GROSSETO. Chiesa di San Francesco, con affresco di sant’Antonio abate

La chiesa di San Francesco è sita in Piazza San Francesco a Grosseto.

Fu consacrata nel 1289 quando ne presero possesso i Francescani, subentrando ai Benedettini.
Chiesa e convento furono temporaneamente abbandonati a partire dal 1808, a seguito delle soppressioni napoleoniche e venduti a privati. Fu però riaperta al culto nel 1895.
A cavallo tra XIX e XX secolo vennero realizzati numerosi interventi di ristrutturazione per eliminare le aggiunte post-medievali, compresi gli altari laterali in stucco risalenti al XVIII secolo.
Nel 1930 l’intero complesso monastico, ormai restaurato, fu riconsegnato ai francescani.

Conserva all’interno, un frammento di affresco di scuola Senese del XIV secolo che raffigura sant’Antonio abate seduto in trono con la mano destra in atteggiamento di benedizione, nella sinistra il bastone che curiosamente ha l’estremità ad “L” (invece che a tau) e termina con una testina.

 

Link:
https://grossetopedia.fandom.com/it/wiki/Chiesa_di_San_Francesco

Bibliografia:
– Aldo Mazzolai. Guida della Maremma. Percorsi tra arte e natura. Firenze, Le Lettere, 1997.
– Valentino Baldacci (a cura di). I luoghi della Fede. Itinerari nella Toscana del Giubileo (Regione Toscana), Firenze, 2000.
– Carlo Citter. Guida agli edifici sacri della Maremma. Siena, Nuova Immagine Editrice, 2002.

Fruibilità: Aperto tutti i giorni.

Rilevatore: Valter Bonello

Data compilazione scheda: 19 /12/2021

CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Chiesa di San Pietro ai Volti, affresco raffigurante sant’Antonio abate

 

La porta di S. Pietro è chiamata così perché nei pressi sorgeva una chiesetta con questo titolo, citata in un diploma del 904 che assunse le forme attuali nel 1585.
Nei pressi sorge la chiesa, comunemente conosciuta come S. Pietro ai Volti, titolo ufficialmente attribuito nel 1770 in seguito alla demolizione nel 1762 dell’antica porta cittadina con la soprastante chiesetta pensile, appunto così intitolata. Era caratterizzata dalla presenza di una grande croce dipinta sulla facciata.
Fu demolito pure il terrapieno a cui dalla presente piazzetta si saliva lungo una scalinata di pietra fra le due statue dei SS. Pietro e Paolo.
La porta tardo alto-medievale aveva infatti ormai perso la sua originaria funzione difensiva a causa della realizzazione della nuova cinta muraria.


La costruzione attuale, eretta ex-novo in seguito alla peste del 1597, fu consacrata nel 1602 per mano del canonico Cornelio Tomasini che la dedicava al Redentore e ai Santi Sebastiano e Rocco. Ma le origini del titolo S. Salvatoris sono più antiche e se ne trova ricordo fin dal principio del secolo XI.
Nel 1615 la chiesa fu affidata ai cappuccini che l’officiarono fino al 1769 quando fu qui trasferita la parrocchia della chiesa di S. Pietro Apostolo demolita nel 1762.
Allora assunse anche il nuovo titolo, ormai completamente generalizzato di S. Pietro ai Volti.
La chiesa è suddivisa in tre navate da leggere lesene; sottili marcapiani segnano il limite basamentale e la quota superiore del portale d’ingresso architravato.
Due nicchie semicilindriche laterali e una finestra termale a serliana, sovrastante al portale d’ingresso, completano la facciata.
L’attico fu realizzato nell’Oottocento, ed ora all’interno del presbiterio si erge l’altar maggiore in pietra, appoggiato alla parete in fondo, il monumentale altare ligneo contiene una bella pala di Palma il Giovane.
Le due nicchie esterne, ora vuote, accoglievano le statue dei santi Pietro e Paolo, prima poste ai lati della scalinata che conduceva alla vicina chiesa sopra alla volta della porta, detta appunto di S. Pietro ai Volti. In seguito alla demolizione di questa chiesetta pensile, tale titolo passò ufficialmente a quella del Redentore.
All’interno nel presbiterio si trova l’altare maggiore in pietra con ai lati le statue di S. Pietro e S. Paolo, un tempo poste nelle nicchie esterne.

