TORINO. Tentazioni di sant’Antonio abate, in collezione privata

Olio su tavola di 38,5 x 27 cm, realizzato nell’ambito della Cerchia/Allievo di David Teniers Il Giovane (Anversa 1610 – Bruxelles 1690).
Quest’opera raffigura la tentazione di Sant’Antonio, un tema pittorico che ha goduto di grande popolarità in particolare nella pittura fiamminga del XVI e XVII secolo.
Il Diavolo tentatore mostra miraggi al santo per ricordare ad Antonio i piaceri della vita a cui ha rinunciato per la sua scelta ascetica.
L’azione è ambientata in una grotta rocciosa. Sant’Antonio, con un lungo saio, prega inginocchiato davanti ad un crocifisso appoggiato su un piccolo altare ricavato dalla nuda roccia. Sono mostrati anche attributi tipici di un eremita come il teschio, una clessidra ed altri libri sul pavimento di fronte a lui. Tuttavia, il suo sguardo è rivolto all’indietro: una figura femminile anziana, una sensale con le corna che può essere identificata come il diavolo stesso tentatore, indica con la mano destra, con le unghie affilate come artigli, una giovane donna attraente lussuosamente vestita che tiene in mano un calice di vino (il tipico rӧmer fiammingo), con piedi di uccello muniti di artigli che fuoriescono dal vestito, segno tangibile della sua natura demoniaca. Lo sguardo di Antonio è indirizzato proprio a questa donna; tuttavia, le mani giunte in preghiera indicano che non cederà all’invito all’ubriachezza, alla tentazione dei piaceri terreni, alla lussuria.
In generale, la grotta è piena di animali bizzarri e creature ibride, che conferiscono alla scena una componente grottesca, piuttosto che un effetto spaventoso; dove possiamo vedere una iconografia ispirata da Hieronymus Bosch (c. 1450-1516) e dal suo universo immaginifico. Un cosiddetto gryllos (creature presenti già nei manoscritti medioevali che avevano un valore allegorico di metafora di vizi, paure e peccati) si nasconde sopra il santo; un piccolo gufo è seduto sui libri in primo piano (la natura solitaria del gufo nell’immaginario biblico può anche simboleggiare l’isolamento che accompagna un periodo di eremitaggio, di prova spirituale, come per Antonio).
Nella parte superiore della scena, sopra le teste delle figure, ronzano un pipistrello ed una creatura-pesce. Una folla di creature simili a cani, conigli e rettili sembra essere entrata nella grotta in una specie di processione; quella più vicina al santo sta persino tirando la sua veste. Anche un essere in parte umano (ibrido) che suona il liuto si è inserito fra loro. Questo gruppo di creature animali trasforma il soggetto del dipinto in una narrazione grottesca con una composizione ben ponderata e accenti di colore attentamente posizionati che conferiscono all’azione una vivacità dinamica.

Note varie: Da accostarsi all’opera firmata di David Teniers II ‘La Tentation de Saint Antoine’ conservato al Palais des Beaux-Arts de Lille e con l’opera di medesimo titolo della Gemäldegalerie Alte Meister degli Staatliche Kunstsammlungen di Dresda.

Vedi<https://www.santantonioabate.afom.it/localizzazioni-diverse-david-teniers-ii-vari-dipinti-con-la-tentazione-di-santantonio-abate-xvii-secolo>

 

Nome rilevatore: Salsa Raul

ARRONE (TR). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta con varie immagini di s. Antonio abate

La chiesa risale al XV secolo, edificata nel quartiere di Arrone denominato Santa Maria, situato al di fuori del castello.
La facciata è a quattro spioventi con campanile a vela e tre portali; quello centrale datato 1493.

L’interno è a tre navate divise da grandi arcate su pilastri, terminanti in tre absidi.
Nella prima nicchia della navata di sinistra è posto il fonte battesimale in pietra, realizzato nel XVI secolo. Di seguito, un affresco molto danneggiato di sant’Antonio abate, è posto dietro una statua di san Giovanni Battista. Di s. Antonio è rimasto solo il lato destro.

 

 

Nella seconda cappella di destra si trovano affreschi raffiguranti Madonna col Bambino e i Santi Martino vescovo, Rocco, Felice, Lucia e, più in basso, Antonio abate del quale  è scomparsa la parte inferiore. Il Santo tiene in mano un libro chiuso e un bastone a tau.

Nel timpano è raffigurato il Padre Eterno. Si leggono le scritte con i nomi dei santi, la data: ADI 5 DE MARZU 1518 e la dedica dei committenti: QUESTA CAPPELLA LANDO F. FARE.LINFRASCRITTI CIOE IULIU DE CONFORZO ED MICANTIO DMORICONE ET ANTONIO DE IOVANI ET ANGELILLU DE PIERDONATO ET CAMILLU DECONFORZU PER LORO DEVOTIONE.

