BAGNACAVALLO (RA), frazione Masiera. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Sottofiume Masiera, presso il cimitero di Masiera.
https://goo.gl/maps/ehGcmAqCpwph4Ddk6

 

La chiesa fu edificata nel XIII secolo. Aveva tre navate formate da due teorie di travi sottili che sostenevano il tetto. La facciata era in stile romanico e presentava un pronao a tre archi.

Demolito l’edificio precedente, nel 1902 si ricostruì la chiesa ad opera del parroco don Paolo Pasi.

Dopo la Seconda guerra mondiale, seriamente danneggiata, nel 1949 la chiesa fu ricostruita: progettista studio Bassoli-Bentini-Secchi di Firenze; ditta edile Coop. Muratori di Granarolo Faentino. La chiesa fu benedetta il 28 ottobre 1951 dal vescovo Battaglia.
Nel 1971 fu ricostruito il campanile, la costruzione fu difficoltosa e seguì l’edificazione dell’Asilo e della canonica.

La facciata, tripartita è sormontata da un timpano. La parte centrale presenta portale con trabeazione modanata e finestra centrale centinata; in ogni lato è ornata da una finta porta e da tre serie di bifore chiuse.

L’interno, ad aula unica presenta una cappella esterna per lato e il presbiterio è absidato.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/70167/Chiesa+di+Sant’Antonio+Abate+in+Masiera+%3CMasiera,+Bagnacavallo%3E

SORICO (CO). Santuario di San Miro, cappella di Sant’Antonio abate con affreschi di S. de Magistris, 1526

Il Santuario sorge ad una quota di 319 m s l mare sul poggio di San Michele ed è raggiungibile solamente a piedi percorrendo un’antica mulattiera che si dirama dalla Antica Via Regina.
L’edificio è presumibilmente del XII secolo ed è ricordato per la prima volta in un documento del 1286 conservato presso la collegiata di Chiavenna. Attorno alla metà del XV secolo, divenne un santuario dedicato a san Miro, morto a Sorico nel 1381 e il cui corpo era conservato nella chiesa.
Nel 1452 il Vescovo di Como Antonio Pusterla eseguì la prima ricognizione del corpo dell’allora Beato e ordinò l’ampliamento dell’edificio. Al termine dei lavori nel 1456 la chiesa fu riconsacrata con la nuova dedicazione a San Miro. Della primitiva chiesa, dedicata a San Michele, rimangono oggi nella navata destra solo alcuni affreschi trecenteschi e una monofora.
Dalla seconda metà del XV secolo prese avvio una prima fase di decorazione della chiesa testimoniata dagli affreschi di gusto devozionale lungo la parete e sui pilastri della navata sinistra, in gran parte databili al XV secolo, fra i quali una Madonna col Bambino, eseguita nel 1483, e un’altra Madonna col Bambino che riporta la data 1497, opera di Giovanni de Gazolo.

Al 1526 invece risale il ciclo pittorico più importante, realizzato nella navata destra dal pittore comasco Sigismondo De Magistris (Como, 1490 circa – 1548) come testimonia l’iscrizione sulla parete. Lungo le pareti e la volta della navata furono rappresentate varie figure di Santi mentre nella cappella absidale furono raffigurate le Storie di S. Antonio (derivate dal ciclo nell’omonima cappella in S. Maria delle Grazie a Gravedona, vedi scheda).
A partire dal 1637 la chiesa fu oggetto di un nuovo intervento di sistemazione, voluto dal Vescovo di Como Lazzaro Carafino e finanziato dalla città di Milano. In quella occasione furono demoliti la cappella verso il lago, appartenente all’antica chiesa romanica, e l’altare dedicato a S. Miro le cui reliquie furono ricollocate sotto l’altare maggiore appositamente rinnovato ed arricchito on una pala eseguita nel 1616 dal pittore Giovan Mauro Della Rovere. Un ulteriore intervento di decorazione risale alla seconda metà del XIX secolo quando il pittore Luigi Tagliaferri di Pagnona eseguì la decorazione della volta del presbiterio. Nel 1932 il Vescovo di Como Macchi consacrò il nuovo altare destinato ad accogliere l’urna con le spoglie del Santo. A partire dal 1987 prese avvio una campagna di restauri della chiesa destinata non solo alla conservazione delle decorazioni interne ma anche al ritrovamento dei resti dell’antica chiesa. Nel corso del cantiere infatti furono messi in luce il ciclo di affreschi devozionali nella navata sinistra e i lacerti di affreschi trecenteschi nella navata destra.

