ROMA. Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea, “Le tentazioni di sant’Antonio” di D. Morelli, 1878

Olio su tela di 137 x 225 cm.
Dipinto nel 1878 dal pittore napoletano Domenico Morelli (1823 – 1901)

Una resa moderna della tradizionale tentazione della lussuria che subì sant’Antonio.

 

Bibliografia:
C. Bertelli; G. Briganti; A. Giuliano, Storia dell’arte italiana, Electa/Bruno Mondadori, Milano 1992

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=sSmYBem2s_c
https://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-morelli_%28Dizionario-Biografico%29/

GRAN BRETAGNA – LONDRA. National Gallery, “Cristo appare a sant’Antonio abate durante la tentazione” di A. Carracci, 1597-98

Olio su rame di 49,5 x 34,4 cm, dipinto nel 1597-98 da Annibale Carracci (1560 – 1609)
Inventario numero NG198. Non esposto.
Provenienza: William Legge, 4° Conte di Dartmouth; acquistato dalla National Gallery nel 1846.

Non sappiamo per chi sia stata dipinta quest’opera: è stata registrata a Villa Borghese, a Roma, nel 1650, e forse è stata realizzata per il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V. Nel 1672 il biografo Giovan Pietro Bellori la descrisse con entusiasmo nella sua lista di dipinti che Annibale Carracci realizzò per clienti privati.

 

Un uomo barbuto con una veste di pelli viene violentemente minacciato da un’orda di creature demoniache. Ha messo da parte il suo libro e guarda il cielo in cerca di aiuto, dove Cristo è apparso su una nuvola.
Questo piccolo quadro è una delle numerose opere su rame che Annibale Carracci dipinse dopo il suo arrivo a Roma nel 1594. Racconta la tentazione di sant’Antonio Abate, eremita paleocristiano famoso per aver resistito a diversi tentativi dal diavolo per scuoterlo dalla sua virtù monastica.
La versione di Annibale è un esempio supremo di narrativa compressa, ottenuta attraverso un’illuminazione drammatica e una composizione strettamente controllata. Per compensare il formato verticale del dipinto ha costruito la composizione su forti diagonali. Alla linea del corpo del Santo fanno eco quella del demonio, il profilo della roccia e le figure di Cristo e degli angeli in bilico in alto. Il colore e la luce sono usati anche per chiarire la storia. I tenui toni terrosi del paesaggio, l’abito di sant’Antonio, la carne e la pelliccia dei mostri-diavoli, dove punti di luce brillano su denti, occhi e artigli, contrastano vividamente con il rosa chiaro e l’azzurro delle vesti di Cristo, le soffici nuvole bianche e i capelli dorati degli angeli nella parte superiore del dipinto. Una luce brillante cade da destra, al suo massimo sulle gambe di Cristo e più morbido nel tono mentre illumina il braccio teso e la mano artigliata del diavolo centrale. La grotta stessa funge da sfondo teatrale, spingendo i personaggi principali in primo piano.

 

Immagine da Wikimedia
Link
:
https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/annibale-carracci-christ-appearing-to-saint-anthony-abbot

https://it.wikipedia.org/wiki/Annibale_Carracci

USA – WASHINGTON. National Gallery of Art. “Tentazioni di sant’Antonio abate”, seguace di P. Bruegel il vecchio, 1550-75

Olio su tavola 58,5 x 85,7 cm
Opera di un seguace di Pieter Bruegel il Vecchio nel terzo quarto del XVII secolo
Inventario numero 19.2.1952
Esposto nell’Edificio Ovest, Piano Principale – Galleria 41
Provenienza: Collezione privata 1935, Bruxelles; acquistata nel 1937 da M. Knoedler & Co.; nel 1945 acquistata da Rudolf J. Heinemann; nel1950 acquistata dalla Fondazione Samuel H. Kress

Il Santo è raffigurato in basso in primo piano mentre resiste alle tentazioni e di nuovo, in alto, mentre viene torturato dai diavoli quando è portato in cielo.
Il soggetto religioso è presentato in modo rivoluzionario; generazioni di artisti precedenti avevano avuto la tendenza a trattare il paesaggio come uno sfondo di importanza secondaria, mentre ora il paesaggio domina il soggetto a tal punto che la tentazione di sant’Antonio sembra solo casuale. Questo cambio di enfasi segna un importante progresso verso lo sviluppo della pittura di paesaggio pura, di cui Pieter Bruegel il Vecchio era una figura fondamentale. Il gusto per il mondo naturale è già evidente qui nelle profondità ombrose di foreste frondose, in contrasto con panorami aperti di corsi d’acqua, villaggi e città bagnati da una luce perlacea.

 

Link:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.41602.html

USA – SAN DIEGO. Timken Art Gallery, “Tormento di sant’Antonio”, di G. Savoldo, 1515-20”

Olio su tavola di 69,5 x 119,4 cm. Opera di Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548), attivo soprattutto a Venezia, dove risiedette a lungo.
Inventario numero 1965:002
Fondazione Putnam, Timken Museum of Art.

Sant’Antonio da giovane diede le sue ricchezze ai poveri e, vivendo in solitudine, si dedicò alla preghiera ma fu tormentato dal Diavolo sotto forma di demoni e spiriti maligni.
Giovanni Girolamo Savoldo mostra il Santo in fuga da una visione oscura e infernale in un paesaggio pastorale immerso nella calda luce del giorno. Le mani giunte in preghiera indicano un monastero, a ricordare che era il padre del monachesimo.
Come altri pittori del nord Italia dell’epoca, Savoldo era interessato alla pittura fiamminga, in particolare all’opera di Jeronimus Bosch, molto apprezzato a Venezia, che influenzò la sua rappresentazione dei carnefici di Sant’Antonio.


Link:

https://www.timkenmuseum.org/collection/torment-of-st-anthony/

VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Sant’Antonio abate e san Paolo Eremita” di G. Savoldo, 1520

Olio su tavola di 165 x 137 cm
Opera di Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548), attivo soprattutto a Venezia, dove risiedette a lungo.
Inventario numero 328 . Esposto nella Sala XIV
Proviene dalla Collezione Manfrin, acquistato nel 1856

 

Nella sua Legenda aurea, scrive Jacopo da Varagine che sant’Antonio abate visitò Paolo, che da quarant’anni viveva da eremita, nutrito da un corvo che ogni giorno gli portava il pane. Il dipinto, che raffigura l’incontro dei due Santi in un anfratto rupestre dove sono intenti in preghiera, è caratterizzato da una sapiente struttura monumentale e da una straordinaria cura dei dettagli, descritti attraverso una luce obliqua.
L’opera mostra la capacità dell’artista di riunire gli elementi più moderni del suo tempo e di presentarli attraverso un linguaggio nuovo e personale. Oltre al rapporto diretto con le xilografie di Dürer (Valcanover 1983), e soprattutto con il suo San Girolamo del 1512, vi sono anche elementi tipicamente lombardi, come la potente plasticità, la forma isolata delle figure svettanti che quasi sporgono oltre il loro supporto, la gravità e la semplicità dei due Santi, e i toni pacati e semplici della luce che ricordano Foppa e Bergognone.
Quando la superficie fortemente ridipinta fu rimossa durante il restauro del 1977, i segni precedentemente illeggibili furono interpretati come la data “1520”.

 

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.gallerieaccademia.it/en/saints-anthony-abbot-and-paul-hermit