COSTERMANO SUL GARDA (VR). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza mons. Davide De Massari, 1
https://goo.gl/maps/mceAVQfPz7H98prT7

 

Ignote le origini della chiesa; originariamente cappella soggetta alla pieve di S. Maria in Garda, fu eretta in Parrocchia autonoma nel 1497 (anche se da una convenzione tra Comune ed il parroco, tale Zuane de Montagna, sembrerebbe essere Parrocchia già nel 1485).
La chiesa di S. Antonio abate venne riedificata nelle forme attuali nel 1850.
Risale al 1904 la costruzione dell’oratorio posto a sud-est del presbiterio. L’evento è ricordato da una targa.
Nel 2008 vi fu l’intervento di tinteggiatura delle facciate esterne della chiesa
Nel 2013 la costruzione delle due rampe per l’accesso disabili collocate all’esterno dell’ingresso principale.

Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna in stile neoclassico rivolta a sud-ovest. Due coppie di lesene binate inquadrano centralmente il portale d’ingresso di forma rettangolare e reggono la trabeazione su cui si imposta il timpano aggettante. Sopra il portale è aperta una lunetta con affresco raffigurante il Santo patrono seduto tra rocce.
Torre campanaria addossata e parzialmente inglobata nel fianco occidentale della chiesa; basamento a pianta quadrangolare, fusto slanciato, cella campanaria ad edicola coronata in sommità da quattro pinnacoli. Copertura a cipolla poggiante su un tamburo a sezione ottagonale.

La chiesa presenta un impianto planimetrico ad unica aula rettangolare a marcato sviluppo longitudinale, presbiterio quadrangolare rialzato di tre gradini e di ampiezza ridotta, concluso con abside a sviluppo semicircolare. Lungo i fianchi longitudinali della navata, in posizione mediana, si aprono due cappelle emergenti ospitanti rispettivamente l’altare della Madonna del Rosario, sul lato meridionale, e l’altare di S. Antonio abate, sul lato opposto; due vani emergenti absidati si collocano in corrispondenza delle estremità di entrambi i lati maggiori dell’aula. Sul fianco settentrionale del presbiterio si colloca la cappella feriale, mentre sul lato opposto si affiancano gli ambienti dell’antica sacrestia; sul lato meridionale del presbiterio si addossa la torre campanaria; l’ambiente ospitante l’attuale sacrestia è ubicato oltre la parete absidale. Lungo la parete di controfacciata insiste il soppalco ligneo della cantoria. L’ingresso principale, con bussola lignea interna, si apre al centro della parete di facciata verso il modesto sagrato antistante; è presente un’entrata laterale sul fianco meridionale della navata.
I prospetti interni sono ritmati da lesene con fusto decorato con motivi ornamentali vegetali, sulle quali si imposta la trabeazione sommitale con fregio decorato a triglifi; le cappelle laterali sono introdotte da un’elegante struttura a serliana; la decorazione delle pareti è arricchita da decori ornamentali a tempera, pitture murali e opere pittoriche.
Aula e presbiterio sono coperti da volte a botte scandite da costolonature trasversali e decorate con cornici e motivi ornamentali floreali dipinti a tempera.
Copertura a due falde con strutture lignee portanti e manto in coppi di laterizio. La pavimentazione della navata è realizzata con lastre di marmo biancone e marmo rosso Verona; il piano del presbiterio è pavimentato con lastre rettangolari di marmo chiaro di Botticino.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17314/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Costermano_sul_Garda

AGAZZANO (PC). Parrocchia di Santa Maria Assunta, statua lignea di s. Antonio abate, XX secolo

La statua lignea, alta 150 cm, fu scolpita e dipinta da Goffredo Moroder di Ortisei come indica una targa alla base. Realizzata nella prima metà del XX secolo.
Acquistata nel 1963.

Sant’Antonio Abate è rappresentato come un vecchio vestito di un saio marrone: tiene nella mano sinistra una croce con campanella; nella destra un libro sopra cui si vede una fiamma, ai suoi i piedi un maiale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800152048

VERONELLA (VR), frazione Miega. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Miega
https://goo.gl/maps/YZ4ch7r7jD2gsChM9

 