 

Pregevoli sculture in terracotta invetriata del XVI secolo, opera di Giacomo e Raffaele di Montereale adornano l’abside di sinistra e raffigurano san Giovanni Battista, la Madonna del Latte, posta al centro entro una nicchia, e sant’Antonio abate a destra.
La statua che  raffigura s. Antonio è mutila nelle mani.

 

 

 

 


Prima della porta della sagrestia si trova il Trittico del “Maestro di Arrone”, identificato ora in Bernardino Campilio, già conservato in San Giovanni, datato 1487.
Il trittico raffigura la Madonna col Bambino, san Giovanni Battista e, a destra, sant’Antonio abate. Nella predella sono raffigurati, l’Angelo annunciante, Cristo in pietà e l’Annunciata.
La parte superiore dell’opera, che fu trafugata nel 1970 ed era rimasta in loco solo la predella,  è stata recuperata e ricollocata in chiesa nel marzo 2024. Vedi fotografia in alto.
S. Antonio a mezzo busto, ha le mani giunte e col braccio sinistro tiene un bastone a tau.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-maria-assunta-arrone-tr/

https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/quadro-rubato-dm7x008e

CALVI DELL’UMBRIA (TR). Chiesa di S. Antonio abate

Piazza Mazzini, 7
https://maps.app.goo.gl/e4DT8djZjgxTEjP18

La chiesa di Sant’Antonio affaccia sulla piazza principale del paese. Non si conosce con precisione la data di costruzione della chiesa. Dai documenti se ne ha notizia già dal XV secolo, quando apparteneva alla Confraternita dell’Ospedale di S. Antonio e S. Giacomo Maggiore.
Nel 1541 fu commissionato il monumentale presepe in stucco opera dei fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale. La realizzazione richiese diversi anni e non era ancora del tutto completa nel 1592.
Con i lavori di costruzione del vicino monastero delle Orsoline si paventò la necessità di demolire la chiesa. Nel 1739 si arrivò ad un compromesso tra le monache e la Confraternita che previde la mutilazione della chiesa, accorciandola per consentire la realizzazione del coro per le religiose. Il presepe fu smontato e rimontato nella nuova abside della chiesa.
La chiesa, fin dalla sua origine era affiancata all’antica chiesa di S. Paolo con cui condivideva le murature e la facciata. L’attuale edificio fu realizzato, fra il 1739 ed il 1743, su progetto dell’architetto papale Ferdinando Fuga nell’ambito dell’ambizioso progetto di ampliamento del Monastero delle Orsoline e sorge dove era la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate e San Giacomo, accanto alla vecchia chiesa di San Paolo, ora Santa Brigida.
Delle antiche chiese furono mantenute dal Fuga le preesistenti mura perimetrali, in entrambi gli edifici sono ancora visibili i rosoni tamponati in facciata. Per nascondere la differenza di altezza delle due chiese creatasi con la ricostruzione di Santa Brigida, l’architetto realizzò un unico grande prospetto su Piazza Mazzini, comune ad entrambe, articolato con paraste di ordine gigante e coronato da un fastigio con timpano curvilineo spezzato dalla forma elegante e dinamica visibile anche da lontano.

Per ricollocare il presepio fu costruita nella nuova chiesa di S. Antonio abate una nuova abside, alta 8 metri e larga 4, con all’esterno un fascione continuo decorato a girali d’acanto, in cui fu dipinto un nuovo fondale.
Durante lo spostamento le statue furono anche in parte danneggiate, poi restaurate e ridipinte.
Tra il 1953 ed il 1955 il presepe fu restaurato. Un nuovo restauro al presepe monumentale fu eseguito nel 2006.


I lavori, oltre alle statue, hanno interessato le decorazioni pittoriche e le strutture e hanno permesso di recuperare le pitture sul fondo del catino nella parte bassa e sono stati riportati alla luce due affreschi della fine del XVI secolo sulla parete destra, raffiguranti uno S. Agata e S. Biagio e sito in prossimità dell’ingresso;  l’altro S. Antonio abate e S. Lucia, nei pressi dell’abside, appartenenti all’originale decorazione pittorica della Chiesa.
S. Antonio, con saio, mantello e barba biforcata, tiene in mano libro e bastone cui è appesa una campanella.