Nella parete di fondo della cappella di Sant’Antonio, sono raffigurate le Storie di S. Antonio composte da cinque episodi con al centro il Santo in trono (1): le Tentazioni o meglio il Santo percosso dai diavoli (2), l’Incontro con S. Paolo Eremita (3), la Morte di S. Paolo 4), La Guarigione di un’indemoniata (5), i Miracoli presso la tomba di S. Antonio (6). Sulle pareti laterali le figure di S. Bernardo e S. Stefano; nei sottarchi sono inserite le figure di Santi e Dottori della Chiesa (Stefano, Bernardo, Martino, Orsola. Ambrogio, Agostino, Gregorio, Girolamo).
Il pittore aveva decorato ad affresco anche la cappella di San Miro, sporgente verso il lago e abbattuta nel 1637 e la campata successiva della navata laterale destra oggi ancora visibile. Spesso le figure, o gli episodi figurati hanno un titolo in latino o un’iscrizione in italiano che spiega l’episodio. Per Rossi alla decorazione della cappella partecipa anche qualche collaboratore della bottega del De Magistris, soprattutto nell’esecuzione della parete di fondo. Anche questo riquadro possedeva una targa con iscrizione purtroppo oggi non più leggibile. Per Rossi tutta la parete di fondo è opera di collaboratori di Sigismondo che copiano da un modello non suo
1 –  Figura di S. Antonio in trono, in abiti vescovili, con due angioletti reggicorona in alto. 200 x 100 cm Riquadro centrale parete di fondo.
2 –  Sant’Antonio percosso dai demoni (non è iconografia delle “tentazioni”). 110 x 290 cm. Lunetta parete di fondo. Iscrizione: “COMO STATO ATONIO FU BATUTO DA LI DEMONII ET LUI PGADO (PREGANDO) DIO LI APARSE ET LO AIUTO”.
3 –  S. Antonio e san Paolo eremita nutriti da un corvo. 100 x 90 cm. Riquadro a sinistra in alto, parete di fondo. Iscrizione: “COMO S. ANTONIO TROVO’ S. PAULO PRIMO EREMITA ET UNO CORVO P VOLONTA’ DE DIO LI PORTO’ IL PANE”.
4 –   S. Antonio (visita e) seppellisce s. Paolo. 100 x 90 cm. Riquadro a destra in alto, parete di fondo.
5 –  Sant’Antonio libera dal demonio la figlia di Massimiano 170 x 90 cm. Riquadro a sinistra in basso, parete di fondo.
6 –  Suppliche e miracoli presso la sepoltura di s. Antonio. 170 x 96 cm. Riquadro a destra in basso, parete di fondo.

 


Link:

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00433/?view=autori&offset=1&hid=266&sort=sort_int

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Miro

https://www.treccani.it/enciclopedia/sigismondo-de-magistris_%28Dizionario-Biografico%29/

Rilevatore: AC

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SANT’ANTONIO DI GALLURA (SS).Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio, SS 427
https://goo.gl/maps/q79h9Gya4BdP7bYk9

 