La prima notizia inerente la chiesa proviene da un atto notarile del 1382, in cui Antonio della Scala, Signore di Verona, donò a Cortesia di Bonifacio di Serego, suo Capitano, un vasto feudo comprendente anche il borgo di Miega (“terra arratoria in dicta villa, de una parte versus mane Suprasonis, et petia terrae in parte, et in parte coemeterium Ecclesiae dictae terrae”).
Nel 1526, anno della visita dei delegati del vescovo di Verona Gian Matteo Giberti (1524-1543), la chiesa di Miega è definita “parrocchiale”.
Tra il 1533 ed il 1535 si registrano lavori di rinnovamento, tra i quali la costruzione della sagrestia.
Nel 1888 proprietà e juspatronato passarono dai conti Serego-Alighieri al barone Giovanni Rossi di Schio.
Tra il 1904 ed il 1906, grazie al contributo economico del barone Rossi, l’edificio fu rinnovato e ampliato con l’aggiunta di un locale ad ovest dell’aula ed il conseguente rifacimento della facciata nelle forme attuali.
Nel 1950 fu innalzata la torre campanaria (in sostituzione di una preesistente con copertura a guglia in laterizio, risalente alla fine del XVI secolo o ai primi anni del XVII.).
Tra il 1998 ed il 2005 si registrano alcuni interventi quali la manutenzione della copertura (1998) e il restauro interno ed esterno dell’edificio (2005).

La chiesa si presenta con facciata a salienti. Orientamento a levante. Sul fianco meridionale del presbiterio si collocano la sacrestia e la torre campanaria con basamento a pianta quadrangolare, fusto slanciato, edificato in mattoni di laterizio a vista e cella campanaria a bifore; copertura piramidale in laterizio poggiante su un tamburo a pianta ottagonale.
L’ingresso principale della chiesa, con bussola interna, si apre al centro della parete di facciata. Ai suoi lati e sopra di esso due monofore allungate ed un rosone illuminano l’interno dell’edificio. Oltre il rosone è murata un’epigrafe a ricordo dei lavori di ampliamento e rinnovamento eseguiti tra il 1904 ed il 1906.
Lungo il fianco destro della navata insiste l’oratorio, con fronte principale allineato alla facciata della chiesa, attualmente adibito a cappella feriale.

Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio rialzato di due gradini concluso con abside a sviluppo interno semiellittico; lungo i fianchi della navata due semi-cappelle laterali accolgono l’altare di S. Antonio abate, sul lato sinistro, e l’altare della Madonna Pellegrina, sul lato opposto. Le pareti interne, intonacate e tinteggiate, sono caratterizzate nel settore centrale dei fianchi longitudinali della navata, da una partitura architettonica definita da due lesene d’ordine composito con sovrapposto tratto di trabeazione, che inquadrano l’archeggiatura modanata che accoglie l’altare minore.

Al centro della parete absidale è posta la pala, olio su tela di 320 x 205 cm, del 1967 raffigurante “Gesù Cristo tra san Benedetto e sant’Antonio abate (a destra)” di Giuseppe Resi (Ronco all’Adige, 1904 – Verona, 1974).

L’aula ha una sovrapposta struttura di copertura a due falde con capriate lignee e travature a vista; il vano dell’abside è sovrastato da una controsoffittatura piana in canniccio intonacato; manto di copertura in coppi di laterizio. La pavimentazione dell’aula è realizzata in piastrelle di cemento bianche e nere; il presbiterio è pavimentato con lastre di marmo rosso Verona.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17769/Veronella+%28VR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5053378/

PRAVISDOMINI (PN). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Panigai, 2
https://goo.gl/maps/4FQStNYWbLeimSUN9

La primitiva chiesa di Pravisdomini era dedicata forse ai santi Filippo, Giacomo e Antonio e risaliva all’XI secolo; essa divenne parrocchiale entro il 1434, affrancandosi dalla pieve di San Pietro Apostolo di Azzano Decimo. A partire dal 1489 l’unico titolare è S. Antonio abate.
Qualche anno fa è stato sostituito il pavimento della chiesa parrocchiale e sono venute alla luce le fondamenta della antica pieve, orientata come l’attuale, ma più piccola e dotata di portico.
Nel 1477 sin pensa che i Turchi, durante le loro razzie, abbiano distrutto o bruciato la chiesa. Le parole di un’iscrizione incise nei mattoni d’angolo destro, in gran parte ancora leggibili, tramandano: “P. (re) Jacobus de Ursara. 1477. Li Turchi corsero in Friuli al dì I de Novembrio et a dì 6, p…tornarono indietro…“.
La chiesa fu ricostruita e consacrata il 1° maggio 1488 dal vescovo ausiliare di Concordia Antonio III Feletto.
Il sacro edificio aveva visto alterate le strutture originarie nel suo interno dai notevoli rimaneggiamenti del 1866, tanto da creare un contrasto con l’architettura esterna. Angelo Pasquini di Pravisdomini negli anni 1884-85 contribuì notevolmente al “restauro” della chiesa e i lavori riguardarono la costruzione di un controsoffitto con volta a crociera, realizzato con arelle intonacate, appese alle capriate, e privo di valore artistico. L’interno fu deturpato da gusti innovatori, adattandolo al gotico e l’apertura delle finestre sul lato nord è considerato una ferita alla fiancata. Per fortuna, tra il 1988 e il 1990 la chiesa e il campanile furono riportati alle linee originali. Un un ulteriore restauro fu condotto nel 2013.

