SPAGNA – VALLADOLID. Museo Nacional de Escultura, “Le tentazioni di s. Antonio abate”, di J. Brueghel, 1600 circa

Olio su tela, 243 x 160 cm.
Opera di Jan Brueghel (Bruxelles, 1568 – Amberes, 1625)
Inventario numero CE 087

 

I tre eventi principali delle tentazioni di Sant’Antonio sono raggruppati in questa scena: molti mostri lo circondano per morderlo, affondargli le corna, strappargli la pelle con gli artigli e colpirlo, come descritto nella vita del Santo che è totalmente assorto dalle letture e meditazioni, sotto una rozza capanna di legno. I mostri demoniaci sono raffigurati nella più orrenda simbiosi di mammiferi, uccelli, rettili e pesci che sono simboli dei peccati capitali e quindi rappresentano pigrizia, gola, ira, avidità, orgoglio, invidia e soprattutto lussuria. Allo stesso modo, questi  esseri malvagi sono simboli delle malattie che il Santo guarisce.
Contemporaneamente agli attacchi delle diaboliche mostruosità, la scena rappresenta anche il momento in cui sant’Antonio soffre di tentazioni carnali, rappresentate a un gruppo di esseri in forme femminili: alle spalle del Santo, appare un’elegante dama che conduce una bella donna; quest’ultima, vestita con tessuti lussuosi è adornata di magnifici gioielli come una principessa o una regina, figura che rimanda anche alla vanità delle cose banali che l’eremita disprezza. Dietro di loro appare una donna completamente nuda che gli esseri diabolici vogliono condurre davanti a sant’Antonio per mettere in pericolo la sua castità, ma inutilmente, perché il Santo volta loro le spalle rifugiandosi nelle sue preghiere.
Infine, in alto a destra, sopra un paesaggio di case di un villaggio, si vede sant’Antonio che sta salendo al cielo circondato da una legione di mostruosi demoni volanti.

 

Il Museo Nazionale di Scultura di Valladolid fu costituito nel 1842 per accogliere opere religiose derivate dalle soppressioni di monasteri e conventi nel 1836 e, oltre a essere il più rilevante museo spagnolo di sculture, espone anche numerosi pregevoli dipinti.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://ceres.mcu.es/pages/ResultSearch?Museo=MNEV&txtSimpleSearch=Brueghel,%20Jan&simpleSearch=0&hipertextSearch=1&search=simple&MuseumsSearch=MNEV%7C&MuseumsRolSearch=15&listaMuseos=[Museo%20Nacional%20de%20Escultura]

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, “Le tentazioni di sant’Antonio abate” attribuito a J. Bosch, 1510-15 circa

Olio su tavola di quercia, 70 x 51 cm, attribuito a Hieronymus Bosch o ad un suo seguace, databile al 1510-15 circa.
Esposto nella Sala 056A

L’opera si trovava nel monastero dell’Escorial, senza essere però citata negli inventari antichi, e da qui venne trasferita nelle collezioni del Prado. Puyvelde la considerò tra le Tentazioni inviate al monastero da Filippo II di Spagna nel 1574.

Questa tavola è differente rispetto al trittico realizzato da Bosch, avente lo stesso soggetto, attualmente conservato nel Museo nazionale d’arte antica di Lisbona. Vedi scheda.  Il dipinto di Madrid è molto più sereno rispetto all’agitazione che regna nel trittico. È uno dei dipinti riferibile agli ultimi anni di Bosch, anche se, come il resto delle altre sue opere, non possiede una data precisa. Friedländer propose il 1490; altri la datarono nell’anno 1500, mentre oggi la si colloca nel primo quarto del XVI secolo.

Non è certo però che si tratti di un’opera autografa di Bosch: secondo alcuni, potrebbe essere opera di un imitatore o di un suo allievo, a giudicare dalla qualità pittorica inusualmente appiattita.


