JESOLO (Ve). Oratorio di Sant’Antonio Abate.

L’oratorio si trova attualmente al centro di una rotatoria tra Via San Marco e Via Gelsomino:
https://goo.gl/maps/uXCc2cLwaTfe1hqt6

 

L’oratorio di Sant’Antonio abate, costruito nel 1918 ed ampliato dopo il 1950, è un edificio in muratura, intonacato: la facciata è a salienti, con un oculo, preceduta da un protiro anch’esso a salienti aperto su tre archi sostenuti da colonne.
L’interno è a navata unica, illuminato da finestre a mezzaluna, con tetto a falde rivestito in legno su travi di cemento.
Il presbiterio ha una piccola abside semicircolare.
Sull’altare una statua raffigurante sant’Antonio abate.

Segnalazione:
Mirco Rossi – mircorossi@libero.it

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/2214/Oratorio+di+Sant%27Antonio+Abate

ERACLEA (Ve). Oratorio di Sant’Antonio abate

Oratorio di campagna dedicato a Sant’Antonio abate situato in via Largon

https://maps.app.goo.gl/JYMdaoQAH8D1nriA7

 

 

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

FERENTINO (FR). Chiesa e monastero di Sant’Antonio abate

Via Stella Ponte Sant’Antonio, 67-71
https://goo.gl/maps/TLMeeGEfaChsgR1j6

Il monastero, in stile romanico, fu fondato da papa Celestino V e ne accolse le spoglie fino al 1327 divenendo così meta di pellegrinaggi.
La chiesa venne retta dall’Ordine dei Celestini dal XIII al XVII secolo; in seguito, per penuria di monaci, fu aggregata alla chiesa di Sant’Eusebio a Roma di cui divenne grangia.
L’esterno si presenta costituito da una facciata a capanna con portale architravato sormontato da una lunetta, una finestra circolare e un semplice campanile.

I restauri (1995-96) hanno restituito all’edificio l’originaria pianta a tre navate, distinte da pilastri che sorreggono arcate a tutto sesto in prossimità della zona presbiteriale. Le navatelle laterali sono coperte da volte a crociera. La navata centrale ha la parete absidale rettilinea e, come nelle chiese urbane di S. Francesco e S. Maria Maggiore, presenta due tipi di copertura: lignea nell’area destinata ai fedeli e in muratura con volta a crociera sulla campata occupata dall’altare.
L’intervento di demolizione della volta ottocentesca ha permesso di recuperare l’originaria facies interna e di scoprire nuove decorazioni sulle parti alte delle pareti nella zona del sottotetto e nella parete di controfacciata. Quest’ultima presenta decorazioni altomedievali con figure di Santi inserite in rettangoli con fasce geometriche rosse contornate da perlinature biancastre; i contorni chiaroscurali sono a secco e le aureole sono lisce e definite nei contorni.
La parete destra della navata centrale presenta affreschi di pregevole fattura databili alla fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, la Vergine, San Giovanni Battista, al centro Cristo (con aureola crociata e incisa) e il corpo nudo coperto da lunghi capelli del santo eremita Onofrio della tebaide d’Egitto. (sec. V d. C.). L’alta qualità della fattura fa attribuire tali affreschi al grande pittore romano Pietro Cavallini.

Gli affreschi che decorano l’arco trionfale riproducono tre scudi a forma di “bucranio” appesi alla parete in risalto su un drappo verde: a sinistra c’è lo stemma della città di Ferentino (il giglio bianco su fondo rosso), al centro, in maggiori dimensioni, quello dei Fratelli dello Spirito Santo fondati da Pietro del Morrone (sull’arma a fondo bianco la croce ha la lettera S sovrapposta al suo asse verticale; sopra l’arma è riprodotta la tiara pontificia), e a destra è dipinto lo stemma dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani (sull’arma a sfondo bianco si staglia il Tau, sul quale è riprodotta la croce infissa sul Calvario, raffigurato da tre piccoli monti).