La chiesa attuale in cotto, una delle più belle dei dintorni, con l’interno ad unica navata, presenta elementi decorativi romanici e gotici e risale al XV secolo.
Sul lato destro del portale a sesto acuto si eleva il campanile ben armonizzato con la costruzione.
La facciata a capanna della chiesa, rivolta a sudovest e rivestita da mattoni a faccia vista, è scandita da quattro lesene raccordate da archetti (bifore cieche) e presenta al centro il portale d’ingresso a sesto acuto e il rosone; questi due elementi sono collocati all’interno di una trifora cieca. Sotto gli spioventi corrono archetti pensili; lo stesso motivo viene ripreso anche per aula e abside. Le falde della facciata sono sormontate da pinnacoli.
All’esterno della chiesa, sul lato della strada, rimangono soltanto alcune tracce del gigantesco affresco con san Cristoforo, rovinato dalle intemperie e soprattutto dagli scarichi degli automezzi della vicinissima arteria provinciale. E’ stato attribuito a Pomponio Amalteo.
Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta una bifora per lato ed è coronata dalla guglia a pianta circolare.

L’attuale chiesa si presenta ad aula rettangolare, a unica navata, su sedime leggermente rialzato rispetto a livello di campagna. All’interno, l’aula è illuminata da quattro finestre ad arco contrapposte; il soffitto è caratterizzato da travi lignee e tavelle in cotto a vista; la pavimentazione è in marmo policromo. La zona absidale, sopraelevata rispetto all’aula, presenta un soffitto a volta.

La pala dell’altare maggiore è un olio su tela di 200 x 100 cm, opera del 1571 di Pomponio Amalteo (Motta di Livenza, 1505 – San Vito al Tagliamento, 1588), raffigura Cristo Risorto tra due Santi che sono stati identificati con s. Antonio abate e s. Giovanni Battista.
Nel 1579 sorsero delle divergenze tra il pittore e i rappresentanti della comunità sull’entità del compenso per le pitture da lui eseguite nel coro della chiesa: per l’esecuzione di una ancona (tela con relativa cornice intagliata, sicuramente la pala dell’altare), di un gonfalone e di altre opere non specificate, molto probabilmente le decorazioni delle travature, per un ammontare di 360 ducati di cui 50 erano rimasti da saldare. Costoro presero l’impegno di saldare all’Amalteo, presente all’incontro e consenziente, ancora 50 ducati in aggiunta ai 310 già corrisposti, di cui 30 come acconto immediato e 20 a saldo del debito entro un mese.
L’altare di S. Antonio era stato realizzato nel 1542 dal pittore, intagliatore e decoratore Piero di Mure di Sesto, detto Piero da San Vido per la somma “di 25 ducati a L.(ire) 6 e S. (soldi) 4 per ducato”. Il contratto venne redatto a Portogruaro “nella abitazione del nobile Signor Francesco de la Frattina” ed è firmato da Bortolo Viani fu Giovanni, quale podestà della Villa di Pravisdomini e Camerario della chiesa di S. Antonio abate di Pravisdomini…”. Piero da S. Vido potrebbe essere anche l’autore di qualcuno degli affreschi sulla parte superiore dell’arco trionfale.
La tela fu rimossa nel 1734 dall’antico altare maggiore ligneo per essere collocata nel settecentesco altare attuale, voluto da Leone Mocenigo, nobile veneziano con una bella villa a Pravisdomini; un’iscrizione sul timpano dell’altare indica che l’opera è stata eseguita da Giovanni e Alò (Eligio) di Pietro figli di Leonardo. L’altar maggiore fu sistemato in data 1° settembre 1734 e dalla rimozione del precedente si trovò la memoria della consacrazione della chiesa intitolata a “S. Antonio abbate” avvenuta nel 1488.