Oggi la chiesa fa parte del percorso di visita del Museo del Monastero delle Orsoline.
L’interno della chiesa di S. Antonio è semplice e spoglio, caratterizzato dalla presenza dell’artistico e monumentale presepe in gesso policromo. Formato da oltre 30 statue realizzate in diverse proporzioni per creare un effetto di prospettiva, con in altro la cavalcata dei Magi ed in basso la scena della Natività, oltre agli angeli che sono appesi in cima al soffitto della chiesa.
Ai lati del catino, in due nicchie, sono collocate le statue di S. Antonio abate, a destra e di S. Rocco, a sinistra, patroni della Confraternita stessa e invocati anticamente contro la peste.
La statua presenta s. Antonio, che indossa saio chiaro e mantello e scapolare scuri, e tiene nella mano destra un libro aperto e nella sinistra un bastone con una terminazione serpeggiante cui è appesa una campanella.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/16620/Calvi+dell%27Umbria+%28TR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-calvi-dellumbria-tr/

BORGOROSE (RI), frazione Torano. Affresco con s. Antonio abate staccato dalla chiesa di S. Martino

La chiesa, costruita su un antico terrazzamento romano, è dedicata a San Martino di Tours ed è citata per la prima volta nel 1182, in una bolla di papa Lucio III, nella quale è indicata come Pieve (“Plebs Sancti Martini de Torano“). L’edificio è probabilmente antecedente al XII secolo, forse opera dei monaci di Farfa; subì varie modifiche nel corso dei secoli. San Martino compare, in seguito, su una lista del 1398, tra le chiese principali della diocesi reatina con le cappelle da essa dipendenti. Dal resoconto di una visita pastorale del Vescovo di Rieti Osio, del 1561, conosciamo la presenza di un abate e dell’esistenza nelle vicinanze di un ospedale che risulta non più in uso a partire dal 1651.
La chiesa di San Martino, gravemente rovinata, a causa dell’abbandono sin dal 1897, e dei gravi danni subiti dal terremoto di Avezzano del 1915, fu depredata delle sue opere d’arte negli anni Cinquanta del Novecento.
Per fortuna 12 affreschi medioevali, tra cui quello raffigurante s. Antonio abate, furono sequestrati dalle forze dell’ordine e, restaurati, furono riconsegnati alla parrocchia di Torano solo negli anni Novanta quando iniziò la ricostruzione della chiesa. Oggi i lavori alla chiesa sono molto avanzati, in corso il restauro del portale, e si è in attesa della ricollocazione delle antiche pitture.
Alcuni affreschi, come quelli raffiguranti san Pietro e santa Caterina di Alessandria, provenienti da San Martino e risalenti al XIV secolo, sono esposti nella Sala Parrocchiale di San Sebastiano e due “Madonne col Bambino“, una trecentesca intagliata in legno e dipinta; l’altra, in terracotta policromata, di scultore abruzzese del tardo Quattrocento si trovano presso il Museo Civico di Rieti.

Affresco staccato dalla sua sede negli anni Sessanta del Novecento e recuperato dalle forze dell’ordine. Restaurato presso i laboratori di palazzo Venezia a Roma. Di autore ignoto del XIV secolo. La figura di S. Antonio abate è a destra, riconoscibile per la barba bianca e una campanella appesa al polso sinistro. Probabilmente rappresenta l’incontro del Santo con s. Paolo eremita.

Link:
https://www.chiesadirieti.it/wd-annuario-enti/zona-pastorale-del-salto-cicolano-28876/san-martino-di-tours-in-torano-di-borgorose-17252/

http://www.prolocoborgorose.eu/Tutto%20Paesi/Tutto%20Borgo/Le%20chiese.htm

Segnalazione e fotografie di: Marino Nicolai

Vedi anche: Indagini_archeologiche_presso_la_chiesa

CAPUA (CE). Chiesa della SS. Annunziata, statua di s. Antonio abate, XVII secolo

La chiesa sorge sull’impianto di una primitiva fabbrica angioina risalente all’epoca di Carlo II d’Angiò.
Il governo cittadino la descrisse “pericolante” nel 1521 a causa di gravi dissesti statici, ne avviò un profondo restauro motivato anche dalle mutate esigenze estetiche rinascimentali. L’edificio attuale fu eretto tra il 1531 e il 1574 utilizzando anche pietre dell’Anfiteatro campano. Si alternarono gli architetti Batista Fiorentino; poi Giovanni Donadio detto il Mormando e in seguito suo genero Giovan Francesco di Palma. Nel 1538 il complesso venne arricchito dalla cupola.
Il primo intervento di miglioramento della chiesa si ebbe nel secolo XVII. Nella facciata principale furono aggiunti i timpani ricurvi, le mensole inferiori e le statue in stucco di S. Antonio abate e S. Lucia.
Nel XVII secolo nuovi problemi statici richiesero interventi alla calotta della cupola che fu restaurata. L’interno della chiesa fu sistemato e decorato con putti in stucco. La chiesa fu notevolmente danneggiata dai bombardamenti aerei del 9 settembre 1943 per cui si rese necessario consolidare e restaurare la chiesa che fu consacrata nel 1978. Nel 1987 e nel 2021-22 avvennero altri restauri.

 

La facciata seicentesca presenta due nicchie nelle quali sono maestose statue in stucco raffiguranti S. Antonio abate, a sinistra e Santa Lucia a destra.
Sant’Antonio, tiene un bastone con la mano destra e con la sinistra un libro con sopra una fiamma. Ai suoi piedi a destra un maialino.

 

 

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/69123/Chiesa+dell%27Annunziata