AVIO (TN), frazione Sabbionara. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è situata lungo la strada che conduce al Castello di Sabbionara d’Avio
Sabbionara, Località Sant’Antonio, 6
https://goo.gl/maps/ZheLjvmBEs3Q4mAL8

 

La chiesa fu costruita su commissione della famiglia Castelbarco tra il 1319 ed il 1322 (data che compare sull’edificio); in origine era orientata nord/sud e aveva una piccola abside.
Il presbiterio fu decorato nel terzo-quarto decennio del Trecento da un pittore di ambito veronese.
La chiesa, nominata nel testamento di Azzone Francesco Castelbarco del 7 luglio 1410 (sepolto presumibilmente nell’arca funeraria addossata al lato destro della navata), risulta officiata dai benedettini dimoranti nell’annesso convento.
Tra il 1775 e il 1823 l’edificio fu modificato in modo sostanziale: fu invertito l’orientamento con conseguente demolizione dell’abside per collocarvi la nuova facciata con il portale di accesso.
Durante la prima guerra mondiale la chiesa fu usata come dormitorio e parzialmente danneggiata. Dopo il 1918 fu restaurata e rimessa in uso.
Nel 2003 avvenne il restauro complessivo dell’edificio.

 

Sulla parete esterna est un concio con data 1322; sulla parete sud rimangono tracce della facciata originaria: i segni dell’innesto dell’arca funebre di Guglielmo III Castelbarco (ora non più in loco perché rimossa agi inizi dell’Ottocento e trasportata presso la residenza degli eredi) e una lunetta ad affresco, visibili nella soffitta dell’edificio adiacente.
La navata rettangolare è caratterizzata da pareti lisce e da un soffitto a capriate lignee. Rimane una fascia di affreschi trecenteschi raffiguranti i dodici Apostoli in controfacciata – in origine erano sulla parete di fondo del presbiterio.

L’altare ligneo seicentesco ha una grande pala che raffigura Cristo Re e sant’Antonio abate.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=5799

Data compilazione scheda: 2-3-2022
Rilevatore: AC

SPAGNA – MADRID. Museo del Prado, “Tentazioni di sant’Antonio” di P. C. van Aelst, 1543-50

Olio su tavola di 41 x 53 cm.  Realizzato dal pittore, scultore e architetto fiammingo Pieter Coecke van Aelst (1502 -1550) tra il 1543 e il 1550.
Inventario numero P003232
Acquistato dal Museo da Antigüedades Llorente, Madrid, 1973

Sant’Antonio è tentato dal diavolo, trasformatosi in una bellissima donna nuda che porge una coppa – quindi unisce la tentazione dell’ubriachezza a quella della lussuria – e accompagnato da una strega. Lo sfondo con la città in fiamme, così come i mostri e altri elementi, sono presi da Bosch (c. 1450-1516). Tuttavia le figure del Santo, della strega e, soprattutto, del nudo femminile, dimostrano l’assimilazione del nuovo linguaggio rinascimentale italiano.

 

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/las-tentaciones-de-san-antonio-abad/6fca40cc-859d-4f65-9794-bb7a2aed355e#descarga-modal

SESTO FIORENTINO (FI). Pieve di Sant’Andrea a Cercina, affresco con s. Antonio abate del Ghirlandaio, 1471-2

Questa è considerata la prima opera del pittore Domenico Ghirlandaio (1448 – 1494), all’età di ventitré anni, nel 1471-72
Nella piccola abside sono raffigurati san Gerolamo, santa Barbara e, a destra, sant’Antonio abate con la veste da monaco, il libro e il bastone a forma di “Tau” che rivolge lo sguardo in basso, sull’uomo ai piedi della santa Barbara trionfante.

Coperti da un altare sino al 1824, gli affreschi furono attribuiti al Ghirlandaio solo dopo il restauro del 1923.

 

Link e immagini:
https://it.wikipedia.org/wiki/Santi_Girolamo,_Barbara_e_Antonio_Abate

http://www.pievedisesto.it/pieve/index.php?option=com_content&view=article&id=235&Itemid=197

USA – NEW YORK. Museum Of Modern Art, “Le tentazioni di sant’Antonio” di J. Ensor, 1887

 

Olio su tela di 117,8 x 167,6 cm, dipinto dal pittore e incisore belga James Ensor (1860 – 1949).
Inventario numero 1642.1940
Provenienza: Dal 1917 al 1940, Herbert von Garvens-Garvensburg, Hannover, Germania e Bornholm, Danimarca; acquistato nel 1940 per il MOMA da Herbert von Garvens-Garvensburg tramite Karl Nierendorf.