Gli altari laterali barocchi, dedicati a S. Antonio abate e alla Madonna del Rosario, non sono di particolare pregio. Sarebbero stati acquistati a Venezia, dopo la soppressione napoleonica di ben 200 chiese avvenuta nella città lagunare. Come in diversi altri casi i camerari (amministratori parrocchiali, poco dopo sostituiti, con meno poteri, dai fabbricieri) si recarono a contrattare la cessione di opere custodite all’interno delle chiese sconsacrate, per abbellire le chiese e in certi casi riarreddarle dopo gli spogli avvenuti a opera dei soldati di Napoleone nel 1797.
Pregevole il coro, considerato un piccolo capolavoro e il tronetto una vera e propria opera d’arte.
Il Crocifisso, una scultura lignea del Cinquecento, restaurato nel 1991, è un’opera di 133 x 136 cm, mentre la Croce misura 157 x 346 cm. La scultura è stata ricavata da più pezzi di legno di tiglio.

Dalla relazione sull’ultimo restauro: “Sulla porta superiore dell’arco santo si erano ancora conservati i vecchi intonaci con gli affreschi (distrutti totalmente invece in basso sino all’altezza del soffitto). Essi risultavano in parte ricoperti da scialbo, ma poteva bel leggersi un’ampia composizione col “Padre Eterno e Angeli musicanti”, parte di una “Annunciazione”. La zona absidale risultava completamente rinnovata nel paramento murario: anche dietro gli stalli del coro non sussisteva più traccia della originaria decorazione. Solo alle spalle della pala dell’altar maggiore si conserva un frammento – indubbiamente amalteiano – raffigurante il “Noli me tangere”. Solo le vele della volta rivelano la presenza di affreschi sotto calce”.
Dall’analisi degli affreschi è emerso come i lacerti rimasti siano antecedenti ai documentati interventi dell’Amalteo e che l’autore di quello del “Eterno Padre” possa essere identificato con Antonio da Firenze, mentre il fondale di quelli dell’Angelo e dell’Annunciazione apparterebbero a una mano diversa.

Link:
http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=65697

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/1209429/

REGGIO CALABRIA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Archi

Situata nei pressi del torrente Scaccioti, sulla collina di Gullina, nel quartiere di Archi.
https://goo.gl/maps/Csu8bWskfTkamHfi6

 

La sua costruzione risale intorno al secolo XI e la più antica attestazione dell’esistenza della chiesa è del 1363, da atti relativi alla contesa fra la città di Reggio Calabria e il conte San Severino. Il luogo ove sorge l’edificio religioso, in collina e ricco di acque, fu scelto dai monaci bizantini basiliani per costruire, anche con funzione di sentinella dello Stretto, il monastero di Sant’Antonio abate che poi divenne la Cappella Reale di Ruggero D’Altavilla (1031 circa – 1101).
Costruita in cotto rosso, con infiltrazioni di ciottoli e abbondante malta, fu riconsacrata da Ruggero d’Altavilla insieme al monastero edificato sul precedente insediamento bizantino, di cui rimangono oggi solo i muri perimetrali.
Negli ultimi venti anni, a causa del crollo delle coperture murarie della chiesa nuova, sono stati riscoperti la pianta originaria e i resti romanici del chiostro posto accanto al tempio.
In origine il monastero era costituito da una serie di strutture e fabbricati in muratura: la chiesa principale; la torre (rafforzando la funzione militare difensiva e di avvistamento, rete ottica adeguata ai centri fortificati); la biblioteca (la sua presenza fa pensare che esistesse anche una schola scriptoria) e lo skevophylakion (luogo dove venivano conservati gli oggetti sacri delle cerimonie religiose nei templi bizantini). La prima fase costruttiva della chiesa era caratterizzata da un impianto a 3 navate a cui si accedeva a traverso due varchi, con un unico altare ed un fonte battesimale adiacente l’ingresso centrale. Dai documenti finora rinvenuti non si hanno indicazioni circa i valori volumetrici della chiesa.
In questa fase più antica la chiesa è collocata nel quadro più generale dell’architettura di tradizione basiliano-normanna; infatti dal punto di vista architettonico, sono fusi motivi orientali (mancanza del transetto, soluzione terminale triabsidata) con motivi occidentali (sviluppo longitudinale a tre navate; in quello successivo fu ricostruito il campanile).
Il periodo di maggior attività di chiesa e monastero fu tra XIII e XIV secolo.
Posta sotto la giurisdizione di Santa Maria di Terreti prima, della chiesa metropolitana Santa Maria Cattolica dei Greci dopo e infine sotto San Nicola dei Bianchi, San Giovanni Battista e Santa Maria del Carmelo, la chiesa fu danneggiata da numerosi terremoti, dal pascià Mustafà nel 1558 e fu incendiata dal pirata turco Mamud che nel 1594 saccheggiò i territori a settentrione di Reggio. Da lì in poi, la navata di sinistra cadde, lasciandola a cielo aperto. La devozione popolare permise, con la raccolta delle elemosine, di ripararne i danni e di risistemarne il tetto, già prima della fine del XVI secolo. All’inizio del XVII secolo fu rifatto il muro settentrionale, tra il 1628 ed il 1671 fu realizzata la chiusura degli archi della navata centrale e la navata settentrionale fu utilizzata come sacrestia. Nel Seicento la chiesa era a pianta quadrata, lunga 40 e larga 44 palmi, a tre navate, con un solo altare e due porte di ingresso.
Dopo l’incendio del 1594, la chiesa non ebbe più un cappellano stabile; di tanto in tanto si celebravano le funzioni soltanto per la grande devozione dei cittadini. Pertanto monsignor D’Afflitto, nel 1600, invitò il cardinale Colonna, a dotare la chiesa, entro sei mesi, di nuove suppellettili e di ripristinare le mura. Utilizzando anche le elemosine raccolte durante la festività di Sant’Antonio furono acquistate le necessarie suppellettili che il 19 gennaio 1600, furono consegnate ad Agostino Plutino che fu nominato maestro e procuratore della stessa chiesa.
Nel XVIII secolo fu sollevato il piano di calpestio della chiesa e furono costruite le due cripte coperte con volte a botte e dotate di nicchie sulle pareti per le deposizioni funebri.
I muri della facciata e il tetto furono ricostruiti nell’Ottocento; nel secolo successivo furono eseguiti altri lavori e fu innalzato il campanile.
Nell’ultimo intervento di restauro conservativo ed adeguamento strutturale, avvenuto dal novembre 1999 all’agosto 2000, con l’inaugurazione della chiesa il 15 dicembre 2001, sono stati realizzati: coperture della navata settentrionale e della navata meridionale; interventi di ripristino degli intonaci esterni ed interni; pavimentazione in cotto rustico delle tre navate e pose in opera di soglie e davanzali in pietra,  portoni, finestre e porte interne in legno di castagno; pulizia e restauro delle cripte e revisione dell’impianto elettrico.

