OULX (To), fraz. Savoulx. Parrocchiale di S. Gregorio Magno, affreschi con storie di s. Antonio abate

 

In Valle di Susa, si arriva a Savoulx (altitudine m 1124) percorrendo l’autostrada che da Torino conduce al traforo del Fréjus e uscendo al casello di Savoulx, oppure seguendo la statale 335 di Bardonecchia dopo aver lasciato la statale 24 del Monginevro circa 4 chilometri dopo Salbertrand.
La parrocchiale di S. Gregorio Magno si trova ad un’estremità dell’abitato, in posizione isolata.

 

La chiesa è preceduta da un arco, che dà accesso al sagrato. Nella facciata a capanna si apre un portale con cornice lapidea, opera di Matteo Rode; sull’architrave sono scolpite le iniziali di San Gregorio e ai lati la data 1532.
Sopra il portale una lunetta è affrescata con la Pietà; i pannelli superiori recano incisi gli stemmi di Francia e del Delfinato, insieme a delfini e cornucopie.
Il campanile, collocato sul fianco sinistro della chiesa, è costruito in stile romanico delfinale; nei due livelli superiori presenta finestre rispettivamente a bifora e trifora, e culmina con una cuspide ottagonale in pietra e con quattro acroteri. L’interno è strutturato in due navate, coperte da volte a crociera, e in un presbiterio; le campate della navata minore sono rette da colonne in pietra con capitelli scolpiti.

 Affreschi
Sulle pareti della navata minore sono presenti affreschi che raffigurano alcuni santi, Dio Padre e le Storie della Vergine. In particolare sulla parete di fondo sono affrescate le storie di S. Antonio Abate, suddivise in sette riquadri: in alto S. Antonio, in seguito all’ascolto della messa, sceglie la vita monastica; nei tre riquadri intermedi, il Santo dona i suoi averi ai poveri, indossa il saio e si avvia a trovare san Paolo eremita, guidato da un centauro.
Nella fascia inferiore sono rappresentati i due Santi in preghiera, un velario e le tentazioni di s. Antonio nel deserto.

Gli affreschi sono stati liberati dall’intonaco che li ricopriva e mostrano ancora i segni delle picchiettature per far aderire l’intonaco. Sono da notare inoltre la cantoria e il leggio lignei e l’acquasantiera in pietra.

Fase cronologica:
Il possesso della valle di Susa a monte di Gravere da parte dei conti del Delfinato spiega la presenza degli stemmi di Francia e del Delfinato sul portale; solo nel 1713 l’alta valle di Susa passò ai Savoia.
L’inizio della costruzione della chiesa (l’anno 1451) segna la separazione della comunità di Savoulx dalla parrocchia di Oulx.
La costruzione della chiesa è stata iniziata nel 1451 e terminata nel 1454; l’abside è stata ampliata nel 1662.
Sull’altar maggiore è collocato un retable, sovrastato da un retable minore che ha ai lati due angioletti; le colonne sono ornate con tralci di vite e con elaborate volute (gli aillerons). La tela del retable rappresenta il santo titolare della chiesa. Il retable, attribuito a Jacques Jesse, fu donato da Charles Allois, parente del vicario di Oulx Jean Allois, e risale agli anni tra il 1669 e il 1673; il nuovo tabernacolo, non pertinente alla costruzione del retable, venne acquistato a Grenoble nel 1673. La tela del retable è già testimoniata in una visita pastorale del 1673.
Gli affreschi della navata minore, opera di un anonimo autore denominato Maestro di Savoulx, risalgono ai primi anni del Cinquecento. Il pittore ha probabilmente lavorato anche nella cappella di S. Sisto a Melezet e nella parrocchiale di Rochemolles.
La cantoria lignea è del 1555 e il leggio del Seicento.
La chiesa è stata costruita nel XV secolo, l’ampliamento dell’abside è stato eseguito nel XVII secolo.
Gli affreschi e la cantoria risalgono al XVI secolo.
Il retable, la tela, il tabernacolo e il leggio sono del XVII secolo.
La chiesa è stata sottoposta ad un restauro nel 2004.