Sant’Antonio di Gallura si può considerare l’erede di un antico villaggio medievale chiamato Villa de Castro, che apparteneva alla curatoria di Unale, sorto ai piedi dell’altura di Lu Naracu, al centro del quale si trovava la Chiesa di Sant’Andrea. L’esistenza di questo villaggio è documentata dal Liber Fondachi del 1317 e dal Compartiment de Sardenja del 1358. Da un altro documento del 1421 si apprende che il villaggio si estinse tra il 1360 e il 1380, ed, a testimoniarne l’esistenza passata, rimase solo la Chiesa di Sant’Andrea, che però piano piano stava andando in rovina. Negli ultimi anni del Settecento la Chiesa di Sant’Andrea appartiene alla nobile famiglia Pes, residente a Tempio Pausania, la quale, nel 1798, decise di cederla ai pastori della zona, che si impegnarono a curarne le riparazioni e a mantenere l’edificio sacro in buone condizioni per potervi celebrare i riti sacri durante le feste. In seguito, intorno ad essa, alla fine dell’Ottocento, incominciò a formarsi un nuovo agglomerato che costituirà il nucleo originario dell’odierno paese chiamato Sant’Antonio di Gallura. La nascita del paese risale solo ai primi del Novecento, quando nel 1907 la Chiesa diventò parrocchiale e fu intitolata, per un motivo ancora non chiarito, a Sant’Antonio abate.

Con l’aumento della popolazione, fu necessaria una chiesa di maggiori dimensioni e la sua costruzione fu una delle clausole richieste dalla Curia Vescovile di Tempio Pausania per la concessione dell’istituzione di una nuova parrocchia nel paese.
La nuova Chiesa fu edificata nel 1912-13 ed intorno ad essa, poco alla volta, si sviluppò il nucleo abitato, chiamato allora Sant’Antonio di Calangianus, data l’appartenenza del territorio al comune calangianese. Il nome del paese fu mutato in quello di Sant’Antonio di Gallura nel 1979, quando la frazione ottenne l’autonomia in parte dal vicino comune di Calangianus ed in parte da quello di Luras, e fu costituito un comune autonomo.

Internamente la chiesa originale era molto diversa da quella attuale. Un corpo a pianta basilicale diviso in tre navate da archi e pilastri, l’altare maggiore e l’abside affrescati dal maestro Federico Frau di Cagliari.
Nel 1965, a causa di problemi strutturali, fu dichiarata inagibile e successivamente ristrutturata in più tempi, fino ad assumere la sua forma attuale. Oltre all’altare ed ai pilastri delle navate, uno degli elementi andati persi è stato un bassorilievo in ceramica che decorava l’abside.
Tra i successivi e più recenti interventi di abbellimento, i dipinti attualmente presenti sulle pareti laterali sono opera di Lucia Canu, pittrice di Sant’Antonio di Gallura e figlia di Titina e Salvatore, che avevano già prestato la loro opera alla chiesa negli anni 70 del Novecento.

L’esterno è in conci di pietra a vista, la semplice facciata a capanna presenta un oculo e, sopra il portale, una lunetta con dipinta la figura di sant’Antonio a mezzo busto.

 

Il patrono è festeggiato con i fuochi di sant’Antonio abate.

 

Link:
https://www.santantoniodigallura.it/itinerari/chiesa-sant-antonio-abate/

MONTELPARO (FM). Chiesa di San Michele arcangelo con statua di sant’Antonio abate

La Chiesa di S. Michele Arcangelo risale al XII secolo ma l’attuale impianto, è il risultato del susseguirsi di vari interventi nel corso dei secoli. Dopo la chiusura a causa del sisma dell’agosto 2016 (la chiesa era tornata agibile da pochi anni dopo un lungo periodo di lavori!) è stata riaperta nel marzo 2022.

Sant’Antonio abate è presente a Montelparo in alcune opere d’arte tra cui una bella statua in cartapesta e legno, della seconda metà del Seicento, situata nella chiesa matrice di San Michele, nella nicchia destra del presbiterio.
La statua è completamente ridipinta in nero nelle vesti e anche le parti del volto e delle mani hanno subito ridipinture che causano l’impossibile lettura dell’opera originaria. Si intuisce, però, la capacità dell’autore nella resa bella del volto del Santo oramai vecchio e stanco, piegato dalle privazioni della vita ascetica.
Il Santo si appoggia al bastone a forma di tau, è accompagnato dal maialino, e indossa il saio monastico nero.
La plastica, la tridimensionalità e la lavorazione dei panneggi fa ipotizzare che la statua sia di tipo processionale e sicuramente la più antica e bella statua del Santo esistente in Parrocchia.