Nell’altare laterale sinistro è stato collocato un tabernacolo affrescato proveniente da un pilone o chiesetta del territorio andato distrutto.
L’affresco, forse risalente al XV sec., ma più volte ritoccato e restaurato, rappresenta una pregevole Pietà con nello sfondo una città fortificata, che potrebbe rappresentare la Cividale dell’epoca.
Sulle due paretine laterali sono affrescati due santi, di cui uno rappresenta Sant’Antonio Abate con i suoi tipici segni distintivi.

 

Fruibilità:
La chiesa viene raramente aperta per sporadiche funzioni. Per eventuali visite rivolgersi in Duomo.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 25/11/2012

PIANEZZA (To). Chiesa di Santa Maria della Stella, affresco raffigurante sant’Antonio abate.

Via Madonna della Stella – Pianezza, situata a circa mezzo chilometro dal Borgo vecchio di Pianezza.
La posizione è più elevata sul piano circostante. Essa è posta su di una diramazione di quella che fu la Via Francigena, che dalle vallate alpine e dalla Lombardia, evitava la sosta ed il passaggio da Torino.
L’attuale denominazione era popolare al tempo dei pellegrinaggi diretti al Campo della Stella (Santiago di Compostella) ove si trova la tomba dell’Apostolo San Giacomo.

La Chiesa venne edificata (forse in due tempi) nel corso del Quattrocento in questa sequenza.
Per primo il presbiterio a volta, poi il resto della chiesa, con il corpo di maggiore larghezza, con il soffitto a capriate ora completamente coperto dai cassonetti.
Nel presbiterio sulla parete ovest, in cima alla facciata interna dell’arco, recenti restauri hanno portato alla luce un frammento di stemma gentilizio appartenente alla famiglia dei Provana, feudatari di Pianezza, che furono i committenti per la decorazione pittorica della chiesa.
Sulla parete nord è visibile l’affresco sulla Natività e l’Infanzia della Vergine.
La parete est, a cui è addossato l’altare, fu rimaneggiata per fare spazio alla nicchia della Madonna e fu ridipinta con motivo barocco a graticcio.
La parete sud è occupata da scene evangeliche.
Sulle vele della volta sono visibili otto scene della Dormitio Virginis e gli ultimi avvenimenti della vita della Madonna.
Gli autori sono anonimi.

All‘esterno è stata affrescata un’immagine di Sant’Antonio Abate.

Materiale informativo ed illustrativo:
Cartello esplicativo fuori dalla chiesa e presso il Comune di Pianezza.

Link: http://www.comune.pianezza.to.it

Email: info@comune.pianezza.to.it

Fruibilità:
Aperta solo su prenotazione presso il Comune di Pianezza o in determinate manifestazioni. Comune, Piazza Leumann n. 1
Tel. (+39)011.9670000 – Fax (+39)011.9670295

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 24/11/2012

Vedi anche: https://www.jaquerio.afom.it/pianezza-to-cappella-della-madonna-della-stella/

Vedi anche: http://www.archeocarta.it/pages/page.asp?c=document&id=266&p=TO

 

GOZZANO (NO). Oratorio di Santa Maria di Luzzara, affr. raffiguranti Sant’Antonio abate

 

La chiesa di Santa Maria di Luzzara sorge nel territorio di Gozzano, a nord del centro abitato, lungo la strada che conduce verso San Maurizio d’Opaglio.