 

Uno dei primi dipinti fantastici di Ensor, in cui ricrea sant’Antonio che combatte un mondo di tentazioni (incarnato dalla donna all’estrema sinistra). Ensor ha descritto la sua versione della narrazione come quella in cui “il bizzarro prevale” mentre l’inferno espelle creature marine minacciose e mostri grotteschi uniti a casaccio all’interno di un paesaggio colorato e reso liberamente.
Ispirato dalle precedenti interpretazioni della storia degli artisti fiamminghi Hieronymus Bosch (olandese, 1453–1516) e Pieter Brueghel (fiammingo, 1525–1569), Ensor ha apportato una nuova interpretazione a un soggetto familiare combinando figure inventate con pennellate selvagge e scelte cromatiche audaci. Sulla base di questo dipinto, Alfred H. Barr, Jr., il direttore fondatore del  Museum of Modern Art (MOMA), descrisse Ensor come forse “il pittore vivente più audace” nel 1887.

 

Immagine da
https://www.settemuse.it/arte/storia_di_sant_antonio_abate.htm

Link:
https://www.moma.org/collection/works/80683

 

SANREMO (IM), frazione Coldiroli. Museo di Villa Luca, “Le tentazioni di sant’Antonio” di S. Rosa, 1645

Olio su tela di 125 x 93 cm.

In quest’opera il pittore napoletano Salvator Rosa (1615 – 1673) porta l’orrore del male ad un culmine. In un luogo desertico e roccioso sant’Antonio abate viene distolto dalla meditazione dalla comparsa improvvisa di iperbolici mostri e terrificanti figure demoniache. Si rotola a terra impugnando contro di essi la croce, il suo corpo si torce sopra la stuoia su cui stava pregando. In primo piano, seminascosti, si scorgono il Vangelo e il teschio, simbolo della meditazione del Santo sulla fugacità della vita umana e sul triste destino di morte che accomuna gli uomini. Tra le forze del male spicca per le sue dimensioni una creatura mostruosa, un essere ermafrodita che sembrerebbe essere uscito da un bestiario medievale. La sua natura si compone di elementi sovradimensionati di vari animali: la corporatura ricorda lo scheletro di un uccello in posizione eretta, la testa è quella di un cavallo con lunghe zanne di cinghiale, la coda serpeggiante richiama l’immagine di un ratto. La presenza del mostro suscita uno stato di inquietudine già solo per la sua grandezza fuori scala rispetto a sant’Antonio. È il demonio, un incubo notturno ben lontano dalla creatura mistica o dalla donna dall’aspetto conturbante dell’iconografia religiosa tradizionale.

 

Conservato nella Pinacoteca Rambaldi sala 3
Dal 2006 la Raccolta Rambaldi è stata riallestita nei più ampi locali del Museo di Villa Luca a Coldirodi. (Esposto nel 2008 in una mostra ad Amburgo.

Vi sono somiglianze di impostazione col dipinto di Salvador Dalì, posteriore di tre secoli (vedi scheda).

Link:
http://pinacotecarambaldi.it/sala-3/


 

Esistono altre copie/versioni di questo dipinto.
FIRENZE. Uffizi, Galleria Palatina, Sala di Ulisse
Una, 125 x 93 cm, ai primi del 1700 era a Palazzo Pitti. Iscrizione sul retro: 5096- 7960- 290. Fu portata agli Uffizi intorno al 1784 e nel 1798 fu riportata a Palazzo Pitti. Il Baldinucci (ed. 1830, p.18) dice che fu dipinto per il principe Giancarlo de’ Medici. Nel 1878 il dipinto era ancora a Palazzo Pitti (Chiavacci 1878, p.141). Nel 1944 fu portato nel Museo degli Argenti e nel 1946 fu esposto nella Galleria Palatina. Il quadro viene dai più datato intorno al 1645.

Un’altra copia, già nei Depositi delle Gallerie degli Uffizi, (inv. 1890 n° 5703) che misura 75 x88 cm, è in deposito temporaneo dal 1976 alla Camera dei Deputati a Roma.

Info:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900021593

https://arte.camera.it/detail/IT-CD-GA-OA-000000208/tentazioni-s-antonio