Il pannello originariamente aveva una sommità ad arco e comprendeva un paesaggio più aperto con alberi meno frondosi. In data sconosciuta l’opera deve aver subito danni che hanno interessato la superficie pittorica, con conseguenti perdite alla figura di sant’Antonio e allo sfondo. Forse in conseguenza di ciò, la superficie è stata restaurata e alcune aree ridipinte. Le analisi più recenti svolte dal Dipartimento e Laboratorio di Documentazione Tecnica del Prado confermano che la tecnica di questa ridipintura (che è visivamente distinguibile dalla pennellata originale di Bosch) è simile a quella dell’artista ed è stata probabilmente eseguita nelle Fiandre. Successivamente, nell’Ottocento, l’opera fu modificata in formato rettangolare mediante l’aggiunta di pezzi di quercia agli angoli. In quel periodo il paesaggio venne ampliato, alterando ulteriormente l’aspetto dell’opera. In realtà queste aggiunte sono state ricoperte e si può quindi apprezzare il formato originale ad arco.
In contrasto con le altre sue raffigurazioni del Santo, e in modo estremamente originale, Bosch lo mostra qui assorto nei suoi pensieri tra le terre selvagge della natura, evocate dal tronco d’albero cavo brillantemente raffigurato che lo protegge. Niente lo distrae dalla sua concentrazione interiore, e questo vale anche per il suo attributo, il maiale con un campanello all’orecchio che giace ai suoi piedi e ignaro dell’assalto del diavolo che sta per colpirlo con una mazza. Per mantenere l’unità di spazio e tempo Bosch rappresenta Antonio una sola volta, al centro della composizione e in scala ridotta rispetto al paesaggio, che espande utilizzando una linea dell’orizzonte alta. Un’altra caratteristica originale di quest’opera è il fatto che Bosch non mostra i diavoli mentre attaccano il Santo. Piuttosto, sono sparsi nell’area racchiusa dal muro di destra, come se si preparassero a sferrare il loro attacco, portando scale o nascondendosi dietro i cumuli erbosi o uno scudo. Lo scontro deve ancora aver luogo, come è più chiaramente indicato dall’incendio scoppiato nella cappella, il cui bagliore è appena visibile attraverso la porta e dietro l’edificio. Degni di nota sono anche i diavoli che versano acqua su un fuoco scoppiato sul lato posteriore dell’albero che ospita il Santo. L’incendio non era visibile prima del restauro e ora si può distinguere solo dalle scintille e dal fumo.
La tecnica impiegata ne Le tentazioni di sant’Antonio è simile a quella che si trova in altre opere autografe dell’artista.

 

Link:
https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-work/the-temptation-of-saint-anthony/c1fb9065-66bd-4a6e-abd8-3b6a75431313

https://it.wikipedia.org/wiki/Tentazioni_di_sant%27Antonio_(Bosch)

USA – WASHINGTON. National Gallery of Arts, tavola della “Visitazione” con s. Antonio abate, di Piero di Cosimo, 1490

Olio su tavola di 184 x 189 cm. Inventario numero 1939.1.361

L’opera era destinata alla Cappella di San Niccolò nella basilica di Santo Spirito a Firenze, patrocinata dalla famiglia Capponi, e venne commissionata tra il 1489 e il 1490 a Piero di Cosimo (1461 circa – 1522).

Nel 1713 si decise di spostarla nella villa Capponi a Legnaia, dove la vide e l’acquistò Frederick West verso il 1850, che la portò nel suo Chirk Castle, nel Clwyd, in Galles. I suoi discendenti la vendettero nel 1891 circa e dopo alcuni passaggi pervenne ai Duveen Brothers di New York, che nel 1937 la cederono a Samuel H. Kress, le cui collezioni sono uno dei nuclei fondamentali del museo statunitense, a cui il dipinto venne donato nel 1939.

Il dipinto fu descritto da Vasari nelle Vite: «Una Visitazione di Nostra Donna con san Niccolò e un sant’Antonio che legge con un par d’occhiali al naso che è molto pronto. Quivi contraffece un libro di cartapecora un po’ vecchio che par vero, e così certe palle a quel san Niccolò con certi lustri, ribattendo i barlumi e i riflessi l’una nell’altra, che si conosceva in fino allora la stranezza del suo cervello e il cercare ch’e’ faceva delle cose difficili».

Ai lati, seduti, formando una composizione piramidale, si trovano i santi Nicola di Bari, a sinistra, riconoscibile per l’attributo delle palle d’oro, e Antonio abate, con la campana, il bastone a Tau e il maialino. Essi sono nell’atto di leggere e scrivere e sembrano fare da testimoni indiretti all’avvenimento; Antonio indossa anche un paio di occhiali di foggia tipica dell’epoca.

Ai lati si trovano due quinte di edifici, oltre le quali si sviluppano alcune fantasiose formazioni rocciose, in cui sono ambientate alcune scene secondarie: l’Adorazione dei Pastori a sinistra e la Strage degli Innocenti a destra, con sopra sullo sfondo, l’Annunciazione dipinta su un muro della chiesa lontana.

L’accurata descrizione dei dettagli in primo piano deriva da una compenetrazione avanzata dell’arte fiamminga.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Visitazione_con_i_santi_Nicola_e_Antonio

Data compilazione scheda: 22-2-2022
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, “San Paolo eremita e sant’Antonio abate” di D. Tenier, XVII secolo

Olio su tela, di 63 x 94 cm. Dipinto da David Tenier (Anversa, 1610 – Bruxelles, 1690)
Inventario numero P001823. Non esposto

Proviene dalle Collezioni reali (Collezione Isabel Farnesio, Palazzo La Granja de San Ildefonso, Segovia, camino, 1746, n. 252; Madrid, 1759; Palazzo Buenavista, Madrid, 1766, n. 252; Eredità dell’Infante Don Luis, 1768; acquisita da Carlos IV, 1787; Palacio Real Nuevo, Madrid, primo gabinetto, 1794, sn; Palacio de Aranjuez, Madrid, oratorio della regina, 1818, nº 338 e 356).