 

I prospetti sono di architettura semplice; quello principale visibile in tre parti è caratterizzato a sinistra dalla torre campanaria realizzata interamente con mattoni pieni e traforata con quattro archi a sesto acuto; al centro è il portale con cornice e portone in legno, sormontato dal timpano che presenta al centro collocata una croce in ferro; a destra è la sacrestia con porta d’ingresso in legno; quelli laterali si presentano intonacati, in particolare quello destro presenta due aperture e quello posteriore con le tre absidi è privo di aperture.
Nella parte sinistra della chiesa, verso Sud, sono visibili ruderi in cotto che individuano l’area del chiostro a pianta quadrata.

Delle originarie tre navate, l’aula oggi ha solo quella centrale e quella di sinistra. L’edificio misura 6,22 m di larghezza per 13,10 m di lunghezza e si compone di quattro corpi di fabbrica: una navata a pianta quasi rettangolare, una laterale sinistra ed una laterale destra dalla quale è stata ricavata la sacrestia e il campanile. Gran parte della superficie delle pareti interne sono in pietrame e mattoni a vista, l’illuminazione dell’aula avviene attraverso un’apertura lungo la parete destra. Nella parte sottostante vi sono due cripte che erano utilizzate per deposizioni funebri e alle quali si accede per mezzo di scale. L’aula, che si apre su uno slargo che funge da sagrato (i lavori di completamento sono stati conclusi nel dicembre 2004 con finanziamento dell’amministrazione comunale attraverso la realizzazione di pavimentazione in porfido, recinzione in legno ed elementi di arredo urbano in ghisa), è separata sul lato sinistro dalla zona dove sono collocate le cripte da tre pilastri con archi a sesto acuto in pietrame e mattoni .
Nella zona del presbiterio, sopraelevato rispetto all’aula, sul lato destro si apre una porta che conduce alla sacrestia che è illuminata da un’apertura sulla parete destra; la copertura è a capanna con struttura portante in legno, capriate a vista e manto di tegole coppi.

Tra i beni mobili storico artistici presenti vi sono, all’ingresso sul lato destro, la vasca di un’acquasantiera del XVII secolo in marmo scolpito e, nella navata centrale, la statua di Sant’Antonio abate in legno scolpito e dipinto nel XX secolo.

 

 

Link:
https://www.ascenzairiggiu.com/chiese-reggine-santantonio-abate-di-archi/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1800157640

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