 

Bibliografia:
 – N. BARTOLOMASI – S. SAVI – F. VILLA, Storia Arte attualità della Chiesa in Valsusa, pag. 104, Cuneo 1972.
– B. DEBERNARDI, Una Diocesi alpina, pag. 127, Savigliano 1991.
– G. GENTILE, Documenti per la storia della cultura figurativa in Valle di Susa, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 56, 59, 70 e n. 153, 74, Torino 1977.
– C. BERTOLOTTO, Le stagioni della pittura Murale, in AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pagg. 182-183, Torino 2005.
G. GENTILE, Immagini scolpite e arredi lignee, in AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pag. 231, Torino 2005.
S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 117-118, Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.
– –  Chiesa parrocchiale di S. Gregorio a Savoulx – Oulx, estratto da Itinerari di arte religiosa alpina – Valle di Susa, a cura del Centro Culturale Diocesano di Susa.

Link: http://www.centroculturalediocesano.it
http://archeocarta.org/oulx-savoulx-to-chiesa-san-gregorio-magno/

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante la celebrazione della messa.
Per le visite ci si può rivolgere al Centro Culturale Diocesano, via Mazzini 1 – 10059 Susa (To) – tel. e fax 0122 622640. Email: museo@centroculturalediocesano.it

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 30 giugno 2008

TORINO, Museo Civico d’Arte Antica, Palazzo Madama, Vetrata con Sant’Antonio abate.

Il Museo Civico d’Arte Antica occupa con le sue collezioni gli ambienti di Palazzo Madama, situato al centro della Piazza Castello, nel cuore della città.

 

La vetrata – in vetro colorato in pasta e a grisaille. rappresenta Sant’Antonio abate e il donatore Antonietto Barutelli. Misura 144 x 54 cm.
Inventario numero: 0304/VD. Datato al 1510.
In basso reca la scritta: “HOC OPUS FECIT FIERI ANTHONIETUS BARUTELLI DE GRULIASCHO M.O QUING.O X.O ”.

Il Santo è raffigurato con una fluente barba bianca, la mano destra benedicente e la mano sinistra recante un libro e appoggiata all’impugnatura di un bastone, foggiata a Tau; da questa pendono due campanelli. In basso a destra, in ginocchio, in atteggiamento orante, è posto il donatore . In basso a sinistra è raffigurato un irsuto porcellino.

“E’ verosimile che nello spiccato risalto cromatico dei vetri colorati in pasta e nella ben individuata carica espressiva dei volti sia ancora attivo il magistero del grande maestro vetrario Antoine de Lohny”.  G. Romano 1996.

 

Note storiche:
La vetrata, insieme ad altra analoga raffigurante San Pietro, proviene dalla parete di fondo del presbiterio della Pieve di San Pietro a Pianezza (Torino).
Le due vetrate erano collocate nelle due finestre ivi situate “presumibilmente fino al momento dei restauri della Pieve del 1885” (G. Romano 1996).
Per un certo tempo hanno decorato lo scalone della cripta dei sepolcri sabaudi nella basilica di Superga.
Sono state donate al Museo da Vittorio Emanuele III nel 1914.

 

Bibliografia:
E. Olivero, L’antica Pieve di Pianezza. Ricerche storico artistiche, Torino 1922.

L. Mallé, Museo Civico di Torino. Vetri, Vetrate, Giade, Cristalli di rocca e Pietre dure, Torino 1971.

S. Pettenati, G. Romano, (a cura di), Il tesoro della Città. Opere d’arte e Oggetti preziosi di Palazzo Madama, Torino 1996. (Scheda).

Link: https://www.palazzomadamatorino.it/en/node/21953

Note:
Restauri:
1914, Ditta Albano e Maccario, Torino
1934 – 1935 Ditta Janni , Torino
1993, A. Purcaro, Roma.

Fruibilità:
La vetrata fa parte delle collezioni permanenti situate al piano terra del Museo, ove sono raccolte sculture, dipinti e oggetti preziosi databili dal XIII al XVI secolo. E’ visibile negli orari di apertura del museo (vedi sito internet).

Rilevatore: Paola Codegone

Data ultima verifica sul campo: 26/05/2008

 

FRANCIA – BEAUNE. Hôtel – dieu (dipinto e statua dedicate a S. Antonio abate)

 

Rue de l’Hôtel-Dieu.    Tel. 33(0)380244500 – Fax 33(0) 380244599

L’antico ospedale, fondato nel 1443 da Nicolas Rolin, cancelliere del duca di Borgogna, Filippo il Buono, è un gioiello dell’architettura fiamminga, forse dovuto a Jacques Wiscrère; pervenutoci intatto, ha mantenuto la sua funzione fino al 1971.