I due Santi sono raffigurati mentre sono intenti alla lettura all’interno di una grotta, come in altre opere di Tenier. In alto, il corvo sta portando un pane ai due eremiti.

 

Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/san-pablo-primer-ermitao-y-san-antonio-abad/cb89b4a1-8f4a-4ba3-8a6d-83689a4e4b57

FRANCIA – COLMAR.  Museo Unterlinden, altare di Isenheim/Issenheim con immagini di s. Antonio abate, di M. Grünewald, 1515

Nel periodo tra il 1512 e il 1516 Guido Guersi, abate del monastero/precettoria dei monaci Antoniani di Issenheim (in tedesco Issenheim, comune francese nel dipartimento dell’Alto Reno)  vedi scheda ex precettoria, commissionò a Matthias Grünewald (1480–1528) l’esecuzione di una complessa macchina d’altare da poter utilizzare per diverse funzioni religiose offrendo così immagini diverse per la preghiera dei monaci antoniani e dei malati che venivano accolti nell’ospedale. È un’opera che si presta a diversi livelli di lettura proprio per far fronte alla diversità di usi cui era destinata.

 

Si tratta di una sorprendente struttura fatta di ante fisse e rimovibili, che possono assumere tre diverse configurazioni, composta da 11 pannelli, di cui quattro grandi ante dipinte sul retto e sul verso, due ante fisse e una predella formata da due riquadri mobili con un’unica raffigurazione che si estende dall’una all’altra.

 

 

Le tre configurazioni sono le seguenti.

 

Nella prima (altare aperto con la prima anta) troviamo da sinistra verso destra l’Annunciazione, la Natività (nelle due ante centrali) e la straordinaria Resurrezione.

 

 

 

 

Nella seconda (altare aperto con le seconde ante) ci sono ai due lati i santi eremiti Antonio e Paolo e le Tentazioni di Sant’Antonio (foto in alto).
Le due ante fiancheggiano un’edicola lignea scolpita realizzata da Hagenauer che raffigura: a sinistra s. Agostino, al centro s. Antonio abate in trono, a destra s. Gerolamo; nella predella Gesù con gli Apostoli a gruppi di tre a mezzo busto.

 

 

 

 

Nei due pannelli raffiguranti i santi Antonio e Paolo e le tentazioni – o meglio i tormenti – di sant’Antonio, entrambe le scene sono immerse in paesaggi impervi al quale fa da controparte, nella prima raffigurazione, la presenza di un cerbiatto, simbolo di atmosfera pacata; nel pannello di destra vi è una casa diroccata dal terremoto e i diavoli ci ballano sopra. Nelle tentazioni, il Santo viene trascinato dai demoni tra animali, strane chimere dai corpi misti, esseri immaginari che si contrappongono all’omino coperto di pustole che compare in basso, essere realistico e rappresentante di una società che vive tra guerre e pestilenze.

Nella terza configurazione (altare chiuso) trova posto la raffigurazione della Crocefissione fiancheggiata sugli sportelli laterali fissi dalle figure di san Sebastiano e sant’Antonio. Nella predella è raffigurato il Compianto sul Cristo morto.
Sant’Antonio abate è raffigurato in piedi su un basamento (come il corrispondente san Sebastiano), con in mano uno particolare bastone metallico che termina col Tau, e compare un diavolo colto nell’atto di spaccare i vetri della finestra per entrare.

 

 

 

Di Matthias Grünewald (1470/75 – 1528), si sa molto poco. Solo intorno al 1930 si scoprì il suo vero nome: Mathis Gothardt o Neithardt, ignota l’origine del soprannome Grünewald. Certo è che lavorò come architetto per il capitolo del Duomo di Mainz/Magonza e dal 1510 per l’arcivescovo di Magonza, Uriel von Gemmingen, la cui residenza ufficiale era ad Aschaffenburg; alla sua morte nel 1514 Grünewald continuò a lavorare per il suo successore Albrecht von Hohenzollern, già vescovo di Halberstadt, poi Magdeburgo dal 1513, e dal 1514  arcivescovo elettore di Magonza.
Il pittore morì di peste nel 1528.

 

Il Museo Unterlinden, situato tra le mura di un ex monastero delle monache Domenicane fondato nel XIII secolo, nella cittadina alsaziana di Colmar, ospita una vasta collezione di opere locali e internazionali. In particolare, è noto per la preziosa raccolta di dipinti e sculture dal XV al XXI secolo, che attira ogni anno 200 mila visitatori da tutto il mondo.

 

Link:
https://web.archive.org/web/20041220120649/http://www.paletaworld.org/artist.asp?id=1300

http://www.scuoladomuspicturae.it/altare-di-isenheim-di-matthias-grunewald/

Data compilazione scheda: 20-2-2022
Rilevatore: AC