Importantissimo è il rinvenimento, sulla superficie del pilastro di retrofacciata della cappella sottostante il campanile, di un affresco, databile agli inizi del XIV secolo raffigurante a grandezza naturale san Pietro Celestino con l’abito scuro del monaco, che regge tra le mani la tiara papale e ha appoggiato sul braccio sinistro il mantello purpureo.

Addossato alla parete absidale della navate centrale è l’altare maggiore, su cui domina la pala raffigurante “Vergine con il Bambino e i santi Pietro Celestino, Giovanni Battista, e Antonio abate”, tela dipinta da Andrea Giorgini nel 1829 e dono del cardinale Pietro Vidoni. Nella parte superiore della tela è rappresentata la Madonna, seduta su un trono di nuvole grigie con in braccio Gesù Bambino. Nella parte inferiore della tela sono le immagini dei Santi inserite in un ambiente sereno e naturalistico. San Pietro Celestino è raffigurato a sinistra: di aspetto senile, indossa abiti e tiara pontificale e, con le braccia protese verso la sua sinistra, invita i fedeli ad ascoltare san Giovanni Battista, il suo patrono, raffigurato al centro vestito di pelli e con un mantello rosso mentre regge con la mano sinistra la croce e con l’indice della mano destra sollevato addita ai fedeli la gloria di Maria e Gesù.  A destra è raffigurato di tre quarti sant’Antonio abate, con barba bianca, saio marrone e mantello più scuro; che regge con la mano sinistra il bastone con il campanello e tiene poggiata la mano destra al petto, mentre estasiato reclina all’indietro il capo per contemplare la visione della Vergine. La cornice architettonica dell’ancòna dell’altare maggiore è di stile tardo-barocco non privo di classica sobrietà, adeguata al contesto rurale della chiesa. La cornice presenta due colonne corinzie che fiancheggiano la pala di Andrea Giorgini e che sorreggono una trabeazione con angeli seduti simmetricamente alle cornici angolari di un timpano spezzato, al cui centro addossata alla parete è una tabula quadrata incorniciata in stucco da volute ed elementi floreali. Tra i rilievi della cornice dell’ancona sono raffigurati a sinistra della pala d’altare San Benedetto, nel cui ordine papa Urbano IV il 1° giugno 1263 incorporò i Fratelli dello Spirito Santo fondati da Pietro del Morrone, e a destra Caterina d’Alessandria.

Sull’altare laterale destro una statua di sant’Antonio abate.

La chiesa conserva alcuni labirinti medievali incisi e figure (pavoni ecc.).

Molto interessante è il complesso monasteriale, che si addossa alla chiesa. La congregazione dei Celestini lo resse fino alla sua soppressione avvenuta nel 1810. Il monastero del XIII secolo è stato assai deturpato nel corso dei secoli, tuttavia mantiene tracce del periodo medievale specialmente nel chiostro, dove semplici pilastrini, conclusi da capitelli piatti a trapezio rovesciato, sorreggono arcate a sesto ribassato.

 

Link e immagini:
https://www.ferentino.org/monumenti/chiese/sant-antonio-abate/

https://www.facebook.com/photo/?fbid=2068235126692528&set=a.115515418631185

https://ferentinum.com/index.php/menu/chiese/38-sant-antonio-abate-in-ferentino-cenni-storici

CROAZIA – VIŠNJAN / VISIGNANO. Chiesa di Sant’Antonio abate

https://goo.gl/maps/3gs1DWVKAefN1anx9

Chiesetta gotica edificata nel XIII-XIV secolo.
L’edificio è formatoa da blocchi di pietra scolpiti e disposti regolarmente, con il tetto di scrile (grosse scaglie di pietra) e un campanile a vela sulla facciata. Ha un basso portale ad arco acuto, con due piccole finestre ai lati. In alto, un’apertura a forma di croce; il pavimento è in pietra; l’acquasantiera è ricavata da un davanzale in calcare.

