SERRAMAZZONI (MO), frazione Rocca Santa Maria. Pieve di Santa Maria Assunta con affresco di s. Antonio abate

Edificio in pietra, forse fondato nel secolo VIII-IX.
La chiesa è divisa in tre navate da quattro basse e tozze colonne. Conserva sei pregevolissimi capitelli scolpiti databili al secolo XI, tutti diversi; in stile preromanico o romanico precoce, ornati da intrecci vegetali, con foglie e fiori stilizzati, nastri e volute, e sono ritenuti fra i più belli del Nord Italia.
Purtroppo, a causa pesanti interventi di ristrutturazione nel 1750, fu modificata cancellandone i tratti antichi. Tra il 1913 e 1937 la chiesa fu oggetto di lavori al fine di riportarla al suo primitivo aspetto romanico, togliendo le sovrastrutture aggiunte e ricostruendo, in arenaria del luogo, portali e finestrelle demolite. Prima del 1750 il tetto era a capanna, poi fu sopraelevata la navata centrale, alterando la forma della facciata.

Non sono rimaste decorazioni perché nei secoli l’interno fu intonacato, ad eccezione di un frammento con parte della figura, presumibilmente, di sant’Antonio abate che tiene nella mano destra un bastone a tau. Ignota la datazione.

 

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Segnalazione di Valter Bonello

STERNATIA (LE), contrada Farauli. Chiesa della Madonna dei Farauli con affresco di s. Antonio abate, XVI secolo

La chiesa risale ai primi decenni del Cinquecento. L’attuale dedicazione prese il nome della contrada in cui sorge; originariamente era dedicata a Santa Maria della Neve. La facciata, inquadrata fra due paraste, presenta un portale rinascimentale.

 

L’interno, ad aula unica voltata a botte, ha due altari laterali e un altare frontale con una nicchia a conchiglia nella quale è raffigurata la Vergine col Bambino. Resti di affreschi sono su tutte le pareti interne, per lo più immagini devozionali, di autore anonimo del Cinquecento.

In particolare, tra le figure di santi, vi è quella, purtroppo piuttosto rovinata, di sant’Antonio abate, identificato dalla scritta all’altezza del volto e caratterizzato dalla barba biforcata e dal bastone a tau.

 

 

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Segnalazione di Valter Bonello

CAVALLERMAGGIORE (CN). Santuario della Madonna delle Grazie, immagine di s. Antonio abate

Inizialmente edificato dai monaci agostiniani in forme tardo-gotiche (XV secolo), fu ricostruito all’inizio del XIX secolo in stile neoclassico.
Il Campanile è ancora quello della primitiva chiesa e presenta bifore e monofore.
Attualmente, il Santuario corrisponde all’antica chiesa di Sant’Agostino e l’interno è a tre navate su pilastri quadrilobati reggenti volte a costoloni. L’affresco del pilone votivo raffigurante la Vergine delle Grazie, presso cui avvenne il miracolo nel 1452, si trova, dopo la traslazione avvenuta il 21 agosto 1803, sull’altare maggiore del Santuario, sul fondo dell’abside semiottagonale.

Da notare il dipinto dell’Immacolata di Jan Claret, pittore fiammingo del ’600.

Il dipinto di Giovanangelo Dolce (Savigliano, 1540 – 1606)  raffigura l’incontro di s. Antonio abate (251 – 356) con s Paolo eremita (230 circa – 335 circa); c’è anche in alto il corvo che porta loro il pane.
L’iconografia è quella tipica di questo episodio, come narrato nelle diverse agiografie; s. Antonio è a sinistra con mantello, saio e bastone, a destra s. Paolo vestito di foglie di palma. Vedasi le molte decine di esempi qui: https://www.santantonioabate.afom.it/
(In alcuni siti erroneamente il soggetto è indicato come “san Paolo con san Gerolamo” , ma è impossibile anche perché Gerolamo visse dal 345 al 420, circa un secolo dopo i due eremiti; la confusione deriva forse dal fatto che Gerolamo scrisse una biografia di san Paolo eremita, nella quale narra pure questo episodio.)

 

Indirizzo: Via del Santuario 15 – Cavallermaggiore CN

Bibliografia:
Perotti Mario, Repertorio dei monumenti artistici della provincia di Cuneo, vol. 2c; Quaderno n° 42c, 1986, Amministrazione della Provincia di Cuneo, p.276

 

AZZANO DECIMO (Pn). Capitello di Zuiano, con affresco raffigurante sant’Antonio abate.