Presenta una sobria, lunga fronte sotto un alto e aguzzo tetto in ardesia da cui si leva un’agile e slanciata guglia. Si entra nel bellissimo cortile (cour d’honneur) rettangolare: sull’ala di fronte e su quella di sinistra, dagli alti tetti con piastrelle smaltate a vivaci colori e disegni geometrici ravvivati da doppio ordine di finestroni mansardati a cuspide (vedi imm.), corre un portico su esili pilastri, sormontato da una balconata in legno.
L’ala destra fu rifatta nel 1659; sulla sinistra grazioso pozzo con armatura in ferro battuto.
La sala d’ingresso è costituita dall’antico refettorio delle monache. Nella Grande Sala o camera dei poveri, lunga 72 m. coperta da volta lignea a carena con travi decorate e dipinte, lungo le pareti sono 28 letti a baldacchino; in fondo, grande statua in legno policromo della Pietà (XV secolo).
Ritornando nel cortile si visitano le sale Ste-Anne, St-Hugues e St-Nicolas, quindi l’antica cucina con un vasto camino gotico a doppio focolare, la farmacia, con vasi in ceramica di Nevers, e la sala di St-Louis con arazzi di Tornai (XVI secolo) e di Bruxelles (XVII secolo).
Si passa infine nella sala del Polittico, concepita espressamente per ospitare il celebre polittico del Giudizio universale di Rogier van der Weyden, ordinato al pittore fiammingo dal cancelliere Rolin nel 1443; inoltre, oggetti d’arte e arazzi.

Due immagini dedicate a Sant’Antonio abate sono visibili all’interno dell’ospedale nella corsia intitolata a San Luigi.
La statua in calcare policromato (terzo quarto del XV secolo)  rappresenta il Santo in posizione eretta e nella mano destra mostra il Vangelo e nella sinistra ha il bastone, ai suoi piedi un piccolo porcellino. (immagine in alto)

L’immagine dipinta fa parte del polittico del Giudizio Universale. Sul retro degli scomparti chiudibili si trovano un Angelo Annunciante e Vergine annunciata (registro superiore) e San SebastianoSant’Antonio abate (registro inferiore) dipinti a monocromo, come statue marmoree viventi. Sant’Antonio (immagine in basso) è raffigurato nella maniera classica con la campanella, il bastone, e l’emblema dell’ordine Antoniano; non sono presenti i maialini.

Nel 1400 tali opere si trovavano nella cappella dell’ospedale e sono poi in seguito state portate in diversi luoghi, per poi ritornare al loro posto nel 1961.

Note storiche:
La costruzione (Hôtel-dieu) è nata nel 1443 come un’opera di carità ad opera di Nicola Rolin Cancelliere del duca di Borgogna Filippo il Buono. Alla fine della Guerra dei Cent’Anni, Beaune è in preda alla miseria ed alla carestia. Tre quarti dei suoi abitanti sono privi di risorse. Per assicurarsi il Paradiso, il Cancelliere e sua moglie Guigone di Salis decidono di creare un Ospizio per i poveri.
Per il mantenimento venne donato in appannaggio una rendita annuale (saline) e delle risorse proprie (vigne), e si rivolsero a numerosi artisti per realizzare le decorazioni.
Questa costruzione, unica nel suo genere, ha avuto spunto dai periodi in cui Nicolas Rolin si trovava in Fiandra, allora sottomessa alla Borgogna.
Nell’osservare gli ospedali del nord, il Rolin ne rimase fortemente impressionato e se ne ispirò per la costruzione di quello di Beaune.

 

Link: http://www.hospices-de-beaune.tm.fr

Note:
Si può notare una spiccata devozione per Sant’Antonio abate a partire dal 1400 circa sino ai giorni nostri. La cosa strana è che in città esistono molte chiese ma nessuna ha dedicato una cappella, una statua, un dipinto al Santo. Però se si intervistano gli anziani del luogo emerge subito che la devozione per il Santo esiste ancora ed è radicata nella popolazione.