Non ci sono notizie precise sull’epoca di costruzione della chiesa, che sorge in località Luzzara, ricordata per la prima volta come Luciaria in un documento del 1114.
Una prospezione archeologica condotta negli anni ’80 ha negato l’ipotesi, avanzata in passato, che la chiesa fosse il frutto di una ricostruzione in forme quattrocentesche di una precedente chiesa romanica; riscontrando invece traccia di una costruzione eseguita in blocco durante il XV secolo, e successivamente restaurata in epoche recenti. Di essa non compare traccia nella documentazione scritta di epoca medievale e neppure negli atti delle visite pastorali dei vescovi Speciano e Bascapè; viene invece descritta nella visita del cardinale Taverna del 1616, in forme molto simili alle attuali.

L’edificio è a navata unica terminante in tre absidi. La facciata, rivolta verso ovest, è a capanna con un portale affiancato da finestrine rettangolari e sormontato da finestra a oculo; il tetto fortemente aggettante sulla facciata ha una copertura in piode; alla sommità del colmo, verso la facciata, presenta un piccolo campanile a vela con campana. Sul fianco meridionale, dove è aperto anche un secondo ingresso e una piccola finestra a feritoia, è addossato un piccolo locale con funzioni di sagrestia. L’interno, scandito in tre campate da due arconi ogivali impostati su bassi semipilastri, presenta nell’area del presbiterio il pavimento originale in cocciopesto, collocato a un livello assai più basso rispetto al piano di calpestio esterno alla chiesa. Sulle pareti interne e sulla facciata si conserva un importante ciclo di affreschi risalente al XVI secolo.

La chiesa ospita un importante ciclo di affreschi risalente al XVI secolo. Di particolare importanza l’imponente crocifissione dipinta sull’arco trionfale attribuita a Francesco Cagnola, figlio di Tommaso, mentre di scuola cagnolesca sono i dipinti sulla facciata esterna; ad Angelo Canta, attivo a Gozzano nel 1550, sono attribuiti invece alcuni affreschi sulla parete meridionale interna.

Affreschi esterni: Facciata

Lato sinistro: S. Cristoforo; trittico raffigurante S. Giulio, S. Antonio abate (al centro con bastone cui è appesa una campanella) e S. Rocco; Pietà. (fotografia sopra)
Lunetta: Annunciazione.
Lato destro: trittico con la Madonna con Bambino tra i santi Antonio e Rocco; Beata Panacea e S. Chiara; S. Francesco, S. Maria Maddalena e una devota in ginocchio. (fotografia sotto)

Affreschi interni
Arco trionfale: Crocifissione.
Abside centrale: La decorazione affrescata originale è andata perduta; nella nicchia era conservata una statua lignea della Madonna trafugata nel 1969.
Abside laterale sinistra: Trionfo e Assunzione di Maria, tra angeli e i santi Apostoli.
Abside laterale destra: Madonna con Bambino, circondata dai Dottori della Chiesa (XIX secolo).
Parete meridionale: Nascita di Gesù; Sposalizio mistico di S. Caterina.
Parete settentrionale: Madonna con Bambino; S. Paolo (datato 1516).

 

Bibliografia:
 – Mario Bori, Le carte del Capitolo di Gozzano (1002-1300), (Corpus Chartarum Italiae, LIV; Biblioteca della Società Storica Subalpina, LXXVII.III), Pinerolo 1913
– Adolfo Torre, La Madonna di Luzzara. Dieci secoli di Medioevo, Novara 1975
– Marilisa Di Giovanni, Gli edifici di culto dell’XI e XII secolo. La collina, il Cusio e il medio Verbano, in Novara e la sua terra nei secoli XI e XII. Storia, documenti, architettura, a cura di Maria  – Laura Gavazzoli Tomea, Milano 1980, pp. 197-198
Santa Maria di Luzzara, a cura di Sergio Bellosta, Quaderni di cultura cusiana, 1, Gozzano, Parrocchia Collegiata di S. Giuliano, 1989
– Percorsi, storia e documenti artistici del novarese. Paesi della “Riviera Inferiore”: Briga Novarese, Gargallo, Gozzano, Soriso, vol. 25, Novara 2004, pp. 47-49
– FAGNONI M.R., (a cura di) Alla scoperta di antichi Oratori campestri, Provincia di Novara, Novara. 2003