Interno a volta, interamente affrescato da un artista ignoto nel XV secolo con le leggende della vita di S. Antonio abate e parti del ciclo cristologico.
L’altare è barocco e su di esso un statua di sant’Antonio in trono in abiti vescovili, iconografia ripresa nel dipinto murale sulla parete dietro l’altare: la figura di “S. Antonio che protegge i fedeli” seduto su un trono con mitra e pastorale; in basso a sinistra santa Veronica con il telo e a destra sant’Elena con la croce.  Questi dipinti sono opera di Domenico Pozzoni  (1550), proveniente da Udine e dimorante a Dignano. Sulle pareti vi sono scritte in glagolitico (il più antico alfabeto slavo).
Più sotto ancora sono ritratti i membri della Confraternita di Sant’Antonio. Sulle pareti laterali le scene hanno dimensioni minori e la collocazione delle figure nello spazio lascia a desiderare.
La scena della Tentazione di s. Antonio mostra una donna avvenente che solleva la gonna e mostra  la gamba nuda con l’intento di sedurlo, tipica iconografia dell’epoca.

Gli affreschi appaiono piuttosto deteriorati dall’umidità, inoltre  un intervento di restauro agli inizi del 1900 ha compromesso una debita interpretazione delle opere: e proprio a causa di questo intervento, gli affreschi nonostante portassero la firma del maestro Domenico, non venivano messi in relazione con quelli, analogamente firmati, a San Rocco di Sovignacco.

 

Link:
http://revitas.org/it/itinerari-turistici/affreschi/visignano-mondellebotte-parenzo,9/s-antonio,24.html

AQUILEIA (UD), fraz. Belvedere. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate.

Via Via Martin Luther King, 6
https://goo.gl/maps/aCKnLGCjAn4Tx63e6

Nel 1387 il territorio di Belvedere fu concesso dal Patriarca di Aquileia Bertrando ai signori Savorgnan del Torre. La parrocchia di Belvedere di Aquileia nacque nel XVII secolo per interessamento di questo casato, che rimase proprietario dei terreni fino al 1805 quando furono venduti alla famiglia dei Colloredo e, nel 1882, alla famiglia Fior.
La nobile famiglia Savorgnan fece ricostruire l’antica chiesa dedicata a Sant’Antonio abate circondata da un piccolo cimitero. Nella prima metà del XVIII secolo questo edificio si rivelò insufficiente a soddisfare le esigenze dei fedeli e, così, fu edificata nel 1746 l’attuale parrocchiale, voluta anche da Francesco Savorgnan. Essa fu consacrata nel 1749 da Daniele Dolfin, l’ultimo patriarca di Aquileia. La struttura fu poi ampliata nel 1850 con due cappelle laterali.

La facciata principale è esposta ad ovest e la torre campanaria è addossata al prospetto laterale sud. Sul sagrato, presso la porta d’ingresso, si trova un mosaico raffigurante un pavone, simbolo per i primi cristiani della risurrezione e della vita eterna.

La chiesa, ad aula unica, fu riccamente decorata per volontà dei Savorgnan con opere d’arte di grande pregio di artisti veneziani, tra cui le statue degli angeli dell’altar maggiore opera dello scultore veneziano Giovanni Maria Morlaiter  (1699 –  1781); una tela raffigurante l’Assunta di sapore veneto e la Sacra Famiglia del Feruglio.

 

Il conte Francesco Savorgnan, commissionò al pittore Gianantonio Guardi la pala d’altare della “Madonna del Rosario con i santi Domenico, Giovanni Nepomuceno, Antonio abate, Sebastiano e Marco”. Il dipinto, realizzato dopo che l’artista ebbe visitato la località, fu collocato nella chiesa di Belvedere nella metà del 1700. L’originale, asportato negli anni ottanta del Novecento, è oggi conservato nella Pinacoteca dei musei provinciali presso palazzo Attems-Petzenstein a Gorizia, VEDI SCHEDA. Nella chiesa vi è una copia di questa pala d’altare.

A sinistra dell’entrata, una statua raffigurante Sant’Antonio abate, firmata Sclauzero F., anno 2007.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0600042333

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Aquileia,_Belvedere)