Il capitello di Zuiano conserva al suo interno un ciclo di affreschi devozionali di epoche e autori diversi, in larga parte mutilati ma di notevole interesse.
La tradizione orale tramandava che l’antico oratorio fosse un punto di sosta e di preghiera per i pellegrini diretti a Roma o a Santiago de Compostela, forse dopo una notte trascorsa nel rifugio per viandanti gestito da religiosi vicino alla chiesetta di Santa Lucia in Colle.
Un tempo l’edificio guardava la strada con la facciata anteriore, poi l’allargamento della sede stradale lo ha lasciato con il retro rivolto verso chi transita. Era stato programmato il suo abbattimento, ma la ferma opposizione di un professionista azzanese ne ha impedito la demolizione.

Il decreto ministeriale rilasciato al proprietario, il conte Guecello di Porcia, lo riconosceva importante in quanto cappella privata, con tetto a due falde, cornicione e dentelli, semplice porta ad arco a tutto sesto e cancelletto in ferro battuto. Dal settembre 2008 il capitello è proprietà del Comune, che ha acquistato anche lo spicchio di terreno sopravvissuto alla nuova strada.
Il restauro del 2020, curato da Giancarlo e Alberto Magri con l’autorizzazione della Soprintendenza, ha riportato alla luce affreschi riconducibili all’ambito di Andrea Bellunello (1440-1476).
Sulla parete destra un San Giacomo Maggiore protende il bastone da pellegrino, accanto a un Sant’Antonio Abate privo del volto, riconoscibile dal porcellino ai suoi piedi. Compaiono anche un Gesù crocifisso su fondo rosso, un San Vincenzo Ferreri con il libro e i committenti in ginocchio, in preghiera.
Le partiture del vano sono attribuite alla famiglia dei Pasiani, pittori pordenonesi attivi nella seconda metà del Cinquecento, la cui firma autografa “Pasianus Fecit” è stata rinvenuta durante il restauro nella chiesa di San Giovanni dei Cavalieri di Prata.

Autore:
Paola Treppo

MINUCCIANO (LU), frazione Gorfigliano. Chiesa vecchia – Santuario della Madonna del Patrocinio, dipinto con s. Antonio abate, XVIII secolo

La chiesa ricordata dal secolo VIII, sorgeva presso l’antico castello, prima longobardo e poi pontificio, ricordato in documenti coevi. Era dedicata ai SS. Giusto e Clemente e sorgeva su una collina a nord ovest dell’abitato. Fu ampliata e restaurata negli anni 1706-20.
La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1920, ridotta a un cumulo di macerie.
La popolazione preferì edificare una nuova chiesa all’interno del paese, terminata nel 1933 e con la medesima intitolazione.

La chiesa “vecchia”, ad opera dei volontari e del parroco Alberto Bartolomei, fu ricostruita dal 1984, insieme al campanile e agli edifici adiacenti, riportando l’edificio a un aspetto che ricorda lo stile romanico, con copertura a capanna e volta di tufo locale. Murature in pietra non intonacate.
Al termine dei lavori, il 22 maggio 2011, la chiesa è stata dedicata dall’arcivescovo di Lucca Italo Castellani alla Madonna del Patrocinio.

All’interno della Chiesa-santuario è conservata una tela di 170 x 125 cm, raffigurante Madonna con Bambino, due Sante (a sinistra con la ruota presumibilmente s. Caterina), santo Vescovo e sant’Antonio abate. Il paese raffigurato al centro potrebbe essere l’antico Gorfigliano con castello e cinta muraria.
Si tratta della tela – restaurata rispetto alla fotografia poco leggibile nella scheda del Catalogo Beni Culturali –  ma della quale non è indicata la provenienza,  probabilmente l’antica chiesa. Di autore ignoto di ambito lucchese, datata al secolo XVIII.
Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, a mezzobusto, con la tau sul mantello, tiene con la mano destra bastone e campanella; la sinistra regge un libro chiuso su cui è il fuoco. Un maialino è a destra.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900215721

Immagine in alto da:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=26902080449465458&set=pcb.1317621583694342

Info sulla chiesa:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=90349

Segnalazione di Valter Bonello.

 

Nel 2009 presso i locali ricostruiti adiacenti alla chiesa, è stato inaugurato il Museo dell’identità dell’Alta Garfagnana “Olimpio Cammelli” all’interno del quale sono conservati gli oggetti e strumenti degli antichi mestieri, in particolare l’escavazione e la lavorazione del marmo, ed è possibile conoscere la storia della ricostruzione della chiesa vecchia.