Link:

http://archeocarta.org/gozzano-no-oratorio-di-santa-maria-di-luzzara/

Immagini da Wikimedia e di Luciano Tamone da:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=10228907629774115&set=pcb.2959376797532409

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 24/11/2012

CROAZIA – PINGUENTE/BUZET, frazione Rozzo/Roc. Chiesa di Sant’Antonio abate

Insediamento di 154 abitanti della Croazia, frazione del comune di Pinguente (in croato Buzet), nella Regione Istriana. È a circa 50 km a sud-est da Trieste lungo la strada verso Fiume. Rozzo (in croato Roc) viene considerato un paese piuttosto che un villaggio per via delle sue testimonianze storiche. Il nome Rozzo deriva dal celtico Roz (il toponimo “Roc” è molto diffuso in vaste zone dell’area culturale celtica). L’area in cui si trova Rozzo (l’Istria nord-orientale) fece parte del limite meridionale della diffusione della civiltà celtica verso l’Adriatico.
https://maps.app.goo.gl/PpnDffRtrVCcVXxy8

Note storiche:
I Romani lo chiamarono Castrum Rotium, forse anche in analogia con la parola latina “roteus“, che significa “luogo recintato”.
In epoca medievale, il suo nome fu per la prima volta menzionato in un documento scritto del 1064, come Rus. Da quella data e fino al 1209 Rozzo fu sotto il dominio del Margravio (o Marchese) d’Istria, per poi essere parte dei domini del Patriarcato di Aquileia.
A partire dal 1420 e fino alla caduta della Repubblica di Venezia Rozzo rimase Comune veneto e cardine delle difese veneziane contro gli Austriaci.
Successivamente fece parte del Regno d’Italia napoleonico, delle Province Illiriche ed infine dell’Impero d’Austria fino alla caduta di questo nel 1918.
Dal 1918 al 1943 fece parte dello Stato Italiano, poi dell’Adriatisches Küstenland fino al 1945. Fu assegnato alla Repubblica di Jugoslavia con il Trattato di Pace di Parigi del 1947.
Il paese di Rozzo è stato dichiarato dalle autorità un importante sito culturale poiché si sono ben conservati diversi monumenti e cimeli. Le attuali mura del paese, con due porte, furono erette dai Veneziani nel 1421. L’androne della torre Nord ospita un lapidario romano, con numerose iscrizioni in latino delle famiglie Prisca, Petronia e Flaminia, ed una bombarda veneziana del XVI secolo.

Accanto al duomo, c’è l’antica chiesa di Sant’Antonio abate, tutta in pietra calcarea a corsi, con un interessante, eccentrico campanile, dalla struttura asimmetrica, parte appoggiato alla facciata e parte a vela sul tetto. La chiesa, di stile tardo gotico, con archi a sesto acuto e l’abside esagonale, è stata costruita nel XIV secolo su una vecchia chiesetta del VI secolo (molto più piccola) e restaurata nel XVIII secolo.
All’interno contiene bei dipinti di un autore veneziano ignoto; molto interessante è la struttura interna a nervature.
Su tre croci di consacrazione sulla parete laterale meridionale vi sono graffiti del periodo tra il XIII ed il XIV sec. tra cui il più significativo è l’abecedario glagolitico di Rozzo creato verso l’anno 1200.
Su una parete esterna della chiesa di Sant’Antonio si conserva una piccola iscrizione in pietra, il cosiddetto alfabeto glagolitico di Rozzo del XIII secolo.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/10/2012