Fruibilità:
Visite: gennaio – 25 marzo e 20 novembre – 31 dicembre, ore 9 – 11,30 e 14 – 17,30; 26 marzo – 19 novembre, ore 9 – 18,30.
Email: hospices.beaune@wanadoo.fr

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 22/05/2008 – aggiornam. 15/12/2021

PASIAN DI PRATO (Ud), fraz. Colloredo di Prato. Parrocchiale con altare dei Santi Antonio abate, Antonio di Padova e Floriano

Nella Parrocchiale, dedicata ai Santi Niccolò e Giorgio, collocata su piccola un’altura al centro del paese, si trova un altare dedicato ai Santi Antonio abate, Antonio di Padova e Floriano.

La data di fondazione della chiesa è ignota; benché si abbia notizia di sacerdoti officianti fin dalla metà del Trecento, non si sa nulla sulla conformazione dell’edificio in cui celebravano.
Il nome dei titolari compare per la prima volta nel 1474 nell’atto di nomina a Cappellano di Giacomo d’Aulea.

La navata unica, di pianta rettangolare, con angoli di facciata smussati, misura internamente metri 20,95 per 12,30 ed è coperta da un soffitto a vela non affrescato.
La superficie delle pareti laterali è interrotta da due nicchie per parte. Nelle più avanzate sono collocati, uno di fronte all’altro, gli altari marmorei della Madonna a sinistra e di Sant’Antonio a destra.
L’elemento di maggior interesse dell’aula è rappresentato dal battistero, posto a sinistra dell’ingresso, in prossimità della bussola, e delimitato da un recinto di colonnine di pietra d’Istria.
Il presbiterio, in posizione sopraelevata rispetto all’aula, separato da essa per mezzo della consueta balaustra, ha forma quadrata con lato di metri 9,40. Sul soffitto a crociera sono effigiati San Giovanni Bosco con Domenico Savio, l’Annunciazione, i Santi Cosma e Damiano e San Pio X, mentre nella lunetta di fondo vi è la Crocifissione.

Al centro si trova l’altar maggiore, massiccio ma ben proporzionato, in marmo di differenti colori, sul quale oltre alle statue dei protettori fa bella mostra di sé il tempietto del tabernacolo, impreziosito dall’immagine della Vergine e da alcuni putti, con al culmine la figura lignea del Cristo benedicente appoggiato sulla volta di una corona molto elaborata. Completano il presbiterio i pregevoli scranni del coro.

 

L’altare dedicato anche a s. Antonio abate risale al 1592, da un documento parrocchiale che indica di aver “speso a M. Vincenzo pitor di udine, per uno quadro per l’altare di Santo Antonio L. 54.1“.
La tela è di autore ed epoca imprecisati, ma quasi certamente non anteriore al XIX secolo.

 

Bibliografia:
Franco SGUERZI, Colloredo di Prato, Campanotto Editore, Udine 1991.

Note:
Le descrizioni sopra riportate sono state dedotte dalla pubblicazione indicata in bibliografia.

Fruibilità:
L’altare è collocato lungo la parete destra della chiesa e quindi visibile quando questa è accessibile (normalmente durante le funzioni religiose).

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 04/07/2008

SEDEGLIANO (Ud). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Guglielmo Marconi, 6, 33039 Sedegliano UD
https://maps.app.goo.gl/ZoLMbH18v6mThk5n8

 