 

Da più di trecento anni, la festa di Sant’Antonio abate a Montelparo, tre giorni intorno alla data del 17 gennaio è accompagnata dalla Festa del Baccalà che richiama migliaia e migliaia di persone che si ritrovano a mangiare in compagnia nei locali allestiti dal comune nel centro storico.
La festa ha origini lontane e risalgono alla ricostruzione del Convento Agostiniano. I Frati invitarono tutta la cittadinanza e come ringraziamento diedero loro da mangiare proprio il baccalà. Ad ogni persona veniva data una porzione che doveva pesare quanto un Coppo (una tegola). Quando i frati dovettero lasciare il convento tramandarono la tradizione della cottura di questo pesce solamente agli uomini poiché alle donne era vietato l’accesso al convento. È così negli anni si formò il comitato festeggiamenti che oggi porta avanti la tradizione.
Con un Coppo viene data anche una fila di pane e un litro di vino.

Link:
http://www.ancoraonline.it/2016/07/11/conosciamo-la-sua-statua-di-montelparo-di-santantonio-abate/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/25414/Montelparo+%28AP%29+%7C+Chiesa+di+San+Michele+Arcangelol

http://www.ancoraonline.it/2022/03/14/foto-montelparo-riapre-la-chiesa-san-michele-arcangelo/

SCANNO (AQ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Ciorla, 15
https://goo.gl/maps/1ndCfaQjSsUp83A9A

 

Un’ipotesi sulla fondazione cinquecentesca della chiesa è data da un’epigrafe sita sulla facciata che dice che il barone Ettore Ciorla la fece erigere (fieri fiat) nel 1569; questa ipotesi, tuttavia viene contraddetta dalla collazione del vescovo Cadichio di Sulmona già in data 15 febbraio 1515 investe la chiesa di sant’Antonio – che evidentemente era già esistente – all’arciprete Pasquale di Pietro. Quindi l’intervento del Ciorla del 1569 verosimilmente allude ad un restauro o un’aggiunta all’edificio; altra targa col testo quasi identico è affissa in prossimità, ma con data 1589.
Secondo la tradizione la chiesa sarebbe sorta sul sito di un’antica abbazia benedettina.

 

Una targa sulla controfacciata informa che nel 2000 è stato completato un restauro condotto dalla Parrocchia della chiesa di Santa Maria della Valle coadiuvato dalla regione Abruzzo e dalla famiglia di Giovanni Maiorano. Questo restauro ha rimosso il primitivo intonaco esterno lasciandolo spoglio (con mattoni a vista).

La facciata è rettangolare, ai lati del portale vi sono le due targhe con le date del 1569 e 1589. Sopra il portale una finestra ad arco acuto.
L’interno è ad aula a pianta rettangolare suddiviso in due cellule ricoperte da volte a botte ad arco ribassato e lunettate. Due paraste laterali che si aprono dietro l’altare sostengono altrettanti archivolti. Gli archi interni, che sorreggono la struttura della chiesa, sono emersi durante un restauro di inizio secolo. Il fondo della chiesa è scandito da un archivolto a sesto ribassato.
L’aula è molto luminosa, grazie alle due finestre ovali alle spalle dell’altare. Quest’ultimo è scostato dal muro e, nel muro retrostante, è presente una nicchia con la statua di sant’Antonio abate. Il Santo tiene nella mano destra il bastone a tau su cui è appesa una campanella; con la sinistra regge un libro chiuso su cui è una fiamma. Un maialino è ai suoi piedi.

 

Il 16 gennaio, vigilia della festa di sant’Antonio abate, viene acceso un falò davanti alla Chiesa e viene fatta la Sagra della Porchetta.
Il 17 gennaio davanti alla chiesa viene festeggiato Sant’Antonio abate, dopo la Messa vengono benedette le Sagne con la ricotta, un pasto che un tempo veniva distribuito ai poveri del Paese e se la festa capitava di venerdì, al posto della ricotta, si mettevano i fagioli.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Scanno)