungo oltre 3 m, con la Madonna e il Bambino assisa in trono con a sinistra sant’Antonio e a destra san Lorenzo che si trova nella parte di fondo della chiesa.
Sant’Antonio è riconoscibile dagli attributi del bastone a tau e della campanella; san Lorenzo dalla dalmatica rossa, il libro e la graticola).
Nei decori delle cornici sono inseriti i noti rosoni che caratterizzano le facciate delle antiche chiese viterbesi e l’IHS nel sole. Nella parte bassa, a destra del dipinto, sulla tunica rossa di san Lorenzo, è, graffita sull’affresco, la scritta in latino, così letta da Attilio Carosi: «Sub Anno d(omi)ni Millesimo quatrigentesimo septuagesimo secundo, die vero tertio / Mensis Augusti hora prima noctis vel circa obijt d(omi)nus Amedeus / francigena […] cuius anima in pace requiescat. Amen / Johannes doucet (?) scripsit. Hic fuit frater Sijmon de hungaria […]», che significa: «Nell’anno del Signore 1472 proprio nel terzo giorno del mese di Agosto, verso la prima ora della notte, morì il signor Amedeo “francigeno”, l’anima del quale riposi in pace. Giovanni “doucet” scrisse». Una testimonianza che dimostra come questo luogo fosse una delle tappe dei pellegrini che si recavano a Roma percorrendo a Via Francigena.
Sulla destra della pittura è un Agnus Dei e in una fascia sottostante è pitturato «† Anno d. MCCCCXXVI». In questo affresco c’è anche un monogramma di San Bernardino con la data 1426 che ne testimonia la sua presenza a Viterbo, e infatti allora che San Bernardino tenne una predica presso l’attuale chiesa di San Francesco, in via San Francesco, e sempre in questa data venne eretto in suo onore il pulpito oggi visibile all’esterno della chiesa stessa.
Per l’affresco sono state proposte varie attribuzioni, ad esempio a Francesco d’Antonio Zacchi, detto il Balletta, pittore viterbese attivo – secondo testimonianze d’archivio – dal 1430 al 1476, di cui restano pochissime opere superstiti, ma il possibile autore è ancora oggetto di studi.
L’importanza che riveste il ritrovamento di questo affresco, il cui stato di conservazione risulta essere buono, fatta eccezione per alcune cadute d’intonaco – come la perdita della parte del volto di san Lorenzo, avvenuta probabilmente per un trauma diretto prodotto dall’intenzione di aprire una porta nel muro, che ha però causato il rinvenimento dell’affresco – e alcune crepe nella cornice decorata a foglie, nella parte superiore – lesione da stress meccanico a causa del peso del nuovo solaio in cemento – è nella presenza della datazione 1426.

Verso l’attuale ingresso  del locale vi sono sui muri altri resti di pitture: nella parte bassa di un tondo, in affresco, si legge: «[N]icolaus Porfirius viterbien. / fictuarius s. Antoni abbat. / […]nen pinxit et restaurav(it) / Anno D.ni 1727»


 

Nella chiesa «in stato rovinoso» nel 1809, era la statua lignea di sant’Antonio che fu trasferita e ora è nel Museo del Colle del Duomo in Piazza San Lorenzo, in locali nei pressi della Cattedrale.
Legno dipinto di Autore sconosciuto, risalente al XVI secolo, misura 60 x 45 x 180 cm
Sant’Antonio abate in questa statua è rappresentato stante e vestito di tunica e mantello, sul quale compare il Tau. La mano destra sostiene il Libro mentre nella mano sinistra doveva reggere un bastone. E’ possibile che fosse usata come statua processionale. Prima di pervenire al Museo la statua era conservata nel Palazzo Papale.

 

 

Bibliografia:
Faldi, Pittori viterbesi di cinque secoli, Roma 1970.
Carosi, Le epigrafi medievali di Viterbo (secc. VI – XV), Viterbo 1986, p. 138.
Pinzi, Gli ospizi medioevali e l’Ospedale Grande di Viterbo, Viterbo 1893.
Valentini, Insediamenti templari lungo la Francigena Laziale, in “Pavalon”, Laboratorio di Studi Templari, Atti 2° convegno nazionale “Terra d’Otranto Templari fra Occidente e Terra Santa”, a cura di G. Giordano e C. Guzzo, Mandria 2002.
Bentivoglio, La Madonna ‘dei Templari’ – L’affresco del 1426 rinvenuto nell’antico insediamento degli Antoniani di S. Antonio in Valle a Viterbo, GB EditoriA, Roma 2008

 

Notizie e immagini:
http://www.annazelli.com/viterbo-ex-chiesa-sant%27-antonio-via-sant%27-antonio-.htm

https://www.lacitta.eu/storia/49755-la-storia-della-chiesa-di-sant-antonio-in-valle-a-viterbo-chi-la-conosce.html

https://www.archeoares.it/arte-sacra-tesoro-dei-papi/sant-antonio-abate/