La Chiesa parrocchiale di Sedegliano intitolata a Sant’Antonio abate venne costruita tra il 1705 e il 1751, sul luogo della precedente chiesa censita in una visita pastorale del 1627 ma di origini più antiche. Nel 1753 divenne Parrocchiale al posto dell’antica chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, esistente all’interno della cortina e divenuta insufficiente ad ospitare la crescente popolazione del paese.
La chiesa conserva alcune opere attribuite a Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca. – dopo il 1531), uno dei più importanti lapicidi in Friuli della sua epoca, proveniente da Carona sul lago di Lugano. Probabilmente nel 1455 si trasferì in Friuli ed aprì bottega a Spilimbergo dove risulta abitare nel 1490. All’interno, tra le altre opere, vi è una pala attribuita a Pomponio Amalteo (1505 – 1588), genero di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone.
La facciata della chiesa è scandita da quattro paraste doriche su alto podio con fregio e timpano dalla cornice modanata. Ha un portale lapideo dall’architrave concavo sormontato da lunetta.
Dalla chiesa precedente proviene l’originario portale, attribuito al Pilacorte, che venne riutilizzato nella costruzione settecentesca come portale laterale. I suoi stipiti sono decorati con motivi a candelabra e sono appoggiati su basamenti nuovi, forse al fine di aumentare l’altezza del portale per renderlo proporzionato al nuovo edificio. Nella parte superiore interna degli stipiti sono inserite le figure di due santi che emergono da coppe, Giovanni Battista sulla sinistra e Antonio abate sulla destra.
Le due figure hanno purtroppo perso del tutto i volti ma sono comunque riconoscibili grazie ai nomi, scolpiti sulle coppe dalle quali emergono le figure, e dai loro attributi, l’agnello e il cartiglio con la scritta “ECCE AGNVS DEI” per il Battista, il maialino, la fiamma e la campanella per Antonio. L’architrave è sormontato da una cornice mutila recante l’iscrizione dedicatoria ai due santi.
La particolare consunzione al centro dell’architrave è stata attribuita allo sfregamento delle corde di un antico campanile, probabilmente a vela, che insisteva sopra il portale sulla facciata principale della precedente chiesetta.
All’interno della navata, collocata su una mensola sopra una porta laterale che si apre sulla parete destra, è collocata una statua a tutto tondo dell’Eterno Padre alta 50 cm, attribuita anch’essa al Pilacorte. La statuina venne per un periodo ospitata sul culmine della facciata della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per la quale era stata realizzata, dopo che la chiesa era stata demolita lasciandone l’abside come cappella cimiteriale. Nel secolo scorso la statua venne spostata qui per garantirne meglio la sicurezza e la conservazione.
A fine 2021 è stata data notizia di una seconda statua a tutto tondo rappresentante l’Eterno Padre, piuttosto rovinata, proveniente questa dalla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate dove in origine era probabilmente collocata al di sopra del portale principale, oggi portale laterale della chiesa. Come il portale anche questa seconda statuetta è ritenuta opera del Pilacorte. La statuina finì tra le macerie durante i restauri degli anni Ottanta e venne fortunatamente recuperata da un abitante di Sedegliano.
L’interno della chiesa è molto ampio. Il soffitto a volta è decorato lungo l’asse maggiore da un grande affresco di Lorenzo Bianchini (ca. 1885) con l’apoteosi di Sant’Antonio abate. Il presbiterio, il cui ingresso è affiancato da due nicchie, è sopraelevato di tre gradini e vi si accede tramite l’arcosanto a tutto sesto.
L’altare maggiore, ideato da Giovanni Mattiussi, artista settecentesco proveniente da una conosciuta famiglia friulana di altaristi, scultori e architetti, è arricchito dalle statue di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista collocate su piedistalli. Al centro, in una nicchia centinata si trova una tela raffigurante Sant’ Antonio abate. Il paliotto dell’altare moderno è un’Ultima cena di Luigi Ferretti datata 1965.
Nella chiesa ci sono anche altri quattro altari in marmo. In uno è collocata una Pala con la Madonna col bambino tra i Santi Rocco, Macario e angeli, venerata come la Madonna della salute, qui trasferita dall’antica chiesa dei santi Pietro e Paolo, attribuita (poiché non firmata) a Pomponio Amalteo. La chiesa conserva anche una bella acquasantiera.
Il campanile separato dalla chiesa, alto oltre 60 metri, venne progettato dall’architetto Girolamo D’Aronco, padre del più celebre Raimondo, ed è stato edificato fra il 1896 e il 1901 in sostituzione del precedente a pianta ottagonale distrutto da un crollo nel 1772.
Danneggiata dal sisma del 1976 la chiesa è stata restaurata negli anni Ottanta del secolo scorso.

 

Fonti
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.1999
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Cescutti Maristella. Piccoli tesori nascosti nel Sedeglianese In: Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017)
– Cescutti Maristella. Scoperte_due_opere_inedite_attribuite_al Pilacorte – Messaggero Veneto cultura, 27 maggio 2022, p. 44
– Dei Rossi Vieri e Reale Isabella Pilacorte, indagine sul campo. Novità biografiche, epigrafiche e iconografiche in Pilacorte 500 anni dopo visto da vicino. Atti del convegno di studi 2021
– Zin Luigino Una pietra ci racconta. Considerazioni sul portale della Parrocchiale di Sedegliano di Gio.Antonio Pilacorte in Sot la Nape, a. 70, n. 1 (2018)

– Sito Chiese italiane:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=68889

Data ultima verifica: aprile 2023

Info: la chiesa è spesso aperta anche al di fuori dell’orario delle messe

Autore: Marina Celegon

Immagini: Marina Celegon